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死のロングウォーク

バックマン・ブックス〈4〉

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発行元: 扶桑社

4.0
(2891)

Language:日本語 | Number of Pages: 412 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , German , French , Italian , Spanish , Dutch , Polish , Norwegian , Czech

Isbn-10: 4594004539 | Isbn-13: 9784594004538 | Publish date: 

Translator: 沼尻 素子

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 5

    Per tutta la lettura la domanda che mi assillava era "ma perché?". E in effetti non si capisce, è il nonsenso la cosa più terribile, il fatto che non ci sia uno scopo, che tutto sia fatto per puro gus ...続く

    Per tutta la lettura la domanda che mi assillava era "ma perché?". E in effetti non si capisce, è il nonsenso la cosa più terribile, il fatto che non ci sia uno scopo, che tutto sia fatto per puro gusto dello spettacolo, della sfida, del miraggio della vittoria finale. Ma a che prezzo? Una marcia allucinante, un gioco perverso in cui solo uno, fra cento, arriverà vivo alla fine. E in cui il lettore, andando avanti, si sente sempre più come il pubblico ai lati della strada, voyeur e in cerca di sangue. Si vuole andare avanti non tanto per vedere chi arriverà alla fine, ma chi cederà prima, quando e in che modo si arrenderanno alla morte. Un romanzo breve che tiene incollati pagina dopo pagina; lo pseudonimo non è bastato, a King, per nascondere questo suo talento.

    said on 

  • 4

    La Marcia metafora della vita

    In un mondo futuribile cento ragazzi marciano dal confine canadese verso sud attraverso il Maine, il New Hampshire, il Massachusetts. La gara prosegue senza soste, finché resterà un solo concorrente. ...続く

    In un mondo futuribile cento ragazzi marciano dal confine canadese verso sud attraverso il Maine, il New Hampshire, il Massachusetts. La gara prosegue senza soste, finché resterà un solo concorrente. Il vincitore avrà un’enorme somma di denaro, i perdenti moriranno. Chi si ferma o rallenta sotto il limite consentito, è finito sul posto da implacabili soldati. L’idea di una gara x la vita, in cui gli sconfitti sono puniti con la morte, non è forse originalissima, già i Romani, infatti, la praticavano con le lotte dei gladiatori e i Maya con il gioco della palla ma King riesce a mantenere altissima la tensione fino all’ultima pagina. La Marcia non è solo una gara sportiva, è una metafora della vita: una corsa a eliminazione fino dall’istante in cui senza averlo scelto veniamo al mondo. Ognuno come Ray è solo eppure scambia idee con i momentanei compagni di viaggio, e non c’è neppure un vincitore né un premio, poiché tutti, esaurito il nostro tempo, dobbiamo morire. E’ una metafora della guerra: che cosa spinge tanti giovani ad arruolarsi volontari? L’onore, la gloria, la convinzione di essere invincibili, che la morte sia finta come nei film, una cosa che riguarda gli altri, ma non ci può toccare. Finché non muore qualcuno che conosciamo, sia pure superficialmente. Non solo, c’è anche un desiderio inconsapevole di suicidio in chi va in guerra o pratica sport estremi, perché la morte attrae e fa orrore. Tante le motivazioni: denaro, delusione, rabbia, desiderio di rivalsa, disperazione. C’è anche un fascino nel veder morire, come x gli spettatori della Marcia, quando la morte x un momento ci lascia da parte e possiamo vederla negli altri, senza esserne toccati. Per questo i film gialli e horror hanno successo, ci fermiamo a guardare gli incidenti stradali, siamo avidi dei particolari di sanguinosi fatti di cronaca. Dentro ognuno di noi c’è un piccolo cavernicolo istintivamente avido di sangue. Una delle prime grandi opere di King.

    said on 

  • 4

    Con questo romanzo di King non bisogna porsi domande, perchè non si otterrebbero risposte. Perchè si tiene una marcia nella quale i partecipanti vengono fucilati dopo tre ammonizioni? Chi è il Maggior ...続く

    Con questo romanzo di King non bisogna porsi domande, perchè non si otterrebbero risposte. Perchè si tiene una marcia nella quale i partecipanti vengono fucilati dopo tre ammonizioni? Chi è il Maggiore, eterea e fuggente figura? Cosa spinge numerosi ragazzi a voler partecipare ad un massacro gratuito? Ebbene il Re non dà risposte, ma fa nascere solo molte domande. Del resto, la nostra lunga marcia verso la morte pone interrogativi e quesiti che rimangono irrisolti, ma che rendono il viaggio qualcosa di speciale.

