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Ο άνθρωπος που έβλεπε τα τρένα να περνούν

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Εκδοτικός Οίκος: Άγρα

4.0
(3097)

Language:Ελληνικά | Number of Pages: 306 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , English , Italian , French , German , Catalan , Spanish , Portuguese

Isbn-10: 9603255645 | Isbn-13: 9789603255642 | Publish date: 

Translator: Αργυρώ Μακάρωφ

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
Σε ό,τι αφορά προσωπικά τον Kέες Πόπινγκα, πρέπει κανείς να παραδεχτεί ότι στις οκτώ η ώρα το βράδυ υπήρχε ακόμη χρόνος, καθώς το πεπρωμένο του δεν είχε ακόμη καθοριστεί. [...] Θα σήκωνε τους ώμους του με αδιαφορία αν του έλεγαν ότι η ζωή του θα άλλαζε απότομα και ότι αυτή η φωτογραφία, που βρισκόταν πάνω στο τραπεζάκι του σαλονιού και τον έδειχνε όρθιο στο κέντρο της οικογένειάς του, με το χέρι του νωχελικά ακουμπισμένο στη ράχη μιας καρέκλας, θα δημοσιευόταν σε όλες τις εφημερίδες της Eυρώπης.<br />Tέλος, αν είχε ψάξει μέσα του, με πλήρη συνείδηση, για να βρει τί θα μπορούσε να τον προδιαθέσει για ένα ταραχώδες μέλλον, σίγουρα δεν θα είχε σκεφτεί τη φευγαλέα εκείνη, σχεδόν ένοχη συγκίνηση, που τον συγκλόνιζε όταν έβλεπε να περνούν τρένα, κυρίως νυχτερινά, με κατεβασμένα τα στόρια που σκέπαζαν το μυστήριο των επιβατών.<br />H ζωή του ήρωα του μυθιστορήματος ανατρέπεται από τη μια στιγμή στην άλλη, όταν ανακαλύπτει ότι το αφεντικό του ετοιμάζεται να εξαφανιστεί αφήνοντας να πιστέψουν στην αυτοκτονία του. Γίνεται άλλος άνθρωπος. Kι αρχίζει μια περιπλάνηση απ' το Άμστερνταμ στο Παρίσι με απροσδόκητες εξελίξεις, προσπαθώντας να εκδικηθεί για τη μέτρια ζωή του και να αφεθεί στην ηδονή του εγκλήματος.<br />O Zωρζ Σιμενόν, ο άνθρωπος με τα 400 βιβλία (!), πρόσωπο της υπερβολής, ιδιοφυής συγγραφέας, πατέρας του περίφημου Mαιγκρέ και ενός σημαντικού συγγραφικού έργου, παραμένει ένας από τους μεγάλους συγγραφείς του 20ού αιώνα.<br />Το μυθιστόρημα "Ο άνθρωπος που έβλεπε τα τρένα να περνούν" γράφτηκε την άνοιξη του 1937, και πρωτοδημοσιεύτηκε σε σαράντα συνέχειες στην εφημερίδα "Petit Parisien" με τίτλο "Popinga a tue". Μεταφέρθηκε στον κινηματογράφο το 1953 με τίτλο "The man who watched trains go by" (στις ΗΠΑ: "The Paris express"), με τον Claude Rains στον πρωταγωνιστικό ρόλο.
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  • 4

    Un Simenon singolare, diverso dai romanzi che ho letto di recente, o così almeno mi è sembrato, perché qui non c’è quell’eccessivo immobilismo o quella disperazione e quella solitudine che spingono al gesto estremo del suicidio. Manca quel tormento interiore, il racconto è tutto concentrato sulle ...συνέχεια

