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Über unendlicher Spaß

Oder: Wie ich Infinite jest lieben und trotzdem übersetzen lernte

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4.5
(1910)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 96 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Italian , Spanish

Isbn-10: 3462041754 | Isbn-13: 9783462041750 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Buchbeschreibung
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  • 5

    Lo leggerò ancora e poi ancora una volta....

    Che libro è Infinite Jest? l libro della Dipendenza, della Depressione, della Fuga, del Disagio, di una piuttosto cinica Rinascita delegata ai programmi di recupero degli alcolisti anonimi, di una assoluta mancanza di Risorse Morali e Pratiche. Un libro di cui non mi sentirei di consigliare la le ...weiter

    Che libro è Infinite Jest? l libro della Dipendenza, della Depressione, della Fuga, del Disagio, di una piuttosto cinica Rinascita delegata ai programmi di recupero degli alcolisti anonimi, di una assoluta mancanza di Risorse Morali e Pratiche. Un libro di cui non mi sentirei di consigliare la lettura alla leggera. Un libro che non chiede identificazione, la aspira. Che non chiede al lettore di specchiarsi ma di farsi specchio, disorientandolo, facendogli assumere, attraverso una quantità di materiale narrativo esorbitante e parossistico, ogni debolezza e il rimpianto del mondo.
    Un libro è una cosa viva, sopravvive al suo autore, ne prende le distanze e diventa patrimonio universale, ma in questo caso ho il forte sospetto che così non sia. Questo non significa che il volume stampato e rilegato in vendita nelle librerie o in rete sia destinato a macerarsi negli scaffali dei libri dimenticati. Tutt’altro (spero). Significa che il suo spirito, la sua dialettica intellettuale, tanto intrinsecamente correlata alla biografia del suo autore, che non vi ha trovato riscatto, dovrà arretrare di fronte a questo fallimento, per una forma di pudore, di rispetto. Ecco, il libro è la rappresentazione di un fallimento esistenziale e culturale. Si dice infatti che la scrittura aiuti, riscatti, dia una via d’uscita (“La differenza fra suicidio e omicidio consiste solo nel dove credi di vedere la porta per uscire dalla gabbia”, IJ, p. 308). In questo caso la scrittura come omicidio del Sé malato ha perso la sua battaglia: come si può parlarne in termini meramente estetici? Come si può parlare con distacco di una tragedia personale?

    E dunque, preso in questa aporia (essendo stato il suo autore vittima del/nel proprio romanzo, ed essendo io debitore di una esperienza inevitabilmente estetica, non emozionale – è un difetto? Infinite Jest raramente emoziona, è un romanzo di testa, puro distillato di intelligenza e angoscia, divertimento macabro, di cielo e di inferno: l’universo letto con in mano il dizionario etimologico del dolore) non dirò nulla di/su Infinite Jest e raccomanderò di leggerlo solo se si è preparati a un viaggio da farsi con lo spirito di un diciassettenne che non ha paura di ritrovare se stesso ed è disposto a ricordare ed accettare tutto.

    “Sentire che non ce la fai e devi farcela per forza, in una cella. Una gabbia del Penitenziario di Revere per 92 giorni. Sentire il dolore di ogni secondo che passava. Vivere un secondo alla volta. Suddividere il tempo in tante micro-unità. L’astinenza. Ogni secondo: si ricordava: il pensiero di sentirsi come si sentiva in questo secondo per altri 60 di questi secondi – non poteva farcela. Non poteva farcela. Doveva costruire un muro intorno a ogni secondo per sopportarlo. […] Poteva accovacciarsi nello spazio tra due battiti del cuore e fare di ogni battito un muro e vivere là dentro. Non permettere alla sua testa di guardare sopra il muro.” (IJ, p. 1147)

    gesagt am 

  • 4

    Impresa infinita

    Parlare male di questo libro non si può. Ma è un libro difficile, pesante e che ricede molta concentrazione durante la lettura. Sono mille sfumature, mille storie e milioni di scherzi retorici fatti apposta per destabjlizzare il lettore che nonostante tutto va avanti. Ma poi i pezzi si ricompongo ...weiter

