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楽園の泉

By

発行元: 早川書房

4.0
(161)

Language:日本語 | Number of Pages: 379 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , French , Italian , Spanish , Portuguese , Chi simplified , German , Dutch , Finnish , Czech , Turkish , Danish

Isbn-10: 4150107319 | Isbn-13: 9784150107314 | Publish date: 

Also available as: Paperback

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 3

    Molti spunti interessanti in questo romanzo, ma è come se fosse incompiuto. Alcuni temi come quello del contatto con intelligenze extraterrestri è affrontato in fretta, non compiuto e soprattutto avulso dalla trama principale. Forse mi sono perso qualcosa io durante la lettura. Comunque la precis ...続く

    Molti spunti interessanti in questo romanzo, ma è come se fosse incompiuto. Alcuni temi come quello del contatto con intelligenze extraterrestri è affrontato in fretta, non compiuto e soprattutto avulso dalla trama principale. Forse mi sono perso qualcosa io durante la lettura. Comunque la precisione tecnica unità alla visionarietà tipici dell'autore bastano per rimanere completamente soddisfatti dalla lettura.

    said on 

  • 5

    Personalmente adoro Clarke, quindi lo ammetto: il mio voto è di parte :) . Se pensate che un romanzo di fantascienza deve contenere azione, navi spaziali, viaggio nello spazio etc allora questo libro non fa per voi. Io personalmente condivido la visione di Clarke (tra l'altro riportata in questa ...続く

    Personalmente adoro Clarke, quindi lo ammetto: il mio voto è di parte :) . Se pensate che un romanzo di fantascienza deve contenere azione, navi spaziali, viaggio nello spazio etc allora questo libro non fa per voi. Io personalmente condivido la visione di Clarke (tra l'altro riportata in questa edizione Urania) : "il fantasy è qualcosa che ci piacerebbe che accadesse ma che non può verificarsi nel mondo reale, mentre la fantascienza è qualcosa che ci piacerebbe che avvenisse e che probabilmente avverrà". Se leggete questo libro tenete a mente quanto appena detto. Non è un libro di avventur e l'azione è praticamente assente. Il protagonista è un ingegnere e solo questo dovrebbe far capire molte cose. Questo libro è una visione del futuro, è un trattato scientifico romanzato. E per questo è un capolavoro unico nel suo genere. Non è un libro per tutti, e non tutti riusciranno ad apprezzarne il contenuto ed il messaggio, ma resta un libro di Fantascienza vecchia scuola, e di conseguenza ogni lettore "serio" appassionato di fantascienza dovrebbe averlo nella propria libreria. Peccato sia praticamente introvabile (come del resto lo sono la maggiorparte delle sue opere). Se lo trovate non fatevelo scappare ;)

    said on 

  • 2

    Questo romanzo di Clarke ha vinto i premi Nebula (1979) e Hugo (1980) ma è decisamente sopravvalutato.
    Nella prima metà si sviluppano i temi più interessanti: il confronto/scontro tra tradizioni religiose e progresso tecnologico. Questo avviene quando il protagonista, Vannevar Morgan, un in ...続く

