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惶然錄

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Publisher: 時報文化出版企業股份有限公司

4.4
(3290)

Language:繁體中文 | Number of Pages: 216 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Spanish , Chi simplified , Portuguese , Italian , German , French , Catalan , Dutch , Hungarian

Isbn-10: 957133362X | Isbn-13: 9789571333625 | Publish date:  | Edition 第1版

Translator: 韓少功

Category: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
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  • 0

    selfie dell'anima

    " l'uomo non deve potersi guardare in faccia. È la cosa più terribile.
    La natura gli ha fatto dono di non poterla vedere, così come di non poter fissare i propri occhi.
    Soltanto nell'acqua dei fiumi e ...continue

    " l'uomo non deve potersi guardare in faccia. È la cosa più terribile.
    La natura gli ha fatto dono di non poterla vedere, così come di non poter fissare i propri occhi.
    Soltanto nell'acqua dei fiumi e dei laghi poteva scrutare il suo volto.
    E la postura che doveva assumere era peraltro simbolica.
    Doveva piegarsi, abbassarsi, per commettere l'ignomia di vedersi. Chi ha inventato lo specchio ha avvelenato l'anima dell'uomo"

    said on 

  • 5

    Recensione su http://bookshelf54.blogspot.it/2015/06/fernando-pessoa-il-libro.html

    "Sono davvero pochi i libri in cui mi sono riconosciuta così tanto. In cui ho appuntato diversi passaggi, passaggi ch ...continue

    Recensione su http://bookshelf54.blogspot.it/2015/06/fernando-pessoa-il-libro.html

    "Sono davvero pochi i libri in cui mi sono riconosciuta così tanto. In cui ho appuntato diversi passaggi, passaggi che sembravano parlassero esattamente della mia vita. A volte addirittura, la spiegavano meglio di quanto avrei potuto spiegarla io."

    said on 

  • 4

    Angoscia

    Per la prima volta ho dovuto leggere un libro a pezzi, tanta era l'angoscia da esso procuratami da non poterla digerire tutta in una volta.
    Una vera e propria inquietudine data non solo dalle parole d ...continue

    Per la prima volta ho dovuto leggere un libro a pezzi, tanta era l'angoscia da esso procuratami da non poterla digerire tutta in una volta.
    Una vera e propria inquietudine data non solo dalle parole del protagonista ma soprattutto dal fatto che mi pareva di averle scritte io (ed in effetti mi ricordano alcune cose, alcuni frammenti che nel passato e tutt'oggi butto giù su fogli sparsi e spesso dimenticati).

    said on 

  • 4

    In libreria lo collocherei negli scaffali della Poesia; sebbene sia definibile come romanzo, in fin dei conti non è altro che un finto diario che Pessoa fa scrivere a Bernando Soares, uno dei suoi ete ...continue

    In libreria lo collocherei negli scaffali della Poesia; sebbene sia definibile come romanzo, in fin dei conti non è altro che un finto diario che Pessoa fa scrivere a Bernando Soares, uno dei suoi eteronimi (sarebbe meglio dire semieteronimi, infatti come scrive Pessoa, in una lettera : «perché pur non essendo la sua personalità la mia, dalla mia non è diversa, ma ne è una semplice mutilazione: sono io senza il raziocinio e l'affettività»).

    In quest'opera, come dice bene Tabucchi nella prefazione, l'autore non è tanto un romanziere, quanto un poeta che usa il romanzesco; non fornendo, quindi, una narrazione dei fatti, semplicemente i "fatti" non ci sono, l'autobiografia immaginaria di Soares è una serie di frammenti in cui lui stesso riflette su se stesso e su tutto ciò che lo circonda.

    Il libro resta un work in progress di Pessoa a cui lavorerà per vent'anni; non riuscirà a terminare il libro, che è stato formato attraverso il ritrovamento di varie carte (io ho letto l'edizione Feltrinelli curata da Tabucchi e Maria José de Lancastre, ho visto che esistono altre edizioni - come quella Newton Compton - in cui sono stati aggiunti altri testi).

    Ho trovato varie difficoltà nel leggerlo proprio per la sua natura frammentaria e anti-narrativa, ma ho proseguito nella lettura grazie ad autentiche gemme che ritrovavo nel testo di continuo: «Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita e, quale bava del grande Ragno, ci unisce in modo sottile a ciò che è prossimo, imprigionandoci in un letto lieve di morte lenta dove dondoliamo al vento. Tutto è noi e noi siamo tutto; ma a che serve questo, se tutto è niente?»

    Soares, che lavora in un ufficio in Rua dos Douradores, è afflitto dalla malattia del tedio, che lui considera come «sentire che non vale la pena di fare alcunché» e scrive tormentandosi e tempestandosi di inquiete domande. Non si deve, però, pensare che il testo sia una sequenza impazzita di seriosità depresse; è colmo di un certo tipo di macabra e amara ironia.

    Come è altresì pieno di impietose analisi di sè: «Ho sempre rifiutato di essere compreso. Essere compreso significa prostituirsi. Preferisco essere preso seriamente per quello che non sono, ignorato umanamente, con decenza e naturalezza»; «Perchè scrivo, se non scrivo meglio? Ma cosa ne sarebbe di me se non scrivessi ciò che riesco a scrivere per quanto nello scrivere io sia inferiore a me stesso? [...] Per me scrivere è disprezzarmi; ma non posso smettere di scrivere. Scrivere è come la droga che odio e che prendo, il vizio che disprezzo e in cui vivo. [...] Sì, scrivere significa perdermi, ma tutti si perdono, perché tutto è perdita».

