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The Bell Jar

By Sylvia Plath

(229)

| Paperback | 9780571081783

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Book Description

The Bell Jar chronicles the breakdown of the brilliant, beautiful, enormously talented, and successful Esther Greenwood, a woman slowly going under -- maybe for the last time. Sylvia Plath masterfully draws the reader into Esther's demise with Continue

The Bell Jar chronicles the breakdown of the brilliant, beautiful, enormously talented, and successful Esther Greenwood, a woman slowly going under -- maybe for the last time. Sylvia Plath masterfully draws the reader into Esther's demise with such intensity that the character's insanity becomes completely real, even rational -- as probable and accessible an experience as going to the movies. Such deep penetration into the dark and harrowing corners of the psyche is an extraordinary accomplishment and has made The Bell Jar a haunting American classic.

186 Reviews

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    Ho letto che alcuni considerano questo libro una versione femminile di Il giovane Holden, e la cosa mi ha stupita. Esther, protagonista di questo romanzo e alter ego della stessa Silvia Plath, non ha davvero nulla della simpatia di Holden (si, a me H ...(continue)

    Ho letto che alcuni considerano questo libro una versione femminile di Il giovane Holden, e la cosa mi ha stupita. Esther, protagonista di questo romanzo e alter ego della stessa Silvia Plath, non ha davvero nulla della simpatia di Holden (si, a me Holden pur con tutte le sue stranezze sta molto simpatico! xD) e per quanto conoscere la vita (e la triste morte) dell'autrice getti una luce significativa su tutta l'opera non sono proprio riuscita a farmela piacere...mi ha trasmesso angoscia e "claustrofobia". Alcune belle riflessioni nella prima parte mi hanno strappato la terza stella, ma non è un libro che consiglierei a chi non sia più che sereno! xD

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    Angiemela said on Oct 20, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Antidepressivo naturale

    Finito di leggere La Campana di Vetro c'è il vuoto.
    Anche se tutte le pagine sono costellate di dolore, solitudine, depressione, rassegnazione, il vuoto non lo percepisci. Anzi, sei letteralmente pieno. Pieno di questa donna unica e della sua scrittu ...(continue)

    Finito di leggere La Campana di Vetro c'è il vuoto.
    Anche se tutte le pagine sono costellate di dolore, solitudine, depressione, rassegnazione, il vuoto non lo percepisci. Anzi, sei letteralmente pieno. Pieno di questa donna unica e della sua scrittura sorprendente. Ridi, sorridi, sei vivo, sei felice. Il vuoto è ciò che senti quando chiudi il libro e ti guardi intorno smarrito, pensando che la prossima lettura non sarà all'altezza.

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    Илария said on Oct 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un libro bellissimo! E' bellissimo da mille punti di vista: la scrittura che raggiunge delle punte eccezionali, la storia che prende il lettore, la profondità dei contenuti, il modo in cui sono descritti i personaggi con umana simpatia, con ironia, c ...(continue)

    Un libro bellissimo! E' bellissimo da mille punti di vista: la scrittura che raggiunge delle punte eccezionali, la storia che prende il lettore, la profondità dei contenuti, il modo in cui sono descritti i personaggi con umana simpatia, con ironia, con leggerezza. Tutto un mondo è messo in discussione, il mondo ebraico, la religione, Dio. Tutto un modo di vivere si scontra con la modernità e con nuove scuole di pensiero: Spinoza ad es. Un postulato dell'etica di Spinoza fa coincidere moralità e felicità: l'unico scopo dell'umanità dovrebbe essere dunque il piacere. Questo postulato viene sviluppato e discusso nel romanzo.
    Tutti i personaggi del libro, i figli di Moskat e i figli dei figli, sono alla ricerca della felicità. Per questa ricerca vengono buttate all'aria famiglie, valori, si ruba. Ogni affanno, cattiva azione, arrabattamento non porta a niente. Tutto è vanità. L'uomo non si muove di un pelo dalla sua condizione d'infelicità se non per peggiorarla ulteriormente. Il giudizio morale dello scrittore non pesa mai sulle azioni dei personaggi. C'è nel libro un clima di grande comprensione, simpatia, affetto per le debolezze umane. I personaggi più cari sono quelli più umani. Restano nell'ombra quelli che si trincerano dietro a rigidi precetti o che li impongono agli altri. Ma prima o poi, il buon cuore ha la meglio sui precetti.
    Alcuni personaggi sono indimenticabili: ad es. Abram, il vecchio satiro gaudente e generosissimo; Hadassah la ragazza pura nel senso di pulizia morale e di pensiero che sembra quasi l'agnello sacrificale della storia, Adele, Koppel, Asa Hashel.
    La storia di Hadassah fa riflettere su come Dio sembri tartassare alcune persone che devono scontare i peccati di altri. E comunque è bellissimo il fatto che ogni personaggio ha la sua anima, i suoi dubbi, i suoi pensieri e debolezze, un po' come i personaggi dostojeskiani. Questo scrittore mi sembra affine al grande Dostojeski e mi ha ricordato Irene per il tema della ricerca del piacere e della felicità nel piacere. Dosto. forse è più ingenuo(non come scrittura che è profondissima) ma nel fatto che in alcuni suoi romanzi si intravede una pace, un riposo possibile dei due amanti l'uno nell'altro. Per Singer non c'è grande amore che tenga. L'uomo è votato all'infelicità, non ha pace nè scampo dalla sua condizione. C'è il rimpianto per la religione accettata e vissuta pienamente perchè chi ha fede in Dio è più sereno se non più felice. Bellissimo il personaggio dell'usuraio Fishel, marito cornuto di Hadassah, che si dimostra più pietoso della madre della ragazza. Non dà giudizi, si ritira e lascia a Dio il compito di guardare nell'animo dell'altro. Arriva a pensare che forse Hadassah deve scontare qualcosa per gli altri. Bellissimo anche il suo opposto, Koppel, il ladro. Bello che questi personaggi con tutte le loro contraddizioni hanno un'anima in cerca, con i suoi dubbi e debolezze. Sono personaggi vivi e vivaci, più vivi delle persone vive. E in tutto questo pandemonio umano si inserisce il periodo storico terribile che è quello che va dalla prima alla seconda guerra. Già dalla prima guerra aleggia quel clima che poi Hitler porterà alle estreme e naturali conseguenze esprimendo in azioni l'antisemitismo presente da tempo in Europa. E' la fine del mondo, del mondo ebraico. Anche se Singer, nonostante il suo sguardo limpido, ironico, penetrante non rinuncia a una speranza per il futuro. Non sta nell'amore vero (non c'è amore vero che tenga anche se forse tutti gli amori lo sono un po') non nella religione, non negli ebrei. Singer vuole avere fede nelle nuove generazioni. Non possono essere peggiori dei loro genitori. Ecco i figli dei figli che partono per la Palestina, per fondare un mondo nuovo. Nel vecchio mondo, la verità è terribile. Come diceva Guccini, nel vecchio mondo, nella vecchia Europa Dio, il Messia, è morto.
    L'uomo è morto anche lui, probabilmente, come Asa hashel: doveva seguire Dio o morire e l'etica di Spinoza l'ha portato alla morte interiore.

