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'l mal de' fiori

Di

Editore: Bompiani

4.7
(36)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 158 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845244474 | Isbn-13: 9788845244476 | Data di pubblicazione: 

Contributi: Sergio Fava

Genere: Non-fiction

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Descrizione del libro
"Costringere l'orale nel corpo scritto obbliga l'Autore ad un uso magistraledi soluzioni linguistiche e tecniche prosodiche apparentate ai rarissimifulgidi esiti di certa straordinaria lirica (S. Esenin in Pugacev, A. Blok neI dodici) tessute pazientemente in un mosaico plurilinguistico che solamenteil lettore più avveduto rileverà nelle loro varianti bengaliche e nonconfonderà con un'esibizione virtuosistica tout-court o, peggio, con certoequivoco "poundismo"..."Presentazione di Sergio Fava.
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  • 4

    più che recensire va bene recidere, tanto son fiori malati. dei fiori che son stati non è che si sta tanto a dire che senso abbiano, così anche questo poema è più che altro il profumo di marcio che ti ha messo sotto il naso, parole prese come materia e tagliate a petalo. questo poema non è tanto ...continua

    più che recensire va bene recidere, tanto son fiori malati. dei fiori che son stati non è che si sta tanto a dire che senso abbiano, così anche questo poema è più che altro il profumo di marcio che ti ha messo sotto il naso, parole prese come materia e tagliate a petalo. questo poema non è tanto quello che hai letto o capito ma quello che sei dopo averlo versato, come acqua nutriente, nel tuo vaso incraniato.
    (tutte le recensioni che leggete in questa pagina di aNobii sono letterarie, perché questo è quel che si produce dai versacci di Carmelo Bene, ispirazione o semplice spirare)

    ha scritto il 

  • 5

    'nfernopurgalimboparadis

    Cb, lo chiamava così Deleuze. Riconoscendolo come una delle più grandi macchine attoriali. Era la Voce. Nel buio suo stare. Lorenzaccio e l'atto. E si degradava a poeta. Al di là del principio di piacere, alla potenza bambina, come ritorno all'inorganico. La marionetta.
    Alla grandissima op ...continua

    Cb, lo chiamava così Deleuze. Riconoscendolo come una delle più grandi macchine attoriali. Era la Voce. Nel buio suo stare. Lorenzaccio e l'atto. E si degradava a poeta. Al di là del principio di piacere, alla potenza bambina, come ritorno all'inorganico. La marionetta.
    Alla grandissima opera beniana, che in tante cose mi ricorda l'amico a lui anche caro Emilio Villa, ho dedicato la mia prima poesia:

    Madonna delle Dis Grazie
    - Un libro per ciechi-
    Cullava il Cristo
    Tra le braccia
    Come si culla
    Un bambino morto amato.

    Nostra Signora del Lutto
    Sua rovina amava
    Non vampiresco Cristo
    Occidental implicazione
    Di Chiesa Stato Potere.
    Ma il Gesù in vano automartirio
    Parabola di Caligola
    A raccogliere conchiglie stava?

    ha scritto il 

  • 0

    l'istante d'un filo d'erba

    Forse la nostalgia è l'impossibile, essa è animata da una mediocrità monologante che scivola sulla soglia di secoli di poesia, come un sonnolento borbottìo semi-erudito. A sorprenderci è sempre il silenzio prescritto, origine-tradizione ed evoluzione, per arrivare all'incolmabile che i codici poe ...continua

    Forse la nostalgia è l'impossibile, essa è animata da una mediocrità monologante che scivola sulla soglia di secoli di poesia, come un sonnolento borbottìo semi-erudito. A sorprenderci è sempre il silenzio prescritto, origine-tradizione ed evoluzione, per arrivare all'incolmabile che i codici poetici hanno vanamente descritto.
    Questa poesia è oralmente scritta, una clausura della scrittura per fondere del tempo il suo suono, per tracciare sentieri raffinati di voce che diventano assonanza con l'urgente paradosso del senso.
    Il plurilinguismo presente in questo verseggiare meditabondo è eroicamente plurale, torchia le sfumature dandogli una dignità poetica immaginifica.
    La meraviglia della lingua, atleta della morte e dell'amore, scaraventa il lettore nel corpo e in un amplesso di ninfomanie che si mostrano dentro la pelle degli occhi, un'anima che si identifica nel fraseggio del gergo.
    In fine l'amore, l'increato, premessa a quell'abisso di metamorfosi che sembra organizzare la vita, ma che coniuga sventure, maschere, indolenti di fanciulle che sfogliano i petali cadenti.
    L'amore dona vita al linguaggio comune, mentre il suono primitivo di questo libro contribuisce a creare differenze dall'identico!
    Queste risonanze creano fastidi armonici, si disperdono in quella frontiera di sensato a cui crediamo di appartenere, si prova nostalgia per quelle cose che non furono mai, ma sempre-state, la biologia dell'Essere.

    http://www.youtube.com/watch?v=gmWWCNkZktc

    ha scritto il 

  • 5

    Etimo...