    Questo romanzo di Clarke ha vinto i premi Nebula (1979) e Hugo (1980) ma è decisamente sopravvalutato.
    Nella prima metà si sviluppano i temi più interessanti: il confronto/scontro tra tradizioni religiose e progresso tecnologico. Questo avviene quando il protagonista, Vannevar Morgan, un ingegnere, decide di costruire un Elevatore Spaziale, una specie di ascensore che collegherebbe la terra ad un satellite geostazionario. Tra tutti i luoghi disponibili al mondo, l’unico veramente adatto per costruire si trova sull’isola di Taprobane (Ceylon) e precisamente sul monte centrale dell’isola sulla cui cima sorge un Tempio, luogo sacro per i buddisti da circa duemila anni.
    Inizialmente i capitoli si alternano tra la storia di Kalidasa, un antico re di Taprobane e gli eventi di Vannevar Morgan che si svolgono intorno al 2150. La descrizione della vita di Kalidasa, la sua infanzia, la rivalità con il fratello, e il suo sogno un po’ folle di costruire un gigantesco palazzo su un monte attorniato da giardini e fontane paradisiache sono, a mio parere, le parti più interessanti del romanzo. Definiscono un’ambientazione al confine tra leggenda, epica e magia che avrebbe potuto rappresentare la base per il seguito della storia.
    Il tema centrale in questa parte è lo scontro tra ‘forze inamovibili e forze irresistibili’, come dice Clarke. Vi è un paragone tra il sogno, per l’epoca folle, di re Kalidasa di raggiungere il cielo costruendo una fortezza su un monte e il progetto di Morgan di costruzione dell’elevatore spaziale. Queste rappresenterebbero le forze irresistibili. La forza inamovibile è invece il tempio, la religione, le tradizioni mistiche millenarie, i monaci che occupano il luogo sacro. Particolare interessante: il monte del palazzo-fortezza di Kalidasa e quello su cui sorge il tempio si trovano l’uno di fronte all’altro, come due metaforici poli opposti di poteri e di visioni del mondo. E guarda caso Morgan vuole costruire il suo ‘ascensore’ sul monte del tempio, non su quello della fortezza di Kalidasa.
    Però non può farlo perché ovviamente, e giustamente, si oppongono i monaci ed in primis Choam Goldberg, un brillante matematico, che si è convertito al buddismo ed ha assunto il titolo di Venerabile Parakama. Lo impedisce anche una sentenza di un Tribunale Mondiale che vieta di costruire su luoghi di culto di tale importanza. Fin qui tutto bene, anch’io parteggio per il Venerabile Parakama e voglio vedere come Clarke riuscirà a far costruire l’ascensore a Morgan.
    Ricorre ad un espediente che ha del grottesco ed è patentemente risibile: per ironia della sorte, un’esperimento meteorologico cui partecipa Goldberg (che è un esperto anche di questa materia) come un boomerang si rivolge contro gli abitanti del tempio, avverando un’antichissima leggenda che spinge i monaci ad abbandonare in tutta fretta il luogo sacro. Dopo aver creato dunque una narrazione complessa ed interessante nei suoi risvolti storici e culturali, Clarke risolve l’empasse di Morgan con uno artifizio banale. Dopo di che il resto del romanzo (da circa metà in poi) si sgonfia, perde di interesse essendo completamente orientato a descrivere le fasi di costruzione dell’ascensore, entrando molto nei particolari tecnici ed ingegneristici dei problemi di realizzazione. Le ultime 30-40 pagine poi sono noiosissime: si tratta della descrizione del soccorso ad un gruppo di persone bloccate in un punto dell’ascensorone. E tra tutti coloro che potrebbero portare a termine la spedizione di soccorso, anche in questo caso se ne occupa personalmente il buon Morgan, che a 65 anni suonati viene spedito a migliaia di chilometri d’altezza a fare l’eroe. Sembra la fase di ritorno di Apollo 13, ma senza la tensione e l’emozione di quel film.
    C’è da aggiungere anche l’arrivo, da metà libro in poi, di una sonda aliena che attraversa il sistema solare (ed è questo il vero seguito di Rama) che diffonde notizie che gli alieni hanno raccolto da decine di altri pianeti abitati da esseri senzienti: il messaggio è che in quasi nessuna di tali società, giunte ad un livello tecnologico simile a quello terrestre, è sopravvissuta o si è sviluppata una cultura religiosa. Un artifizio, questo di Clarke, che vuole dimostrare l’illogicità del pensiero religioso, ma che appare così banale e fuori luogo da far scadere ulteriormente il romanzo.
