如果在冬夜,一个旅人

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Publisher: 译林出版社

4.2
(10747)

Language: 简体中文 | Number of Pages: 300 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Portuguese , French , German , Italian , Spanish , Finnish , Dutch , Turkish , Japanese , Catalan , Croatian , Greek , Polish , Romanian

Isbn-10: 7544701980 | Isbn-13: 9787544701983 | Publish date: 

Translator: 萧天佑

Also available as: Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 5

    Incontri...

    Oggi l'ho incrociato per tre volte, e per cinque ho incrociato Calvino, quindi lo prendo per un segno del destino e lo metto in lettura... :)

    said on 

  • 3

    Se una notte d'inverno un viaggiatore è senza dubbio un capolavoro poichè penna e trama sono di una maestria e originalità mai viste.
    Protagonista il Lettore che non riesce a finire di leggere il suo ...continue

    Se una notte d'inverno un viaggiatore è senza dubbio un capolavoro poichè penna e trama sono di una maestria e originalità mai viste.
    Protagonista il Lettore che non riesce a finire di leggere il suo romanzo e che di volta in volta si ritova a leggere uno diverso alla ricerca del precedente.
    Davvero straordinario e accattivante.
    Inizialmente presenta difficoltà ma poi è una meraviglia.
    Notevoli alcune riflessioni filosofiche e apprezzabile la dichiarazione d'amore per delitto e castigo che personalmente amo.

    said on 

  • 2

    All'inizio la lettura è estremamente difficile: con questi continuii cambi di personaggi, ambientazioni e storie, se ne esce disorientati. Ci vuole un po' per entrare nel senso della narrazione, ma co ...continue

    All'inizio la lettura è estremamente difficile: con questi continuii cambi di personaggi, ambientazioni e storie, se ne esce disorientati. Ci vuole un po' per entrare nel senso della narrazione, ma continuano a sfuggire il nesso, il motivo. Pian piano però si delinea l'immagine che l'autore voleva si creasse, portanto una rappresentazione precisa, seppur multisfaccettata e con un che di filosofico.
    A parer mio son tutte sembrate storie sconnesse, senza un legame preciso (per quanto forniscano riflessioni intriganti), e senza due "precisazioni" (una a circa metà libro ed una alla fine), sembra di ballare in balia delle onde, e hanno reso la lettura pesantissima.

    Se vi piacciono romanzi riflessivi, filosofici, al cui messaggio si può giungere solo dopo un'accurata riflessione, questo libro fa per voi, ma munitevi di pazienza.

    said on 

  • 2

    Bella l'idea

    Bella l'idea della storia, un lettore in un libro. È il primo romanzo di Calvino che leggo e si capisce tutta la bravura di questo scrittore che in certi punti del libro è capace di rapirti e in certe ...continue

    Bella l'idea della storia, un lettore in un libro. È il primo romanzo di Calvino che leggo e si capisce tutta la bravura di questo scrittore che in certi punti del libro è capace di rapirti e in certe frasi rivelare quelle verità che ti sembra di aver sempre saputo ma che non eri mai riuscita a esprimere. Escludendo questi... Una noia assoluta per me! Ci sono un sacco di parole superflue, descrizioni che potrebbero essere evitate, riflessioni che mi sembrano inconcludenti e che non hanno stimolato la curiosità è la voglia di andare avanti nella lettura. Anche i continui cambi di storia dell'inizio senza una spiegazione di quello che stava succedendo per me sono stati snervanti. Ho cercato di finirlo obbligandomi a leggere fino alla fine, ma a tre quarti di libro ho abbandonato!

    said on 

  • 0

    Attento Icaro, ti verrà un'abbronzatura da farmi schiattare d'invidia, ma schianterai anche al suolo se non la smetti di impennarti verso il sole

    Forse è Wittgenstein che, dal comodino, mi fa maneggiare tra le dita questa recensione. Ma no, sono proprio io che la penso così.

    Su ciò che non si può leggere, non si deve scrivere

    Poi, Calvino, tu s ...continue

    Forse è Wittgenstein che, dal comodino, mi fa maneggiare tra le dita questa recensione. Ma no, sono proprio io che la penso così.