    Più passa il tempo più aumenta la mia curiosità per le origine delle parole.
    Il semaforo...oggi li ho beccati tutti i rossi...l'onda rossa esiste come la verde, poi è fatta se parti al ritmo giusto e a una velocità costante. Ma fretta non c'era e un vecchio pezzo anni 70 non l'aveva ugualme ...continua

    Più passa il tempo più aumenta la mia curiosità per le origine delle parole.
    Il semaforo...oggi li ho beccati tutti i rossi...l'onda rossa esiste come la verde, poi è fatta se parti al ritmo giusto e a una velocità costante. Ma fretta non c'era e un vecchio pezzo anni 70 non l'aveva ugualmente.
    Semaforo, foro ci potevo arrivare, portare qualcosa...portare colori. Sema invece non mi diceva nulla (e Umberto Eco non m'è venuto in aiuto...). Un bel dizionario agile da consultazione mi dice che avevo colpito su "foro" come c'era da aspettarsi (...) "sema" invece stava per segni (e non colori o perchè no "segni colorati"), semiotica infatti... ma ho mangiato troppo al ristorante, "segni" di cattiva digestione e ischemia cerebrale transitoria col sangue dirottato alle parti gastroenteriche a lavorare.
    Portatore di segni il semaforo, interessante anche questo spunto

    Il libro di Carmelo Bene? Più passa il tempo più mi rendo conto che è disdicevole parlarne, commentarlo, trattarlo come merce da critica letteraria...qui siamo oltre il poterne parlare.
    E' un po' come la passione per l'etimo, anche maggiore, cercare di risalire alle origini della parola, di quella parola, di quelle non origini, di quelle non parole. Lasciarsi attraversare soltanto, come una boccata di sigaretta aspirata ad occhi chiusi, sì qualcosa del genere.
    Vivere quelle parole come fossero semafori

    ha scritto il 

  • 4

    Non dire, e verrai detto

    Van'ci a scrivere di siffatta opra. L'impossibilità ivi ha dimora: immane 'l lavoro que tanto torchiò la necessitate di una ricerca di un non pìù dolce stil novo di poesia, poichè nel quando l'errante scrittore si prefisse l'approdo a versi fatti di parole nel simil'fatto di suoni. Et cadde ogni ...continua

    Van'ci a scrivere di siffatta opra. L'impossibilità ivi ha dimora: immane 'l lavoro que tanto torchiò la necessitate di una ricerca di un non pìù dolce stil novo di poesia, poichè nel quando l'errante scrittore si prefisse l'approdo a versi fatti di parole nel simil'fatto di suoni. Et cadde ogni dottrina di scrittura, cosìsic il testo scriveva e il beniano autore veniva scritto, dando i natali al caso letterario. S'aizzaron le voci che di-scordavano 'l parer de li 'ntenti, de la forma, de 'l senso. Non posso certamente accettare 'l certamen co li eruditissimi docti che tan' han vacillato opinioni su del testo significato, e in altresì Sergio Fava, nella accostata introduzione al tomo stesso, sufficia nella spiegazione. Con benigna umile e alta volontà scopiazzo e'n zimbelleggio la recherche del fonema per curiosità attrarre en la lettura del testo stesso che unica soluzione appare nel dubbio bello o meno. Ma al fin che i' non proceda troppo chiuso, stralcio d'origine dell'original poema pongo.

    Questo ch'è tuo non esser mai stata

    Questo ch'è tuo non esser mai stata
    nommai avvenir
    altro dal mal de' fiori se non sono
    che prossimi al fiorir chiama e si muore
    idea di te che mi sorride questa
    voce la mia non più se la disdice
    questo tu sei lavoce che ti chiama

    Tu che non sei che non sarai mai stata
    il mal de' fiori presso allo sfiorir
    dolora in me nel vano ch'è l'attesa
    del non mai più tornare
    Te che mi fingo in che non so chiamare
    Folle tua la mia voce
    sono te che non sei Sono non è
    dei morti Non è d'anima
    in sogno l'immortale

    ha scritto il 

  • 5

    Impossibile re-censire qualsiasi opera del Maestro. Si può solo prenderne atto, e lasciarsi leggere dalle parole che scorrono leggere tra le pagine... dopo aver letto questa raccolta poetica, credo di aver capito cosa intendesse Carmelo Bene quando parlava di "smarginatura della pagina". Una con ...continua

    Impossibile re-censire qualsiasi opera del Maestro. Si può solo prenderne atto, e lasciarsi leggere dalle parole che scorrono leggere tra le pagine... dopo aver letto questa raccolta poetica, credo di aver capito cosa intendesse Carmelo Bene quando parlava di "smarginatura della pagina". Una continua decostruzione del linguaggio, un continuo giocare con le parole, in un susseguirsi di significanti che annientano e smentiscono il concetto stesso di significato.

    In poche parole, un libro per intenditori.

    ha scritto il 

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