日瓦戈医生 - Dr. Zhivago

英-文本

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Publisher: Foreign Lang Teaching & Research Press

4.0
(2990)

Language: 简体中文 | Number of Pages: 560 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Spanish , Chi traditional , Italian , French , German , Polish , Dutch , Portuguese

Isbn-10: 7560018513 | Isbn-13: 9787560018515 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
本书是一部知识分子的命运史,小说涉及了1903年夏到40年代末近半个世纪的俄国历史上的重大事件...
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  • 5

    L'Odissea di un uomo probo

    Un capolavoro della letteratura.
    Mirabile soprattutto la parte finale, dal ritorno a Jurjatin (capitolo intitolato "Di fronte alla casa con le statue") in poi, ove si trovano pagine di altissima lette ...continue

    Un capolavoro della letteratura.
    Mirabile soprattutto la parte finale, dal ritorno a Jurjatin (capitolo intitolato "Di fronte alla casa con le statue") in poi, ove si trovano pagine di altissima letteratura tragico-romantica.
    Non mancano i frammenti di riflessione filosofico-religiosa tipici dei romanzi russi, che però Pasternàk inserisce in maniera più disinvolta e, ce lo si lasci dire, fluida di quanto sia solito fare il buon Dostoevskij.
    Larisa Fedorovna resterà nella mia memoria, così come Strelnikov, ed è difficile trovare un maggior merito in un'opera letteraria.

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  • 3

    Un classico della rivoluzione e non dell'amore

    Quest'anno mi sono ripromesso di leggere (o rileggere) molti classici e ho colmato una grave lacuna leggendo per la prima volta un libro che avevo acquistato nel lontano 1994: il romanzo che è valso i ...continue

    Quest'anno mi sono ripromesso di leggere (o rileggere) molti classici e ho colmato una grave lacuna leggendo per la prima volta un libro che avevo acquistato nel lontano 1994: il romanzo che è valso il Nobel a Pasternak
    L'autore non è un narratore, né forse si riprometteva di esserlo (direi che è un poeta, essenzialmente) e il testo non è fluido, né Pasternak si preoccupa di dare allo sviluppo quella "sospensione" ("suspense") alla quale solitamente gli autori di lunghi romanzi ricorrono per catturare l'interesse del lettore.
    Direi che l'impianto del libro è naturalistico-sociale: tutti gli eventi descritti non sono il frutto di colpi di scena o di fatalità o di "effetti", ma sono l'espressione quasi ovvia, serena, pacata, dello scenario complesso, frammentario, "orizzontale" rappresentato.
    Anche la storia, meno centrale di quanto si immagini chi ha visto il film, tra Jurij e Lara, nasce quasi senza che lo scrittore ne dia contezza al lettore: è uno sviluppo naturale, è un evento inevitabile - che non porta con sé le stigmate della passione - scaturito dallo scenario naturale e sociale in cui i due protagonisti si muovono: le relazioni d'amore, le scelte, le rotture, gli abbandoni, sono guidati dagli eventi della rivoluzione: se di fato si deve parlare, si deve parlare di una sorta di fato "cosmico", di determinismo naturalistico, e non di libertà di scelta esistenziale.
    E' infatti, in definitiva, questo, un grande libro sulla negazione della libertà, negazione che tuttavia non preclude, ed anzi esalta, l'amore per la vita, per la natura.
    Pagine indimenticabili sono certamente quelle che descrivono la campagna degli Urali, le straordinarie rappresentazioni delle tratte ferroviarie (non scherzo, il vero protagonista del libro è il treno) e i colloqui tra Zivago e Lara.
    Merita di essere letto, ancorché non ci si debba attendere un'epopea romantica dell'amour passion

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  • 4

    Fischia il vento e soffia la bufera...