    Per quanto riguarda i personaggi, si nota una completa assenza di elementi femminili (a parte la giornalista Maxine, che però assomiglia più ad un uomo), un’insipienza e mancanza di spessore di tutti gli altri. Anche Morgan, il protagonista è piatto e privo di interesse. Clarke fornisce alcuni aspetti del passato di quest’uomo che però irritano più che arricchirlo (una delusione infantile per la perdita di un aquilone, la rinuncia ad un amore giovanile a favore dei suoi ponti e ascensori spaziali). Sembrerebbe più un soggetto isolato e chiuso in se stesso, vista la descrizione, eppure Clarke lo fa interagire con gente dei media, con un importantissimo finanziatore che lo sostiene e gli assicura una fiducia incrollabile, permettendogli la realizzazione dell’ascensore.
    Vi sono anche delle reminiscenze di Rama: la sonda aliena, detta Starglide, deriva proprio dal precedente romanzo di Clarke. Anche certe descrizioni di Taprobane ricordano Rama: sull’isola migliaia di fedeli salgono un’interminabile scalinata per raggiungere il tempio sacro, seguendo un antichissimo rituale religioso, proprio come in Rama alcuni esploratori spaziali scendevano un’interminabile scalinata per raggiungere le pianure del mondo artificiale alieno, seguendo un futuristico rituale tecnico-scientifico. La contrapposizione tra religione/tradizione/pensiero magico-irrazionale da un lato e progresso/tecnologia/pensiero logico e scientifico dall’altro, è il tema dominante di questo libro. Sviluppato però in modo mediocre e banale. In una citazione inventata di un dilemma Zen, appare l’intento ridicolizzante e denigratorio di Clarke verso il pensiero filosofico-religioso. L’idea di Clarke in questo romanzo è sostituire un tempio agli dei, con uno alla scienza, senza valutarne le implicazioni culturali e sociologiche, con una visione fin troppo ottimistica del progresso e della tecnologia a scapito della tradizione e del pensiero filosofico millenario.
    Tralascio di commentare poi l’assurdo capitolo finale che si svolge alcuni secoli dopo.
    Altra pecca di Clarke è l’incapacità di sviluppare delle analisi un po’ più ampie sullo sviluppo sociale futuro: mostra l’esistenza dei Remoti, soggetti con cui instaurare relazioni affettivo-sessuali non troppo impegnative, ma non prosegue nella descrizione. Sembrano idee gettate là, giusto per dare un po’ di sapore allo scenario, ma prive di sostanza. Un tentativo di accenno al fatto che nel futuro le relazioni saranno più libere anche per le donne (elemento emerso anche in Rama con l’accenno alla poligamia), ma che non essendo utilizzato poi nel romanzo, rimane un accenno inutile e irritante. Clarke non da’ la sensazione che questi argomenti siano alla sua portata.
    Quello che sorprende è come possa un libro di questo genere, scritto ben nel 1979, aver vinto non solo il Premio Nebula (1979), ma anche l’Hugo (1980). Fosse stato scritto negli anni ’50, o nei primi ’60 capirei. Ma nel ’79 Le Fontane del Paradiso (fontane che poi hanno una parte del tutto secondaria nel romanzo che avrebbe potuto intitolarsi l’Ascensore) dovevano competere con romanzi di ben superiore livello come ad esempio Jem di Pohl e con On wings of song di Disch, solo per citarne un paio.
    Clarke schiaccia anche l’occhiolino ai fan di Asimov quando nel romanzo riporta la seguente citazione: ‘That unshakeable stupidity against which, as Goethe lamented, the Gods themselves contend in vain…’ Un omaggio fin troppo scontato e sdolcinato, un inutile riferimento ad un altro romanzo altrettanto sopravvalutato, che vinse Nebula (1972) e Hugo (1973), superando immeritatamente romanzi di ben altra portata come Il Gregge alza la testa, Morire Dentro, e Vacanze nel Deserto.
    In sintesi un Clarke deludente che a mio parere ha vinto senza merito i più importanti premi della fantascienza di quell’anno. Voto: 2 stelle.

