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末日逼近

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Publisher: 大众文艺出版社

4.3
(3820)

Language:简体中文 | Number of Pages: 1192 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Spanish , Italian , German , French , Dutch , Russian , Czech , Portuguese , Polish , Hungarian

Isbn-10: 7800946479 | Isbn-13: 9787800946479 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
  本书是世界现代恐怖小说之王斯蒂芬・金三部曲中的一册。在书中这位恐怖小说之王将读者带入了一个惊心动魄的恐怖世界。该书充分体现了斯蒂芬・金那种以意念来制造恐惧的独特写作风格。正如作者所说,他所期待的效果是读者在阅读中因心脏病突发而死去。该书不可不读,同时建议心脏病患者及胆小者绝不要碰这部书。
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  • 4

    Gran romanzo, ma...

    Lunghissima (forse troppo, almeno in questa edizione) storia post-apocalittica che si incentra sulla lotta tra bene e male, nata da un'epidemia di influenza mortale, e che diventa spesso, tra le righe ...continue

    Lunghissima (forse troppo, almeno in questa edizione) storia post-apocalittica che si incentra sulla lotta tra bene e male, nata da un'epidemia di influenza mortale, e che diventa spesso, tra le righe, un mini trattato di sociologia. Per complessità, scorrevolezza e per la forza con cui King ti tiene incollato al libro poteva meritare 5 stelle, ma ha due soli difetti. Il primo, come detto, è l'eccessiva lunghezza: va letto quando si ha (molto) tempo per leggere, altrimenti si rischia di dimenticarsi particolari e personaggi. Il secondo è che spesso traspare una visione leggermente semplicistica e buonista della contrapposizione tra bene e male, con i cattivi diabolici e guerrafondai e i buoni democratici e pacifisti (forse). Di horror secondo me ce n'è poco, ma resta comunque un gran romanzo.
    P.S. Il titolo italiano, sicuramente suggestivo, fino a poche pagine della fine sembra non avere alcun senso, poi si trova un riferimento isolato ma il nesso rimane abbastanza debole.

    said on 

  • 4

    Pubblicato da oltre 10 anni, come dice King nella prefazione, è un'espansione del romanzo originale. Come sempre la lettura di suoi libri è affascinante, ed ancor più le idee sempre all'altezza dei su ...continue

    Pubblicato da oltre 10 anni, come dice King nella prefazione, è un'espansione del romanzo originale. Come sempre la lettura di suoi libri è affascinante, ed ancor più le idee sempre all'altezza dei suoi libri….ma esageratamente lungo, o meglio, "allungato"…per questo non ho dato 5 stelle…

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  • 3

    Parte bene, poi scivola sul soprannaturale e ne abusa.. Infine pasticciaccio teologico intriso di buonissimo.

    Troppo,troppo, troppo lungo!

    said on 

  • 5

    Gran bel libro, letto tutto di un fiato. Prima parte sulla diffusione del virus eccezionale, seconda parte leggermente in calo, vuoi per l'uso del sovrannaturale che fino a quel momento non si era res ...continue

    Gran bel libro, letto tutto di un fiato. Prima parte sulla diffusione del virus eccezionale, seconda parte leggermente in calo, vuoi per l'uso del sovrannaturale che fino a quel momento non si era reso necessario, vuoi per il finale non all'altezza del resto del libro (ma meno peggio di quel che mi aspettassi leggendo le altre recensioni). Resta comunque un libro che consiglio vivamente, una lettura scorrevole e mai noiosa, con King che, così come in IT, è bravissimo a farci entrare nella psiche dei personaggi e a legarci a ciascuno di loro, anche a quelli negativi.

    said on 

  • 4

    Era da tanto che volevo leggerlo, e conferma l’idea che ho sempre avuto di King: un grande narratore di storie, un’immaginazione vivida e prodigiosa, ma un romanziere da coitus interruptus perenne, pr ...continue

    Era da tanto che volevo leggerlo, e conferma l’idea che ho sempre avuto di King: un grande narratore di storie, un’immaginazione vivida e prodigiosa, ma un romanziere da coitus interruptus perenne, pressoché incapace di concludere i suoi romanzi. Anche “L’ombra dello scorpione”, infatti, si sbriciola sul finale (peraltro rimaneggiato più volte nel corso degli anni) senza essere in grado di tirare le fila del meraviglioso mondo post-apocalittico che era riuscito a creare. Rimane un ottimo romanzo d’evasione, comunque.

    said on 

  • 5

    La lotta tra bene e male per eccellenza

    Uno dei suoi libri che amo maggiormente per la mole dei personaggi inseriti, le loro descrizioni minuziose, il loro modo di fare e di essere, i loro pensieri con le loro speranze e paure.
    Alcuni di lo ...continue

    Uno dei suoi libri che amo maggiormente per la mole dei personaggi inseriti, le loro descrizioni minuziose, il loro modo di fare e di essere, i loro pensieri con le loro speranze e paure.
    Alcuni di loro iniziano a conoscere se stessi proprio durante lo svolgimento della trama, come il lettore scopre come sono fatti, così anche loro scoprono cose su se stessi che non pensavano potessero essere possibili. E'passato un po' di tempo dall'ultima volta che l'ho riletto...forse sarebbe ora di rileggerlo ancora :) magari stavolta in inglese, per non perdere proprio nulla con la traduzione, chissà...

