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天使游戏

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Publisher: 南海出版公司

3.7
(12442)

Language:简体中文 | Number of Pages: 467 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , English , Italian , Polish , Catalan , Portuguese , Swedish , Dutch , Chi traditional , Finnish , French , Slovenian , German , Czech , Russian

Isbn-10: 7544246485 | Isbn-13: 9787544246484 | Publish date:  | Edition 1

Translator: 魏然

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
整个世间都背弃你、蔑视你,唯有魔鬼对你展露笑颜,你选择言听计从,还是誓死与之周旋到底?
  古老阴暗的巴塞罗那,雨无休无止。
  穷困潦倒的落魄作家马丁,在廉价的冒险小说中无谓地燃烧生命。一日,他应神秘出版商柯莱利之邀造访“梦幻城”,竟见到了自己笔下的主角!
  为了钟情的女子,马丁矢志创作一部真正属于自己的小说,同时也为恩人维达尔代写书稿,但苦心写出的作品恶评如潮,恩人“新作”却大红大紫。不久,他钟情之人竟嫁予维达尔,他也疾病缠身时日无多……
  此时,柯莱利再度现身承诺:若能创作一个令人心醉神移的伟大故事,便可助他完成所有梦想。一封封有天使印记的信笺,一次次与神秘访客的会晤,马丁身不由己地陷入一场难以自拔的谜局,在迷离恍惚之中越陷越深……
  当你惊觉灵魂已被捕猎,可还有勇气继续未完的章节?
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  • 1

    tantissimo fumo seguito da una spaventosa mancanza di arrosto

    L'autore costruisce un giallo, a tratti quasi un noir, dotato di un intreccio incredibile senza essere in grado di finirlo...si rimane solo interdetti e delusi.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Sono passati circa tredici anni da quando lessi L'ombra del Vento, di cui non ricordo pressoché nulla, se non che mi piacque moltissimo. Zafon scrive divinamente, sa come catturare l'attenzione del lettore, senza annoiare e senza farti contare le pagine che mancano a finire.
    La Barcellona r ...continue

    Sono passati circa tredici anni da quando lessi L'ombra del Vento, di cui non ricordo pressoché nulla, se non che mi piacque moltissimo. Zafon scrive divinamente, sa come catturare l'attenzione del lettore, senza annoiare e senza farti contare le pagine che mancano a finire.
    La Barcellona raccontata da Zafon non ha niente a che vedere con il caldo, il sole e la solarità degli spagnoli. Ha un che di malinconico e tetro, fatto di cimiteri, vicoli bui e bettole sporche. Anche i personaggi sono più delle ombre che delle luci, tranne che alcuni veri "angeli" (Isabella e Sampere). Lo stesso protagonista è oscuro e con più ombre che luci a delinearne il profilo. David Martin è un vero stronzo che si merita tutte le disgrazie che gli capitano, ma non ho potuto non amarlo, proprio per il suo lato di tenebre.

    L'aspetto più affascinante del libro è l'ambiguità della narrazione: fin dall'inizio ci domandiamo se quello che David racconta e vede stia accadendo davvero e perché. Zafon non ci spiega nulla, e sa da un lato è un po' frustrante dall'altro apre infinite discussioni sul vero significato del romanzo e dei personaggi che si muovono intorno al protagonista. Ci sono elementi soprannaturali, un tocco di Edgar Allan Poe e dei noir, psicologia e tanto mistero. Tanta confusione che mi fa dire: ma Zafon è un genio oppure ci ha trollati tutti scrivendo un romanzo senza senso? Anche lui si è venduto all'editore come Martin?

    Non credo che ci sia qualcosa di soprannaturale, niente angeli, demoni e patti col diavolo. C'è un uomo ambizioso e vanitoso che inizia a scrivere romanzi gotici e sul soprannaturale alla mercé di due editori imbroglioni: primo patto col diavolo, se vogliamo, perché Martin si "prostituisce" come artista per il denaro e la gloria della fama. I suoi libri cominciano a diventare realtà: la Cloè con cui perde la verginità, poliziotti corrotti, delitti e un po' di soprannaturale. Martin va fuori di testa quando è costretto a scrivere 200 pagine al mese, tant'è che si dimentica di mangiare, dormire e venire decentemente. Si convince di avere un tumore al cervello (non credo che fosse davvero malato) e si crea l'alter ego di Andrea Corelli che gli commissiona l'invenzione di una nuova religione.
    Corelli potrebbe rappresentare Lucifero (veste sempre di nero, ha come spilla un angelo, incontra David nei posti più macabri e sembra sempre apparire al momento giusto). Corelli dovrebbe essere morto da un pezzo, quindi credo che David immagini tutto dopo aver trovato il libro Lux Eterna scritto da D.M.
    Penso anche che la escalation di morti siano stati causati dallo stesso David, trasformato in Mr Hyde. Naturalmente era lui a narrare in prima persona, quindi non lo saprò mai.
    La pazzia si acuisce quando Cristina sposa Pedro Vidal, ma c'è qualcosa che non va nella cronologia degli eventi. Il loro matrimonio dura appena 2 mesi, mentre io pensavo che si trattasse di anni.

