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海边的卡夫卡

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Publisher: 上海译文出版社

4.1
(7233)

Language:简体中文 | Number of Pages: 521 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Spanish , Catalan , German , Italian , French , Swedish , Dutch , Portuguese , Slovenian , Czech , Finnish , Danish

Isbn-10: 7532743004 | Isbn-13: 9787532743001 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 3

    Kafka sulla spiaggia è uno di quei casi in cui fa bene avvicinarsi a un libro con nulla di più che una vaga curiosità. Mi ha fatto soprassedere su tutti quei difetti che normalmente mi avrebbe fatto storcere il naso.


    È troppo lineare, del tipo che non succede niente di che e — come ...continue

    Kafka sulla spiaggia è uno di quei casi in cui fa bene avvicinarsi a un libro con nulla di più che una vaga curiosità. Mi ha fatto soprassedere su tutti quei difetti che normalmente mi avrebbe fatto storcere il naso.

    È troppo lineare, del tipo che non succede niente di che e — come dicevo anche per La fine del mondo e il paese delle meraviglie — il pericolo c'è per sfizio? Vabe', però mi piace questo ritmo, mi sono affezionato alla biblioteca e alla casa in montagna, non mi ha mica annoiato. Ci sono troppe descrizioni di azioni identiche e/o fini a se stesse? Vabe', non mi disturba, contribuiscono alla creazione del ritmo tranquillo. I personaggi a ogni piè sospinto si riversano addosso conoscenze più o meno note? Vabe', mi fa piacere sentir parlare di qualcosa che già so e di qualcosa che non so, che male fa. Tutto il lato fantastico si basa sul nulla, si va avanti a forza di deus ex machina e non viene data nessuna spiegazione ai misteri? Vabe', è dalla prima pagina che ero convinto non si sarebbe capito nulla, me ne sono fatto subito una ragione.

    Delle due parti quella che ho preferito è quella di Kafka e il suo rapporto con Ōshima e anche, perlomeno fino a un certo punto, con la signora Saeki. Non che la parte di Nakata sia brutta, però alla fine è Kafka quello che ha un percorso quasi da romanzo di formazione ed è la sua parte di storia quella che potrebbe stare in piedi da sola.

    Inspiegabilmente è il terzo libro di Murakami che leggo ed è il primo con cui non fatico per nulla (è che ho nuove abitudini di lettura? è che l'ho letto perlopiù in treno?), però lo consiglierei meno di Norwegian Wood e La fine del mondo e il paese delle meraviglie. L'ho trovato piacevole, tutto qui, e tanto mi basta.

    said on 

  • 5

    Delicato e onirico, capace di affrontare anche temi e tabù complessi e sconvenienti. Splendidamente scritto e narrato. In effetti mi chiedo come sia possibile che Murakami non abbia ancora ricevuto il nobel per la letteratura. Consigliato a tutti quelli che amano la Letteratura, sconsigliato a ch ...continue

    Delicato e onirico, capace di affrontare anche temi e tabù complessi e sconvenienti. Splendidamente scritto e narrato. In effetti mi chiedo come sia possibile che Murakami non abbia ancora ricevuto il nobel per la letteratura. Consigliato a tutti quelli che amano la Letteratura, sconsigliato a chi non è capace di uscire dai canoni della narrazione occidentale per immergersi in un mondo e un modo di pensare alieni al nostro.

    said on 

  • 2

    Dopo tanto girare in tondo, m'aspettavo un finale degno di tal nome. Aspettativa delusa: questo romanzo, per quanto ben scritto e con personaggi interessanti, non conduce da nessuna parte e, pagina dopo pagina, Murakami pare imitare se stesso.

    said on 

  • 0

    Senso del libro non pervenuto.

    “il bello della vita è che le cose non vanno come le vorresti tu” dice Murakami e lo dimostra continuamente.
    E sì, perché condizionata dalle critiche positive, apri il libro sperando ti stupisca per la sua grande bellezza fin dall’incipit…e non va così.
    Ti lasci guidare dalle parole nella speran ...continue

    “il bello della vita è che le cose non vanno come le vorresti tu” dice Murakami e lo dimostra continuamente. E sì, perché condizionata dalle critiche positive, apri il libro sperando ti stupisca per la sua grande bellezza fin dall’incipit…e non va così. Ti lasci guidare dalle parole nella speranza che ti conducano in una storia godibile quel tanto da non sentire di aver sprecato il tuo tempo…e non va così. Continui la lettura sperando di trovare qui o là qualche perla che ti faccia dire, "ne è valsa la pena anche solo per questa frase"…e non va così. Allora perseveri pensando che magari il finale ti stupirà spiegando tutto l’inspiegabile disseminato nelle precedenti innumerevoli pagine …e non va così. :(

    Sconsiglio vivamente di perder tempo con questo libro e non credo che leggerò altro di questo autore.

    said on 

  • 5

    Davvero bellissimo.