    Luglio 2015
    E così ho fatto, rileggerlo in inglese è ancora più emozionante.
    Anche il traduttore più fedele non può nulla contro modi di dire ed espressioni "locali" che tradotte letteralmente non avrebbero senso e che tradotte con l'equivalente italiano perdono comunque di quel colore e folklore tipico americano che Stephen King riesce ogni volta a regalarci.

    said on 

  • 3

    L'ombra dello Scorpione

    L'inizio mi è piaciuto, poi ha iniziato a non-dispiacermi e, alla fine "boh".
    L'adrenalina del bell'incipit va via via fondendosi con tematiche pseudo-sovrannaturali e sociologiche che non mi hanno co ...continue

    L'inizio mi è piaciuto, poi ha iniziato a non-dispiacermi e, alla fine "boh".
    L'adrenalina del bell'incipit va via via fondendosi con tematiche pseudo-sovrannaturali e sociologiche che non mi hanno convinto del tutto; ho trovato alcuni passaggi poco convincenti (del tipo "ma dai che cazzata!!") e inutilmente tediosi. Forse una versione integrale non era poi così indispensabile.

    said on 

  • 3

    Sì...però...

    Diciamo che il libro non mi è dispiaciuto. Intenso ma soprattutto corposo. Talmente corposo da poter essere considerato un coacervo di diversi generi: il genere catastrofico-apocalittico dedicato all’ ...continue

    Diciamo che il libro non mi è dispiaciuto. Intenso ma soprattutto corposo. Talmente corposo da poter essere considerato un coacervo di diversi generi: il genere catastrofico-apocalittico dedicato all’epidemia che colpisce la razza umana, il genere mistico-religioso che si esprime nella resistenza dei sopravvissuti guidati, a seconda della fazione di appartenenza, dallo spirito del Bene e dalla spirito del Male. Il genere thriller-politico che parte dall’osservazione dei tentativi di ricostruzione, di ridare un senso alla vita in comunità.

    Nel libro di King c’è di tutto, o quanto meno Tanto: temi grandi, spirituali, sociologici ma anche avventura e una trama abbastanza avvincente. I personaggi sono davvero ben caratterizzati pur essendo molto numerosi, infatti nonostante la mole impegnativa sono sempre chiari e nitidi nella memoria del lettore.

    Si…però…c’è un però…

    Nell’immensa mole di pagine che si offrono al lettore la storia finisce per diluirsi, per smorzarsi, procede a fasi alterne. A pagine molto tese tipo quelle dedicate alla tragica epidemia che colpisce ovunque e chiunque si alternano capitoli più blandi dedicati ai lavori del Comitato della Zona Libera che seppur necessari forse potevano essere sintetizzati. E poi nello svolgimento di cotanta storia, alla fine vengono penalizzati alcuni personaggi che all’inizio erano stati delineati molto bene: per esempio Harold oppure Nadine che, con il fascino del male attraggono e inquietano, a mio parere vengono poi liquidati molto sbrigativamente.

    Insomma 1225 pagine sono tante e seppur ho comunque goduto del racconto di una incredibile storia, alla fine devo ammettere che non tutte le sue parti erano all’altezza. Anzi nel corso della lettura spesso ho pensato che alcune parti si potevano anche evitare rendendo la lettura ben più appagante.

    said on 

  • 4

    L'epidemia e la politica

    Una letale epidemia d’influenza, causata da un virus sfuggito a un laboratorio, stermina il 99% della popolazione mondiale. Piccoli gruppi di sopravvissuti, guidati da inquietanti sogni, convergono a ...continue

    Una letale epidemia d’influenza, causata da un virus sfuggito a un laboratorio, stermina il 99% della popolazione mondiale. Piccoli gruppi di sopravvissuti, guidati da inquietanti sogni, convergono a casa della centenaria veggente Mother Abagail e si riuniscono x affrontare l’eterna lotta del Bene contro il Male, impersonato da Flagg, il tetro camminatore della notte, e dai suoi seguaci. Considerata da molti il capolavoro di King, quest’opera mastodontica non mi entusiasma: avvincente nella descrizione dell’epidemia (come non ricordare la peste del Manzoni?), rallenta nella descrizione del viaggio e s’impantana poi nella politica, x ravvivarsi in un finale non del tutto scontato. Matheson ha trattato più volte il tema di un cataclisma totale nei suoi racconti, proponendo risposte diverse e individuali: non tutti pensano valga la pena di sopravvivere in un mondo distrutto, o che sia indispensabile unirsi in una collettività. King è un maestro nella descrizione dei personaggi, scolpiti in modo tale che sembra di conoscerli, ma i suoi eroi mi sono antipatici: Fran è una femminista acida e aggressiva, Stu il classico self made man tutto di un pezzo, quando rifiuta di collaborare con i medici. Più incisivi i personaggi negativi, come Harold e Pattume. Discutibile la scelta dei superstiti di creare un comitato politico e fondare una sorta di nuovo stato, basato ovviamente sulla Costituzione americana, ancora prima di ripristinare i servizi essenziali alla comunità. Non credo che così si sia evoluta la specie umana, dalle tribù alla società organizzata. E’ la storia della rinascita di una nazione, epurata dal Male, ma troppo simile al suo passato x essere innovativa. Democrazia contro dittatura: entrambe manipolano il popolo, con le parole o con i fatti. Infelice il titolo italiano, che nulla ha a che fare con la vicenda, anche se l’originale, “The Stand”, era di difficile traduzione: meglio lasciarlo in inglese, come l’altrettanto intraducibile “The Dome”.

    said on 

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