    Un Simenon singolare, diverso dai romanzi che ho letto di recente, o così almeno mi è sembrato, perché qui non c’è quell’eccessivo immobilismo o quella disperazione e quella solitudine che spingono al gesto estremo del suicidio. Manca quel tormento interiore, il racconto è tutto concentrato sulle azioni, sull’analisi delle cause e degli effetti, proprio come nello studio delle mosse di una partita di scacchi.
    Il caso Kees Popinga si innesca da una banalissima conversazione al tavolo di un bar, e prende avvio con un colpo di testa cui seguiranno un insieme di mosse, molte avventate e tante che seguono ragionamenti contorti, che hanno come risultato finale quello di stravolgere la vita di quest’uomo di 39 anni e di altre persone, come in un effetto domino. Quello che stupisce è la naturale freddezza di Popinga, che analizza la sua situazione di fuggitivo proprio come uno scacchista analizza una partita, con tattiche e strategie.
    Un uomo tranquillo, buon padre di famiglia, con poche stranezze a parte forse “quella emozione furtiva, quasi vergognosa, che lo turbava vedendo passare un treno, un treno della notte soprattutto, dalle tendine calate sul mistero del viaggiatore”.
    E, se il treno è una metafora della vita, questa frase sembra quasi affermare che non si può comprendere l’animo umano, il mistero del viaggiatore, ché siamo un’incognita anche per noi stessi. A volte basta un nulla per farci fare delle scelte sconsiderate che poi ci rendono impossibile sfuggire al corso degli eventi.
    Come si fa a comprendere quelle persone che da un giorno all'altro mandano tutto all'aria perché non ne possono più... per riprendersi magari semplicemente la propria libertà?
    Il caso Kees Popinga è l’analisi di una personalità che davvero non può essere compresa, forse perché non c’è una verità.

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  • 0

    Romanzo breve, da leggere tutto d’un fiato. E’ la storia di Kees Popinga, omicida per caso, che vede rivoluzionata la sua vita e cavalca in modo mirabile i nuovi eventi che lo circondano. La sua fine è scontata forse, ma tutto il libro è scritto dal punto di vista di Popinga, un po' presuntuoso, ...συνέχεια

    Romanzo breve, da leggere tutto d’un fiato. E’ la storia di Kees Popinga, omicida per caso, che vede rivoluzionata la sua vita e cavalca in modo mirabile i nuovi eventi che lo circondano. La sua fine è scontata forse, ma tutto il libro è scritto dal punto di vista di Popinga, un po' presuntuoso, un po' pignolo, che a ben vedere è particolare e bizzarro. Non è un capolavoro ma mi è piaciuto.

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  • 3

    Alti e bassi

    Kees Popinga, da grigio impiegato di provincia a criminale quasi per caso. Peccato che lui ci prenda gusto e si faccia prendere la mano conducendo una personalissima partita a scacchi con la polizia, partita che ovviamente lo vedrà alla fine sconfitto.
    Spunti ce ne sono, in qualche passaggi ...συνέχεια

    Kees Popinga, da grigio impiegato di provincia a criminale quasi per caso. Peccato che lui ci prenda gusto e si faccia prendere la mano conducendo una personalissima partita a scacchi con la polizia, partita che ovviamente lo vedrà alla fine sconfitto.
    Spunti ce ne sono, in qualche passaggio Simenon si dimostra grande psicologo ma alla fine non si decolla. Forse la sua scrittura è ormai datata, forse manca qualche colpo di scena o forse siamo ormai troppo abituati ad altri ritmi per apprezzare ancora questi gialli così cerebrali.

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  • 3

    Ho letto pochissimo Simenon quindi non so dire se questa è la sua forma poetica (nei non gialli), ma lo trovo così simile a Lettera al mio giudice che potrebbe essere lo stesso romanzo.
    Un uomo normale, incasellato in un tran-tran così perfettamente costruito, che non ha mai intuito che den ...συνέχεια

    Ho letto pochissimo Simenon quindi non so dire se questa è la sua forma poetica (nei non gialli), ma lo trovo così simile a Lettera al mio giudice che potrebbe essere lo stesso romanzo.
    Un uomo normale, incasellato in un tran-tran così perfettamente costruito, che non ha mai intuito che dentro di sè potrebbe esserci altro, e che a un certo punto esplode. Un'esplosione tranquilla (pur con conseguenze letali), che gli fa invertire rotta senza un fremito, un ripensamento, un rimpianto.
    A tratti appare datato, espressione di un periodo e di una società dove non era concessa alcuna pubblica devianza (privata sì, certo), un po' come la Nausea. Popinga (antieroe monolitico per il quale si prova giusto un sorriso) si sveglia e niente ha più senso, niente ha realmente importanza. All'inizio pensa sia un duello di intelligenze, e quindi potrebbe essere appagante, ma poi realizza che chi gli sta di fronte non è all'altezza, e allora non ne vale più la pena. E' questa agnizione finale di Popinga che dà il senso al libro. Non il suo girovagare, non il suo sopravvivere, ma l'accettazione che non si riconosce più nel quadro che altri hanno dipinto per lui.