    Dietro le quinte:

    «Le idee non nascono per venire nascoste o soffocate sul nascere, ma per essere comunicate agli altri. »
    Così scriveva Pasternak in una delle lettere all'editore Feltrinelli. Un ca ...continue

    Dietro le quinte:

    «Le idee non nascono per venire nascoste o soffocate sul nascere, ma per essere comunicate agli altri. »
    Così scriveva Pasternak in una delle lettere all'editore Feltrinelli. Un carteggio che è il fulcro di una storia editoriale,prima, e politica, poi, che, a ragione, è stata definita un romanzo nel romanzo.
    Le autorità sovietiche minacciano l'autore e osteggiano in ogni modo l'uscita di un'opera considerata denigratoria. Giangiacomo Feltrinelli riesce, tuttavia, nell'intento ed il romanzo viene pubblicato in Italia il 23 novembre 1957.
    Nell'ottobre del 1958 gli viene assegnato il Nobel: è la goccia che fa traboccare il vaso. Costretto a rifiutare comincia ad essere perseguitato vivendo in uno stato di continuo assedio. La corrispondenza con Feltrinelli diventa sempre più singhiozzante creando equivoci e malintesi alla base di lunghe cause giudiziarie che si trascineranno ben oltre la sua morte. Un libro che fa gola a molti. Basti pensare che in Italia in solo anno ci furono 24 ristampe!!
    Solo l'autore non usufruirà dei guadagni: morirà in povertà il 30 maggio 1960.

    Si apre la scena. Juri, ovvero l'uomo che non si piega.

    E' un funerale quello che annuncia l'opera tragica. Una morte che è fine ma anche inizio poiché da subito in questo romanzo si respira l'aria di continui cambiamenti evoluzioni.
    La Storia di una nazione -dai tumulti del 1905 e la nascita dei soviet alla grande rivoluzione e guerra civile del 1917, la fase di transizione e l'assestamento della dittatura proletaria- tiene e contiene la storia del medico moscovita Juri attorno cui ruotano destini che inconsapevoli si sfiorano.
    La rivoluzione è scoppiata quasi suo malgrado, come un sospiro troppo a lungo trattenuto. Ognuno si è rianimato, è rinato; dappertutto trasformazioni, rivolgimenti. Si potrebbe dire che in ciascuno sono avvenute due rivoluzioni: una propria, individuale, e l’altra generale.
    Juri è l'occhio che osserva i capovolgimenti politici e sociali ma colpisce da subito la particolare attenzione che è data alla Natura:nella sua forma, nella sua consistenza e, anch'essa, nei suoi tumultuosi cambiamenti. E' una Natura antropomorfa , palpitante, viva e partecipe di emozioni e sentimenti. A tutti gli effetti una protagonista importante che rappresenta colei in cui si può avere fiducia perchè, se è vero che anche la Natura sconvolge con i suoi turbamenti meteorologici o con l'asperità del suo paesaggio, essa, tuttavia, segue delle regole già scritte. E' dell'uomo, invece che non ci si può fidare: infido, vigliacco e traditore. Juri nota da subito come la rivoluzione abbia trasformato i vecchi amici ed il popolo tutto. Fondamentale la gente comincia ad abbandonare la propria individualità , il proprio pensiero per aderire ad un'ideologia di massa che scimmiotta se stessa (”Non conosco corrente che sia più chiusa in se stessa e più lontana dai fatti del marxismo.").

    "Solo nei libri mediocri gli uomini sono divisi in due campi e non vengono in contatto. Ma, nella realtà, tutto è così intrecciato! Che assoluta nullità si dev'essere per sostenere nella vita una parte sola, per occupare un posto solo nella società, per significare sempre la medesima cosa. "
    Tutto è già scritto. Tutto è inevitabile e non ci si può sottrarre al destino.
    La dittatura dei soviet disegna un paesaggio innaturale dove si risiede la diffidenza figlia del terrore; dove "I tempi davano ragione all'antico detto: homo homini lupus .