    Parlare male di questo libro non si può. Ma è un libro difficile, pesante e che ricede molta concentrazione durante la lettura. Sono mille sfumature, mille storie e milioni di scherzi retorici fatti apposta per destabjlizzare il lettore che nonostante tutto va avanti. Ma poi i pezzi si ricompongono, diventa tutto più chiaro, e ti rendi conto di aver letto saggi sociologici, storielle divertenti, storie di solitudine e amare, recensioni cinematografiche, trattati politici... Tutto insieme! Sono contento di aver letto questo libro, ma sono anche contento che sia finito.

    gesagt am 

  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    5

    Non è un libro, è un'avventura

    Più che una recensione (che considero inutile) la mia è una personale guida alla lettura. Ci sono arrivato per gradi e questo può essere un buon modo per non andarci a sbattere. Ho letto prima alcuni racconti da "La ragazza dai capelli strani" e li ho trovati stupefacenti. Ciononostante, ho inizi ...weiter

    Più che una recensione (che considero inutile) la mia è una personale guida alla lettura. Ci sono arrivato per gradi e questo può essere un buon modo per non andarci a sbattere. Ho letto prima alcuni racconti da "La ragazza dai capelli strani" e li ho trovati stupefacenti. Ciononostante, ho iniziato, sempre come test, "Oblio", che mi ha confermato uno stile di scrittura in cui trovavo una fortissima sintonia. Dalle recensioni che ormai leggo compulsivamente da anni, capisco che probabilmente non per tutti è così e credo che molte delusioni nascano da qui. Comunque, prima di arrivare a metà ho attaccato Infinite jest che mi appariva come un'avventura intellettuale affascinante. E lo è stata assolutamente. Come sa chi lo ha letto, l'inizio (cioè il primo quarto del libro) è straniante, perché si combatte con il disorientamento temporale, visto che la decodifica degli anni sponsorizzati viene proposta a un quarto del libro. Poi, come viene sempre segnalato, ci sono le note, che sono parte integrante della storia e presentano integrazioni, espansioni, flashback, approfondimenti. In pratica sono ipertesti messi su carta, indispensabili alla comprensione complessiva. A un certo punto del libro, le decine di storie e personaggi germogliati nel cammino cambiano ritmo e cominciano delle vere e proprie storie d'azione (siamo oltre pagina 700). E quando si arriva alla fine ci si ritrova in un loop che fa pensare ai numerosi loop che attraversano il libro, da quello del film che gli dà il titolo a quelli legati, per esempio, alle varie forme di dipendenza. Per questo è inevitabile ricominciare a leggerlo o ritornarci di quando in quando oppure continuare a cercare nuovi elementi chiarificatori nelle recensioni altrui. Nel mio caso, come è successo ad altri, sono diventato "addicted" e ho iniziato a leggere tutte le opere di DFW, molte delle quali, alla luce di IJ, mal giudicate dal pubblico e dai critici. Quindi, un libro che è esso stesso infinito, in molti sensi diversi, e che colloco in cima ai tanti bellissimi romanzi che pure ho amato e restano impressi nel mio cuore. Il mio consiglio è: se lo avete preso in mano, non fermatevi.

    gesagt am 

  • 5

    Sembra quasi che la struttura del romanzo sia stata architettata apposta in maniera complessa (più di mille pagine, cui vanno aggiunte le tantissime e a volte lunghissime note, tanto da divenire un ulteriore romanzo nel romanzo, le storie che si interrompono e riprendono tempo dopo e altro) per r ...weiter

    Sembra quasi che la struttura del romanzo sia stata architettata apposta in maniera complessa (più di mille pagine, cui vanno aggiunte le tantissime e a volte lunghissime note, tanto da divenire un ulteriore romanzo nel romanzo, le storie che si interrompono e riprendono tempo dopo e altro) per rendere la lettura una impresa difficile e veramente impegnativa, ma una volta arrivati alla fine è difficile non provare l’emozione di essere di fronte ad un romanzo sinceramente unico, un capolavoro.
    Certamente, in una forma anche molto ironica è un libro che guarda al mondo con le lenti della sofferenza, sicuramente vi è anche molto di personale dell’autore, ma paradossalmente una volta che si è entrati dentro, si è lasciati trascinare da una modalità di scrittura molto piacevole, che sembra quasi essa (la lettura, la scrittura) la soluzione alla sofferenza. È una opinione molto personale, ma secondo me non bisogna lasciare scapparsi l’occasione di vivere una esperienza unica che tocca nel profondo lasciandovi un segno indelebile. Grazie David Foster Wallace.