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  • 3

    &lt;&lt;Non c'è una verità, ne conviene?&gt;&gt;

    Se il capo si fa beffe di te, la famiglia ti appare improvvisamente insopportabile e monotona, la comoda poltrona e un buon sigaro divengono un illusorio benessere, sali finalmente su quel treno che spesso hai guardato passare con un misto di eccitazione e di inquietudine, turbato e affascinato ...συνέχεια

    Se il capo si fa beffe di te, la famiglia ti appare improvvisamente insopportabile e monotona, la comoda poltrona e un buon sigaro divengono un illusorio benessere, sali finalmente su quel treno che spesso hai guardato passare con un misto di eccitazione e di inquietudine, turbato e affascinato dalle tante vite misteriose e dai mille volti sconosciuti. Kees Popinga è un uomo qualsiasi, preda di un'improvvisa epifania fugge dalla mite cittadina olandese in cui vive con la famiglia e dopo aver innescato una catena di eventi delittuosi approda a Parigi, qui in pieno delirio narcisista crede di essere la mente superiore di un duello criminale.
    Quale la verità? Il vero Kees Popinga è quello che conosce la sua famiglia, è l'avventuriero parigino oppure un altro ancora? In questo dilemma pirandelliano si snoda un romanzo dal ritmo ineguale, divertente a tratti, monotono più di qualche volta ma con alcune punte di genio e immerso abilmente nelle cupe atmosfere di una Parigi rapace ed indifferente.

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  • 0

    Realizzare, improvvisamente o giorno dopo giorno (poco conta), che la propria vita, il proprio lavoro, la propria famiglia, il proprio ruolo nella società, la propria rispettabilità e onorabilità, non sono più niente e, soprattutto, non contano né importano più niente.
    Decidere allora, sem ...συνέχεια

    Realizzare, improvvisamente o giorno dopo giorno (poco conta), che la propria vita, il proprio lavoro, la propria famiglia, il proprio ruolo nella società, la propria rispettabilità e onorabilità, non sono più niente e, soprattutto, non contano né importano più niente.
    Decidere allora, semplicemente, di buttare tutto nel cesso, uscire, partire, prendere uno di quei treni di cui si immaginavano (e sognavano) le destinazioni e il cui rumore e le cui luci si udivano in quelle tediose sere d’inverno a casa, davanti a una moglie che non si ama più e a dei figli ormai diventati estranei.
    Uccidere, per sbaglio o per follia. E continuare poi a vivere vagabondando per Parigi, in una sorta di delirio straniante e megalomane fino al crollo finale, beffato da un vero delinquente che, come gli altri (sleali) avversari (polizia e giornalisti), non rispetta le regole del gioco.
    E subire, infine, l’onta di essere definito pazzo, quando sono gli altri, invece, a vivere in quella realtà sbagliata, fatta d’inganni, bugie e compromessi, che invece si è buttata alle spalle per sempre, prendendo quel treno.
    Tutto ciò accade a Kees Popinga ne “L’uomo che guardava passare i treni”, noir anomalo e modernissimo che già disvela e dispiega l’immenso talento di un Jacques Simenon poco più che trentenne.
    Mirabile cronaca di un’evasione, fisica e mentale, dalla realtà, quasi banale nel suo svolgimento ancorché scandita una suspense e da una tensione narrativa crescenti, seppur non legati al classico “whodunit”, ma al “come finirà”. E, insieme, disegno cesellato di una Parigi livida e invernale, fatta di bistrò e hotel di terz’ordine, di malavitosi di mezza tacca e di puttane a saldo.
    Ma, soprattutto, possibile ritratto di uno di noi. Perché siamo tutti Kees Popinga.

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  • 3

    Pazza idea

    Di buttare via un'esistenza grigia, fatta di gesti rituali, di abitudini, di "si deve fare e si deve dire", del fare sempre la cosa giusta?! Oppure voglia di liberarsi, di volare, volere e vivere?! E così Popinga si trasforma dal grigio impiegato con famiglia d'obbligo e serate noiose ognuna ugua ...συνέχεια

    Di buttare via un'esistenza grigia, fatta di gesti rituali, di abitudini, di "si deve fare e si deve dire", del fare sempre la cosa giusta?! Oppure voglia di liberarsi, di volare, volere e vivere?! E così Popinga si trasforma dal grigio impiegato con famiglia d'obbligo e serate noiose ognuna uguale a se stessa a ricercato dalla polizia per più di una accusa fino ad un delirio di onnipotenza. Simenon ancora una volta sconvolge con la sua analisi dell'animo umano ma stavolta a differenza di altri suoi romanzi come La camera azzurra, Betty e Lettera al mio giudice, mi ha un pò annoiata e ho trovato la scrittura veramente datata.

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