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The Waves

By Virginia Woolf

(50)

| Paperback | 9780141182711

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Book Description

A formally innovative work of modernist fiction, Virginia Woolf's "The Waves" is edited with an introduction by Kate Flint in "Penguin Modern Classics". More than any of Virginia Woolf's other novels, "The Waves" conveys the full complexity and richn Continue

A formally innovative work of modernist fiction, Virginia Woolf's "The Waves" is edited with an introduction by Kate Flint in "Penguin Modern Classics". More than any of Virginia Woolf's other novels, "The Waves" conveys the full complexity and richness of human experience. Tracing the lives of a group of friends, "The Waves" follows their development from childhood to youth and middle age. While social events, individual achievements and disappointments form its narrative, the novel is most remarkable for the rich poetic language that expresses the inner life of its characters: their aspirations, their triumphs and regrets, their awareness of unity and isolation. Separately and together, they query the relationship of past to present, and the meaning of life itself. Virginia Woolf (1882-1941) is regarded as a major 20th century author and essayist, a key figure in literary history as a feminist and modernist, and the centre of "The Bloomsbury Group". This informal collective of artists and writers, which included "Lytton Strachey" and "Roger Fry", exerted a powerful influence over early twentieth-century British culture.
Between 1925 and 1931 Virginia Woolf produced what are now regarded as her finest masterpieces, from "Mrs Dalloway" (1925) to the poetic and highly experimental novel "The Waves" (1931). She also maintained an astonishing output of literary criticism, short fiction, journalism and biography, including the playfully subversive "Orlando" (1928) and "A Room of One's Own" (1929) a passionate feminist essay. If you enjoyed "The Waves", you might like Woolf's "Mrs Dalloway", also available in "Penguin Classics". "A book of great beauty and a prose poem of genius." ("Stephen Spender"). "Full of sensuous touches...the sounds of her words can be velvet on the page." (Maggie Gee, "Daily Telegraph").

138 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Quando le parole vanno al loro posto, e il posto non è un posto qualunque ma l'inedito luogo in cui la frase sa risuonare di significato, di senso, di suono; quando la struttura, si vela e si svela per adombrare un tutto che non sa crearsi, eppure c' ...(continue)

    Quando le parole vanno al loro posto, e il posto non è un posto qualunque ma l'inedito luogo in cui la frase sa risuonare di significato, di senso, di suono; quando la struttura, si vela e si svela per adombrare un tutto che non sa crearsi, eppure c'è nel suo negarsi; quando la storia si scioglie in un ritmo liquido che, pure, non la straccia... Ecco, allora, un capolavoro. Uno di quei libri destinati a scorrerti nelle vene, a circolarti nel sangue, ad accendere neuroni. A farti innamorare della scrittura, di questa arma affilata per fare a pezzi la vita e ricostruirla in impossibili forme che si imprimono come timbri nella testa e nel cuore. Che si può dire, che si può raccontare de Le onde? Il ritmo che scandisce l'alternarsi irregolare delle voci, l'implacabile avvicendarsi delle ore? La precisione di Neville, l'evanescenza ariosa di Jinny, la fisicità terrestre di Susan? Louis tagliente, Rodha liquida e sfuggente, Bernard e la sua collana di frasi e parole? Niente di tutto questo parla del libro, nulla lo descrive o sa suggerire l'esperienza che ci aspetta alla lettura. Tutto ciò che tenta di imbrigliarlo resta fuori da questo incredibile esperimento di scrittura che rivolta ogni aspettativa e ogni consuetudine per offrirsi nudo e puro: acqua salmastra che sbatte, irregolare, sulla rena, oggi e domani e fra cent'anni e sempre.

