美麗佳人歐蘭朵

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Publisher: 幼獅文化事業股份有限公司

4.0
(2367)

Language: 繁體中文 | Number of Pages: 300 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , French , German , Italian , Spanish , Swedish , Catalan , Dutch , Polish

Isbn-10: 9575304748 | Isbn-13: 9789575304744 | Publish date:  | Edition 1

Translator: 朱乃長

Also available as: Audio CD , Audio Cassette

Category: Biography , Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Book Description
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  • 3

    La vittoria dell’Orlando che riuscì a non diventare furioso.

    La notte del 12 giugno un uomo di ventinove anni compie una strage nel Pulse, locale gay di Orlando, uccidendo 49 persone e ferendone 53, prima di finire ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia l ...continue

    La notte del 12 giugno un uomo di ventinove anni compie una strage nel Pulse, locale gay di Orlando, uccidendo 49 persone e ferendone 53, prima di finire ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia locale.

    Il giorno dopo leggo la testimonianza di un terapeuta mio conoscente: sta seguendo il percorso di quattro adolescenti che non si riconoscono nell’eteronormatività. I quattro adolescenti, due ragazzi e due ragazze, consapevolizzano che può accadere anche a loro in qualsiasi momento di essere uccisi perché omosessuali o comunque perché non degli etero eterodossi, perciò decidono di parlarne ai loro genitori. Non vogliono che i loro genitori vengano a conoscere le loro identità sessuali soltanto dopo che uno sconosciuto li avrà ammazzati per i suoi scopi pretestuosamente religiosi e sicuramente omofobi, laddove l’omofobia è neanche tanto sottotraccia nelle religioni monoteiste, e nessuno se lo chiede ancora abbastanza come mai dei sistemi di potere culturale pensati per soli uomini si fondino sulla rimozione dell’amore omosessuale, che sembra poter essere sempre maschile e non anche femminile a pari grado: gli omofobi, probabili omosessuali repressi, le donne tendono a marginalizzarle più di quanto solitamente facciano i maschilisti, i quali tante volte sono degli omofobi mancati e mancati neanche di tanto.

    Il terapeuta propone ai quattro adolescenti di fare una lettura comune di “Orlando” della Woolf, allora io il giorno dopo vado in libreria e compro “Orlando” della Woolf; è stato il mio piccolo e invisibile gesto di solidarietà, di vicinanza, di dolore che non diventerà mai rabbia omicida ma riflessione, silenzio e lotta.

    Il romanzo della Woolf è legnosetto, si sentono i mattoncini con cui ha voluto puntellare le sue trasvolate di fantasia. Con la Woolf fin qui ho la sensazione si preoccupi eccessivamente dallo scrivere in modo inedito e inusuale, arrivando a trascurare ciò che resta immutabile e atemporale in letteratura: il compimento di un ritmo alfabetico che diventa musica mentale, una forza che ti spinge in avanti facendoti sentire senza peso, perché tutto il peso lo assorbe lei. Con la Woolf mi sembra debba essere io a dare la spinta a lei e non viceversa.

    Dell’Orlando della Woolf, a pochi giorni dalla lettura, ricordo le calze di droghetto e che in gioventù “si dilettava di sentirsi più e più e più che mai solo.”

    Fantasticando come mai prima, la Woolf racconta degli amori e delle passioni di Orlando, soprattutto dei suoi candori. S’innamora di una bella russa che pattina sul fiume ghiacciato e ci mette più di un’ora, quando una volta la aspetta sulla tolda della sua nave, per chiedersi chissà cosa starà facendo sotto coperta con quel burbero marinaccio che si è portata dietro per andare a rovistare nella sua cabina.

    La scelta meno astuta della Woolf nel romanzo è di riportare una citazione di Swift da “I viaggi di Gulliver”( ormai sono cinque anni che non mi riesce di trovare la traduzione di Gueglio per l’edizione I classici classici della Frassinelli): l’arioso e tempestoso umorismo di Swift rivela in poche righe come lo stile della Woolf sia troppo pensato, architettato, insomma dello sperimentalismo della Woolf si vedono ancora troppo in bella vista i compassi, i righelli e le squadrettature.