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  • 3

    Uno dei primi libri scritti da King durante d’università (1966/1967) e pubblicato anni dopo sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, giusto per vedere l'effetto che avrebbe fatto …

    Non si tratta del so ...続く

    Uno dei primi libri scritti da King durante d’università (1966/1967) e pubblicato anni dopo sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, giusto per vedere l'effetto che avrebbe fatto …

    Non si tratta del solito horror ma psicologicamente forse la trama de LA LUNGA MARCIA è più scioccante.
    L'idea mi ha ricordato molto la più recente saga di HUNGER GAMES.

    Una competizione tra ragazzi nella quale solo uno potrà spuntarla.
    Costo del biglietto: la vita!

    Una lettura scorrevole anche se, visto il contesto inevitabilmente a tratti noiosa.

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  • 5

    il numero due

    IMHO superato solo dall'immenso IT.
    King riesce, partendo da una semplice idea, a coinvolgere il lettore fino a togliergli il fiato.

    said on 

  • 2

    Il King degli albori, o Bachman come si faceva chiamare per alcuni lavori, è davvero molto acerbo. La Lunga Marcia, come il titolo sembra introdurre, è veramente lungo, anche se non per il numero di p ...続く

    Il King degli albori, o Bachman come si faceva chiamare per alcuni lavori, è davvero molto acerbo. La Lunga Marcia, come il titolo sembra introdurre, è veramente lungo, anche se non per il numero di pagine: vuoi per la noia, vuoi per l’essere colmo di frasi e descrizioni inserite, almeno all’apparenza, giusto per allungare la minestra. L’idea, ai limiti del fantascientifico, del distopico e se vogliamo anche con una velata punta di ucronia, non sarebbe poi troppo male. Solo che il tutto si basa su un qualcosa che manca di violenza o di obbligo: i protagonisti, ragazzetti che paiono idioti, hanno la stravagante idea non propriamente imposta di partecipare ad una sadica ed inutile marcia per la sopravvivenza. Nel mezzo c’è tanto piattume di discorsi triti e ritriti, pensieri riutilizzati ed espressi più volte senza che l’interesse aumenti in maniera radicale. Lette le prime pagine è come averle lette tutte, tanto è ripetitivo. Questi disgraziati che non possono marciare a meno di sei chilometri all’ora (altrimenti vengono ammoniti e poi fucilati sul posto dopo tre volte) sanno a cosa vanno incontro e durante il lungo cammino si fanno molte domande, ma il succo è: chi glielo ha fatto fare? Certo, una volta che vinci (ma non mi pare siano chissà quali atleti super addestrati) puoi ottenere tutto ciò che un regime dittatoriale ha da offrirti, così come la notorietà (in pieno stile di quello che ai giorni d’oggi sono i reality show) per un pubblico affamato ed in parte idolatrante. Eppure i corridori non è che siano molto esaltati dal premio. Ne vale la pena? Solo uno sopravviverà e potrà gustarsi la vittoria. Tanto continuare a vivere una vita di merda, senza ambizioni e colma di noia potrebbe equivalere alla morte. Sì e no, visto che nel libro ci arrivi a senso, ma tutto ciò non è spiegato nel migliore dei modi. Non è che tutti i cento partecipanti si lascino alle spalle qualcosa di orribile da cui scappare. Sulle xxx pagine del romanzo, ci si poteva aspettare qualche metafora meglio esplicata sul valore della vita. Sicuramente altri lavori più conosciuti come L’Uomo In Fuga (dello stesso King, da cui il film L’Implacabile) o Battle Royale o Hunger Games, un minimo di spunto da questo lo hanno preso.

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