    Su ciò che non si può leggere, non si deve scrivere

    Poi, Calvino, tu sei bravo, e non ti si può stroncare. Sai come tenere per le palle il pubblico, conosci l'armamentario completo di trucchi di chi è aldilà della barricata, dietro il filo spinato dove sta chi il libro lo congegna e lo mette insieme.
    Ma il tema della lettura, sceglierlo per un romanzo, scritto, perciò da leggere, è qualcosa di troppo intimo. Se fossi analfabeta e qualcuno mi raccontasse la storia di Se una notte d'inverno un viaggiatore, allora sì, terminata la narrazione mi precipiterei a chiedere asilo politico nella scuola elementare più vicina ai miei paraggi. Ma così no.
    E' come quando ascolti una canzone bellissima alla radio, e poi chiami la tua ragazza, o il tuo migliore amico, o il tuo vicino di casa, ti precipiti a cercarla su Youtube, e poi gliela fai sentire perché una canzone così bomba, così piena di magia... lo senti, quel vuoto che cresce dentro quando entrano gli archi e il batterista sfiora la pelle del rullante? Eh? Ragazza/migliore amico/vicino di casa, lo senti? Riesci a sentire la magia?
    Ma come si può scrivere della magia?
    WITTGENSTEIN: Si tace.

    Ed è per questo che buttare giù queste righe mi ha fatto passare cinque minuti in maniera spensierata, ma stringi stringi è stata solo una perdita di tempo, per me e per chi legge.

    said on 

  • 3

    L'essenza del romanzo la descrive perfettamente Giovani Raboni nella postfazione del libro: "L'idea di fondo, la "trovata", semplicissima e straordinaria di Se una notte d'inverno un viaggiatore è la ...continue

    L'essenza del romanzo la descrive perfettamente Giovani Raboni nella postfazione del libro: "L'idea di fondo, la "trovata", semplicissima e straordinaria di Se una notte d'inverno un viaggiatore è la seguente: mettere al centro del libro (di ciò di cui il libro racconta o riferisce) un personaggio che di solito ne sta di fuori, che di solito viene dopo il libro, cioè il lettore."
    Un romanzo insolito, che in certi punti si fa leggere con foga, in altri, a mio parere, procede troppo lento. Non tolgo che alcune delle "introduzioni" (per dirla alla Calvino maniera) mi sarebbe piaciuto leggerle per intero e quindi concludere i romanzi come voleva il "viaggiatore", di certo credo che non sia il romanzo più adatto per chi si approccia per la prima volta (come la sottoscritta) all'autore, ma tutto sommato una volta presa la mano e dopo aver capito la struttura, il libro si lascia leggere. In certo senso mi sono un po' rivista io, lettrice, mi sono sentita descritta in certi punti del romanzo e questo mi ha entusiasmata molto invogliandomi ad andare avanti alla scoperta della storia e dell'autore Calvino.

    said on 

  • 5

    Fin tanto che qualcuno potrà dire "Io leggo dunque esso scrive"...

    ..l'universo esprimerà se stesso.

    Questo è un romanzo favoloso.
    Al suo interno confluisce un caleidoscopio di mondi: è speciale nell'architettura e nella costruzione, ma riesce a liberarsi - a mio avv ...continue

    ..l'universo esprimerà se stesso.

    Questo è un romanzo favoloso.
    Al suo interno confluisce un caleidoscopio di mondi: è speciale nell'architettura e nella costruzione, ma riesce a liberarsi - a mio avviso - dalla fredda etichetta di "esercizio di stile".
    E' affascinante, a tratti surreale, intriso di amore. Per la lettura, certo, ma anche per la vita e per le sue mille sfaccettature.
    Non riesco a dire di più, se non: leggetelo.
    Quel che scrivo io, comunque, conta poco.
    Benedico che esso abbia scritto.

    "(..) le cose che il romanzo non dice sono necessariamente più di quelle che dice, e solo un particolare riverbero di ciò che è scritto può dare l'illusione di stare leggendo anche il non scritto."

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    il fascino dell'alba

    Cosa preferire l’alba o il tramonto? Per parte mia non ho dubbi: ho sempre preferito l’alba. Lucida, algida e carica di promesse. Altro affare rispetto a quella cosa carica di “the end”, calda ed appi ...continue

    Cosa preferire l’alba o il tramonto? Per parte mia non ho dubbi: ho sempre preferito l’alba. Lucida, algida e carica di promesse. Altro affare rispetto a quella cosa carica di “the end”, calda ed appiccicaticcia che è il tramonto…” Se una notte d’inverno…” parla di questo. Racconta, in modo originalissimo, l’ineffabile fascino dell’ “inizio”. L’incipit. Quando ancora tutto è da definirsi, quando la storia, qualsiasi storia, non s’è ancora dipanata, eppure lì, nell’incipit, sono nascoste e collassate, come in un misterioso contenitore, chissà come tutte le possibilità.. l’incipit, con il suo carico imperscrutabile di “tutto quel che può succedere”. Come un mattino appunto, come un’alba, fresca, nuova di zecca.