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    Chicca said on Oct 26, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Mi rigiro in testa questa recensione da qualche giorno, senza avere ancora avuto il coraggio nemmeno di provare ad avvicinare le dita alla tastiera.
    Io Virginia Woolf l'avevo letta solamente nel suo saggio "Una stanza tutta per sé", e m'era parso che ...(continue)

    Mi rigiro in testa questa recensione da qualche giorno, senza avere ancora avuto il coraggio nemmeno di provare ad avvicinare le dita alla tastiera.
    Io Virginia Woolf l'avevo letta solamente nel suo saggio "Una stanza tutta per sé", e m'era parso che potesse essere un'autrice con tanto da darmi. Ma mai avrei pensato che in un romanzo avrei trovato tutto questo.
    Avevo anche pensato di iniziare da qualche altra cosa per conoscere la sua prosa, perché mi dicevo che forse cominciare dalla sua opera più sperimentale sarebbe stato difficile, mi dicevo che avrei fatto meglio a cercare di andare per gradi. Poi però sono inciampata quasi per caso in una recensione bellissima, così piena di entusiasmo ed ammirazione che non ho potuto fare meno di buttarmi, e cominciare proprio da qui. In questa recensione si dice che Virginia Woolf non è un'autrice da capire, ma piuttosto è da percepire, e su questo non posso che concordare. Certo, all'inizio, per una cinquantina di pagine circa ho cercato comunque di affiancare la comprensione alla percezione, strenuamente, e sì, ho apprezzato il testo spiazzante, ma con qualche difficoltà. Con un po' di affanno, come se non riuscissi a stare dietro a tutto. E allora ho provato semplicemente a lasciarmi andare, a lasciar perdere la compensione, le riflessioni, la "teoria", per abbracciare solamente la parte più irrazionale ed istintiva. E, sembra paradossale, lo so, ma solo così ho iniziato a comprendere di più. Non voglio dire di aver compreso tutto, non mi azzarderei nemmeno a dire di aver compreso molto, anzi, forse sono riuscita a cogliere soltanto una minima parte di tutto quello che Virginia ha incastonato in questa prosa così poetica. Ma, e questo sì, lo voglio dire, ho percepito tanto. Molto di tutto questo credo sia rimasto a livello inconscio, è stato un percepire molto istintivo, dato da sensazioni e fluire (ondeggiare, mi verrebbe da dire) di emozioni e stati d'animo.
    Per questo mi è così difficile parlare di questo romanzo: tutto quello che più mi ha colpito, lo ha fatto ad uno stadio diverso da quello della percezione della trama o del piacere tratto da una prosa meravigliosa, o anche dalle riflessioni che si potrebbero fare prendendo spunto daalcuni temi trattati. Questo romanzo mi ha colpito a livello emozionale e personale. Mi è sembrato di avvertire in questo coro di voci un tentativo di sviscerare l'intimità: intimità dei protagonisti, dell'autrice e del lettore. E io, forse anche perché si tratta di un periodo particolare della mia vita, in cui sono particolarmente propensa ad esperienze del genere, ho lasciato che la lettura di questo romanzo di trasformasse in un'esperienza spiazzante, sconvolgente, estremamente personale e intima. E, per quanto questa lettura mi abbia lasciato tantissimo, non sarebbe questo il modo né soprattutto il luogo adatto per parlarne.
    Resta comunque il fatto che questo romanzo mi sia piaciuto tantissimo, nonostante abbia richiesto molta attenzione e molte "energie". Io non credo di aver mai letto nulla si simile, dove una prosa che non può essere definita tale va a dipingere sei personaggi, sei animi diversi eppure estremamente simili, sei facce di una stessa medaglia. È un gioco di contorni e definizioni, i diversi caratteri emergono dal continuo confronto, come se il vuoto fra di loro non esistesse: sono personalità contigue, dai confini talmente combacianti da rendere quasi impossibile definire cosa sia l'identità personale e cosa la collettività. Leggere era immergersi in una dimensione completamente diversa, altra, che non credevo nemmeno possibile. E credo che questo sia uno di quei romanzi da leggere e rileggere, periodicamente, perché una così grande parte la fa la sensibilità del lettore, dunque ogni lettura potrebbe essere un'esperienza a sé stante.
    Sono infine grata a Virginia Woolf per avermi finalmente offerto la prova di qualcosa di cui sono sempre stata assolutamente, fermamente convinta: la poesia non risiede nella verticalità dei versi.