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    Mario Inisi said on Oct 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "io sono, io sono, io sono"

    11 febbraio 1963.

    Una donna si siede al tavolo e scrive una poesia.

    Orlo

    La donna è a perfezione.
    Il suo morto

    Corpo ha il sorriso del compimento,
    un'illusione di greca necessità

    scorre lungo i drappeggi della sua toga,
    i suoi nudi
    ...(continue)

    11 febbraio 1963.

    Una donna si siede al tavolo e scrive una poesia.

    Orlo

    La donna è a perfezione.
    Il suo morto

    Corpo ha il sorriso del compimento,
    un'illusione di greca necessità

    scorre lungo i drappeggi della sua toga,
    i suoi nudi

    piedi sembran dire:
    abbiamo tanto camminato, è finita.

    Si sono rannicchiati i morti infanti ciascuno
    come un bianco serpente a una delle due piccole

    tazze del latte, ora vuote.
    Lei li ha riavvolti

    Dentro il suo corpo come petali
    di una rosa richiusa quando il giardino

    s'intorpidisce e sanguinano odori
    dalle dolci, profonde gole del fiore della notte.

    Niente di cui rattristarsi ha la luna
    che guarda dal suo cappuccio d'osso.

    A certe cose è ormai abituata.
    Crepitano, si tendono le sue macchie nere.

    Lascia la penna vicino al foglio e prepara pane e burro con due tazze di latte per Frieda e Nicholas, i suoi bambini.
    Poi, accuratamente chiude le porte, spranga le finestre ed infila il capo nella bocca del forno.
    Questo accade ad un mese circa dalla pubblicazione de “La campana di vetro”. Questa è la morte di una poetessa: Sylvia Plath.
    Il suo unico romanzo uscì con lo pseudonimo di Victoria Lucas. Probabilmente vi erano troppi i riferimenti alla sua vita ed alle persone che l'hanno circondata.

    Una campana di vetro può essere un luogo confortante. Un rifugio che dà sicurezza perchè definisce i tuoi limiti, il tuo spazio e sai che se starai lì zitta e buona non avrai noie.

    Una campana di vetro può essere una cappa asfissiante che ti impedisce di avere liberi movimenti mentre il mondo attorno ti appare solo come un brutto sogno dove ci si aggrappa ad un mantra che ripete “io sono, io sono, io sono”.
    Un tormento. Un unico desiderio: la morte. La pace piuttosto che l'angoscia del non essere.

    “Io sono verticale.
    Ma preferirei essere orizzontale”

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    Dagio Maya (scambio solo ebook!) said on Sep 30, 2014 | Add your feedback

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    Stavo cercando di spiegare a Elvira che cosa ho provato mentre guardavo Roma uccidersi, soprattutto cosa ho provato mentre mangiavo i pop corn, ma mi sono bloccato quando le ho dovuto spiegare la differenza fra piacere e dolore non ci sono riuscito. ...(continue)

    Stavo cercando di spiegare a Elvira che cosa ho provato mentre guardavo Roma uccidersi, soprattutto cosa ho provato mentre mangiavo i pop corn, ma mi sono bloccato quando le ho dovuto spiegare la differenza fra piacere e dolore non ci sono riuscito. Sono stato ore e ore a farle esempi, troppo sale, mi si attaccavano ai denti, quelli non scoppiati erano difficili da rompere e altri dettagli, ma Elvira gli esempi male li sopporta e così si è distratta e ha cominciato a leggere un articolo sulle qualità del colore rosso e del colore verde e del colore blu. Tu avevi le tende una blu e una rossa, vero?, mi ha chiesto lei. Già, erano belle, ho detto io. E quali sono le differenze fra blu e rosso?, ha detto Elvira, non lo so, ho detto io, e tra verde e rosso?, ha detto Elvira, non so neanche questo, ma lo possiamo chiedere alla mia pianta di pomodoro. Vero, ha detto Elvira, mi sono sempre chiesta perché diventa ansiosa quando le faccio vedere il giallo. Andiamo?, ho detto io. Aspettiamo un po', ha detto Elvira, l'ho appena spostata in serra, forse sta riposando. E mentre pensavo alla mia pianta che riposava mi è arrivata un'email da pop artist.

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    (skate) said on Sep 26, 2014 | Add your feedback

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