    gesagt am 

  • 5

    Scritto...fatto

    Il fatto è che girata l'ultima pagina ho avuto un senso di vuoto, mi sono sentito disorientato, a pensarci bene proprio delle sensazioni ricorrenti nel racconto infinito di DWF. Vorresti andare avanti, leggere ancora, scoprire nuovi personaggi. Oltre che raccontarla indurla nel lettore, la dipend ...weiter

    Il fatto è che girata l'ultima pagina ho avuto un senso di vuoto, mi sono sentito disorientato, a pensarci bene proprio delle sensazioni ricorrenti nel racconto infinito di DWF. Vorresti andare avanti, leggere ancora, scoprire nuovi personaggi. Oltre che raccontarla indurla nel lettore, la dipendenza; era forse questo il vero intento di DWF? Per me è stato cosi'. Molti i temi trattati fra ironia e profonda tristezza. Questo libro è stata un'esperienza che inevitabilmente ripeterò.

    gesagt am 

  • 4

    Così infinito che forse non si concluderà mai

    Le buone notizie: Foster Wallace ha una incredibile capacità di mettere insieme le parole. Pagine su pagine di affabulazione; lo sfondo del romanzo è incredibilmente creativo, originale, beffardo e surreale; l'umorismo corrosivo è favoloso; grande ambizione; divertentissimo uso delle note; a volt ...weiter

    Le buone notizie: Foster Wallace ha una incredibile capacità di mettere insieme le parole. Pagine su pagine di affabulazione; lo sfondo del romanzo è incredibilmente creativo, originale, beffardo e surreale; l'umorismo corrosivo è favoloso; grande ambizione; divertentissimo uso delle note; a volte appaiono squarci rivelatori sull'esistenza. Le pessime notizie (che mi farebbero propendere per 3 stelle e mezzo, se ci fossero le metà): Infinite Jest, spesso e volentieri, riesce ad essere noioso, di quel tedio insopportabile per cui si guarda il numero di pagina sperando che magicamente aumenti. Direi che i motivi di questa noia sono da individuare nello squilibrio dei due principali comparti narrativi. E' decisamente più interessante la storia degli allievi dell'Accademia di tennis (grande amore di Wallace) rispetto alla fluviale epopea di guai e sbandate dei componenti del vicino Istituto di riabilitazione (altro tema molto sentito). Altro fattore: nel romanzo succede pochissimo, e ciò che accade è sovente irrilevante. L'autore si spacca la testa nel descriverci ogni particolare, anche il più insignificante,e dei personaggi principali sappiamo tutto. Ma in realtà, paradossalmente, non sappiamo quasi nulla di come siano effettivamente. Di Hal Incandenza ci vengono detti vita morte e miracoli, però non ne conosciamo il carattere molto di più di quanto sapevamo a pagina 1 o 200. Rimangono figurine piatte (ma come? ci è stato detto tutto!) e personalmente non mi ci sono affezionato granché. In più la struttura del romanzo fa sì che la narrazione verta soprattutto sugli eventi del passato, quindi ci troveremo con pochissimi accadimenti "attuali" alla fine del romanzo. E' come se la storia fosse cristallizzata nel "già successo" e non volesse muoversi cronologicamente in avanti. Sebbene si abbia la sensazione che l'autore l'abbia fatto apposta e sia tutta una burla (in fondo, lo scherzo infinito del titolo), non sono riuscito a rimanere impassibile nel digerire centinaia e centinaia di pagine, senza un indizio su cosa Wallace volesse davvero comunicarmi. Ci sono momenti fantastici (ad esempio, lo straordinario inizio) ma si perdono un po' nell'affabulazione fine a se stessa, che si avvita indefinitamente. Confesso che mi aspettavo di più (o di meno, è questione di punti di vista) e non credevo di dover leggere le ultime 100 pagine con uno spirito stoico di sopportazione. L'ambizione è grande ma manca (per fare due esempi di letture recenti) l'ironia metalinguistica del Tristram Shandy o la fantasmagoria stilistica dell'Ulisse (e anche in questi due libri succede poco). Semplicemente, non mi sentirei di rileggerlo, almeno nei prossimi 5 anni. E' un bel romanzo che sarebbe potuto essere meraviglioso. Un peccato...