    Anche il tema, come vorrei si sia fatto ormai vetusto: l’instabilità dell’identità sessuale. Attraversando i secoli e i sessi con la levità con la quale si saltella da ciottolo a ciottolo in un guado, e in uno sguardo, Orlando fa l’esperienza, tanto comica se non si rivelasse poi mortale, delle convenzioni: Orlando non corrisponde mai a quello che ci aspetta da lui e questo è il tutto sommato congruo prezzo da pagare, se si vuole essere sé stessi, e dunque più soli che no in mezzo agli altri, piuttosto che quel nessuno così facilmente accettabile da quei tutti che non si sono mai azzardati a voler essere qualcosa in più del perfetto nessuno ben incastrabile, e castrabile, nell’epoca di turno.

    Oppure no, ancora non siamo pronti e mai saremo pronti, a non far decidere per noi il paio di pantaloni o la gonna che dovranno accordarsi all’evidenza che la natura avrà voluto farci nascondere nelle mutande, e non mi interessa neppure più ricordarmi che la natura non ha inventato le mutande e che l’amore in ogni caso non è mai stato una cosa naturale ma la più bella invenzione umana, come invenzioni umane sono state le religioni, le armi, i cellulari dai quali i ragazzi e le ragazze scrivevano gli ultimi messaggi d’amore alle proprie madri prima che un uomo convenzionale entrasse in un locale e sparasse addosso agli altri perché non ha mai avuto il coraggio di leggere “Orlando” della Woolf e quindi ancora meno di aprire gli occhi su sé stesso, dopo averli tenuti chiusi circa una settimana, per poterci poi vedere meglio.

    Noi uomini e donne siamo ferite che pulsano, chi ci fanno ammattire, non sappiamo mai esattamente cosa ce le ha provocate, cosa potremmo fare per guarirle, a me da un po’ è venuto il dubbio che forse sia meglio che continuino e pulsare e noi con loro.

    Ogni guarigione definitiva si rivela sempre essere un altro prestanome della morte anche detta la Senzafantasia.

    said on 

  • 5

    Signora Woolf, lei riesce a stupirmi ogni volta

    Ricercatrice di nuove forme letterarie, sperimentatrice instancabile e appassionata, stavolta si cimenta in quel che ad una prima impressione potrebbe sembrare soltanto un piacevole e forbito divertis ...continue

    Ricercatrice di nuove forme letterarie, sperimentatrice instancabile e appassionata, stavolta si cimenta in quel che ad una prima impressione potrebbe sembrare soltanto un piacevole e forbito divertissement, salvo poi rendersi conto che dietro un ordito tanto armonioso, quantunque intricato, possa celarsi solamente la saggia mano di una abilissima artista.
    Lo stile immaginifico ma preciso, incomparabile per la delicata affluenza di lirismo, principia per un buon tratto con squisita ricercatezza e affettazione, quasi volesse affiliare la scrittura alla vetustà dei secoli andati in cui Orlando ci viene presentato, per poi declinare, anno dopo anno, lungo tre secoli, fino al presente di Virginia, per sfociare, nelle ultime pagine, nel moderno stream of consciousness.
    Una immaginaria biografia scritta da un narratore ironico, spesso faticosamente conscio dell'arditezza del compito, impegnato come è in sagaci considerazioni metanarrative. Storia e finzione si mescolano in un'atmosfera magica nel tratteggiare l'uomo/donna Orlando, allegoria e rappresentazione delle idee personali dell'autrice sulla sessualità, il ruolo sociale della donna, l'amore per la letteratura e la sublime dannazione della creatività/scrittura, la relatività del tempo.

