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The Line of Beauty

By Alan Hollinghurst

(79)

| Paperback | 9780330483216

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Book Description

It is the summer of 1983, and young Nick Guest, an innocent in the matters of politics and money, has moved into an attic room in the Notting Hill home of the Feddens: Gerald, an ambitious new Tory MP, his wealthy wife Rachel, and their children Toby Continue

It is the summer of 1983, and young Nick Guest, an innocent in the matters of politics and money, has moved into an attic room in the Notting Hill home of the Feddens: Gerald, an ambitious new Tory MP, his wealthy wife Rachel, and their children Toby and Catherine. Nick had idolized Toby at Oxford, but in his London life it will be the troubled Catherine who becomes his friend and his uneasy responsibility. At the boom years of the mid-80s unfold, Nick becomes caught up in the Feddens' world. In an era of endless possibility, Nick finds himself able to pursue his own private obsession, with beauty -- a prize as compelling to him as power and riches are to his friends.

57 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    I liked the book for its style and use of language. I didn't care for any of the characters--but,of course, I don't think we are expected to. Very dark vision of the human relationships between the characters. I will keep my eyes open for future bo ...(continue)

    I liked the book for its style and use of language. I didn't care for any of the characters--but,of course, I don't think we are expected to. Very dark vision of the human relationships between the characters. I will keep my eyes open for future books by Hollinghurst, but hope that he can find a means to portray more sympathetic characters and relationships.

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    Greg Hyde, S.J. said on Jul 24, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La bellezza non tiene alla linea non appartenendo a nessuna geometria prevista: la bellezza la forma non la segue: la esegue.

    Nick Guest è per l'appunto la cellule ospite: allora il virus qual è? Toby se le è attaccato addosso, Nick, a Oxford e l'ha portato in casa Fedden, non che la casa fosse immune: Catherine non si è fatta scappare nessuna delle fobie presenti in listin ...(continue)

    Nick Guest è per l'appunto la cellule ospite: allora il virus qual è? Toby se le è attaccato addosso, Nick, a Oxford e l'ha portato in casa Fedden, non che la casa fosse immune: Catherine non si è fatta scappare nessuna delle fobie presenti in listino, la madre Rachel è uno spettro lei sì jamesiano e Gerald è talmente lo stereotipo di se stesso che se non avesse avuto una relazione extraconiugale con la figlia di un socialista avrebbe potuto destabilizzarmi.

    Il virus non è l'AIDS che non risparmia nessuno: né i giovani neri piccoli borghesi che sono il massimo della povertà rilevata nella storia- rudi quanto vuoi, i neri, ma che infine sanno suonare: il pianoforte?... - né i ricchi libanesi; l'AIDS è comunque la testimonianza di una passione fisica vissuta liberamente, per quanto ancora in forma trasgressiva e perciò infantile: segreta, come quando la fai a letto però, non come quando difendi una verità per la quale gli altri non sono ancora pronti.

    Il virus è il desiderio del lusso, la volgare smania di eccesso materiale. Il virus è la vanità che ti scava dentro più della coca. La seduzione del potere: ecco il virus che ci decima tutti mentre tiriamo su tutto rollando banconote da cento. Un thatcherismo di maniera a cui se togli la maniera cosa vuoi che resti? L'ennesimo scandalo di carta, ma il vero scandalo è la carta sprecata per rendere pubblico qualcosa che di pubblico non ha mai avuto niente.

    L'estesismo di Nick ha una vita facile facile, la omosessualità di Nick è l'alibi delle sue vigliaccherie. Una storia senza eroi per una epoca che canta da sé le proprie lodi per non affrontare la vacuità che ha sprigionato e che ha provato a motivare chiamandola ricchezza.

    Nel romanzo di Hollinghurst c'è troppa autoindulgenza nello stile. Le cose succedono con una comodità che fa dissolvere alla svelta le spinte tragiche e comiche che pure ci sono. Quel che manca è l'impatto: il sesso, la morte, la bellezza, tutto avviene come attraverso un cuscino che però non soffoca come in un omicidio ma che sostiene la nuca come durante un sonnellino.

