...e ora parliamo di Kevin

Di

Editore: Piemme (Bestseller, 71)

4.3
(698)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 476 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Greco , Svedese , Coreano , Portoghese , Polacco , Olandese

Isbn-10: 8838499926 | Isbn-13: 9788838499920 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Amedeo Romeo

Disponibile anche come: eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
N.B. Precedentemente pubblicato con il titolo: "Dobbiamo parlare di Kevin"

A 16 anni, Kevin ha preso l'arco con cui si esercitava da tempo e ha ucciso sistematicamente, nella palestra della scuola che frequentava, sette compagni, un inserviente e l'insegnante di algebra. Uccidere, nella sua logica distorta, era il mezzo per uscire dalla massa indistinta e diventare protagonista. E ora lo è, nel carcere minorile in cui è rinchiuso, temuto e rispettato dagli altri giovani reclusi. A raccontarcelo è la madre, Eva Katchadourian, newyorkese di successo, in una serie di lettere al marito assente. Attraverso le sue parole si snoda la storia della famiglia e dei suoi componenti: Eva, con il suo rapporto ambivalente nei confronti della maternità, il marito Frank, sempre pronto a giustificare il figlio in totale contrasto con lei, e lo stesso Kevin, un piccolo genio del male da quando ha aperto gli occhi sul mondo. Lettera dopo lettera, è un susseguirsi di fatti e di episodi che scavano nella vita familiare e ci restituiscono un quadro lacerante, sofferto, filtrato dalla lucida intelligenza e dalla profonda umanità di Eva, che non smette di chiedersi se non sia anche sua, e del rapporto di malcelata ostilità con il figlio, la colpa di quanto è successo.
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  • 5

    Per esplodere bisogna arrivare alla fine!

    Ho iniziato il libro in modo "stanco" pur essendo consapevole di avere tra le mani un "bel libro" la lettura è partita lenta come se mancasse qualcosa; l'autore ha un linguaggio molto ricercato e la p ...continua

    Ho iniziato il libro in modo "stanco" pur essendo consapevole di avere tra le mani un "bel libro" la lettura è partita lenta come se mancasse qualcosa; l'autore ha un linguaggio molto ricercato e la protagonista l'ho trovata eccessivamente dura e irritante.Cosi' ho preso una pausa, ho letto altro e poi l'ho ricominciato da zero ed ecco che piano piano la storia è partita, prima sempre lentamente, ma poi ad un certo punto mi sono ritrovata nella testa di Eva, la madre, ed ho cominciato con lei quest'analisi lucida di tutto fino ad arrivare alle ultime pagine, posso dirlo? Si lo dico , sofferente!
    I risvolti finali del libro sono tremendi, fanno male, è impossibile non lasciarsi coinvolgere, ma all'improvviso si vede una luce e nel vedere quella luce ho pianto!
    Consigliatissimo, ma solo a chi ama le storie forti.

    ha scritto il 

  • 5

    Cosa può dire ad una persona senza figli un libro che parla di maternità? Può insegnarli che anche un evento così ammantato di sacralità non sfugge alle regole spesso crudeli della vita.

    ha scritto il 

  • 5

    Agghiacciante

    Ho iniziato questa lettura dopo aver letto/visto molte recensioni. Ho subito capito che sarebbe stato un libro molto duro, ma inizialmente non ho riscontrato tutta quell'onda emotiva di dolore che mi ...continua

    Ho iniziato questa lettura dopo aver letto/visto molte recensioni. Ho subito capito che sarebbe stato un libro molto duro, ma inizialmente non ho riscontrato tutta quell'onda emotiva di dolore che mi ero aspettata. Pensavo che, non essendo madre, non stavo capendo fino in fondo. Poi, alla fine, l'onda è arrivata tutta d'un botto, crudele. Allora ho capito. Un libro che non passa.

    ha scritto il 

  • 4

    Un pugno nello stomaco ...e il dolore lo senti per un be po'

    All'inizio non c'è stato grande feeling lo ammetto. Mi aspettavo di trovare qualcosa di diverso, ero partita con la convinzione di trovare tra queste pagine solo la storia di Kevin, la lente puntata s ...continua