    Sapevo che Marquez si è dichiarato in debito con la Woolf, ma non sapevo quanto lo sia stato fino a che non ho letto Orlando. Fin dalle prime rapide pagine dal gusto favolistico(e per buona parte iniziale) ho avvertito un'affinità tra Orlando e Cent'anni di Solitudine (e L'amore ai tempi del colera).
    Borges in una recensione elogiativa del primo grande successo dell'autore latino-americano affermò che è un romanzo unico per stile e privo di antenati. Mi sento di affermare di aver trovato un suo ascendente.

    said on 

  • 5

    Dio come scrive questa donna: di ogni pensiero fa un fuoco d'artificio...
    Il libro è dedicato alla sua amica, amante Vita ma Virginia ne fa un viaggio nel tempo e nella storia inglese includendo il m ...continue

    Dio come scrive questa donna: di ogni pensiero fa un fuoco d'artificio...
    Il libro è dedicato alla sua amica, amante Vita ma Virginia ne fa un viaggio nel tempo e nella storia inglese includendo il mito di Tiresia, Shakespeare, Pope ed altri poeti.
    Ma piú coinvolgente è il viaggio nell'universo femminile che dai tempi della regina Elisabetta arriva ai giorni nostri con la consapevolezza della donna moderna e libera.
    Orlando è stato pubblicato nel 1928 del 1925 è il grande Gatsby non so perchè di accomunare questi due libri distanti tra loro come il giorno e la notte.

    said on 

  • 3

    "Poiché l'ho fatta finita con gli uomini"

    Cominciato e abbandonato qualche anno fa, questo libro mi ha nuovamente lasciata con l'idea di non aver afferrato davvero il senso della storia. Colpa mia, spesso tendo a leggere troppo di fretta.
    Orl ...continue

    Cominciato e abbandonato qualche anno fa, questo libro mi ha nuovamente lasciata con l'idea di non aver afferrato davvero il senso della storia. Colpa mia, spesso tendo a leggere troppo di fretta.
    Orlando vive attraverso il tempo e lo spazio, attraversando anni di storia inglese e il sottile velo che separa il sesso maschile da quello femminile.
    Orlando nasce poeta e si ritrova donna al volante sotto un cielo diverso da quello iniziale. Conosce uomini e donne e da tutti viene tanto ammaliato/a quanto deluso/a.
    Orlando riflette e viaggia, ma non mi prende davvero per mano.

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  • 4

    la sfortuna di chiamarsi orlando

    leggero, elegante ma poco impegnativo, pronto con ironia a qualunque occasione come l’abito di un venerdì pomeriggio di primavera in città;

    si ispessisce con l’arrivo dell’autunno del XIX secolo, di q ...continue

    leggero, elegante ma poco impegnativo, pronto con ironia a qualunque occasione come l’abito di un venerdì pomeriggio di primavera in città;

    si ispessisce con l’arrivo dell’autunno del XIX secolo, di quella lana un po’ grezza che odora di interminabile mattino uggioso davanti al caminetto ad asciugarsi invano pensieri troppo madidi;

    stretto ed eccessivo quello del XX secolo, che indossato già nel quotidiano da chi lo disegna, con lo sguardo deformante dello specchio concavo e convesso, ne altera le linee ed i colori;

    un camerino, quello di orlando, nel quale troppo è stato rovistato e ribaltato da critica e pettegolezzo alla morbosa ricerca di passaggi segreti per chissà quale mondo dell’ambiguo, chiudendo così tutte le prese d’aria e serrando le finestre spalancate, togliendo luce e respiro all’immaginazione e alla sorpresa

    QF

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Orlando era un uomo che viveva sognando di diventare un grande poeta. Purtroppo per lui non riusciva ad apprezzare le donne: per lui erano frivole, prive d'intelligenza e riusciva a coglierne solo la ...continue

