地下鐵事件

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Publisher: 時報文化出版企業股份有限公司

4.0
(1244)

Language: 繁體中文 | Number of Pages: 582 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Catalan , English , Japanese , Russian , Italian , German , Swedish , Portuguese , Chi simplified , Korean , French

Isbn-10: 9571325651 | Isbn-13: 9789571325651 | Publish date: 

Translator: 賴明珠

Category: Crime , History , Non-fiction

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Book Description
豐田清晨六點半走出澀谷的秘密聚會所,坐著高橋所開的車駛向日比谷線中目黑車站。途中買來《報知新聞報》把兩個沙林的塑膠袋包起來。 他被指定搭乘的是,七點五十九分發的往東武動物公園的電車。車次編號是 B711T 。豐田上了第一輛車,坐在靠近門的座位。電車和平日的早晨一樣,擠滿了正要去上班的人潮。對於在那�共乘的大多數人來說,一九九五年三月二十日可能不是什麼特別的日子。並沒有什麼特徵,只是人生中的一天而已。豐田把帶來的包包放在腳邊,悄悄把用報紙捲著的沙林袋子拿出來,移到地上。 豐田搭乘那班電車只有很短的時間。只有兩分鐘。當電車由中目黑開出而在下一站惠比壽站停車時,豐田便毫不遲疑地用傘尖刺了幾次沙林袋子,就站起來下了電車,並且快步走上階梯,坐進正在外面等待的高橋的車子�。一切都順利地,依照預定進行,簡直就像用尺在白紙上輕快地畫出一條筆直的線一樣。 豐田所刺破的兩個塑膠袋都穿洞了,九百毫升之多的沙林液體全部溢出地板上。從六本木一帶開始,第一輛車內的乘客們開始感覺異常,在快到神谷町之前恐慌達到頂點。人們爭相打開窗戶,即使這樣依然無法阻止被害。
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  • 4

    Ho iniziato dalla seconda parte cercando qualche indizio per capire. Mi è piaciuto lo stile asettico, non giudicatorio o condiscendente. La prima parte, un quadro strano della cultura giapponese. ...continue

    Ho iniziato dalla seconda parte cercando qualche indizio per capire. Mi è piaciuto lo stile asettico, non giudicatorio o condiscendente. La prima parte, un quadro strano della cultura giapponese.

    said on 

  • 4

    Andaguraundo – Yakusoku sareta basho de

    Spinta, forse, alla lettura dai recenti attentati di Parigi (volevo qualcosa che mi aiutasse a capire perché gli uomini arrivano a fare tali mostruosità), non sapevo cosa aspettarmi da questo libro.
    N ...continue

    Spinta, forse, alla lettura dai recenti attentati di Parigi (volevo qualcosa che mi aiutasse a capire perché gli uomini arrivano a fare tali mostruosità), non sapevo cosa aspettarmi da questo libro.
    Non poteva essere il “solito” romanzo di Murakami che, per ovvi motivi, ha abbandonato, le atmosfere oniriche tipiche dei suoi racconti; quello che posso dire è che è sicuramente un interessante reportage.
    L’interesse suscitatomi è a più livelli. Alla fine le risposte che cercavo non le ho trovate (anche perché, secondo me, è impossibile farlo), in compenso, man man che leggevo, mi rendevo conto che stavo vivendo un viaggio nella giapponesità.
    Mi hanno lasciato un po’ perplessa alcune reazioni e alcuni sentimenti che ne sono scaturiti. Parzialmente li ho giustificati perché, come dice anche Murakami la memoria modifica i ricordi e, quindi può essere che la mente abbia rimosso o modificato ciò che non si vuole ricordare, e poi perché non ho la prova (e spero di non averla mai) di come mi comporterei io in una situazione del genere.
    Rimane il fatto che mi ha spiazzato la quasi freddezza davanti al disastro che avveniva davanti ai lori occhi; il problema principale in quasi tutti i racconti era andare al lavoro. Ora, mi è capitato più volte di andare a lavorare con febbre e influenza, ma qua si va oltre. Gente che non riusciva quasi a stare in piedi, con sintomi strani e con davanti agli occhi persone stramazzate a terra con gli stessi problemi, che cercava un modo di raggiungere il proprio posto di lavoro piuttosto che andare a casa o in ospedale.
    Questa fissazione, questa dedizione, alla fine, mi sembra la stessa che ha portato gli attentatori, che dubitavano e avevano delle remore su ciò che stavano per fare, a continuare nelle loro azioni.
    Mi ha fatto piacere leggere nella postfazione della prima parte, che uno dei motivi per cui Murakami ha scritto questo libro è perché voleva capire meglio il suo paese; direi che ha colto perfettamente l’obiettivo.
    E, esattamente com’è successo a lui (e credo non sia un caso), le storie di Wada Eiji e Akashi Shizuko sono quelle che mi hanno più toccato e commosso.
    In questi due racconti la rabbia per ciò che è successo è più evidente, nelle altre testimonianze, il sentimento più ricorrente sembra essere la rassegnazione e la fatalità, quasi che esternare rabbia e odio sia una cosa da nascondere.
    La seconda parte è ancora più interessante, perché si occupa d’interviste fatte a ex adepti e non, del culto di Aum. Qui, la cosa che più mi ha colpito è che, anche quelli che se ne sono andati, magari anche con rabbia, non rinnegano la loro esperienza ma la ritengo un retaggio importante della loro vita.
    Inoltre è da evidenziare che qui non siamo in presenza di disadattati, di povera gente, senza istruzione che cerca una rivalsa verso la società; la maggior parte sono persone con elevato livello d’istruzione, ma che probabilmente vivono lo stesso disagio per motivi diversi. Chi non riesce a conformarsi alla società (sia per motivi spirituali, sia per quelli più banali) è visto con diffidenza. Sono degli esclusi per via delle rigide regole sociali e quindi ugualmente incapaci di poter esprimere il proprio valore, con il rischio di diventare una facile preda di chi vuole approfittarsene.
    Murakami riporta una citazione di Nakazawa Shinichi “quando un movimento religioso possiede del tutto i suoi seguaci, quel movimento non è più valido” e anch’io penso abbia ragione.