    Senza fare commenti di alcun genere, perchè rovinerebbe la bellezza di questo capolavoro, mi chiedo: che il Nobel a Murakami sia un po' come l'Oscar a DiCaprio?

    said on 

  • 1

    In ordine sparso, perchè mi sento animato dal sentimento dell'urgenza:
    Orribilmente sentenzioso - osservate il triste spettacolo dei fan che corrono a raccoglierne avidamente le citazioni.
    Pretenzioso nel deliberato intento di fondere riferimenti culturali occidentali ed orientali, introdotti d ...continue

    In ordine sparso, perchè mi sento animato dal sentimento dell'urgenza: Orribilmente sentenzioso - osservate il triste spettacolo dei fan che corrono a raccoglierne avidamente le citazioni. Pretenzioso nel deliberato intento di fondere riferimenti culturali occidentali ed orientali, introdotti da spiegazioni dal vago sapore wikipediano, di solito messe in bocca ad una infodump machine ermafrodita che ci spiega, ad esempio, la funzione del coro nella tragedia greca. L'utilizzo di elementi della cultura alta e di quella popolare sembra riesumare il concetto di "postmoderno" dai sussidiari scolastici di dieci anni fa. Il tanto celebrato "realismo magico di Murakami" si risolve nella costruzione di scenari che dovrebbero celare chissà quale profonda rivelazione, ma che si rivelano impalpabili ed inconsistenti (vedasi il villaggio nella foresta, ma anche la stessa biblioteca). L'uso della prima persona nei capitoli su Tamura Kafka è di un'inutilità sconcertante - lo stesso del resto potrebbe dirsi peraltro dell'intero ciclo di formazione/acquisizione di consapevolezza/maturazione, che ben avrebbe potuto essere riassunto in una ventina di pagine. Interi snodi narrativi vengono affidati alle comode suggestioni del vago e dell'indefinito, mentre le simbologie devono essere sottolineate almeno un paio di volte, da personaggi diversi, per tema che possano sfuggire. Il successo di un libro come questo, altrimenti inspiegabile, non può che essere dovuto alla scrittura comoda (pigra) che al tempo stesso riesce a vellicare l'ego del lettore promettendogli profondi significati mistici e psicoanalitici. Con M. ci troviamo cioè nella più disarmante dimensione del sottoletterario, nella sua triplice accezione di contraffazione/rimasticazione/degradazione di quello che c'è di meritevole. Mille volte quindi più pericoloso di un fabiovolo, nella misura in cui pagare con soldi maliziosamente contraffatti è ben più grave che provare ad utilizzare le banconote del monopoli. Bisogna comunque ammettere che il personaggio di Johnnie Walker era una gran trovata che viene però lasciata cadere dopo circa mezzo capitolo, mentre avrebbe meritato magari un raccontino a parte.

    Per il resto, leggete Landolfi e recuperate Twin Peaks, ma state alla larga da questa roba.

    said on 

  • 5

    "Le cose accadute sono come un piatto che si è rotto in mille pezzi. Per quanto uno possa tentare di incollarne i frammenti, non potrà tornare com'era in origine, non ti pare?"

    Spesso l'origine del nostro dolore proviene da noi stessi.
    Questo è ciò che ho capito leggendo questo romanzo vivido, intenso e profondo, che racconta la storia di due personaggi, un giovane e un anziano, che involontariamente hanno i ruoli scambiati. In termini letterari, lo chiameremmo un roma ...continue

    Spesso l'origine del nostro dolore proviene da noi stessi. Questo è ciò che ho capito leggendo questo romanzo vivido, intenso e profondo, che racconta la storia di due personaggi, un giovane e un anziano, che involontariamente hanno i ruoli scambiati. In termini letterari, lo chiameremmo un romanzo di formazione. Io, però, non me la sento di appropinquargli questo nome. E' più un romanzo dedicato alla ricerca del proprio io, del proprio essere. La nostra vita dipende per una buona parte da scelte che non abbiamo fatto, da eventi che non abbiamo scelto, e via dicendo. Quindi non totalmente da noi stessi. Ecco, quello che cercano di fare Kafka e Nakata è di liberarsi, di far proseguire la propria vita secondo le loro, di scelte. Perché essere liberi significa proprio questo: poter scegliere il proprio destino. Eppure, come girata l'ultima pagina capirete, non solo questa impresa è difficile, ma diventa un'aspirazione quasi impossibile. Non saremo mai del tutto liberi. Tuttavia, se non si può essere liberi, si può non essere vuoti. "Una persona vuota è come una casa deserta. Come una casa deserta con la porta aperta. Qualsiasi cosa, chiunque, volendo, può entrare liberamente" E, aggiungerei, non sarebbe più una persona, ma una marionetta manipolata dai più forti. Non essere vuoti, significa essere vivi. E' questa la vera aspirazione a cui l'essere umano deve puntare.

    I difetti ci sono, non è un capolavoro perfetto. D'altronde, se lo fosse stato, probabilmente non ne avrei parlato così bene. Proprio i difetti lo rendono un bel libro, cosa che, al giorno d'oggi, non è più una cosa così scontata. Murakami mi ha colpito, ha fatto breccia nel mio cuore grazie al suo stile accurato, che valorizza i dettagli, le emozioni, e i cambiamenti. La valutazione che ho dato è come il 10- a scuola: manca poco alla perfezione dal punto di vista del piano denotativo, ma per me è perfetto nelle sue imperfezioni.

    said on 

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