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È finito il nostro carnevale

Di

Editore: Minimum Fax

3.8
(112)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 249 | Formato: Altri

Isbn-10: 8875211205 | Isbn-13: 9788875211202 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , Sports, Outdoors & Adventure

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Descrizione del libro
"È finito il nostro carnevale" è la storia di Rigoberto Aguyar Montiel: unamacedonia di geni razziali e un senzaterra ma soprattutto un amante del calcioe delle donne. Nella Parigi di fine anni Venti (a pochi mesi dal primocampionato mondiale di calcio) Rigoberto si innamora perdutamente di Consuelo,la magnifica modella che poserà per la creazione della coppa Rimet. Scomparsamisteriosamente la ragazza (nel laboratorio di un orafo di nervoso talento),Rigoberto promette a se stesso di rubare la statuetta d'oro, facendone ilsimbolo di tutte le speranze perdute dagli uomini. Inizia in questo modo unalunga cavalcata in giro per i cinque continenti, nelle vesti di cronistasportivo sempre sull'orlo del licenziamento. Il lungo viaggio di Rigoberto èanche l'attraversamento del Novecento, un percorso pieno di occasioni luminose(l'incontro con Ernest Hemingway, con Django Reinhardt, con Tom Jobim eVinicius de Moraes) e di momenti tristi (la seconda guerra mondiale, ledittature sudamericane degli anni Settanta, la fine del calcio come branca delromanticismo).
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  • 5

    Ormai lo avevo imparato anch'io che ci sono sguardi che possono ribaltare le cose e matare il destino

    "Perché sono i venti che fanno nascere le isole, e i continenti, e i poli. Sono i venti quello che ti rimane. E' una faccenda come quella dei fiumi in cui ci si bagna. Roba da poeti, certo. Roba di ge ...continua

    "Perché sono i venti che fanno nascere le isole, e i continenti, e i poli. Sono i venti quello che ti rimane. E' una faccenda come quella dei fiumi in cui ci si bagna. Roba da poeti, certo. Roba di gente che nasce in un posto e vive in un altro e appartiene ad un altro ancora."

    "Sul petto gli riluceva una medaglia con una preghiera a Yemanjà, signora del mare e degli oceani, perché lo sostenesse nelle traversate della vita."

    "La loro resa fu un atto di coraggio, perché ci vuole più coraggio a smettere lo sporco lavoro della guerra, e a ragionare con la propria testa, e a riconoscere che si sta combattendo dalla parte sbagliata. Anche a costo della vita."

    "L'infanzia è la protesta più radicale alla forma adulta del mondo."

    "Ormai lo avevo imparato anch'io che ci sono sguardi che possono ribaltare le cose e matare il destino."

    "Da quelle parti accadeva quanto era già accaduto al Monco. I musicisti suonavano e nemmeno loro capivano cosa, perché ciò che suonavano non era mai stato suonato prima. Chi non la conosce, la bossanova, pensa si tratti solo di un genere musicale. Non è questo: è molto di più. E' la nostra vita stonata e sempre in ritardo. Anche il cuore degli uomini, in Brasile, pulsa in levare e batte un tempo dispari."

    Ai miei amici promisi che avrei vinto la tacca Rimet nei successivi dodici anni. Perché ci tieni tanto?, mi chiese Vinicius. Per riscattare un amore perduto, risposi. Tutti allora presero la faccenda molto seriamente."

    "Da ogni donna che incontravo o con cui facevo l'amore isolavo un braccio, una gamba, un sopracciglio… Era il mio destino, ormai: essere votato all'incompiutezza. Ma il profumo, quell'impasto speziato della sua pelle, quello non l'avevo più ritrovato in nessun'altra, perché un profumo è il totale di una somma, e non si può frazionare."

    "L'amore con lei era stato furia, e precipizio, e sovversione. Rosa azzurrata dal desiderio. Spasso senza vestiti, e alla fine incontenibile nostalgia."

    "Allora lo chiamai, vieni qua, menino, e quando venne, col suo passo claudicante e storto, mi ricordai delle parole di Django: dio, se esiste, è monco, zoppo e pure cieco."

    "Il calcio è come l'amore. Se lo hai provato per davvero, dopo nessuno potrà spacciarti per lui una riproduzione scialba e vicaria che i giovani si ostinano a chiamare nello stesso modo. Ed è così anche per la musica, se hai avuto la fortuna, nella vita, di ascoltare Django, o Tom, o Miles, Thelonius Monk, Coltrane, Chico, Caetano… Sei condannato alla nostalgia, è vero, ma benedici il tuo tempo."