    said on 

  • 3

    Da un piccolo sperduto paese asiatico, un re usurpatore fa costruire una fortezza per raggiungere le fontane del paradiso. Nel XXIII secolo l'umanità ha creato uno stato globale ed è entrata in contatto con una civiltà aliena. Tutto ciò è la premessa per le vicende di un ingegnere e della sua ten ...続く

    Da un piccolo sperduto paese asiatico, un re usurpatore fa costruire una fortezza per raggiungere le fontane del paradiso. Nel XXIII secolo l'umanità ha creato uno stato globale ed è entrata in contatto con una civiltà aliena. Tutto ciò è la premessa per le vicende di un ingegnere e della sua tenace volontà di raggiungere anche lui le stelle, come il re duemila anni prima, a partire da una montagna all'equatore: questa volta tramite un iperfilamento e un ascensore spaziale. Abbastanza deludente questo romanzo di AC Clarke, rispetto ad altri suoi lavori, dove è più visibile la sua vena ironica e creativa; qui è più lo scienziato a parlare, ma il risultato lascia un po' perplessi.

    said on 

  • 5

    Non aveva mai letto nulla di Clark finora (mea culpa) e sono davvero colpito dal modo in cui abbia orchestrato una storia basata su un'idea ingegneristica grandiosa ma plausibile, seguendola passo per passo dall'ideazione alla costruzione e, solo su questa base, sia riescito a tenere il lettore i ...続く

    Non aveva mai letto nulla di Clark finora (mea culpa) e sono davvero colpito dal modo in cui abbia orchestrato una storia basata su un'idea ingegneristica grandiosa ma plausibile, seguendola passo per passo dall'ideazione alla costruzione e, solo su questa base, sia riescito a tenere il lettore incollato al libro senza bisogno di stupirlo continuamente ma con una verosimiglianza incredibile. Tanto di cappello. E ora voglio leggere altri suoi romanzi

    said on 

  • 3

    Interessante ma lo sconsiglierei a chi non è appassionato del genere.

    Voto personale: 7/10


    Interessante e appassionante, non c’è che dire, ma lo sconsiglierei a chi non è appassionato del genere.


    Siamo sulla Terra nella metà del XXII secolo e un abile ingegnere, Vannevar Morgan, già ideatore del punte sullo stretto di Gibilterra, ha finalmente la solu ...続く

    Voto personale: 7/10

    Interessante e appassionante, non c’è che dire, ma lo sconsiglierei a chi non è appassionato del genere.

    Siamo sulla Terra nella metà del XXII secolo e un abile ingegnere, Vannevar Morgan, già ideatore del punte sullo stretto di Gibilterra, ha finalmente la soluzione per costruire il primo ascensore spaziale: una torre alta più di 36.000 km (50.000 km?) con due stazioni intermedie, una a 25.000 km e l’altra a 36.000 km. Il problema di una simile costruzione è ovviamente il peso, ma Morgan ha in mano un nuovo materiale, una speciale fibra di carbonio sintetizzata in assenza di peso. L’ascensore, in un secolo sempre più proiettato verso lo spazio, servirà per i viaggi spaziali verso le colonie di Marte e della Luna, rendendo i viaggi più economici ed ecologici. Neanche a dirlo, l’unico posto dove si può costruire questo ascensore è un monte sacro, Sri Kanda, situato in un’isola immaginaria dell’oceano indiano, Taprobane, sulla cui cima dimora un antichissimo luogo di culto occupato da monaci buddisti che non hanno nessuna voglia di andarsene.

    Il secondo filo narrativo è dedicato al passato di questo monte sacro, all’imperatore Kalidas (II secolo d.c.) che nelle vicinanze del monte sacro eresse la sua fortezza, Yakkagala, e i bellissimi giardini con le fontane che danno origine al titolo.

    Il terzo filo narrativo sono gli alieni, altro tema caro a Clarke. Si fanno vivi poco prima della costruzione della torre di Morgan attraverso una sonda computerizzata e il loro primo effetto è quello di mettere in grossa crisi tutte le religioni. Si rifaranno vivi alla fine del romanzo, ricollegandosi in modo simbolico al passato di Kalidas.