    La trasposizione cinematografica e il suo bisogno di manipolare i testi in nome del botteghino, ha erroneamente semplificato l'opera come la storia d'amore tra Juri e Lara.
    Certo che si amano ma è una passione particolare:
    "Anche più dell’affinità delle loro anime, li univa l’abisso che li divideva dal resto del mondo. Tutti e due provavano la stessa avversione per quanto è fatalmente tipico dell’uomo d’oggi, per la sua artificiosa esaltazione, per la sua enfasi chiassosa, per quella mortificante inerzia della fantasia che innumerevoli lavoratori dell’arte e della scienza si preoccupano di alimentare, perché la genialità resti un’eccezione.
    Il loro era un grande amore. Ma tutti amano senza accorgersi della straordinarietà del loro sentimento. Per loro invece, e in questo erano una rarità, gli istanti in cui, come un alito d’eternità, nella loro condannata esistenza umana sopravveniva il fremito della passione costituivano momenti di rivelazione e di un nuovo approfondimento di se stessi e della vita. "

    Ma anche questa è un'illusione. Mentre "fischia il vento e soffia la bufera" la strada diventa a senso unico. Ognuno deve procedere da sè nella nuova alba del proletariato e chi non sa o non vuole adeguarsi che resti ai margini e scompaia nel nulla.

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  • 4

    Sullo sfondo della tragedia

    Capisco quelli che si sono arresi dopo le prime 100 pagine perché effettivamente la storia appare subito un po' contorta e difficile da seguire anche a causa dei tanti nomi russi che cambiano in conti ...continue

    Capisco quelli che si sono arresi dopo le prime 100 pagine perché effettivamente la storia appare subito un po' contorta e difficile da seguire anche a causa dei tanti nomi russi che cambiano in continuazione (i personaggi hanno molti soprannomi sempre diversi....). Se si resiste il romanzo presenta molte sorprese, le storie via via si ricompongono e si intrecciano in modo interessante. Sullo sfondo della tragedia della guerra e delle rivoluzione russa seguiamo le vite dei protagonisti che si conoscono, si ritrovano, si ricordano e si riconoscono magari a distanza di anni. Tutto si intreccia e si rispecchia e prende un senso che magari all'inizio sembrava non avere. L'unica cosa davvero illeggibile sono le poesie che chiudono il romanzo (scritte da Zivago). No, quelle no, pietà! Consiglio, prima di leggerlo, di ripassarsi un minimo la storia della rivoluzione russa. Sarà poi più facile seguire il libro.

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  • 3

    Una visione unica, particolare, del racconto della rivoluzione russa e degli effetti devastanti sugli animi degli uomini che la subirono. Ho trovato tratti di passionalità descritta poeticamente, ma c ...continue

    Una visione unica, particolare, del racconto della rivoluzione russa e degli effetti devastanti sugli animi degli uomini che la subirono. Ho trovato tratti di passionalità descritta poeticamente, ma con forza quasi primitiva. L'incidere del racconto non è sempre semplice, anzi. Descrizioni frammentarie iniziali, impediscono al lettore di afferrare immediatamente l'intreccio narrativo. Il libro si conclude in un climax notevole, ma lascia qualcosa di incompiuto con riferimento alla storia tra Lara e Jurij, come se la Vita nella sua superiorità non si curasse dei dettagli delle singole anime. Una buona lettura, tutto sommato, che penso di poter consigliare, ma solo a chi ha avuto precedenti conoscenze della letteratura russa, a rischio di una difficile comprensione di quanto narrato da Pasternak.

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  • 4

    "Anche più dell'affinità delle loro anime, li univa l'abisso che li divideva dal resto del mondo."

    Il romanzo racconta di una Russia di inizio XX secolo, dilaniata da quegli accadimenti storici che la sconvolsero mutandone definitivamente il volto, focalizzandosi soprattutto sulla vicenda personale ...continue

    Il romanzo racconta di una Russia di inizio XX secolo, dilaniata da quegli accadimenti storici che la sconvolsero mutandone definitivamente il volto, focalizzandosi soprattutto sulla vicenda personale di Juri Zivago, un medico dotato di una sensibilità spiccata che lo distingue dalla massa e dal pensiero comune: "Nell'animo di Jura tutto era confuso e tumultuoso e le sue vedute, le sue abitudini, le sue inclinazioni avevano tutte una decisa originalità. Oltre misura impressionabile, aveva una sensibilità tutta particolare, indefinibile".
     
