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Über unendlicher Spaß

Oder: Wie ich Infinite jest lieben und trotzdem übersetzen lernte

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4.5
(1962)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 96 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Italian , Spanish

Isbn-10: 3462041754 | Isbn-13: 9783462041750 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Buchbeschreibung
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  • 3

    mi fanno schifo gli eroinomani

    sono i peggiori tra i drogati

    questo libro parla di deformità, deviazione e vari blob

    nonchè di drogati

    secondo me è forte, ma non è tutto 'sto granchè

    dfw è più bravo n ...weiter

    mi fanno schifo gli eroinomani

    sono i peggiori tra i drogati

    questo libro parla di deformità, deviazione e vari blob

    nonchè di drogati

    secondo me è forte, ma non è tutto 'sto granchè

    dfw è più bravo nei racconti

    quel poco di buono che vuole dire si adatta meglio a forme più brevi

    gesagt am 

  • 0

    Un grande romanzo corale perfettamente attuale viene ambientato in un futuro prossimo. Nel Nord America riconfigurato l'intrattenimento domina la vita delle persone; può essere considerato come droga ...weiter

    Un grande romanzo corale perfettamente attuale viene ambientato in un futuro prossimo. Nel Nord America riconfigurato l'intrattenimento domina la vita delle persone; può essere considerato come droga vera e propria, visione domestica di programmi, sport agonistico. A Boston si svolgono le vicende di tanti personaggi legati a una versione definitiva e assoluta di dipendenza, una cartuccia contentente Infinite Jest, la cui visione rende lo spettatore così asservito da non desiderare altro se non vedere continuamente la cartuccia, senza preoccuparsi di nient'altro, nemmeno della propria vita.
    Tra i personaggi principali troviamo tossicodipendenti, giovani tennisti, celebrità dei media underground e cospiratori su sedie a rotelle. Tutti agiscono credendo di scegliere consapevolmente, ignorando la propria essenza di pedina nel grande gioco dello show business.
    Un romanzo imponente nella tessitura, ricco di rimandi e in un certo senso fatalista. Una grande prova di scrittura.

    gesagt am 

  • 5

    Effetti collaterali

    Si è infranta la barriera del suono, ma non ho perso l’udito, si è miracolosamente raffinato.
    Udito a ultrasuoni.
    Improvvisamente leggere una frase e sentire che la puoi leggere dentro , che ti sta l ...weiter

    Si è infranta la barriera del suono, ma non ho perso l’udito, si è miracolosamente raffinato.
    Udito a ultrasuoni.
    Improvvisamente leggere una frase e sentire che la puoi leggere dentro , che ti sta leggendo dentro.

    Quel momento bianco accecante.

    La penetrazione della scrittura schizza dritta nelle pieghe inconsce dell’amigdala e lì lavora.
    Leggi e ci sogni pure su, con questo voglio dire che vivi un ordine del giorno e uno della notte.
    In tutta la lettura ho sentito che gradualmente si stava scardinando il mio modo di leggere, così sicuro, determinato, consolidato e protettivo.
    Ho attraversato momenti di commozione talmente profondi che hanno perso quasi la configurazione, sono lì, come emozione allo stato puro. Registro momenti di accelerazione supersonica , letti alla velocità fisica del crescendo in fase di decollo. I parametri spazio-temporali sono andati in frantumi, si è infranta la barriera del suono. Due luoghi e infinite varianti, luoghi speculari concavi e convessi, in un futuro che siamo noi- hic et nunc.
    Solo Lo Strumento e infiniti strumenti, un solo tocco: quello di DFW.
    E una sola immagine, quella di un blizzard che se ne va.

    gesagt am 

  • 5

    Una sola cosa va detta su Infinite Jest

    Infinite Jest ha in sè, già dal titolo (e dal numero di pagine), la grandezza. Come tutte le cose non ordinarie spaventa fin dalla copertina, dalla prima parola, dalla prima frase. Da anni, ormai, vie ...weiter

    Infinite Jest ha in sè, già dal titolo (e dal numero di pagine), la grandezza. Come tutte le cose non ordinarie spaventa fin dalla copertina, dalla prima parola, dalla prima frase. Da anni, ormai, viene ritenuto il libro "di moda" degli "intellettualoidi", di quelli che si credono superiori e quindi sbandierano i loro tomi complicati in faccia agli altri. Alcuni, è vero, rientrano in questa categoria. Tuttavia, è inevitabile che questo si venga a creare quando nasce un'opera nuova e complessa. Si può cogliere l'occasione per sentirsi superiori o si può accettare la sfida di una persona palesemente geniale, che ti porta allo stremo per renderti pienamente partecipe della sua ironica sofferenza e, alla fine, cambiarti senza che tu te ne sia reso conto.

