Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

È finito il nostro carnevale

Di

Editore: Minimum Fax

3.8
(97)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 249 | Formato: Altri

Isbn-10: 8875211205 | Isbn-13: 9788875211202 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , Sports, Outdoors & Adventure

Ti piace È finito il nostro carnevale?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
"È finito il nostro carnevale" è la storia di Rigoberto Aguyar Montiel: unamacedonia di geni razziali e un senzaterra ma soprattutto un amante del calcioe delle donne. Nella Parigi di fine anni Venti (a pochi mesi dal primocampionato mondiale di calcio) Rigoberto si innamora perdutamente di Consuelo,la magnifica modella che poserà per la creazione della coppa Rimet. Scomparsamisteriosamente la ragazza (nel laboratorio di un orafo di nervoso talento),Rigoberto promette a se stesso di rubare la statuetta d'oro, facendone ilsimbolo di tutte le speranze perdute dagli uomini. Inizia in questo modo unalunga cavalcata in giro per i cinque continenti, nelle vesti di cronistasportivo sempre sull'orlo del licenziamento. Il lungo viaggio di Rigoberto èanche l'attraversamento del Novecento, un percorso pieno di occasioni luminose(l'incontro con Ernest Hemingway, con Django Reinhardt, con Tom Jobim eVinicius de Moraes) e di momenti tristi (la seconda guerra mondiale, ledittature sudamericane degli anni Settanta, la fine del calcio come branca delromanticismo).
Ordina per
  • 5

    Una lettura fresca, vivace, meticcia

    Forse cercavo una via facile per rifarmi di non aver visto nemmeno una partita del campionato mondiale boicottato; forse era solo il 20% di sconto dell'iniziativa Minimum Fax che ha fatto il suo dovere conquistando le mie tasche prima che la mia curiosità; forse questo libricino così tascabile e ...continua

    Forse cercavo una via facile per rifarmi di non aver visto nemmeno una partita del campionato mondiale boicottato; forse era solo il 20% di sconto dell'iniziativa Minimum Fax che ha fatto il suo dovere conquistando le mie tasche prima che la mia curiosità; forse questo libricino così tascabile e ammiccante nella copertina caraibica e nell'atmosfera promessa avventurosa e giramondo sembrava perfetto per sotto un ipotetico ombrellone, dato il periodo estivo. Ma ombrelloni non ce n'erano ad attendermi, o aver letto l'avventura raccontata da Fabio Stassi in un paio di giorni non ha dato loro il tempo di assistere a questa lettura fresca, vivace, meticcia, sincera. Il calcio - per me che odio il calcio - è poco più che una scusa per accompagnare l'affascinante reportage di un mondo e di una vita, il sud America una geografia interiore piu che un'atmosfera onnipresente, la contaminazione il valore aggiunto che colora una scrittura forte del mordente necessario a trattenerti sulle righe e della dolcezza per non farti male nel farlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Un Forrest Gump sudamericano!!

    Giuro che è stato un caso se ho letto questo libro durante il mondiale di calcio. Dovevo riprendermi dall'incazzatura dopo il romanzetto di Carofiglio e ho scelto questo perché ero sicuro che Fabio non mi avrebbe deluso. Che poi l'ho finito il giorno dopo della partita in cui il Brasile ha preso ...continua

    Giuro che è stato un caso se ho letto questo libro durante il mondiale di calcio. Dovevo riprendermi dall'incazzatura dopo il romanzetto di Carofiglio e ho scelto questo perché ero sicuro che Fabio non mi avrebbe deluso. Che poi l'ho finito il giorno dopo della partita in cui il Brasile ha preso 7 "picchi" dalla Germania è un altro caso SSfortuito!! Romanzo bellissimo che racconta la storia surreale, fantastica e memorabile della Coppa Rimet(vinta appunto definitivamente dal Brasile!!). Il protagonista, Rigoberto, giornalista sportivo per caso, rincorre in tutto il mondo questo trofeo per motivi che non vi dico, scoprirlo vi stupirà. A Parigi il suo migliore amico è Hemingway, aiuta in un'indagine il govane commissario Maigret, partecipa alla guerra di Spagna, è nella Selva insieme al Che e in Brasile incontra la Ragazza di Ipanema e a quattro mani con Vinicio De Morales scrive la famosa canzone, e allena un "certo" Pelè!!!!!!! Una vita bellissima, piena di avventure, fino al traguardo finale: il furto della Coppa Rimet e il mantenimento di una vecchia promessa. Sono ancora così preso da questo romanzo che non riesco a dimenticarlo. Stassi per me è bravissimo e non riesco a capacitarmi che romanzi così belli, surreali, pieni di amore e di fantasia, non siano dei best...e certe schifezze siano al primo posto nelle classifiche. Boh!!! Mistero!!! IL Bonus-Track (una conferenza che l'autore ha tenuto in Brasile) varrebbe da solo tutto il libro!!! Da leggere assolutamente, per vivere una grande avventura, un po' alla Forrest Gump!!