    La scena più ambigua è quella nella casa di Corelli, in cui tutti gli abitanti della casa sono manichini. Potrebbe essere l'esternazione del sentimento di David, diventato una marionetta nelle mani dell'editoria? D'altronde lui ha tradito la sua identità letteraria fin dall'inizio: ha pubblicato libri spazzatura per il denaro; ha riscritto il libro di Vidal; l'unico libro da lui scritto con il cuore è stato stroncato dalla critica e gettato nella spazzatura dalla madre; infine il manoscritto sulla religione è l'apoteosi della falsità e dell'inganno.

    Altra scena ambigua è il finale, in cui David è maledetto da Corelli a vivere in una eterna giovinezza al fianco di una bambina Cristina che crescerà e invecchierà e morirà davanti ai suoi occhi. Viaggio onirico della sua pazzia, reale patto col diavolo, la pena da espiare all'inferno?

    Per quanto ci sia una guazzabuglio di personaggi, idee, misteri irrisolti, storie e non-storie, ho amato Il Gioco dell'Angelo di quell'amore strano e naturale che solo i libri che ti conquistano possono regalarti.

    said on 

  • 4

    Técnicamente genial, pero...

    El autor domina las técnicas necesarias para crear una obra comercial.
    La historia no es de mi gusto porque llega a ser repulsiva en las descripciones de los ambientes.
    Es una obra oscura y deprimente, tal y como deseaba el autor.
    Tan solo, no es lo que más me gusta leer; aunque ...continue

    El autor domina las técnicas necesarias para crear una obra comercial.
    La historia no es de mi gusto porque llega a ser repulsiva en las descripciones de los ambientes.
    Es una obra oscura y deprimente, tal y como deseaba el autor.
    Tan solo, no es lo que más me gusta leer; aunque estoy seguro de que a los lectores a los que les guste este tipo de lectura les encantará.

    said on 

  • 2

    Scrivere bene non basta a fare un bel romanzo

    È il primo romanzo di Zafòn che ho letto, e probabilmente sarà anche l'ultimo. Non ho cominciato da "L'ombra del vento" perché non mi avvicino mai a un autore leggendone quello che tutti definiscono il suo capolavoro. E "Il gioco dell'angelo" per me è una vera delusione.


    Partiamo dagli asp ...continue

    È il primo romanzo di Zafòn che ho letto, e probabilmente sarà anche l'ultimo. Non ho cominciato da "L'ombra del vento" perché non mi avvicino mai a un autore leggendone quello che tutti definiscono il suo capolavoro. E "Il gioco dell'angelo" per me è una vera delusione.

    Partiamo dagli aspetti positivi: trovo che Zafòn scriva davvero bene. Mi piace molto il modo in cui costruisce le frasi, l'uso degli aggettivi e degli avverbi, mi sono piaciuti i dialoghi spesso intrisi di sottile sarcasmo. Purtroppo per l'autore, però, un libro non si regge sulla forma, e qui di sostanza ce n'è davvero poca. La trama è inconsistente e ho trovato stucchevoli e ingenui parecchi passaggi del romanzo. A cominciare dal cimitero dei libri dimenticati, che se non ho capito male si ritrova anche in "L'ombra del vento": a mio avviso è uno dei luoghi più strampalati e demenziali costruiti per essere un artificio narrativo. Così come il mistero dell'ineffabile identità del principale Corelli, la cui soluzione si rivela di una tale banalità e pochezza che l'avevo capita a pagina 200 di 600 e fischia. C'è così tanta confusione e debolezza nella trama e negli artifici narrativi che a un certo punto del romanzo sembra che l'autore abbia preso spunto da "Fight Club" o da "Paura e delirio a Las Vegas"; in altri passaggi mi sono ritrovata a pensare di stare leggendo un novello Dan Brown un po' più ironico e meno pomposo ed autoreferenziale. Verso la fine la struttura per forza di cose collassa sulla sua stessa debolezza: non si capisce perché il protagonista faccia le cose insensate che fa, gli eventi si susseguono confusamente, e naturalmente il finale è una caramellona mou stucchevole e appiccicosa.