    Il romanzo pullula di una miriade di personaggi che, portati in vita con brevi ma abili pennellate, ci restituiscono in pieno le atmosfere di un mondo dilaniato da quegli eventi che più hanno segnato la storia dell'Europa del '900. Tanti gli episodi raccontati in questa narrazione dispersiva e a volte sfilacciata: si va dagli scontri in trincea durante la grande guerra, alla rivoluzione d'ottobre; si racconta della situazione di caos che sconvolse Mosca nel '17 per approdare alle efferate e sanguinose lotte tra rossi e bianchi nella sterminata e insidiosa taiga siberiana.

    Zivago è il muto spettatore di cotanti rivolgimenti storici, colui che attraverserà la Russia intera per trovare un angolo di felicità per lui e la sua famiglia.
    E dietro lo sguardo silente ma critico di Zivago si nasconde lo scrittore, Pasternak, il quale, attraverso questo mirabile romanzo, criticherà aspramente la piega presa da una rivoluzione caratterizzata da un'adesione meccanica e conformista al pensiero socialista che, appiattendosi su una rigidità ideologica, finirà col perdere il confronto vivo e genuino con la realtà stessa, evidenziando un'incapacità ad ascoltare i reali bisogni del popolo. Della rivoluzione Zivago accetta che essa sia l'inevitabile passo verso un progresso sociale, ma ne rifiuterà il volto totalizzante, quello che pretende di insinuarsi nell'animo umano con l'intento di modificarlo a suo piacimento, rivendicando di contro il diritto di ogni uomo a una libertà interiore, di pensiero e di spirito.
    L'autore sembra quasi dirci che il processo per approdare a una qualche verità, a un credo, non può fare a meno di un pensiero critico, autonomo e quindi concepito in totale solitudine: "oggi sono in voga circoli e associazioni di tutti i generi e ogni gregarismo è il rifugio della mediocrità, anche se si tratta di fedeltà a (...) Kant o a Marx. Solo gli isolati cercano la verità e rompono con chiunque non la ami abbastanza."

    E appunto Juri è l'intellettuale portatore d questo pensiero autonomo, colui che ricerca la verità attraverso la riflessione e il contatto con una spiritualità intima e profonda. Juri incarna la figura dell'intellettuale-poeta in grado di trovare la forza della verità non negli effimeri eventi della storia umana né in un'ideologia, bensì nella bellezza, nell'arte e nella natura, viste anche come realtà ove ripararsi per fuggire e trovare un intimo sollievo dalla brutalità della storia: "All'inizio della notte si destò per una confusa sensazione di felicità, così forte da svegliarlo. (...) Nella tenebra vitrea della notte bianca che avvolgeva la stazione c'era qualcosa di sottilmente intenso: segno che il luogo era vasto e aperto, a una certa altezza con un orizzonte libero ed ampio (...) Nelle vicinanze c'era però una cascata che dilatava i confini della notte bianca con un soffio di freschezza e libertà. Era lei che gli aveva ispirato nel sonno quella sensazione di felicità".
     
    Nonostante il romanzo si concentri sulla vivida rappresentazione della forza delle cose, sulla materialità delle privazioni e delle sofferenze patite dagli uomini di quel tempo, esso non manca di assumere, in alcuni punti, una piega intimistica ed esistenziale, ove prendono forma riflessioni sulla vita e la morte, delineando nel contempo, poco a poco, il legame sentimentale (fortissimo e delicato assieme) tra Juri e la bella Lara, percepita dal protagonista come un'anima a lui affine, l'unica in grado di avvertire all'unisono il richiamo di una bellezza pura e incontaminata: “ Per un istante a Lara si rivelava di nuovo il senso dell'esistenza. Era lì, sentiva, per cercar di capire la frenetica bellezza del mondo, per dare un nome alle cose e”. È lei stessa simbolo di purezza, incarnando una castità dell'animo che non può essere né svilita né scalfita dalla sporcizia del mondo.