    ha scritto il 

  • 3

    La storia è proprio surreale, cosa che tendenzialmente non apprezzo molto. Ma tutto il resto degli ingredienti di questo libro me lo ha fatto piacere abbastanza. Il protagonista è un “personaggio”, poi ci sono i richiami ai diversi campionati mondiali, i contesti storici e sociali di riferimento ...continua

    La storia è proprio surreale, cosa che tendenzialmente non apprezzo molto. Ma tutto il resto degli ingredienti di questo libro me lo ha fatto piacere abbastanza. Il protagonista è un “personaggio”, poi ci sono i richiami ai diversi campionati mondiali, i contesti storici e sociali di riferimento che creano un contesto che produce un risultato piacevole da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto piacevole...a spasso nel mondo, tra i campi e il tempo.

    Forse non è il libro più fantasmagorico che ho letto, ma mi è piaciuto e non poco. Ammicca al mondo del calcio e della cultura popolare con un improbabile "melting pot" impersonificato dal protagonista; viene in mente un Forrest Gump, da questa parte dell'oceano che sa raccontare un secolo di cop ...continua

    Forse non è il libro più fantasmagorico che ho letto, ma mi è piaciuto e non poco. Ammicca al mondo del calcio e della cultura popolare con un improbabile "melting pot" impersonificato dal protagonista; viene in mente un Forrest Gump, da questa parte dell'oceano che sa raccontare un secolo di coppe e di costumi, con stile però senza annoiare mai. Leggere è viaggiare e allora la fantasia si prende tutti gli spazi che può, con citazioni, riferimenti e perché no sogni e ossessioni.

    ha scritto il 

  • 3

    Passioni - 14 apr 13

    È il secondo libro di Stassi che leggo, avendo avuto anche sentore di un terzo che non ho ancora in libreria. Questo per dire che una componente del mondo dello scrittore è questa sorta di reality-fiction, in cui parte da momenti di realtà per costruire suoi impianti “fittizi”. Lo fu per la stori ...continua