    Potrei dire molto su Infinite Jest, ma ci vorrebbe troppo tempo e troppo spazio. Una sola cosa va detta. Una volta chiuso questo libro, non sono stata capace di aprirne un altro che non mi facesse riflettere e non mi meravigliasse nel profondo. Una volta finito Infinite Jest ho capito di aver fatto un grande passo avanti nel mio percorso letterario e, ormai, per fortuna, non posso più tornare indietro.

    gesagt am 

  • 4

    Se un pomeriggio d'inverno un gruppo di coraggiosi lettori ti chiedesse di unirti a loro per raggiungere una delle vette che ogni Lettore prima o poi spera di poter scalare, magari solo per poterlo ra ...weiter

    Se un pomeriggio d'inverno un gruppo di coraggiosi lettori ti chiedesse di unirti a loro per raggiungere una delle vette che ogni Lettore prima o poi spera di poter scalare, magari solo per poterlo raccontare ad amici e parenti o per darsi delle arie quando le circostanze lo richiedano, e questa montagna si chiamasse "Infinite Jest" di David Foster Wallace, scopriresti presto dopo aver accettato di esserti avviata su un percorso periglioso, insidioso, sdrucciolevole e frammentato ma pieno di vedute panoramiche e scorci di cielo meravigliosi (come le vedute su Tucson che fanno da sfondo ai dialoghi fantapoltici tra Marathe e Steeply, ad esempio, o la neve che tutto purifica e copra durante la bufera che si abbatte su Boston a fine storia).
    Prima di iniziare la lettura di questo tomo di 1179 pagine più 100 di note, note che includono anche note alle note, di DFW sapevo poche cose: che era uno scrittore americano, che avrebbe avuto più o meno la mia età se non si fosse suicidato qualche anno fa, che era un docente universitario e che aveva scritto, tra le altre cose, un libro con uno dei titoli più curiosi e bizzarri che avessi mai letto, "La scopa del sistema", ed un altro dedicato al Tennis e a colui che incarna la perfezione in quello sport, ovvero, Roger Federer.
    Al termine della lettura (durata tre mesi esatti, nel mio caso) posso dire di aver guadagnato un amico (DFW) e di averne conosciuti molti altri (i lettori del gruppo virtuale Scratchmade), di aver imparato parole quasi impronunciabili come “atteonizzante” o “mobiusizzante” o ancora “mesmerizzante”, di aver imparato cosa significano disciplina e rigore perché per leggere quest’opera occorrono entrambi, di aver scoperto che il titolo rende omaggio al genio di Shakespeare, poiché “infinite jest” – lo scherzo infinito o l’arguzia infinita – era la cifra del povero Yorick (scena I, atto V) il cui teschio Amleto tiene in mano nella scena del cimitero, di aver incontrato un filosofo nell’allenatore capo Schtitt (“La storia che la via più breve ha due punti è la linea retta, si? (…) E quanti due punti esistono senza che ci sia qualcosa nel mezzo?”) ed un saggio in Lyle (“La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te”), di aver compreso meglio l’America post moderna (quella che riesce a rimanere unita purché le vengano garantite tre cose: l’intrattenimento e il piacere infiniti, lo smaltimento dei rifiuti tossici ed un nemico da odiare) ma soprattutto di aver imparato da un ragazzino di diciassette anni, Hallie James Incandenza, che ci si può sentire soli, credere di essere interiormente aridi e privi di sentimenti ed essere incapaci di chiedere aiuto, per cui vorresti entrare nella trama, prenderlo per mano e offrirgli la tua compagnia, come proverà a fare suo fratello Mario, il personaggio più candido e affettuoso di tutta la storia. Sì, perché questo è un libro pieno di dolore e privo di amore. Non so se l’autore avesse provato queste sensazioni o se volesse semplicemente rappresentarle a noi lettori ma una cosa è certa, in me ha risvegliato fortemente l’istinto materno e mi ha ricordato che la sola cosa al mondo che conta è amare, prima ancora di essere amati.

    gesagt am 

  • 0

    Appunti di lettura in progress.

    08 giugno 2015

    […] l’aria sopra il tavolo mi ricorda lo strato di effervescenza che sta sopra l’acqua minerale appena versata.

    […] la miglior difesa: lascia che le cose ti rimbalzino addosso; non fare ...weiter

    08 giugno 2015

    […] l’aria sopra il tavolo mi ricorda lo strato di effervescenza che sta sopra l’acqua minerale appena versata.

    […] la miglior difesa: lascia che le cose ti rimbalzino addosso; non fare nulla.