    Di avventura ce n’è molta: come farà Morgan a mandare via i monaci buddisti? Chi era Kalidas? Che problemi ci saranno nella costruzione dell’ascensore? Gli alieni saranno “buoni” o “cattivi”? Che futuro avrà l'ascensore spaziale? I personaggi, però, hanno poca profondità e molti di loro rimarranno sempre sullo sfondo senza nessuna caratterizzazione.

    Molto presenti invece particolari tecnici e una critica all’inutilità e stupidità della religione. Inoltre Clarke ci spiega, nell’introduzione, alcuni dettagli tecnico-narrativi: Taprobane è un adattamento per fini narrativi dello Sri Lanka. E così il monte Sri Kanda altro non è che il Sri Pada, Yakkagala è Sigiriya e così via. Clarke ci rende conto dello scarto fra realtà e fantasia dei luoghi da lui citati. Sono anche presenti due righe di spiegazione sull’ascensore spaziale, ideato nella realtà ma per ora irrealizzabile. Per chi non è abituato alle opere di Clarke segnalo che la sua fantasia ha solide basi “reali”.

    Curiosità:

    Per darci l’idea dei problemi tecnici che dovrà affrontare la torre spaziale si cita l’incidente del ponte sul Tacoma Narrow, del 1940 (p. 110). Il video vale più di mille parole.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_di_Tacoma
    http://www.youtube.com/watch?v=j-zczJXSxnw

    Non solo qui troviamo un’anticipazione di Internet, ma anche dei Google Alerts: è il Sommario degli Interessi Personali, a pagina 110.

    Il virus Golgota a p. 173 mi ricorda molto l’AIDS.

    Curiosa motivazione del nostro sentimento religioso a pagina 71 e 174: Dio come conseguenza del nostro particolare modo di venire al mondo? Bah...

    Buona lettura!

    said on 

  • 4

    La trama è semplice: Morgan è un formidabile ingegniere, che pensa e realizza in grande, e il suo progetto è il cosidetto "ascensore orbitale", che unisca la Terra allo spazio in maniera, si direbbe adesso, sostenibile. E tutta la storia si basa sui tuoi tentativi di realizzazione, sul luogo e l ...続く

    La trama è semplice: Morgan è un formidabile ingegniere, che pensa e realizza in grande, e il suo progetto è il cosidetto "ascensore orbitale", che unisca la Terra allo spazio in maniera, si direbbe adesso, sostenibile. E tutta la storia si basa sui tuoi tentativi di realizzazione, sul luogo e le sue leggende, sui problemi finanziari, tecnogici, politi, etici e anche di salute che deve affrontare, fino al finale. Che finale non è, perchè come in un racconto circolare, la fine va a riagganciarsi in maniera perfetta all'inizio.

    said on 

  • 2

    Troppa carne al fuoco

    Con quello che c'è in questo libro, ce ne si poteva fare almeno due, e ciascuno lungo il doppio di questo. Invece è tutto insieme, e tante cose vengono abbandonate o descritte in due righe, e alla fine si ha un retrogusto di incompiuto.
    Peccato, perché le idee erano belle.

    said on 

  • 5

    “Nel frattempo, fra gli innumerevoli altri effetti esercitati sulla cultura umana, Stellaplano aveva portato a compimento un processo già molto sviluppato. Aveva messo fine ai miliardi di parole che esprimevano pie sciocchezze con cui, per secoli, uomini apparentemente intelligenti si erano imput ...続く

    “Nel frattempo, fra gli innumerevoli altri effetti esercitati sulla cultura umana, Stellaplano aveva portato a compimento un processo già molto sviluppato. Aveva messo fine ai miliardi di parole che esprimevano pie sciocchezze con cui, per secoli, uomini apparentemente intelligenti si erano imputriditi il cervello”. (p. 95)