    È il secondo libro di Stassi che leggo, avendo avuto anche sentore di un terzo che non ho ancora in libreria. Questo per dire che una componente del mondo dello scrittore è questa sorta di reality-fiction, in cui parte da momenti di realtà per costruire suoi impianti “fittizi”. Lo fu per la storia della partita a scacchi di Capablanca, lo è per questa storia dei mondiali di calcio, e penso lo sia nell’ultimo ballo di Charlot. Questa storia (come poi si raccorda bene nel post-romanzo, dove, in una conferenza che tenne due anni fa a Salvador de Bahia, Stassi parla della brasilianità della sua Sicilia) si snoda per quaranta anni, seguendo le alterne vicende dei mondiali di calcio, anzi seguendo quella che fu la “Coppa Rimet”. Che così si cominciò a chiamare dalla prima edizione uruguagia del 1930 sino alla sua conquista definitiva in quel di Messico nel 1970. Questa storia del football che potrebbe piacere anche a chi calcio poco ne capisce e poco se ne appassiona. Perché oltre le partite, che ne sono una componente interessante, ed ineludibile, c’è tutto il resto: la storia d’amore per l’inarrivabile Consuelo, iniziata a Parigi nella seconda metà degli anni Venti. Dove il nostro protagonista, il multietnico Rigoberto si aggira nel mondo degli artisti, mescolando He-mingway e Django Reinhardt, l’orafo-alchimista Valmont ed il poliziotto di carta Jules Maigret. E queste mescolanze continueranno per tutto il racconto, toccando Vinicius de Moraes e Jorge Ama-do, Ernesto Che Guevara e “un partigiano italiano”. Unendo i dolori per le guerre e le sconfitte, con quelle dei golpe sudamericani, imbastendo tutto con il filo del rimpianto per la perdita (inspiegata) della bella Consuelo, che cercherà in tutte le donne del mondo senza trovarla, lo scrittore ci fa se-guire il sogno/follia di Rigoberto. Che Consuelo fece da modella per la vittoria alla base della Coppa dedicata ai Mondiali di Calcio da Jules Rimet nel 1928. Rigoberto, perdutamente innamorato ed avendola persa dopo la giornata di modella, da allora cercherà di rubare (o di riprendersi) la Coppa per stare per sempre con Consuelo. Nasce così il racconto parallelo dei mondiali di calcio dal 1930 in poi. L’Uruguay del capitano Nasazzi che sconfigge gli Argentini nel 1930. L’Italia fascista di Pozzo, trionfatrice nel ’34 a Roma e nel ’38 in Francia. E poi la guerra. Il dramma nazionale brasiliano della finale giocata al Maracanà nel 1950 contro gli uruguagi di Ghiggia e Schiaffino, comandati dal gigante Obdulio Varela, che misero in ginocchio una nazione (con tanto di suicidi, e di messa al bando della maglia della nazionale che verrà cambiata da bianca con colletto blu, all’attuale verde-oro di tanti successivi trionfi). La strana finale del ’54 in Svizzera tra i dopati tedeschi e gli spompati ungheresi di Puskas. La passeggiata brasiliana del ’58 in Svezia con la scoperta di un tale … Edson Arantes do Nascimento detto Pelè (ma soprattutto di quell’ala imperdibile che fu il claudicante Garrincha). Le mattanze del ’62 in Cile, con la gamba spezzata a Mora da parte dei cileni, i calcioni a Pelè, e l’uscita dal cilindro di Amarildo, che porta alla seconda vittoria. Poi nel ’64 c’è il colpo di stato in Brasile (patria ormai d’elezione di Rigoberto), e come dice Vinicius in una sua canzone “finì il nostro carnevale (accabò o nosso carnival)”. Il triste Brasile non vincerà nel ’66, anno della sconfitta coreana dell’Italia di Fabbri e dell’unico mondiale vinto dall’Inghilterra, anche se con un goal fantasma, convalidato dal guardialinee che solo lo vide. Rigoberto intanto era riuscito a trafugare la coppa, ma, sperduto nella città di Londra, la deve abbandonare tra i rifiuti dove un cane la trova. E per finire, l’apoteosi di Città del Messico, dove in semifinale sono presenti 3 squadre con almeno 2 vittorie (che, per chi non lo sapesse, la coppa sarebbe stata definitivamente vinta da chi avesse conquistato 3 allori). Da una parte Pelè trascina il Brasile sopra l’Uruguay, dall’altra l’inarrivabile 4-3 di Italia e Germania. La finale non ha storia, e la coppa andrà definitivamente in Brasile. Poi ci saranno altri Mondiali, ma Rigoberto non li segue più. Cerca e trova il modo di trafugarla, anche se i generali al potere diranno che fu rubata per questioni di droga e fusa (era d’oro). Per anni invece (e questa è la parte fiction che Stassi ci regala) sarà con Rigoberto, fino alla fine del mondo (e scoprirete anche perché). Una scrittura che concilia con il calcio anche i non appassionati, come ho detto, e che fa arditi (e simpatici) paralleli tra calcio, vita e rivoluzione (immenso il movimento calcistico brasiliano mutuato dalla guerriglia cubana). Un romanzo che dà la sua parte migliore proprio in queste narrazioni, lasciando un po’ delusi sul resto.
    “Tra gli uomini c’era un rispetto, un trattarsi da pari a pari, qualunque fosse il loro stato. Dopo tanti viaggi, resta il comportamento più rivoluzionario che abbia conosciuto.” (94)

    ha scritto il 

  • 4

    Una piacevole lettura che riesce a mescolare temi quali il calcio,la politica,la storia,l'amore e la vita.
    "Di globale c'è solo la miseria,è questa la verità"
    Cap.39...bei pensieri