    Chiedo scusa per la confusione e l'inconcludenza di questo commento, ma ho preferito scriverlo di getto, seguendo solo il fluire dei pensieri e delle sensazioni che mi sono rimaste dentro.

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    Jessamine said on Oct 26, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    La sperimentazione modernista è sempre molto interessante, ma spesso troppo fine a se stessa. E' un libro che sazierà i più curiosi, ma deluderà chi si aspetta di leggere effettivamente qualcosa. Qui si parla di nulla, e questo genere non mi acconten ...(continue)

    La sperimentazione modernista è sempre molto interessante, ma spesso troppo fine a se stessa. E' un libro che sazierà i più curiosi, ma deluderà chi si aspetta di leggere effettivamente qualcosa. Qui si parla di nulla, e questo genere non mi accontenta mai del tutto.
    Indubbiamente molto poetico, struggente per quanto riguarda alcuni momenti, interessanti i significati e le metafore che gli si possono attribuire, ma - posso dirlo di una grande autrice come la Woolf? - in alcuni punti davvero soporifero ed inutile.

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    Dalila said on Sep 2, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    "E anch’io per i miei amici sono oscuro e ignoto; un fantasma, talvolta visto, spesso non visto. La vita è senz’altro un sogno. La nostra fiamma, il fuoco fatuo che danza in alcuni occhi, verrà presto spento con un soffio, e tutto svanirà." (p. 194)

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    NULLA_DIES_SINE_LINEA said on Aug 15, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Abbandinato solo momentaneamente in attesa di tempi migliori

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    PurpleMoon said on Aug 10, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Mi sentivo impotente a fermare le oscillazioni del gelido acciaio

    Ho frequentato di rado le letture di Virginia Woolf, un proposito giovanile non mantenuto, e per una serie di circostanze casuali, solo oggi, in età matura, mi è dato capire come ci sia un filo sottile che a partire da noi stessi dilata le sue maglie ...(continue)

    Ho frequentato di rado le letture di Virginia Woolf, un proposito giovanile non mantenuto, e per una serie di circostanze casuali, solo oggi, in età matura, mi è dato capire come ci sia un filo sottile che a partire da noi stessi dilata le sue maglie sottili fini a invadere gli spazi nebulosi del mondo circostante. E di colpo sono qui con in mano questo piccolo grande capolavoro. Non saprei definirlo. Anzi, non saprei finirlo. Ripiegata l’ultima pagina e richiusa la copertina del libro, la lettura può riprendere dalla prima riga e così via via sino all’infinito, volendo. Cosa che ho fatto, per il vero, leggendolo una seconda volta, parendomi, con mia sorpresa, un altro testo. E una terza ancora: stavolta, però, una lettura più sincopata, saltando paragrafi e capitoli, un levarsi e un cadere, un silenzio e un urlo, un incontrarsi e allontanarsi.
    È una non-storia: i sei personaggi, ognuno ben distinto dall’altro, sono seguiti non per le azioni che compiono ma per i pensieri che li accompagnano dall’infanzia sino alla maturità. È il moto perpetuo delle onde (della vita che scorre) che movimenta il loro agire sino al concetto del fluire, come flusso di immagini che scivolano a ritmo una dietro o avanti l’altra.
    Le onde è un libro sul tempo, dice l’ottima Nadia Fusini, che introduce il testo per l’edizione 2011 dell’Einaudi. Dunque, un libro sulla vita come puro passaggio, il suo impalpabile eterno consumarsi e conservarsi. E il tempo non è scandito dal logico prodursi e riprodursi di una storia cronologicamente logica, con un inizio uno svolgimento e una fine, ma da un chiarore che irraggia e da un’ombra che illanguidisce. Un eterno ritorno ciclico. Consiglio vivamente per una lettura che ha da essere niente altro che consapevole.

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    Marco Casula said on Jun 4, 2014 | Add your feedback

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