    All'inizio non c'è stato grande feeling lo ammetto. Mi aspettavo di trovare qualcosa di diverso, ero partita con la convinzione di trovare tra queste pagine solo la storia di Kevin, la lente puntata solo su quel giovedì in cui è andato a scuola e con il suo arco ha ucciso 7 compagni e un insegnante. Invece il libro ripercorre l'intera vita di quel ragazzo o meglio di sua madre, Eva, da quando conosce il marito a quando Kevin diventa maggiorenne. La storia è narrata attraverso decine e decine di lettere che Eva scrive al marito da quando Kevin si trova in prigione, e in queste lettere ripercorre la loro vita fino a quel giovedì, che ha distrutto quella stessa vita.
    Come ho detto all'inizio, subito non c'è stato feeling. Credo infatti che spesso ciò che spinga ad avvicinarsi ad un libro come questo sia quel macabro fascino per il male. Lo stesso fascino che ci spinge a cercare i fatti di cronaca nera in televisione o in internet le storie di terribili assassini. Ma all'inizio questa curiosità non viene soddisfatta. La prima parte e poi comunque il resto della storia si sofferma a riflettere sulla maternità, sulla famiglia e sull'essere genitori, e la cosa più spiazzante è che non lo fa in modo perbenista o ipocrita ma in un modo talmente reale che fa male. Non è facile leggere certe domande, certe paure per chi, come me, un giorno spera di diventare genitore. Sono domande che, credo, ognuno di noi si sia posto ma che in fondo altrettanto velocemente cerchiamo di allontanare. Sono delle domande decisamente scomode.
    Da qui forse anche quel titolo "dobbiamo parlare di kevin" dove "dobbiamo" non è usato a caso. A volte si deve parlare di ciò che si preferirebbe evitare, di quello che non vorresti vedere.
    Nei film ti viene spesso mostrato il lato più bello della maternità, quello più confusionario magari, ma comunque sempre in qualche modo adorabile. In questo libro di adorabile non c'è nulla. Eva smette di essere Eva nel momento in cui resta incinta. Diventa l'involucro destinato a proteggere ciò che sta crescendo dentro di lei. Lei non è più il quadro, diventa la cornice. Lentamente anche il rapporto tra Eva e suo marito si incrina, perchè la nascita di un figlio rompe e cambia sempre e comunque gli equilibri di una coppia.
    Eva e suo marito vivono in modo decisamente diverso il legame con il figlio. Ecco, il marito è in assoluto uno dei personaggi che ho odiato di più tra quelli incontrati negli ultimi tempi. Sarei voluta entrare nel libro per dargli uno scossone. Ottuso e ipocrita è la chiara rappresentazione del genitore che non vede mai e comunque le colpe del figlio ma le giustifica anche davanti al fatto compiuto, senza rendersi conto che il figlio è decisamente più intelligente di lui e lo usa come una pedina.
    Ma a lui non interessa, perchè lui ama quell'idea di famiglia presentata dalla televisione. Vuole quella famiglia e si convince di esserne un chiaro esempio.
    Eva è una donna che è sopravissuta, una madre che si chiede se un buon genitore è colui che sta accanto al figlio nonostante questo abbia ucciso tutte quelle persone o se essere un buon genitore signifca abbanonare il ragazzo al suo destino. Si trascina all'interno della sua vita cercando di addossarsi la colpa di quello che è successo, perchè è comunque e sempre colpa della madre. Qualsiasi azione negativa di un figlio è colpa dei genitori. Secondo la società almeno è così. Deve sempre esistere qualcuno contro cui puntare il dito ed Eva prova quasi un sollievo a diventare il bersaglio.
    Queste domande non troveranno una risposta, perchè una risposta non esiste, e questa credo sia la cosa più bella del romanzo. Pone domande, mette in discussione ogni cosa, senza però arrivare ad una conclusione.
    Provate a ricordare film come Omen o Rosemary's Baby. Film in cui una donna dà alla luce un demone. Bene. Da quei film riuscite a prendere le distanze, perchè si tratta palesemente solo di film. In questo caso no. Il male è reale, è umano e ha l'aspetto di un ragazzo di 16 anni. E non puoi non chiederti cosa faresti al posto di Eva. Come gestiresti da genitore una cosa del genere. Un figlio così. Ed ecco che diventare genitore non è più quel sogno rosa e azzurro che profuma di talco e sorrisi propinato dal piccolo schermo. Diventa qualcosa che fa paura. Perchè sei e sarai per sempre responsabile di un'altra persona. Una persona che cambierà per sempre quella vita e quell'equilibrio che avevi costruito con fatica e che amavi terribilmente.
    Arriverete quindi in punta di piedi a quel giovedì, continuando ad odiare Kevin e suo padre ma arrivando anche a conoscerli e in parte a capirli.
    E vi chiederete "perchè," perchè Kevin abbia commesso quegli omicidi, vi chiederete chi fosse davvero Kevin, quel ragazzo crudele in modo insensato, costantemente arrabbiato con il mondo che però teneva nascosta in prigione una foto spiegazzata della madre. La donna contro la quale ha sempre riversato il suo odio, ma forse l'unica verso la quale ha nutrito un sentimento. Questa domanda resterà sotto la superficie dalla prima pagina all'ultima.
    E alla fine di tutto il libro vi regala quello che volevate. E non parlo della scena del massacro scolastico, che è comunque assolutamente devastante, ma di un finale completamente inaspettato. Quasi che il romanzo sapesse che ti eri avvicinata a lui spinta da quel fascino per il macabro e alla fine ti dicesse "non era questo che volevi?"
    Ma ormai è troppo tardi, perchè quei personaggi sono diventati reali e quella scena finale non sembra più quella di un film dalla quale riesci a prendere le distanze.
    Sono sincera, non so se consigliarvi o meno questo romanzo. Il libro è davvero ben fatto, reale, pungente ma ha l'impatto di un pugno nello stomaco. Se siete delle persone emotivamente forti allora sì, ve lo consiglio perchè davvero merita. Se siete particolarmente emotivi...beh pensateci bene.