    Mi rincresce davvero molto che a una -a mio avviso- grande abilità stilistica non corrisponda una altrettanto grande abilità nella costruzione di una trama che funzioni e che sia priva di buchi. Questo, purtroppo, mi fa classificare Zafòn come autore da spiaggia.

    said on 

  • 3

    Mah!!! La storia ha un inizio avvincente, un bellissimo intreccio, ma come già con "L'ombra del Vento", il finale non mi ha convinto nemmeno un po'. Confuso, raffazzonato, talmente surreale da risultare grottesco.
    Quando leggo i libri di Zafon ho sempre la sensazione che, a un certo punto, ...continue

    Mah!!! La storia ha un inizio avvincente, un bellissimo intreccio, ma come già con "L'ombra del Vento", il finale non mi ha convinto nemmeno un po'. Confuso, raffazzonato, talmente surreale da risultare grottesco.
    Quando leggo i libri di Zafon ho sempre la sensazione che, a un certo punto, non sia più capace di districarsi nella trama che ha creato.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Amara delusione

    Effettivamente è passato tempo da quando avevo letto L'ombra del vento, ma mi aveva lasciato una bellissima impressione il modo di scrivere di Zafon, così scorrevole e con la sua "inebriante" cura nelle descrizioni dei luoghi, dei dettagli, senza mai diventare noioso, soprattutto agli occhi di un ...continue

    Effettivamente è passato tempo da quando avevo letto L'ombra del vento, ma mi aveva lasciato una bellissima impressione il modo di scrivere di Zafon, così scorrevole e con la sua "inebriante" cura nelle descrizioni dei luoghi, dei dettagli, senza mai diventare noioso, soprattutto agli occhi di una lettrice impaziente e "pragmatica" come me.
    Inizialmente ho sorvolato sul fatto che "Il gioco dell'angelo" prendesse fin troppo spunto da dinamiche già abilmente sviluppate nel primo libro, come la solita figura misteriosa e cupa che "tormenta" il protagonista.
    Vabbè, ci sta, mi son detta.
    Del resto, ero piuttosto presa dallo sgomitolarsi della trama, il tanto tale da farmi andare in overdose di circa trecento e passa pagine in una sola mezza mattinata di fine estate. Ma arrivata a meno 40, 30, 20 pagine dalla fine del libro, il mistero non si stava risolvendo, le spiegazioni che avrebbero dovuto sciogliere i mille nodi della matassa non sono mai arrivate. Non solo, ma il finale mezzo onirico, mezzo campato in aria mi ha lasciato interdetta, anzi.. tradita.
    Posso arrivare a comprendere l'intenzione di Zafon - che per me rimane intellettualmente disonesta - di lasciare spazio all'interpretazione del lettore,di lasciare che si faccia un'idea soggettivissima sui significati e sugli indizi lasciati "pollicinescamente"qua e là tra una pagina e l'altra, ma questo proposito funziona soltanto quando tale operazione è ben studiata. E in questo caso non lo è, almeno secondo il mio parere.
    Gran peccato. Lo valuto con tre stelle in considerazione anche dei tre quarti di libro che valeva la pena leggere. Non si può richiedere un finale alternativo?

    said on 

  • 4

    Recensione di ‘Il gioco dell’angelo’ di Carlos Ruiz Zafòn

    Citazione
    “Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia… Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.”

    TRAMA

    Nella tumultuosa Barcello ...continue

    Citazione
    “Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia… Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo.”

    TRAMA

    Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno, inconfessabile quanto universale: diventare uno scrittore. Quando la sorte inaspettatamente gli offre l'occasione di pubblicare un suo racconto, il successo comincia infine ad arridergli. È proprio da quel momento tuttavia che la sua vita inizierà a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona ora familiare, più spesso sconosciuta e inquietante, dai cui angoli fanno capolino luoghi e personaggi che i lettori de "L'ombra del vento" hanno già imparato ad amare. Quando David si deciderà infine ad accettare la proposta di un misterioso editore - scrivere un'opera immane e rivoluzionaria, destinata a cambiare le sorti dell'umanità -, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria.