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  • 3

    Tre e mezzo

    Underground è sinonimo di metropolitana in molti luoghi del mondo, al tempo stesso, nell’immaginario murakamiano spesso, sotto terra, c’è un mondo altro. Un po’ per Murakami andare Underground, in que ...continue

    Underground è sinonimo di metropolitana in molti luoghi del mondo, al tempo stesso, nell’immaginario murakamiano spesso, sotto terra, c’è un mondo altro. Un po’ per Murakami andare Underground, in questo caso, ha rappresentato una ricerca per capire meglio il suo paese, il Giappone (dal quale però mi pare capire, vive lontano) in una circostanza tanto difficile come quella che si è verificata il 20 marzo del 1995, durante l’attacco alla metropolitana di Tokyo con il sarin, da parte della setta di Aum. Haruki cerca prima di ricostruire gli eventi intervistando alcuni superstiti dell’attentato, poi parlando con degli appartenenti alla setta. Si tratta se vogliamo di una specie di istant book che Murakami ha scritto nei due anni successivi all’evento e quindi ancora molto ravvicinato rispetto alla vicenda e, per questo, non c’è prospettiva all’oggi, anche se vorrei sapere cosa è successo a quelle persone a vent’anni dai fatti (specie per sapere se qualcuno si è ristabilito). Ma ovviamente in quel momento erano altri gli obiettivi di Murakami. In ogni caso, anche se subito nei mesi successivi all’attentato lo scrittore si è messo alla ricerca delle persone coinvolte, non gli è stato facile contattarle, nonostante oltre 6000 siano stati gli intossicati ( e 13 i morti), ha trovato molte difficoltà per raccogliere queste testimonianze, sia per questioni di privacy che per resistenze personali a testimoniare. La prima parte del romanzo è davvero molto bella, è stato interessante conoscere gli eventi dalle voci di chi lo ha direttamente vissuto (anche se a volte sono leggermente discordanti tra loro) per avere una visione complessiva della portata dell’evento. In un certo senso mi piacerebbe che la storia fosse fatta così, dalle voci di chi c’era, per dedurre cosa realmente è successo…anche se so che non è possibile... ma quello che traspare maggiormente dalle parole di queste persone è l’atteggiamento del giapponese, dedito al lavoro e legato alle proprie responsabilità anche davanti alla propria salute: i racconti che parlano degli addetti alla metropolitana e della loro abnegazione nell’affrontare l’evento è impressionante, ma non solo il loro. Personalmente, ricordo vagamente l’evento (non sapevo nulla di quello precendente di un mese a Matsumoto), e mi ha colpito che in Giappone non abbiano dato tanto risalto all’attentato (non so oggi come sia considerato) e soprattutto non sapevo nulla del sarin e dei suoi effetti (http://it.wikipedia.org/wiki/Sarin). Mi ha impressionato il fatto che diversi intervistati ritenessero “normale” che gli attentati in Europa fossero all’ordine del giorno, mentre considerino il Giappone a dei livelli di sicurezza maggiori dei nostri e che potessero considerare validi attentati per motivi “reali” (citano ad esempio l’IRA), ma non quelli creati da una setta. Già, la setta. La seconda parte del romanzo si occupa di parlare con loro per spiegare cosa sia la setta di Aum. Questa parte mi ha deluso, non c’è stato nulla che mi abbia sorpreso, che fossero soggiogati va da sé...Insomma, un testo interessante per capire il Giappone (o almeno il Giappone di venti anni fa) e per vedere Murakami sotto una nuova luce, più reale.