    Folgoranti i passi in cui Soares analizza il rapporto fra la sua identità e la presenza degli altri: «Una delle mie preoccupazioni costanti è capire com'è che esista altra gente, com'è che esistano anime che non sono la mia anima, coscienze estranee alla mia coscienza; la quale, proprio perché è coscienza, mi sembra essere l'unica possibile. [...] Gli altri non sono per noi altro che paesaggio e, quasi sempre, il paesaggio invisibile di una strada nota.»

    La solitudine riempie la vita di Soares, ma anche un indefinito disprezzo dell'altro: «D'altronde, detesto essere obbligato a un contatto con gli altri. Un semplice invito a cena con un amico mi causa un'angustia difficile da definire. L'idea di un qualsiasi obbligo sociale [...], soltanto l'dea mi sconvolge i pensieri per l'intera giornata, e a volte mi preoccupo fin dalla vigilia, dormo male; e poi il fatto in sé quando si verifica, è un fatto assolutamente insignificante, non giustifica tanti problemi; ma la cosa si ripete e io non imparo mai a imparare.»

    I travagli di Soares, le sue debolezze, le sue paure, il suo "non aver niente da dire", lo dipingono per quello che è: un uomo del nostro tempo, un uomo della modernità che non poteva essere compreso a suo tempo, perchè ci voleva ancora tempo, perchè noi impariamo solo dai morti: «Un giorno forse capiranno che ho compiuto come nessun altro il mio destino di interprete di una parte del nostro secolo; e quando lo capiranno, scriveranno che nella mia epoca sono stato incompreso, che sventuratamente sono vissuto nell'indifferenza e che è un peccato che così sia stato. E colui che scriverà questo fraintenderà allora, così come quelli che ora mi circondano, il mio omologo di quel tempo futuro. Perché gli uomini imparano soltanto a pro dei loro antepassati, che sono già morti.»

    said on 

  • 4

    Choises

    ... le immagini mutano lasciando sempre tracce dentro di noi.
    Immagini, appunto. Tabucchi non è poetico ma pittorico, di più impressionista.
    Non suono le lineette nere che compongono grafemi e divengo ...continue

    ... le immagini mutano lasciando sempre tracce dentro di noi.
    Immagini, appunto. Tabucchi non è poetico ma pittorico, di più impressionista.
    Non suono le lineette nere che compongono grafemi e divengono senso ma paesaggi, scene, rappresentazioni perennemente in movimento.
    Regge il tutto una ironia impalpabile e delicata che qui non è espressione di dissenso, critica o evitazione ma insegnamento e proposizione di alternative visioni del mondo.

    Noiosissimo, rispose Isabella, davvero noiosissimo, se non ci fossero gli ideali, per fortuna ci sono gli ideali.
    - Certo, confermò l'uomo, per fortuna nella storia ci sono gli ideali [...] e cosa mi sai dire degli ideali?
    - Che sono tutti rispettabili se uno ci crede, rispose Isabella [...] la Coca -Cola e il McDonald's sono la rovina dell'umanità, disse Isabella, lo sanno tutti [...]
    - Isabél ti posso dire una cosa in confidenza?
    L'uomo si passò un fazzoletto sulla fronte. Sudava.
    - La Coca-Cola e il McDonald's non hanno mai portato nessuno ad Auschwitz, in quei campi di sterminio di cui a scuola ti avranno parlato, invece gli ideali sì, ci avevi mai pensato, Isabél?
    - Ma quelli erano i nazisti, obiettò Isabella, gente orribile.
    - Perfettamente d'accordo, disse l'uomo, i nazisti erano gente davvero orribile, ma anche loro avevano un ideale e facevano la guerra per imporlo, dal nostro punto di vista era un ideale perverso, ma dal loro no, in quell'ideale avevano una grande fede, agli ideali bisogna starci attenti, che ne dici, Isabél? [...]

    Alternative che potrebbero allargare la mente. Lasciando a ognuno di noi e sempre la scelta. Innanzitutto di non crearci dei totemici ideali che ci diano senso, giustificazione e densità. Ideali. O meglio ideologie...

    said on 

  • 3

    Lettura molto sofferta: ho impiegato molti mesi per terminarlo. Inizialmente pensavo di ritenerlo noioso e prolisso ma il vero motivo per cui l'ho spesso abbandonato è un altro: ho scelto inconsciamen ...continue

    Lettura molto sofferta: ho impiegato molti mesi per terminarlo. Inizialmente pensavo di ritenerlo noioso e prolisso ma il vero motivo per cui l'ho spesso abbandonato è un altro: ho scelto inconsciamente di leggerlo in piccole dosi. Questo libro è molto arricchente ma genera malessere e mostra la vita come in un negativo fotografico.

    said on 

  • 5

    CATARSI

    UN PUGNO NELLO STOMACO AD OGNI RIGA. UNA LOTTA CONTINUA CON I MIEI FANTASMI E CON QUELLI DELL'AUTORE. CATARTICO MA ESTREMAMENTE DIFFICOLTOSO.

    said on 

  • 5

    Esistenzialismo come se piovesse

    Ho,con difficoltà, messo la spunta su "finito" ma è stata solo una prima passata.In realtà che questo libro mi resterà sempre accanto,credo.

    said on 

  • 5

    BEST BOOK 2015

    Pessoa non è soltanto LO scrittore portoghese ma - estendendo il pensiero di Federico Buffa che cita un certo Mourinho - come Amalia Rodriguez ed Eusebio, lui E' il Portogallo ed è capace di esserlo a ...continue

    Pessoa non è soltanto LO scrittore portoghese ma - estendendo il pensiero di Federico Buffa che cita un certo Mourinho - come Amalia Rodriguez ed Eusebio, lui E' il Portogallo ed è capace di esserlo anche solo in una frase:

    "Ho fatto naufragio senza tempesta in un mare nel quale si tocca il fondo con i piedi."

    said on 

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