    "Ma il mondo era già stato creato, prima che imparassimo a scriverlo, mi dicevano. Per farle esistere, le cose, bisogna nominarle, dicevo io. Ma per questo basta la voce, dicevano loro. Era una discussione difficile. Le cose, se le scrivi, esistono ancora di più, tiravo le somme. Ma non ne sono mai stato del tutto convinto."

    "Ma alla fine io gli insegnavo solo un pugno di lettere e di segni, loro molto di più: come si piange un morto, e che la notte, per ogni casa, c'è un Orisha diverso che veglia sulla porta, e che San Pietro è Oggun il fabbro, dio della montagna e dei minerali, e la madonna bianca una mulatta, Ochun, signora dell'amore libero e della femminilità, divinità del fiume e amica di Yemanja. Come già in Spagna, mi trovavo perfettamente a mio agio in quel mondo illetterato e magico."

    "Perché un posto ben nascosto, anche se non proprio a portata di mano, bisognerebbe sempre averlo. Soprattutto se si hanno trascorsi come i miei. Ci sarà sempre qualcuno che vorrà fartela pagare, prima o poi. Su questo, nessuna illusione."

    ha scritto il 

  • 3

    per me terzo romanzo di stassi, precedente sia a "la rivincita di capablanca" che a "l'ultimo ballo di charlot". interessante lo spunto, dato che l'autore parte dal furto della coppa rimet per costrui ...continua

    per me terzo romanzo di stassi, precedente sia a "la rivincita di capablanca" che a "l'ultimo ballo di charlot". interessante lo spunto, dato che l'autore parte dal furto della coppa rimet per costruire una storia romantica e girovaga in cui il ladro è un cronista sportivo sognatore e vagabondo- che avrà la fortuna di vivere molti grandi eventi del XX secolo e di fare incontri straordinari. insomma, una favola gradevole- anche se abbondano la retorica e i clichè, la cui assenza avrebbe reso il libro nettamente superiore.

    ha scritto il 

  • 4

    5 e 3 fa 4

    Bellissima scrittura...mille frasi mi sono rimaste nel cuore, non potendole segnalare o sottolineare.
    Stassi ha un dono, quello di attingere i punti più profondi dell'animo e della sensibilità umana.. ...continua

    Bellissima scrittura...mille frasi mi sono rimaste nel cuore, non potendole segnalare o sottolineare.
    Stassi ha un dono, quello di attingere i punti più profondi dell'animo e della sensibilità umana..
    Grande scrittore!
    La storia..passa decisamente in secondo piano: ormai è ripetitiva la carrellata di personaggi venuti a conoscenza con il protagonista (ho appena finito "Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve", dove si presenta un altrettanto alto numero di "forresgumpismi" e un po' mi annoia...)

    tutto sommato se non c'è una buona storia, si tratta di aforismi..
    anche se il testo finale letto durante una conferenza rende conto di tutto e fa apprezzare di più ogni singola pagina e i tanti aspetti della trama..

    ha scritto il 

  • 5

    Una lettura fresca, vivace, meticcia

    Forse cercavo una via facile per rifarmi di non aver visto nemmeno una partita del campionato mondiale boicottato; forse era solo il 20% di sconto dell'iniziativa Minimum Fax che ha fatto il suo dover ...continua

    Forse cercavo una via facile per rifarmi di non aver visto nemmeno una partita del campionato mondiale boicottato; forse era solo il 20% di sconto dell'iniziativa Minimum Fax che ha fatto il suo dovere conquistando le mie tasche prima che la mia curiosità; forse questo libricino così tascabile e ammiccante nella copertina caraibica e nell'atmosfera promessa avventurosa e giramondo sembrava perfetto per sotto un ipotetico ombrellone, dato il periodo estivo. Ma ombrelloni non ce n'erano ad attendermi, o aver letto l'avventura raccontata da Fabio Stassi in un paio di giorni non ha dato loro il tempo di assistere a questa lettura fresca, vivace, meticcia, sincera. Il calcio - per me che odio il calcio - è poco più che una scusa per accompagnare l'affascinante reportage di un mondo e di una vita, il sud America una geografia interiore piu che un'atmosfera onnipresente, la contaminazione il valore aggiunto che colora una scrittura forte del mordente necessario a trattenerti sulle righe e della dolcezza per non farti male nel farlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Un Forrest Gump sudamericano!!

