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Un amore

By Dino Buzzati, Alberico Sala (Preface)

(2041)

| Others | 9788804555148

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Book Description

E’ questa la storia di Un amore. Un amore travolgente, ossessionante. Un amore geloso, possessivo. Un amore che è nato per caso, da un capriccio. Che non doveva essere, perché inutile, lacerante. Antonio, uomo di mezz’età appartenente alla Milano bene, va ad innamorarsi di qualcuno che mai potrà essContinue

E’ questa la storia di Un amore. Un amore travolgente, ossessionante. Un amore geloso, possessivo. Un amore che è nato per caso, da un capriccio. Che non doveva essere, perché inutile, lacerante. Antonio, uomo di mezz’età appartenente alla Milano bene, va ad innamorarsi di qualcuno che mai potrà essere suo: Laide, ragazza giovanissima, che per vivere si vende agli altri. E così Antonio, affogando piano piano nelle sue emozioni, decide di doverla avere per sé. Perdendo la propria dignità. Perdendo sicurezza, sonno. Perdendo vita. Perché è questo il tipo di amore raccontato nel romanzo. Un amore che ti toglie il respiro, la speranza. Che ti dà l’affanno, che ti fa svegliare la notte in preda ai peggiori incubi. Quello che ti fa vedere nemici in ogni angolo della strada. Che porta ad annullarsi: “E poi, e poi è così dolce crederle. Adorabile viltà. Forse o non forse, un giorno Antonio sarà costretto a non crederle più, a prendere la terribile decisione. Ma per adesso ancora no, tutto formalmente è ancora salvo, tutto può continuare come prima.” Buzzati sottolinea in maniera sublime la psicologia dell’Antonio innamorato e della Laide sfuggente. Ne delinea talmente bene i caratteri che a volte sembra di trovarsi lì con loro, a stringere la mano dell’uomo in trepidante attesa prima di accompagnarlo sotto casa della protagonista, con la quale si scopre avere il desiderio di parlare, per rimproverarla, magari dirle: “smettila di fare così, non vedi che lo stai facendo soffrire?”. E’ violento il coinvolgimento emotivo che deriva dalla lettura di queste pagine, sono incontenibili i sentimenti che vengono raccontati.
E, dopo tutte queste vicende tortuose, ecco il finale: rimane lì sospeso, arriva inaspettato. Ma, soprattutto, lascia il lettore con una serie di perplessità: cos’è veramente l’amore? Esiste l’eternità, in questo sentimento? E di cosa si parla quando si va oltre? E’ amore o solo “smania di vincere”?

Critics

  • Un amore

    Un amore, di seguito riportiamo la trama del romanzo e la presentazione dell'editore. Il protagonista di "Un amore" ha atteso troppo, senza saperlo: è rimasto nell'intimo un giovane, crede che il sentimento sia ancora capace di tutti i miracoli. Ment ... (read full critics)

    Qlibri published on Tue, 23 Nov 2010

16 Reviews

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  • 10 people find this helpful

    Ok, sono passate più o meno dodici ore da quando ho finito il libro e posso dirlo: tu, Buzzati, con questo tuo romanzo sei entrato di diritto nella mia personalissima top five; e tu, signorina Laide Anfossi, anche tu meriti un posto speciale, in vetta alla classifica dei personaggi più odiosi di sem ... (continue)

    Ok, sono passate più o meno dodici ore da quando ho finito il libro e posso dirlo: tu, Buzzati, con questo tuo romanzo sei entrato di diritto nella mia personalissima top five; e tu, signorina Laide Anfossi, anche tu meriti un posto speciale, in vetta alla classifica dei personaggi più odiosi di sempre. Humbert Humbert, fatti più in là.

    Siamo seri: Un amore che non è amore, è ossessione, paranoia, umiliazione. A chi non è mai capitato? Bugie su bugie piuttosto che una dolorosa verità, piuttosto che una disillusione, piuttosto che la solitudine. In amore come in qualunque altra cosa. Averlo letto prima.

    (Quando Antonio è costretto ad aspettare la Laide e quel suo cugino là, Marcello, e mangia da solo al ristorante e poi ancora aspetta, aspetta, aspetta e con lui il cagnolino della sua amata: quanta tenerezza).

    Se non lo avete ancora letto, che cosa state aspettando? E se mentre lo leggete vi viene da pensare: va bene, ho capito, arriva al dunque, state calmi. Quando arriverete all'ultima pagina capirete che ogni singola riga di quel romanzo è stata necessaria, illuminante, una pugnalata, una doccia fredda.

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    vomitodiarcobaleno said on Feb 7, 2012 | 6 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Io ho te (Diaframma)

    Questo libro rapisce la mente, è pericoloso. La casa editrice avrebbe dovuto scrivere come sottotitolo "causa dipendenza, leggere con cautela".
    In questi giorni mi balenava per la mente una frase "inconsapevole del male che ha fatto e che farà" poi la cambiavo "ignaro del male che hai fatto e che f ... (continue)