    said on 

  • 4

    La prima parte mi ha colpito molto più della seconda. Probabilmente perché le interviste della seconda sono ai seguaci della setta, ma non a quelli che hanno fatto l'attentato. In compenso dà una visi ...continue

    La prima parte mi ha colpito molto più della seconda. Probabilmente perché le interviste della seconda sono ai seguaci della setta, ma non a quelli che hanno fatto l'attentato. In compenso dà una visione su quelle che sono le motivazioni delle persone che entrano in una setta, alla ricerca di qualcosa di profondo e spirituale che non trovano nella società.

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  • 3

    Tre stelle e mezzo, perché ho trovato estremamente toccante la prima parte - con le interviste ai superstiti o ai familiari delle vittime dell'attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995 - ma non m ...continue

    Tre stelle e mezzo, perché ho trovato estremamente toccante la prima parte - con le interviste ai superstiti o ai familiari delle vittime dell'attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995 - ma non mi è piaciuta la seconda metà, dedicata agli esecutori della strage.

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  • 4

    Non avevo mai letto nulla di Murakami, ho trovato il libro scuriosando senza meta tra gli scaffali della mia libreria preferita.
    E' un interessante spaccato della cultura Giapponese, oltre che un reso ...continue

    Non avevo mai letto nulla di Murakami, ho trovato il libro scuriosando senza meta tra gli scaffali della mia libreria preferita.
    E' un interessante spaccato della cultura Giapponese, oltre che un resoconto della strage da un punto di vista davvero umano e inconsueto.
    Ora non mi resta che la curiosità di scoprire il Murakami romanziere. Ho l'impressione che mi piacerà.

    said on 

  • 5

    Muy interesante para conocer los testimonios de personas implicadas directa o indirectamente en el atentado del metro de Tokyo con gas sarín del 1995. No es una novela de ficción como sus otras histor ...continue

    Muy interesante para conocer los testimonios de personas implicadas directa o indirectamente en el atentado del metro de Tokyo con gas sarín del 1995. No es una novela de ficción como sus otras historias, sino las verdaderas historias de víctimas o familiares de víctimas y, hacia el final del libro, de adeptos y ex adeptos de la secta Aum, involucrada en el atentado. No sabía mucho del incidente, pues cuando pasó era pequeña y no seguía las noticias, pero el libro me ha hecho hacerme una idea de lo que pasó y cómo se desarrolló la secta. También permite conocer más la cultura japonesa, lo positivo y negativo.

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  • 3

    Mah?!

    Interessante per un pò di cultura giapponese... per il resto niente di che... più un "documentario" sull'attentato... c'entra poco e niente con murakami

    said on 

  • 4

    Indispansabile per gli appassionati di questo autore.
    Il libro, nell'edizione italiana racchiude il primo testo pubblicato,
    appunto "underground" e nella seconda parte una serie di interviste pubblica ...continue

    Indispansabile per gli appassionati di questo autore.
    Il libro, nell'edizione italiana racchiude il primo testo pubblicato,
    appunto "underground" e nella seconda parte una serie di interviste pubblicate un anno dopo.
    In underground si susseguono le testimenianze delle vittime dell'attentato. Come in un quadro dei macchiaioli
    la ripetizione e la ripetitività dell'evento narrato fa prendere forma a un'immagina diversa, più
    profonda e inquietante. La ricerca delle radici del perchè di un simile atto, è il filo conduttore, che
    ha come conseguenza intelligente, gli articoli con le interviste ai membri ed ex adepti della setta criminale nella seconda parte del libro.

    Murakami ha una capacità narrativa incredibile. Anche in un testo apparentemente noioso
    riesce a suscitare emozioni, sentimenti, dove l'attenatato è il pretesto per uno spaccato interessantissimo della
    società giapponese e uno studio personale di elementi che compariranno in seguito nei suoi personaggi e nei suoi luoghi.

    Un mio viaggio in Giappone, menre leggevo il libro, mi ha reso testimone della complessità della stazione di Shinjuku,
    credo che questo aumenti in modo importante la percezione del narrato. La stazione è immensa e brulicante.
    Ancora oggi la stazione più trafficata al mondo con 3 milioni e mezzo di passeggeri al giorno,
    numeri che fanno impressione.

    said on 

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