    Giuro che è stato un caso se ho letto questo libro durante il mondiale di calcio. Dovevo riprendermi dall'incazzatura dopo il romanzetto di Carofiglio e ho scelto questo perché ero sicuro che Fabio no ...continua

    Giuro che è stato un caso se ho letto questo libro durante il mondiale di calcio. Dovevo riprendermi dall'incazzatura dopo il romanzetto di Carofiglio e ho scelto questo perché ero sicuro che Fabio non mi avrebbe deluso. Che poi l'ho finito il giorno dopo della partita in cui il Brasile ha preso 7 "picchi" dalla Germania è un altro caso SSfortuito!! Romanzo bellissimo che racconta la storia surreale, fantastica e memorabile della Coppa Rimet(vinta appunto definitivamente dal Brasile!!). Il protagonista, Rigoberto, giornalista sportivo per caso, rincorre in tutto il mondo questo trofeo per motivi che non vi dico, scoprirlo vi stupirà. A Parigi il suo migliore amico è Hemingway, aiuta in un'indagine il govane commissario Maigret, partecipa alla guerra di Spagna, è nella Selva insieme al Che e in Brasile incontra la Ragazza di Ipanema e a quattro mani con Vinicio De Morales scrive la famosa canzone, e allena un "certo" Pelè!!!!!!! Una vita bellissima, piena di avventure, fino al traguardo finale: il furto della Coppa Rimet e il mantenimento di una vecchia promessa. Sono ancora così preso da questo romanzo che non riesco a dimenticarlo. Stassi per me è bravissimo e non riesco a capacitarmi che romanzi così belli, surreali, pieni di amore e di fantasia, non siano dei best...e certe schifezze siano al primo posto nelle classifiche. Boh!!! Mistero!!! IL Bonus-Track (una conferenza che l'autore ha tenuto in Brasile) varrebbe da solo tutto il libro!!! Da leggere assolutamente, per vivere una grande avventura, un po' alla Forrest Gump!!

    ha scritto il 

  • 3

    La storia è proprio surreale, cosa che tendenzialmente non apprezzo molto. Ma tutto il resto degli ingredienti di questo libro me lo ha fatto piacere abbastanza. Il protagonista è un “personaggio”, po ...continua

    La storia è proprio surreale, cosa che tendenzialmente non apprezzo molto. Ma tutto il resto degli ingredienti di questo libro me lo ha fatto piacere abbastanza. Il protagonista è un “personaggio”, poi ci sono i richiami ai diversi campionati mondiali, i contesti storici e sociali di riferimento che creano un contesto che produce un risultato piacevole da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto piacevole...a spasso nel mondo, tra i campi e il tempo.

    Forse non è il libro più fantasmagorico che ho letto, ma mi è piaciuto e non poco. Ammicca al mondo del calcio e della cultura popolare con un improbabile "melting pot" impersonificato dal protagonist ...continua

    Forse non è il libro più fantasmagorico che ho letto, ma mi è piaciuto e non poco. Ammicca al mondo del calcio e della cultura popolare con un improbabile "melting pot" impersonificato dal protagonista; viene in mente un Forrest Gump, da questa parte dell'oceano che sa raccontare un secolo di coppe e di costumi, con stile però senza annoiare mai. Leggere è viaggiare e allora la fantasia si prende tutti gli spazi che può, con citazioni, riferimenti e perché no sogni e ossessioni.

    ha scritto il 

  • 3

    Passioni - 14 apr 13

    È il secondo libro di Stassi che leggo, avendo avuto anche sentore di un terzo che non ho ancora in libreria. Questo per dire che una componente del mondo dello scrittore è questa sorta di reality-fic ...continua