    09 giugno 2015

    Il movimento e la scia del jet ricordano un’incisione, come se dietro il blu del cielo ci fosse una carne bianca e continuasse ad allargarsi nel solco della lama.

    La luce nella stanza era di un grigio da brividi, una specie di non luce.

    10 giungo 2015

    Chiudi gli occhi e pensa dei pensieri confusi.

    Mi sembra che Dio abbia un modo piuttosto disinvolto di gestire le cose, e questo non mi piace per nulla. Io sono decisamente anti-morte. Dio sembra essere sotto ogni profilo pro-morte. Non vedo come potremmo andare d’accordo sulla questione, lui e io, Boo.

    Il sole come una furtiva visione dell’inferno dal buco della serratura.

    Il calore produce bagliori tremolanti sopra il trampolino, e sembrano i fumi della benzina. C’è quell’effetto miraggio, e l’estremo calore fa sembrare intriso di benzina il trampolino asciutto.

    Due giorni fa ho iniziato IJ senza aspettative positive o negative. L’ho iniziato e basta. Oggi, dopo due giorni, mi chiedo perché io abbia aspettato tanto. È folle, questo è indubbio. Ma è un folle bello. E mi toglie il fiato ogni volta che trovo capitoli musicali e pieni di pensieri come quelli sopra. Dopo l’iniziale smarrimento dovuto al fatto di non avere la più pallida idea di quello che avrei trovato dentro IJ, una volta che ci si abitua al modo in cui DFW ha deciso di scrivere questo libro, una volta che ci si entra dentro e ci si abbandona al suo volere, allora è fatta. Lo so che ci saranno dei bassi che saranno anche molto bassi, so che non saranno pochi, ma questi alti di sicuro danno una bella mano a compensarli.

    gesagt am 

  • 0

    http://www.scratchbook.net/2015/06/infinite-jest.html

    Infinite Jest è un libro triste e divertente, molto americano. Ma io, e non l'avrei mai detto, lo penso come un libro pieno d'amore. Un amore con ...weiter

    http://www.scratchbook.net/2015/06/infinite-jest.html

    Infinite Jest è un libro triste e divertente, molto americano. Ma io, e non l'avrei mai detto, lo penso come un libro pieno d'amore. Un amore con una sorta di «disperazione nel cuore del desiderio».
    E un desiderio, estremo e insostenibile.

    gesagt am 

  • 0

    Ammazza che bomba

    Finora tutto bene. Siamo nello stile dell'autore che apprezzo, ma io mi domando ancora e ancora e ancora...come si fa a scrivere un libro di 800 pagine??????

    gesagt am 

  • 5

    A distanza di 2 anni dalla seconda e più matura lettura di Infinite Jest, provo a condividere qualcosa del libro di cui usurpo il copyright con la seconda parte del mio pseudonimo. Montaigne rimpianse ...weiter