    gesagt am 

  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    5

    Samizdat per la mente

    Dopo essermi finalmente decisa ad iniziare "Infinite Jest" ho passato un' infinità di tempo a chiedermi se sarei riuscita ad arrivare alla fine. Poi è arrivato il momento in cui ho voltato l'ultima pagina (note comprese!) e la prima cosa che ho fatto è stata riaprire il libro e rileggere i primi ...weiter

    Dopo essermi finalmente decisa ad iniziare "Infinite Jest" ho passato un' infinità di tempo a chiedermi se sarei riuscita ad arrivare alla fine. Poi è arrivato il momento in cui ho voltato l'ultima pagina (note comprese!) e la prima cosa che ho fatto è stata riaprire il libro e rileggere i primi capitoli. Ebbene sì. Un pò perché si tratta di un libro che mi aveva fatto compagnia per diversi mesi ed oramai lo sentivo parte integrante della mia routine quotidiana, un pò perché (inutile girarci intorno) questo è un libro che ti penetra fin dentro le viscere e ti rivolta come un calzino senza che tu te ne renda conto. La trama è abbastanza complessa, più che altro a causa dei numerosi temi che affronta (dipendenza da sostanze, programmi di recupero, tennis e agonismo sportivo, solitudine e alienazione nella società moderna, intrattenimenti di massa, separatismo ecc), e dei numerosi personaggi apparentemente slegati tra loro che impareremo a conoscere, ad amare o anche odiare.
    Le vicende si svolgono tutte a Boston e la storia si divide in due tranci principali:
    -La Enfield Tennis Academy dove si trovano la maggior parte dei membri della famiglia Incandenza (centro nevralgico dell’ intero libro, soprattutto un certo Hal), ma dove avremmo il piacere di conoscere anche tanti altri soggetti straordinari come Pemulis, John Wayne, Ortho Stice e quello che è forse uno dei miei personaggi preferiti in assoluto, Clipperton e la sua glock 17.
    -La Ennet House, centro di recupero per tossicodipendenti dove avremmo occasione di ascoltare le storie più assurde e toccanti che sentiremo in vita nostra. Personaggio centrale in questa parte della storia è Don Gately ex tossico e ladro oggi pentito che oramai poggia la sua intera vita su un solido codice etico che lo tiene a galla. Altro personaggio chiave è ovviamente Joelle Van Dyne che lega sottilmente le due trame principali.
    E poi c’è l’oggetto principe della trama, “l’Intrattenimento”. Film che produce un vero e proprio piacere fisico all’ignaro spettatore tanto da renderlo incapace di staccarsi dallo schermo. Questa pellicola non è altro che l’incarnazione della dipendenza nella sua forma più estrema.

    “Infinite Jest” non è un libro facile. Necessita di moltissima attenzione durante la lettura (sappiamo tutti quanto Wallace amasse i dettagli), ma certamente lo sforzo sarà ampiamente ripagato. All’inizio si è colti da un improvviso e terribile spaesamento, dato che si è catapultati di qua e di la senza un’apparente logica, tra campi da tennis, case di recupero per tossici, strade anonime, e montagne, ma con lo scorrere delle pagine tutto acquisterà un senso. Questa è una di quelle letture che ti cambia nel profondo senza che tu te ne accorga, almeno questo è quello che è accaduto a me. Mi ha lasciata con delle sensazioni strane addosso che ancora adesso non riesco a spiegare in maniera ragionevole o almeno soddisfacente. “Infinite Jest” è pregno di ironia ma dopo averti fatto sorridere o magari sganasciare dalle risate ti rendi conto che quello che c’era dietro quel paragrafo tanto ironico magari così ironico non lo era affatto. I personaggi sono tutti (dal primo all’ultimo, e ne sono davvero tanti) totalmente realistici e immersi in situazioni talmente ordinarie che l’identificazione col lettore scatta molto facilmente. Alla fine ti sembra di conoscerli tutti dal primo all’ultimo, come se fossero amici di vecchia data, e visto come li tratta il buon Wallace non so fino a che punto sia una cosa buona per l’inerme lettore che dopo aver chiuso il libro si trova orfano di un mondo intero. Catatonico come lo spettatore dell’Intrattenimento, ne vuoi ancora. Forse è questo lo scherzo infinito che ha voluto farci DFW. O forse no. Forse questo è solo il suo modo terribilmente vero di dire dove questo mondo ci sta portando. Non lo so. So solo che questo è un libro che mi porterei dietro anche in capo al mondo, ne non altro per rileggerne una frase al giorno.

    gesagt am 

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