    Lo so, il nume tutelare del romanzo è Henry James: ma Hanry James era un gatto sicario, Hollinghurst è un porcellino d'India, ed è vero che entrambi usano i guanti di velluto: ma i guanti di James coprivano dita scheletriche e agghiaccianti, quelli di Hollinghurst palmi soffici di manicure e unghia french.

    Per dire: Hollinghurs si sarà pure inoculato il virus di James: purtroppo per lui gli anticorpi hanno rovinato tutto impedendo l'infezione. La forma, purtroppo per il romanzo, è salva.

    Titolo intero che avevo inizialmente pensato per la recensione: "Nel caso della bellezza una linea già tracciata non può che portare dentro nel - e non fuori dal - labirito e verso il forno dell'orco, mica in salvo fuori dal bosco, quindi: la bellezza alla linea non ci tiene e non le tiene dietro: al massimo la lascia dietro di sé dopo essere passata, e dura giusto qualche istante prima di spirare, come l'abusata scia delle navi? come le parole - pese come macigni... - scritte sulla riva? eccerto, e come l'amore quando è vita in movimento e non un testamento di morte che dura chissà quanti anni."

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    Coda said on Oct 5, 2012 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi dispiace averlo lasciato al suo destino, è scritto molto bene ma la storia raccontata è di una pesantezza e di una lentezza quasi insopportabile.
    Forse è una lettura invernale.
    Forse.

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    Simona said on Jul 23, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Dopo un inizio promettente una pletora di bla bla bla senza alcuno spessore: noia !

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    Lo Gil said on Jul 19, 2012 | 1 feedback

  • 4 people find this helpful

    Ho letto 'La biblioteca della piscina' a 19 anni, grazie ad un illuminato professore universitario che mi affascinò con un seminario sul camp. Mi ricordo che le mie prima impressione furono di stupore e di piacere. Stupore perchè non avevo mai letto ...(continue)

    Ho letto 'La biblioteca della piscina' a 19 anni, grazie ad un illuminato professore universitario che mi affascinò con un seminario sul camp. Mi ricordo che le mie prima impressione furono di stupore e di piacere. Stupore perchè non avevo mai letto nulla che riguardasse il mondo omosessuale, per di più narrato in modo esplicito. Piacere per quella società conservatrice londinese, in piena epoca lady di ferro, raccontata così divinamente e che così dettagliatamente immaginavo ad occhi aperti mentre studiavo letteratura.
    Vent'anni dopo Hollinghurst non mi ha deluso per niente, ma anzi, più consapevole, più matura e meno romantica, l'ho trovato ancor più bravo. Un romanzo elegante, anche nella scrittura. Una prosa che non ricordavo così sorprendente. Ci sono i tories, c'è il mondo omosessuale dell'alta borghesia e delle marchette, c'è l'educazione oxfordiana, c'è una Londra perfetta e snob, c'è tanta coca, c'è tanto cinismo. Un dolore finale, una chiusa che non mi aspettavo in un romanzo dove l'ironia non manca. Siamo in England, dopotutto. Che incanto. Che meraviglia. Quanta bravura.

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    Laura Gotti said on Jun 11, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    una scrittura densa. A volte cruda ma mai volgare.
    Un giovane insicuro che cerca di inserirsi in un mondo che sembra non essere il suo, al quale tenta di restare aggrappato testardamente ma che non lo riconoscerà mai veramente come suo membro.
    quello ...(continue)

    una scrittura densa. A volte cruda ma mai volgare.
    Un giovane insicuro che cerca di inserirsi in un mondo che sembra non essere il suo, al quale tenta di restare aggrappato testardamente ma che non lo riconoscerà mai veramente come suo membro.
    quello che vorremmo essere spesso non è quello che siamo! E non è poi una cosa così grave!

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    Michele Masetti said on May 1, 2012 | Add your feedback

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