    RECENSIONE

    Adoro questo autore,anzi voglio espormi, dicendo che è uno tra i miei preferiti.
    Questo libro è una specie di seguito de ‘L’ombra del vento’, primo grande successo di Zafòn.
    Diciamo, però che le tracce di un seguito sono ripercorribili solo a grandi linee, perché ritroviamo solo alcuni luoghi comuni come Il Cimitero dei Libri Dimenticati, un rifugio segreto ideato in modo davvero sorprendente e che io ho amato molto fin dal primo libro.
    Qui troviamo come protagonista, David Martìn, un personaggio sofferto e quasi ‘maledetto’ che inizia la sua disperata storia ripercorrendo le linee di un’infanzia squallida; viene abbandonato dalla madre quando è solo un bambino, mentre il rapporto difficoltoso con il padre sfocia in una fine cruenta, dove è costretto a vedere il genitore morire davanti ai suoi occhi attraversi ripetuti colpi di pistola.
    Ma questo sarà solo l’inizio, perché la vita di questo ragazzo sfortunato, troverà soltanto un’apparente protezione sotto il caro amico Vidal, l’uomo più ricco e prestigioso di Barcellona.
    David inizia il suo percorso da semplice fattorino al suo fianco, ma la sua strada è destinata a voler raggiungere l’ambito desiderio di diventare uno scrittore.
    Tutto ha inizio presso la redazione de ‘La Voz de La Industria’, dove darà vita a racconti mistici e terrificanti, una via di mezzo tra thriller e horror, ma poi una parte di notorietà arriverà quando la sua mente riuscirà a creare ‘La città dei maledetti’, quasi uno specchio narrativo per dare voce al luogo in cui vive. Una Barcellona come sempre surreale, gotica e misteriosa.
    La storia infatti viene suddivisa in ampi capitoli che prendono il nome dell’opera che racchiude il periodo significato di vita del protagonista.
    David nel suo cammino avrà l’incontro con un editore davvero singolare e in parte davvero suggestivo, una sorta di figura sinistra e diabolica, il quale lo convincerà sotto una lauta somma di denaro a ideare un romanzo trattante una religione oscura e ambigua, prevalente su tutte le altre.
    Ed è qui che Zafòn ci vuol far comprendere quanto uno scrittore possa essere capace di ‘armarsi’ della sua fantasia per far credere alla gente come una bugia può essere falsificata in verità.
    L’autore ha voluto mostrarci in questo suo libro quanto la professione di scrittore nella Spagna degli anni Venti-Trenta possa essere davvero complicata, quasi una sorta di stato di disperazione fisica e psicologica.
    Nel momento in cui questo misterioso editore Andreas Corelli ( nome italo - ispanico) entrerà nella vita del povero Martin, riuscirà a renderla dannatamente difficile.
    Sembra che l’opera voglia farci leggere il mondo del protagonista come un viaggio tra incubo e sogno, rendendo anche la storia d’amore tra David e la sua adorata Cristina quasi una maledizione mandata dal cielo.
    Corelli, riesce come solo un vero capolavoro narrativo sa fare, a dirigere i fili dell’esistenza di David, riducendolo quasi a un fantasma.
    La narrazione ci mostrerà le tante fragilità del protagonista, soprattutto quando incontrerà tanti altri personaggi secondari altrettanto importanti ed essenziali per il romanzo; in seguito le vicende di Martìn e i suoi sentimenti contrastanti per le persone a cui è più legato, come anche Sempere, unico e sincero amico che lo ha aiutato fin da piccolo, lo trascineranno in una sorta di crisi d’identità, dove il suo antagonista, Corelli, lo trascinerà quasi fino all’Inferno per fargli fare i conti con se stesso e la sua viscerale passione di scrittore.
    Ho amato tutti i libri di Zafòn, quindi anche questo resta uno dei miei preferiti, ma la mia valutazione a differenza degli altri non è di cinque stelle, ma di quattro stelle e mezzo, perché alla fine il significato della storia in se stesso resta ambiguo fino in fondo e ho trovato un po’ di ambivalenze con due opere famose e classiche come ‘Il Dottor Faust’ di Goethe e ‘Il ritratto di Dorian Gray’ di Wilde.
    Il primo perché il personaggio di Corelli appare proprio come il diavolo in persona con cui David fa un contratto per riuscire a diventare uno scrittore celebre e per guarire da una malattia, la quale non si sa se sia un’invenzione del protagonista o sia davvero reale, mentre mi ricorda Dorian Gray, perché alla fine Martìn sembra non invecchiare mai e appare come una maledizione dover continuare a vivere in eterno vedendo soffrire e scomparire le persone a lui più care.
    Insomma una storia bellissima, indimenticabile e struggente, ma altrettanto ambigua che ci spinge a domandarci se ciò che ha vissuto il protagonista sia accaduto davvero o sia soltanto frutto di un sogno con cui l’autore ci ha stregato.

    Francesca Ghiribelli.

    said on 

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