    È il secondo libro di Stassi che leggo, avendo avuto anche sentore di un terzo che non ho ancora in libreria. Questo per dire che una componente del mondo dello scrittore è questa sorta di reality-fiction, in cui parte da momenti di realtà per costruire suoi impianti “fittizi”. Lo fu per la storia della partita a scacchi di Capablanca, lo è per questa storia dei mondiali di calcio, e penso lo sia nell’ultimo ballo di Charlot. Questa storia (come poi si raccorda bene nel post-romanzo, dove, in una conferenza che tenne due anni fa a Salvador de Bahia, Stassi parla della brasilianità della sua Sicilia) si snoda per quaranta anni, seguendo le alterne vicende dei mondiali di calcio, anzi seguendo quella che fu la “Coppa Rimet”. Che così si cominciò a chiamare dalla prima edizione uruguagia del 1930 sino alla sua conquista definitiva in quel di Messico nel 1970. Questa storia del football che potrebbe piacere anche a chi calcio poco ne capisce e poco se ne appassiona. Perché oltre le partite, che ne sono una componente interessante, ed ineludibile, c’è tutto il resto: la storia d’amore per l’inarrivabile Consuelo, iniziata a Parigi nella seconda metà degli anni Venti. Dove il nostro protagonista, il multietnico Rigoberto si aggira nel mondo degli artisti, mescolando He-mingway e Django Reinhardt, l’orafo-alchimista Valmont ed il poliziotto di carta Jules Maigret. E queste mescolanze continueranno per tutto il racconto, toccando Vinicius de Moraes e Jorge Ama-do, Ernesto Che Guevara e “un partigiano italiano”. Unendo i dolori per le guerre e le sconfitte, con quelle dei golpe sudamericani, imbastendo tutto con il filo del rimpianto per la perdita (inspiegata) della bella Consuelo, che cercherà in tutte le donne del mondo senza trovarla, lo scrittore ci fa se-guire il sogno/follia di Rigoberto. Che Consuelo fece da modella per la vittoria alla base della Coppa dedicata ai Mondiali di Calcio da Jules Rimet nel 1928. Rigoberto, perdutamente innamorato ed avendola persa dopo la giornata di modella, da allora cercherà di rubare (o di riprendersi) la Coppa per stare per sempre con Consuelo. Nasce così il racconto parallelo dei mondiali di calcio dal 1930 in poi. L’Uruguay del capitano Nasazzi che sconfigge gli Argentini nel 1930. L’Italia fascista di Pozzo, trionfatrice nel ’34 a Roma e nel ’38 in Francia. E poi la guerra. Il dramma nazionale brasiliano della finale giocata al Maracanà nel 1950 contro gli uruguagi di Ghiggia e Schiaffino, comandati dal gigante Obdulio Varela, che misero in ginocchio una nazione (con tanto di suicidi, e di messa al bando della maglia della nazionale che verrà cambiata da bianca con colletto blu, all’attuale verde-oro di tanti successivi trionfi). La strana finale del ’54 in Svizzera tra i dopati tedeschi e gli spompati ungheresi di Puskas. La passeggiata brasiliana del ’58 in Svezia con la scoperta di un tale … Edson Arantes do Nascimento detto Pelè (ma soprattutto di quell’ala imperdibile che fu il claudicante Garrincha). Le mattanze del ’62 in Cile, con la gamba spezzata a Mora da parte dei cileni, i calcioni a Pelè, e l’uscita dal cilindro di Amarildo, che porta alla seconda vittoria. Poi nel ’64 c’è il colpo di stato in Brasile (patria ormai d’elezione di Rigoberto), e come dice Vinicius in una sua canzone “finì il nostro carnevale (accabò o nosso carnival)”. Il triste Brasile non vincerà nel ’66, anno della sconfitta coreana dell’Italia di Fabbri e dell’unico mondiale vinto dall’Inghilterra, anche se con un goal fantasma, convalidato dal guardialinee che solo lo vide. Rigoberto intanto era riuscito a trafugare la coppa, ma, sperduto nella città di Londra, la deve abbandonare tra i rifiuti dove un cane la trova. E per finire, l’apoteosi di Città del Messico, dove in semifinale sono presenti 3 squadre con almeno 2 vittorie (che, per chi non lo sapesse, la coppa sarebbe stata definitivamente vinta da chi avesse conquistato 3 allori). Da una parte Pelè trascina il Brasile sopra l’Uruguay, dall’altra l’inarrivabile 4-3 di Italia e Germania. La finale non ha storia, e la coppa andrà definitivamente in Brasile. Poi ci saranno altri Mondiali, ma Rigoberto non li segue più. Cerca e trova il modo di trafugarla, anche se i generali al potere diranno che fu rubata per questioni di droga e fusa (era d’oro). Per anni invece (e questa è la parte fiction che Stassi ci regala) sarà con Rigoberto, fino alla fine del mondo (e scoprirete anche perché). Una scrittura che concilia con il calcio anche i non appassionati, come ho detto, e che fa arditi (e simpatici) paralleli tra calcio, vita e rivoluzione (immenso il movimento calcistico brasiliano mutuato dalla guerriglia cubana). Un romanzo che dà la sua parte migliore proprio in queste narrazioni, lasciando un po’ delusi sul resto.
    “Tra gli uomini c’era un rispetto, un trattarsi da pari a pari, qualunque fosse il loro stato. Dopo tanti viaggi, resta il comportamento più rivoluzionario che abbia conosciuto.” (94)

    ha scritto il 

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