    A distanza di 2 anni dalla seconda e più matura lettura di Infinite Jest, provo a condividere qualcosa del libro di cui usurpo il copyright con la seconda parte del mio pseudonimo. Montaigne rimpianse per il resto della vita la prematura scomparsa dell'amico Etienne de la Boétie, e riassunse in una frase bellissima l'essenza della loro amicizia "Perchè era lui, perchè ero io". Naturalmente non ho alcuna pretesa di paragonarmi a quel mostro sacro di Montaigne ( la lettura dei Saggi è impagabile, piccola parentesi), né millantare rapporti di carattere personale con DFW. Posso dire tuttavia che con la volontaria scomparsa di DFW ho perso qualcuno che ha lasciato ben più di una traccia nella mia vita e che mi ha regalato, in via mediata, un'esperienza appagante e significativa. DFW era riuscito a toccare corde così nascoste e così intime da darmi la precisa sensazione di essere "in comunicazione con un cervello", locuzione utilizzata da "lui in persona" nel saggio "in unibus pluram" , vero manifesto letterario del nostro. DFW ha centrato l'obiettivo : nella mia storia di lettore, fatalmente più esigente con l’avanzare del tempo, c'è un prima IJ e un dopo IJ. Lo sforzo che l'iperconsapevole e combattuto e meticoloso DFW aveva fatto e trasmesso per scriverne anche una sola delle moltissime pagine, la battaglia "morale" e "intellettuale" che tale sforzo presupponeva e determinava (vedi "mio caro vecchio neon" in Oblio), e il risultato effettivamente conseguito di entrare in sincero e profondo contatto con il lettore, scopo ultimo della letteratura oggi secondo DFW, hanno fatto di IJ il termine di paragone di ogni opera del presente e del recente passato. Le pagine, dense di cura e dettaglio, eppure senza alcuna concessione al superfluo, mi risultavano dotate di un peso specifico che ho riscontrato poi solo nella lettura di Borges, Perec e Delillo, autori pur così distanti nello stile e forse anche nelle intenzioni. Davanti ad una pagina qualsiasi di narrativa, il trattamento Wallace spinge il lettore che ne sia reduce a chiedersi se si tratti di qualcosa di necessario, di "autenticamente" originale nel contenuto e nello stile, se sia il risultato dell'esigenza di un autore di comunicare qualcosa, ovvero al contrario l'ennesima prova di "guardamammasenzamanismo", l'autoindulgente prova di esistenza in vita come scrittore da fornire all'editore e ai propri affezionati lettori.
    Il primo racconto che ho letto di Wallace nel 1997 o nel '98 mi ha semplicemente folgorato (la ragazza dai capelli strani, contenuto inizialmente in una raccolta di autori americani uscita per Minimum Fax); la corposa anticipazione di IJ apparsa su "io donna" (si, esatto, "io donna") verso la fine del millennio, diede il via ad un conto alla rovescia per l'uscita dell'edizione Fandango. La lettura porto vià due mesi - che poi ho scoperto essere il minimo sindacale secondo “lui in persona” - e cambiò per sempre le coordinate del mio approccio a qualsiasi testo di narrativa mi capitasse tra le mani.
    Wallace, profondo conoscitore di Wittgenstein, riteneva il linguaggio uno strumento equivoco e strutturalmente inidoneo a trasmettere all'esterno quanto di più intimo e inafferrabile, e in ultima analisi non decodificabile. Ciascuno di noi ha sperimentato la frustrazione di non riuscire a infrangere quella specie di muro che impedisce una comunicazione vera e sincera con chi ha di più caro, proprio riguardo alle cose che più ha a cuore. Questa la condizione solipsistica dell'uomo moderno (parole grosse...), che avverte il disagio della coartazione all'intrattenimento, della competizione consustanziale, della facilità alle dipendenze, dell'inquietudine più o meno narcotizzata come stato permanente. Il talentuoso Hal Incandenza, nel primo capitolo di Infinite Jest, che nella successione diacronica degli eventi è in realtà l’ultimo atto della storia narrata, risulta incapace di comunicare "quello che in effetti è" alla commissione che deve giudicare la sua ammissione al college, ed è colto da una paralisi emotiva che lo porta ad emettere suoni spaventosi e indescrivibili che ne determinano il ricovero in ospedale. L'iperbole è tratteggiata in termini pop, la rappresentazione plastica del disagio dell'incomunicabilità, priva di dietrologie esplicative e di fronzoli didascalici, diventa icona di parole. Roba da mettersi sulle magliette.
    La corposità del volume, risultato per altro di massicci e discussi e drammatici tagli, le migliaia di parole soppesate, le centinaia di brani che potrebbero di per sé formar svariate raccolte di aforismi, le decine di personaggi che animano il romanzo con dignità letteraria di protagonisti, la cornice storico politica originale (il tempo sponsorizzato – trovata geniale che non farà mai invecchiare il romanzo), le centinaia di note imprescindibili non solo o non tanto per la comprensione, quanto per prolungare il piacere intellettuale del contatto con il mondo creato da Wallace, i pezzi del puzzle disseminati qui e là per tentare di avere una visione globale della vicenda, autentica sfida per chi voglia raccoglierla, ma in fondo inessenziale alla sensazione di fondo che la lettura trasmette, l’alternanza dei toni alti e bassi, le citazioni (l’Amleto su tutti) i rimandi, sono il modo che Wallace ha scelto per compensare magnificamente il deficit intrinseco del linguaggio, quale strumento di comunicazione.
    Leggere Infinite Jest è una decisione impegnativa. Ma esiste qualcosa di veramente unico e sublime che sia facile da raggiungere?

    gesagt am 

  • 5

    Capolavoro moderno

    È un'opera coinvolgente e intensa; fervide e originali lo stile, la trama e le descrizioni, a tratti esilaranti e a tratti drammatiche. Nonostante le oltre 1000 pagine scritte fitte (e note fittissime ...weiter

    È un'opera coinvolgente e intensa; fervide e originali lo stile, la trama e le descrizioni, a tratti esilaranti e a tratti drammatiche. Nonostante le oltre 1000 pagine scritte fitte (e note fittissime alla fine del romanzo, da gustarsi una per una) Wallace è padrone assoluto e non perde mai il timone della macchina narrativa: storie apparentemente slegate alla fine trovano la loro perfetta collocazione nel complesso mosaico narrativo.
    Considero quest'opera un capolavoro moderno e ne consiglio vivamente la lettura.

    gesagt am 

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