    Juri e Lara sono due puri che, in virtù del loro modo d'essere, soccomberanno davanti al cinismo e alla tirannia della storia. E lo stesso varrà anche per il personaggio di Antipov/Strel'nikov, una sorta di doppio rovesciato di Juri. Pur facendo scelte di vita diverse da quelle del nostro dottore, egli aderirà alla causa socialista credendo sinceramente agli ideali di uguaglianza e riscatto alla base della rivoluzione: "I suoi pensieri erano di una chiarezza e d'un equilibrio estremi. Possedeva in misura rara purezza morale e senso della giustizia, era acceso dai più nobili sentimenti" (...) Strel'nikov che fin dalla fanciullezza aspirava alle cose più nobili ed elevate considerava la vita un'immensa arena, dove gli uomini, rispettando onestamente le regole, gareggiano nel raggiungere la perfezione.

    Insomma, questo romanzo, mediante la rappresentazione del tragico destino di Zivago, sembra quasi profetizzare la triste sorte che spetterà allo scrittore stesso, Pasternak, pensatore indipendente che pagherà a duro prezzo il fatto di non aver imbrigliato il suo mondo letterario nelle rigide maglie dell'ideologia socialista.

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  • 4

    Gruppo di lettura

    Tre stelle abbondanti per l'unico romanzo di Pasternak.
    Bellissimo e poetico, anche se di di non semplice lettura: è, in effetti, un po' dispersivo nel suo raccontare la Russia, i suoi splendidi paesa ...continue

    Tre stelle abbondanti per l'unico romanzo di Pasternak.
    Bellissimo e poetico, anche se di di non semplice lettura: è, in effetti, un po' dispersivo nel suo raccontare la Russia, i suoi splendidi paesaggi, la rivoluzione, l'amore di Lara e Zivago, il destino dei personaggi tutti. Questo confonde un po' le idee. Ecco, forse l'ambiguità comincia già dal titolo, visto che del dottor Zivago del titolo si racconta un po', ma nel calderone finisce anche molto altro.
    Splendidi passaggi sui paesaggi russi,
    Personalmente non lo reputo in linea con altri classici russi. Un buon romanzo, certo, un romanzo che si leggerà ancora da qui a cento anni. Ma un'altra cosa rispetto a Tolstoj e a Dostoevskij.

    Ho preso in antipatia Zivago e la sua mancanza di decisione e coerenza fin da subito.

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  • 0

    le prime cento pagine non c'ho capito un cazzo. mi rimane il dubbio di aver incontrato il protagonista che mica è semplice districarsi coi nomi russi. c'è voluto un po' a capire che Zivago era Juri An ...continue

    le prime cento pagine non c'ho capito un cazzo. mi rimane il dubbio di aver incontrato il protagonista che mica è semplice districarsi coi nomi russi. c'è voluto un po' a capire che Zivago era Juri Andreevic. Poi la parte che tratta della Rivoluzione d'Ottobre e negli anni successivi rende bene l'idea sulla confusione e l'incertezza che regnava in quel periodo. Di sicuro Pasternak ha avuto due palle così nello scrivere quello che ha scritto. Però io a Zivago gli chiederei: ma dopo tutto quello che hai passato, ma per quale motivo hai lasciato partire Lara così? No, perchè, hai trovato la gnocca della vita, con la quale riesci pure a condividere i tuoi discorsi intellettualoidi (l'alternativa era parlare con pastori cosacchi dalla dubbia igiene...) e per non si sa quale intreccio mentale te ne liberi come fosse un vecchio modello di cellulare. ma io boh...

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  • 4

    Quando nel 1958 l'Accademia svedese assegnò il nobel della letteratura a Pasternak (nobel che si vide costretto a rifiutare sotto pressione di quella Russia che nulla poteva concedere alle potenze str ...continue

    Quando nel 1958 l'Accademia svedese assegnò il nobel della letteratura a Pasternak (nobel che si vide costretto a rifiutare sotto pressione di quella Russia che nulla poteva concedere alle potenze straniere, neppure un libro che ne raccontasse tanto dettagliatamente la Rivoluzione d'ottobre) lo fece "per i suoi importanti risultati, sia nel campo della poesia contemporanea, sia in quello della grande tradizione epica russa". Ed è proprio la grande epica russa che fuoriesce da questo immenso Dottor Živàgo: così come Tolstoj quasi un secolo prima rappresentava nel suo "Guerra e pace" la Russia durante la campagna di Napoleone, Pasternak ci racconta al meglio ciò che dopo la Grande Guerra andò a sconvolgere e rimodellare il Paese sovietico.