    Orlando era un uomo che viveva sognando di diventare un grande poeta. Purtroppo per lui non riusciva ad apprezzare le donne: per lui erano frivole, prive d'intelligenza e riusciva a coglierne solo la classica dualità angelo/diavolo da cui nessuna donna risultava lontana. Egli ne amava in modo profondo una ma in virtù della sua condizione trovava naturale frequentarne altre. Poi d'un tratto tutto cambiò e si ritrovò a vivere quasi un secolo dopo nel corpo e nella mente di una donna.
    Wirginia Woolf attua un curioso viaggio nel tempo attraverso due fattori: esperienza e reincarnazione. Da la possibilità a un uomo di poter esplorare il mondo femminile, di poterlo conoscere a fondo e poterlo comprendere, un privilegio che a mio avviso tanti avrebbero dovuto avere visti tutti i saggi sulla natura delle donne che furono scritti per secoli senza trovare alcuna risposta.
    L'autrice ne fornisce una scavando nella psiche della nuova Orlando, mettendo in luce tutte le sfumature femminili.
    Di sicuro, questo è uno dei romanzi che preferisco di più.

    said on 

  • 5

    In gran parte delle introduzioni e presentazioni a Orlando — il cui titolo completo, non dimentichiamolo, è Orlando, una biografia — si insiste un po’ troppo sulla dedica a Vita Sackville-West, spiega ...continue

    In gran parte delle introduzioni e presentazioni a Orlando — il cui titolo completo, non dimentichiamolo, è Orlando, una biografia — si insiste un po’ troppo sulla dedica a Vita Sackville-West, spiegando poi col basso gusto del pettegolezzo che questa eccentrica aristocratica fu adultera e bisessuale, nonché probabilmente amante della Woolf, e che, tra le altre cose, amava dare scandalo presentandosi in società abbigliata come un maschio. Ne consegue un paragone limitante: Orlando è l’alter ego di Vita, la completa rappresentazione e fusione dei suoi spiriti maschile e femminile, eccetera… e l’intera opera non sarebbe nient’altro che «la più lunga e affascinante lettera d’amore» mai scritta (a detta di tale Nigel Nicholson che, mi si comunica dalla regia, era il figlio di codesta Vita).

    Con una tale preparazione ci accingiamo a seguire le avventure di un affascinante e umorale giovanotto per poi ritrovarlo, quasi a metà del libro, nel corpo di una donna — e rendendoci conto che è sempre stato così — e non ci stupiamo più di tanto, giacché, appunto, eravamo preparati. Ciò che davvero non riusciamo a incasellare nel quadro semplicistico del rapporto Vita-Virginia è quell’anomalo corso del tempo a cui tutto il romanzo (pardon, la biografia) ci costringe a piegarci. In effetti, Orlando e quasi tutto il suo entourage — con le sole eccezioni delle governanti, che invecchiano e muoiono come ogni governante, sebbene un po’ più lentamente, e dei grandi poeti, la cui mortalità è strettamente legata alla caducità della fama — attraversano nel corso della narrazione ben quattro secoli di storia inglese, muovendo dal regno di Elisabetta per terminare in quello di Edoardo.

    Non c’è da stupirsi che tra i commentatori di Goodreads regni a questo punto una certa confusione. Leggo testualmente: «chi è Orlando?» e «cos’è Orlando?» La risposta è in verità molto più semplice di quello che appare, ma Orlando è una storia di apparenze e non dovete sentirvi degli sciocchi se queste apparenze sono riuscite a ingannare anche voi. D’altronde la Woolf ha messo in gioco tutto il suo estro e una cultura davvero imponente per farvela in barba.

    Cominciamo col definire che cosa non è Orlando. Orlando non è “un uomo che a un certo punto diventa una donna”, in quanto è sempre stato entrambe le cose — solo, il suo sesso si è trovato lungamente nascosto “dalla moda del tempo” — né la sua figura ha a mio parere molto a che fare con quella creatura androgina presentata su decine di quarte di copertina e le cui implicazioni semantiche richiamerebbero concetti filosofico-religiosi del tutto alieni alle intenzioni dell’autrice.