    Ci sono libri che ti sconvolgono la vita: dopo averli letti non sei più la persona che eri prima. C’è poco da fare: t’è cambiata la Weltanschauung. E poco importa se cambierà ancora: qualcosa ti rimarrà dentro per sempre. Risonanze. Evocazioni. Immagini. Atmosfere. Filosofie.
    Certo, conta il libro. Ovvio. Ma molto conta pure il momento in cui lo incroci. I libri della mia Weltaschauung hanno un ripiano “speciale”, un posto tutto loro nella mia biblioteca. Poca cosa: una decina, non di più. Bizzarro è però scoprire che quei libri mi hanno segnato, tutti senza eccezione, prima dei 25 anni. Anzi, a ben pensarci, prima dei 20. Anche dopo ho incontrato libri “importanti”. Nessuno però ha davvero segnato il mio pensiero in profondità. Quelli del ripiano “speciale” invece sì. Fra loro, anche Le Fontane del Paradiso. Che, a distanza di decenni dalla prima volta, ho appena riletto nella versione ebook.
    Si sente il tempo trascorso. Per il libro, che alla fine degli Anni Settanta anticipa un futuro di due secoli ma “buca” molte conquiste tecnologiche già dell’inizio del XXI secolo. Per la traduzione, che avrebbe meritato, vista l’occasione, un bell’editing approfondito per eliminare errori e imprecisioni che già c’erano nell’edizione originale Urania. Ma anche per me, che non ho più provato le emozioni di quando, ragazzino che aveva scoperto questo romanzo nella biblioteca di un amico di famiglia, mi lasciai catturare e affascinare. Non dal fluire della vicenda principale, non dall’idea dell’ascensore orbitale, non dal freddo e ambizioso Vannevar Morgan. Ma dalle descrizioni al contorno, dall’atmosfera esotica di Taprobane, dal misticismo rabbinico e dal genio matematico del Venerabile Parakarma, dalla spietata razionalità di Stellaplano.
    Tutto questo, lo so bene, se lo leggessi oggi per la prima volta non mi sconvolgerebbe più. Eppure risuona ancora in me e mi riporta a quegli anni di incanto e di scoperta di idee che nemmeno sospettavo potessero esistere. Insomma, se sono diventato un fisico, un buddhista e un ateo, c’è (anche) lo zampino di Choam Goldberg e di Stellaplano.

    “E ricordò che gli scienziati del mondo intero erano divisi in due nei confronti del dottor Goldberg: c’erano quelli “sicuri” che lui fosse pazzo, e gli altri che non avevano ancora deciso. Perché Goldberg era stato uno dei ricercatori più promettenti nel campo dell’astrofisica quando, cinque anni prima, aveva annunciato: – Ora che Stellaplano ha raso al suolo tutte le religioni tradizionali, possiamo finalmente prestare un’attenzione seria al concetto di Dio.
    E con quello era scomparso dalla scena”. (p. 91)

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  • 3

    Il manuale dell'ascensorista

    Definirei quest'opera un ottimo manuale d'istruzioni per la costruzione di un ascensore, anzichè un romanzo, perchè in definitiva tutta la vicenda verte quasi esclusivamente sulla costruzione di questo benedetto ascensore spaziale, quindi si tratterebbe quasi un libro per addetti ai lavori. A me ...続く

    Definirei quest'opera un ottimo manuale d'istruzioni per la costruzione di un ascensore, anzichè un romanzo, perchè in definitiva tutta la vicenda verte quasi esclusivamente sulla costruzione di questo benedetto ascensore spaziale, quindi si tratterebbe quasi un libro per addetti ai lavori. A me che ascensorista non sono, tutto sommato la vicenda non mi ha appassionato granchè. Però il libro è scritto talmente bene (per me) ed è talmente impregnato da una tale ingenua ed appassionata fiducia sulle future positive sorti dell'umanità che inteneritomi non ho potuto esimermi dall'assegnarle un voto positivo.

    said on