    Si, sono belli gli inizi, ma finiti nel tempo. Qui la sottile e amara riflessione che si legge in filigrana ad ogni riga, e nella struttura dei capitoli del romanzo stesso. Quasi che l’accadere, il prender corpo, il declinarsi in storia di quell’incipit diluisse, svilisse con la sua concretezza e le sue miserie il carico di bellezza che c’era all’inizio. Come se il succo fosse tutto lì, nell’inizio appunto, ed il succedere delle cose in qualche modo lo stemperasse fino a renderlo a volte insipido a volte amaro.

    Cosa allora di meglio di un libro fatto tutto di inizi? Sarebbero belli dei libri scritti così, o meglio, -perché questo è il punto davvero!- in grado di “mantenere intatta nel tempo, per sempre, la bellezza di un inizio”.. Sarebbe bella la nostra vita così, sembra suggerire Calvino, sempre fresca e nuova.

    Credo sia l’unico libro in cui, a distanza di tempo, quel che si ricorda davvero è la sua struttura, fatta così, di tanti incipit. Sul modo con cui è scritto, pieno pieno di riflessioni e considerazioni dense e sommamente evocative e profonde, sullo stile, levigato e perfetto, sulle trovate delle storie, sulla padronanza da artigiano sommo con cui i diversi stili letterari vengono maneggiati non mi soffermo. Bisogna leggerlo.. siamo ai livelli massimi cui la scrittura può arrivare. Qualcuno ha scritto che lo stile di questo romanzo è “galileiano”. Trovo molto azzeccata questa definizione. Il testo scorre così, in un moto perfetto come una biglia su un piano inclinato in condizioni ideali.

    Però. C’è sempre un però. Come forse potranno osservare i lettori un po’ più avanti negli anni o semplicemente con un vissuto che sia, in termini di volumi, in qualche modo significativo e non trascurabile. Quando gli inizi diventano troppi, o meglio, quando tutto (il romanzo, la vita, le nostre cose..) si articola in una sequenza di inizi senza fine, allora gli inizi stessi diventano “storia” e sono loro stessi a diluire in un retrogusto amaro, con un insospettabile fuoco amico, il loro stesso fascino. Senza contare che la vita logora sempre un po', e tanti inizi possono essere letti e vissuti addirittura guccinianamente, “chi glielo dice a chi è giovane adesso, di quante volte si possa sbagliare, fino al disgusto di ricominciare?” e lasciano comunque la sete, il desiderio della storia e del suo compimento.

    Ci dovrà pur essere un filo rosso che dia un senso a tutto, dovrà pur esserci da qualche parte un punto di accumulazione, un posto, una persona, una storia, quel che il cuore di ciascuno di noi desidera insomma, in cui si raccordino quei cerchi impazziti e fragili delle nostre esistenze. Calvino coglie il punto e scrive: ”Quale storia liggiù attende la fine? “ Ci dovrà pur essere un punto così, sembra dire Calvino anche con i titoli di ogni capitolo, che a leggerli tutti insieme sembrano costruire, nel tempo, qualcosa di senso compiuto.

    E quando ci sembra di aver capito tutto, arriva il colpo da maestro: il punto di accumulazione è a sua volta “un inizio”, ma di qualità diversa, di rango superiore, il “vero” inizio. Il romanzo si chiude così. Il lettore e la lettrice, ormai sposi, che sono accanto nello stesso letto, ognuno legge il suo libro poco prima di addormentarsi. Si danno la buonanotte e spengono l’abat jour. Come sarà la storia di quest’uomo e di questa donna? Non lo sappiamo, il racconto si ferma qui. E’ così che termina il libro, con un ultimo inizio, lasciandoci il sospetto che il bello cominci ora, che questo inizio sia un "altro tipo" di inizio.

    Come se il problema delle nostre vite in fondo fosse tutto qui: nella nostra capacità di saper riconoscere l’accadere del “nostro ‘vero’ inizio”, quale che esso sia, se e quando –ahimè, nessuna certezza è data a noi mortali, - il “vero” inizio ci si propone.

    said on 

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