    Semplicemente, Orlando è lo spirito del poeta inglese, il quale, attraverso i secoli, va interrogandosi sul significato della vita e dell’arte, scontrandosi di volta in volta con lo spirito del tempo: motivo per cui nasce maschio — giacché in epoca elisabettiana la letteratura era appannaggio esclusivo del sesso maschile — e solo nel corso del diciottesimo secolo si apre completamente alla sensibilità femminile, ma senza mai scordare o rinnegare il suo passato.

    Con questo espediente, unitamente a quello della biografia, Virginia Woolf può permettersi una satira brillante, acuta e colta, che tutto investe e nulla risparmia: poeti, aristocratici, zingari, esploratori, e perfino re e regine sono oggetto di una feroce ridicolizzazione; per non parlare delle splendide pagine dedicate alla trasformazione di Orlando, in cui si compie una lucidissima analisi sulla condizione dei due sessi e sul ruolo sociale a essi attribuito dall’ “umida” società Vittoriana. La stessa veste narrativa scelta dalla Woolf si prende in giro da sola, smantellando la tradizionale serietà degli storiografi (e quante gliene vengono dette!), oltre che prestandosi abilmente al gioco dell’ambiguità di Orlando, mantenendo un alone di mistero sulle sue vicende e sulla sua natura stessa (d’altronde, Orlando non arriverà mai a trovare una vera risposta ai suoi interrogativi).

    Una lettura, insomma, gradevolissima e preziosa, che sulla falsariga del pensiero proustiano ma con uno stile del tutto originale riesce in pieno nell’intento di restituire la profonda discrepanza tra il tempo della materia e quello della memoria.

    Leggi la recensione qui: https://zeldasroom.wordpress.com/2015/01/12/orlando-di-virginia-woolf/

    said on 

  • 4

    Dopo aver letto "Gita al faro" (un libro introspettivo e parecchio noioso infatti non sono riuscita a terminarlo) "Orlando" è risultato essere l'eccezione che conferma la regola.
    Un libro divertente ...continue

    Dopo aver letto "Gita al faro" (un libro introspettivo e parecchio noioso infatti non sono riuscita a terminarlo) "Orlando" è risultato essere l'eccezione che conferma la regola.
    Un libro divertente e ironico. La trama in sé esula dai temi trattati di solito dalla Woolf che infatti ammette lei stessa, nell'introduzione, essere un libro leggero e fantasioso.
    In breve questo libro narra del protagonista, Orlando appunto, e delle sue disavventure partendo dal '500 fino ad arrivare ai primi del '900. Il testo è una finta biografia che l'autrice si diverte a narrare e a interloquire con il lettore scrivendo in prima persona le sue opinioni sulle vicende del protagonista che lei stessa ha inventato. Uno stratagemma narrativo geniale e che solo i grandi autori riescono a utilizzare senza scadere in inutili monologhi fini a se stessi.
    La figura del protagonista è assolutamente fuori dal canone classico dell'eroe bello e bravo che, francamente, ha stancato. Orlando è infatti un giovane poeta Romantico del '500 che si ritrova a vivere per più di trecento anni. Il fatto che una notte diventi una donna non cambia il suo modo di pensare e il suo amore per la Natura e la contemplazione lo porta a vivere lungo i secoli come uno spettatore di fronte ai mutamenti culturali che vive sulla propria pelle. Inoltre il suo essere donna/uomo lo porta a vivere delle disavventure al limite del nonsense che mi hanno fatto davvero ridere.
    Un romanzo dunque fantasioso da cui traspare la vena ironica dell'autrice verso il passato storico e verso la figura del poeta/scrittore ormai divenuto col tempo esso stesso uno stereotipo.

    said on 

  • 5

    Un bellissimo libro, molto originale nello stile e nella trama.
    Le narrazioni della vita di Orlando, protagonista senza sesso e senza tempo, si trasformano in molteplici occassioni per riflettere sui ...continue

    Un bellissimo libro, molto originale nello stile e nella trama.
    Le narrazioni della vita di Orlando, protagonista senza sesso e senza tempo, si trasformano in molteplici occassioni per riflettere sui più grandi temi dell'esistenza e in un'immortale dichiarazione d'amore.

    said on 

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