    ha scritto il 

  • 4

    E pensare che durante le prime 100 pagine stavo per mollarlo! Tutte quelle riflessioni sulla maternitá mi stavano un po' stancando. Poi è nato lui, Kevin, il protagonista e tutto è cambiato. Sará il f ...continua

    E pensare che durante le prime 100 pagine stavo per mollarlo! Tutte quelle riflessioni sulla maternitá mi stavano un po' stancando. Poi è nato lui, Kevin, il protagonista e tutto è cambiato. Sará il fascino del male, forse, ma la noia è sfumata leggendo delle sue marachelle sempre piú macabre e cattive, fino al massacro con un una balestra di 7 compagni di scuola, un'insegnante e un cameriere.
    Le reazioni opposte del padre e della madre ad ognuna delle sue malefatte, raccontate dalla madre Eva dopo il massacro in forma di lettere al marito, hanno anche loro un certo fascino, anche se a volte si dilungano un po'. Il padre giustifica costantemente il figlio, la madre sa che non ci sono giustificazioni, ma sopporta tutto in nome dell'amore per il marito e per senso del dovere come madre.
    Un libro un po' angoscioso, ma che certo vale la pena di leggere.
    Voto: 8

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Penso che sia uno dei libri più belli in assoluto che io abbia mai letto.
    Mi ci è voluto un po' per entrare nell'ottica di Shriver perchè scrive in modo molto elaborato, o meglio, ricercato. Nessuna p ...continua

    Penso che sia uno dei libri più belli in assoluto che io abbia mai letto.
    Mi ci è voluto un po' per entrare nell'ottica di Shriver perchè scrive in modo molto elaborato, o meglio, ricercato. Nessuna parola, fosse anche una congiunzione, è mai data per scontata. Spesso ho dovuto cercare il significato delle parole usate (scoprendomi assolutamente ignorante di tanto della lingua italiana) perchè giuro che non le avevo mai nemmeno sentite. In ogni caso, la storia è agghiacciante ma è bellissima al tempo stesso. Per quanto di bello possa esserci in un massacro scolastico effettuato da un adolescente.
    Eva è una donna complicata, ma credo possa rispecchiare tante donne comuni che vivono ogni giorno la difficoltà di capire i figli che loro stesse hanno messo al mondo. Troppo spesso diamo per scontato che il solo fatto di essere madri regali una bacchetta magica con le soluzioni ad ogni problema.
    Fossi stata io, non avrei avuto tutto l'autocontrollo che Eva ha mostrato con Kevin, anche se in fondo, seppur sia asciutta e dura, è una donna che non molla e ci riprova allo sfinimento.
    Un figlio problematico che mette in difficoltà tutti quanti, che dimostra di essere sostanzialmente uno psicopatico... beh, non penso che sia qualcosa da augurare nemmeno al peggior nemico.
    Kevin, che le ha tolto tutto, forse perchè soltanto in quel modo poteva mostrare di tenere a lei, nonostante fosse un modo malato e assurdo.
    Ecco, Kevin forse simboleggia un po' anche il fatto che l'amore non è mai facile, e a volte è anche dannoso.
    Da leggere.

    ha scritto il 

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