    Ma mettiamo subito le cose in chiaro: Pasternak non è Tolstoj. Non ha la stessa capacità di impugnare la penna e mantenere saldamente, per oltre 500 pagine, una storia tanto complessa. Ma Pasternak, che purtroppo ci regalerà questo unico romanzo (morirà tre anni dopo, poverissimo e con un nobel rifiutato che avrebbe potuto dargli tanta fama, se solo il suo amore per la Russia non l'avesse tanto legato alle sue terre), non è certo uno sprovveduto. "Il dottor Živàgo" è l'enorme epopea di un uomo semplice alle prese con un Paese in completa rivoluzione: preso in mezzo da guerre, costretto a quello che potremmo paragonare a un esilio, trascinato a forza in mezzo ai ribelli, Jurij Živàgo vive una vita avventurosa che non si sarebbe mai aspettato durante la sua fin troppo breve giovinezza. Ma il grande rilievo non è tanto dato alla rivoluzione che avviene all'esterno, quanto quella che il protagonista prova dentro di sé: sposato con Tonja, ragazza che fin da giovanissimo riconosce come la sua dolce metà, non può non cadere fra le braccia della passionale e irrequieta Lara, donna completamente differente dalla moglie e che pare dargli quello che lui ha sempre cercato. Le imprevedibili vicende storiche non aiutano il dottor Živàgo, il quale si trova a dover prendere decisioni affrettate e dettate dagli eventi, senza trovare il tempo per decidere cosa davvero vuole né cosa sia giusto fare. E se Šklovskij ci insegna che la letteratura russa parla solo di amori infelici, chi è più infelice di Živàgo, il quale più e più volte è costretto ad abbandonare tutto ciò che ama da un momento all'altro? Solo, oramai impoverito (Pasternak sembra quasi prevedere ciò che da lì a breve lui stesso subirà), si troverà completamente sperduto in una Mosca estranea e irrimediabilmente lontana da quella in cui è cresciuto: la Rivoluzione d'ottobre e la rivoluzione dentro se stesso gli saranno infine fatali, in un triste epilogo che non lascerà speranze.

    Ma non c'è solo la storia di Živàgo in questo libro: come Tolstoj, Pasternak non tralascia tutto ciò che circonda i protagonisti. Si viaggia un po' in tutta la Russia, ci si incammina "in mezzo alla neve alta fino al petto", si narrano storie dentro le storie, si spalano cumuli di neve per far passare treni che portano assieme semplici viaggiatori e prigionieri diretti ai campi di lavoro, si prende parte a rappresaglie in mezzo a boschi in cui Živàgo trova, come unica consolazione, "un solitario sorbo dalle bacche gelate, che sembrava porgere i suoi rami come fossero le lunghe braccia bianche della sua amata". Personaggi appaiono e scompaiono, ritornano nei momenti più imprevisti e ci mettono al corrente di ciò che sta sconvolgendo la Grande Madre Russia: ci sono decine e decine di storie in questo libro e, se per il lettore superficiale o incapace di districarsi fra nome-patronimico-cognome-diminutivo-vezzeggiativo potrà sembrare di assistere a una confusa commedia, posso garantirvi che certe sere non riuscivo più a togliermi un sorriso di soddisfazione ad ogni nuova pagina letta.

    Sono quattro stelle e mezzo. Personalmente l'ho apprezzato moltissimo, ma non posso dire che è un libro consigliato a tutti: bisogna amare la letteratura e la cultura russa per apprezzarlo completamente, altrimenti vi troverete alle prese con un mattone in cui eventi storici e intrighi passionali si mescolano fra loro in maniera discontinua. Insieme al Tolstoj di "Guerra e pace" e al Grossman di "Vita e destino", "Il dottor Živàgo" è uno dei romanzi storici che meglio potranno guidarvi nella trasformazione della Russia degli ultimi secoli.

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