    ha scritto il 

  • 5

    il furto dei sogni (ovvero "io che amo solo te")

    rigoberto aguyar montiel come gli anarchici picari del secolo scorso, quelli che perdono le cause, che giocano le loro partite contro la nazionale dei dittatori allenata dagli stati uniti, che vinse un solo incontro a cuba sul finire degli anni cinquanta. un "sorianesco" malinconico e nostalgico ...continua

    rigoberto aguyar montiel come gli anarchici picari del secolo scorso, quelli che perdono le cause, che giocano le loro partite contro la nazionale dei dittatori allenata dagli stati uniti, che vinse un solo incontro a cuba sul finire degli anni cinquanta. un "sorianesco" malinconico e nostalgico che ha da raccontare una sola storia: la sua. perché ci insegna che è uguale a tutte le nostre, poiché ogni racconto è il nostro, perché tutti abbiamo un diritto/dovere di avere un sogno anche se fosse una bugia. così hemingway gli fece conoscere consuelo, django reinhardt inseguì consuelo e maigret capì che consuelo era stata bruciata in una stanza per incarnare le fattezze della diosa de la victoria, la mitica coppa rimet... e così rubarla non è un gesto di appartenenza, ma quel calcio in culo a tutte le dittature e sparire col falso mito nell'ultimo paese in tutti i sud del mondo. avrà così solo l'amore per il desiderio dove la polvere di consuelo rimarrà in tutte le donne del mondo e in esse si riconoscerà ogni amore. ma sì! è una fiaba nascosta nelle verità storiche. è ciò che spesso abbiamo bisogno che si raccontino. rigoberto attraversa un secolo parlando tutte le lingue del mondo, affrontando tutte le guerre e rivoluzioni, incantato e fermo solo davanti ai dribbling delle farfalle sulla fascia destra di garrincha e mentre gli altri dormono vive il suo sogno di attraversare la vita.

    fabio stassi è un film di cassavetes con l'improvvisazione dei suoi protagonisti, dove la stessa vita è una rincorsa all'utopia mentre la sua scrittura rimane a raccontarcela. il suo è un tempo viaggiante "dove non si può rincasare se non si è toccato il limite della distanza". è un tempo che non viviamo e che verrà dopo il futuro, ma non ha ancora un nome: "era come quando credi d'avere in pugno una farfalla e invece è stato proprio il tuo movimento a fartela fuggire". così anche il calcio è amore, così la musica e queste parole che dovrebbero descrivere tutto... ma poi basta uno sguardo e si capisce tutto del passato o di qualsiasi tempo declinabile. così c'è chi chiude gli occhi nel tempo nostalgico, è vero, ma ringrazia il suo tempo.

    "nella mia personale collezione di sguardi, fatta solo di ricordi lacunosi e senza inventario, il suo [che guevara] occupa un posto d'onore perché dentro c'è tutta un'umanità ferita, leale e sognatrice di un continente."
    (rigoberto aguyar montiel)

    http://www.youtube.com/watch?v=Xog0x5LcwN4

    ha scritto il 

  • 4

    Per ottenere il riscatto da una delusione, prima bisogna guarire dalla febbre di cercarlo.....

    Può una storia inventata di sana pianta incastonarsi perfettamente nella trama di fatti realmente accaduti lungo 40 anni? Si, si chiama romanzo storico. E riesce solo se hai fantasia, passione per quei fatti e un gran stile di scrittura. E Stassi queste capacità le ha tutte. La romanzata storia d ...continua

    Può una storia inventata di sana pianta incastonarsi perfettamente nella trama di fatti realmente accaduti lungo 40 anni? Si, si chiama romanzo storico. E riesce solo se hai fantasia, passione per quei fatti e un gran stile di scrittura. E Stassi queste capacità le ha tutte. La romanzata storia del furto della Coppa Rimet, inseguita per quaranta anni, nove edizioni dei mondiali, rivoluzioni e dittature. Per amore. Di una donna, della libertà e del fùtbol. Ritmo sostenuto, che ti costringe a non staccarti dal racconto. Densità di personaggi, inventati - in maniera singolare - e reali. Da Djiango Reinhardt a Garrincha. Bello.

    ha scritto il 

Ordina per