    Questo libro rapisce la mente, è pericoloso. La casa editrice avrebbe dovuto scrivere come sottotitolo "causa dipendenza, leggere con cautela".
    In questi giorni mi balenava per la mente una frase "inconsapevole del male che ha fatto e che farà" poi la cambiavo "ignaro del male che hai fatto e che farai", mi dicevo non è mica farina del mio sacco! Magari! Dove l'ho letta? frase maledetta, vera e pulsante nella sua semplicità, vera e introvabile. Wilde? Consultavo... cercavo niente. Pavese? Si si sicuro Pavese, quando s'innamorava, era capace di restituire la bellezza nel sublime.
    Dopotutto per anni ho pensato a "verrà la morte... " in chiave positiva, nonostante la prima volta che spiegai la faccenda la prof del liceo sbottò "come finale positivo? Che dici? Non l'hai letta!" ed io "ma lui ha una certezza, avere gli occhi di lei che gli daranno consolazione e speranza nel momento di passaggio, in mezzo all'ignoto lui vedrà i suoi occhi, è un finale sereno! Muti e si muti all'amore le parole non servono, servono ai pigri e ai distratti! E poi mica l'amore è solo essere felici!". Presi tre ma non ho mai cambiato idea. Anche oggi tra le bancarelle del mercato, senza chiedere, senza cercare, senza affanno, rieccoli lì, gli occhi che spetteranno a me e che avranno da dirmi! Nulla! Se ne stanno lì, muti.
    La frase non la trovavo nemmeno in quel guazzabuglio di versi e ricordi. Passando per Neruda, D’Annunzio, Prevert, Allen ecc… e come si fa a cercare tra la prosa? Abbandonai la ricerca. Dopo mesi mi accorgo che la frase stava sotto il mio naso da sempre, tra le note della recensione che scrivo sulla dipendenza affettiva. Eccola lì che impertinente si leva nell’ultima pagina di questo romanzo, struggente e sfuggente, eccola lì forte e impavida nonostante gli anni passati dalla sua composizione. Eccola, in fondo, nell’ultimo capoverso, quasi alla fine che mi guarda , come a dire : “Non gioco a nascondino! Sei tu che sotterri il tuo cuore!”
    E si“Trasmessi per recondite vie da antiche vene di sangue, in lei stavano nel fondo dell’animo i desideri per le gioie semplici ed eterne, domestiche, rassicuranti, banali forse, che sono il sale della terra”.

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    Aforia said on Sep 13, 2010 | 3 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Eppure anche a cinquant'anni si può essere bambini, esattamente deboli smarriti e spaventati come il bambino che si è perso nel buio della selva. L'inquietudine, la sete, la paura, lo sbigottimento, la gelosia, l'impazienza, la disperazione. L'amore !
    Antonio, prigioniero di un amore falso e sbaglia ... (continue)

    Eppure anche a cinquant'anni si può essere bambini, esattamente deboli smarriti e spaventati come il bambino che si è perso nel buio della selva. L'inquietudine, la sete, la paura, lo sbigottimento, la gelosia, l'impazienza, la disperazione. L'amore !
    Antonio, prigioniero di un amore falso e sbagliato.
    In ogni più recondito meandro del cervello in ogni riposta ove lui tentava di nascondersi per avere un momento di respiro, là in fondo trovava sempre lei
    E tutto quello che non era lei, che non riguardava lei, tutto il resto del mondo, il lavoro, l'arte, la famiglia, gli amici, le montagne, le altre donne, le migliaia e migliaia di altre donne bellissime, anche molto più belle e sensuali di lei, non gliene fregava più niente,
    andassero pure alla totale malora, a quella sofferenza insopportabile soltanto lei, Laide, poteva portare rimedio e non occorreva neppure che si lasciasse possedere o fosse specialmente gentile, bastava che fosse con lui, al suo fianco, e gli parlasse e magari controvoglia fosse costretta a tener conto che lui almeno per alcuni minuti esisteva, solo in queste pause brevissime che capitavano di quando in quando e duravano un soffio, soltanto allora lui trovava pace.
    Lui la amava per se stessa, per quello che rappresentava di femmina, di capriccio, di giovinezza, di genuinità popolana, di malizia, di inverecondia, di sfrontatezza, di libertà, di mistero.
    Ma non aveva mai provato a mettersi nei suoi panni, a chiedersi dove era nata in che ambiente era cresciuta, fra che gente era vissuta, che educazione aveva avuto, chi le aveva voluto bene veramente quando era una bambina.
    Lei gli vendeva il corpo lui pretendeva anche l'anima.
    Era solo. Si sentiva solo, ignorato e smarrito col suo affanno infernale di cui la gente
    avrebbe riso così volentieri.
    Preda di un'onda nera, l'angoscia che lo sollevava e lo sprofondava a singhiozzi.
    Nessuno era in condizione di aiutarlo e neppure di capirlo, forse di compatirlo neanche. E il lavoro, la famiglia, gli amici, le serate in compagnia non gli dicevano più niente, intorno a lui tutto era vuoto e senza senso.
    Ma il giorno che avesse rinunciato, che non avesse più insistito, che avesse trasformato l'ansia in dolore cocente, quel giorno che cosa gli sarebbe rimasto ? Il vuoto, la solitudine, la prospettiva di un futuro sempre più squallido e morto.
    Lui era un cavallo di giostra e a un tratto la giostra si era messa a girare in modo pazzo più svelta sempre più svelta e a farla girare
    così era lei, era Laide, era autunno, era la disperazione, l'amore. E così follemente girando lui cavallo aveva perso la forma di cavallo non era più che un festone bianco vibrante, una vibrante cortina di colore bianco a frange dorate, non era più lui, era un essere che nessuno prima conosceva e col quale comunicare era impossibile perché lui non stava ad ascoltare nessuno, non poteva ascoltare, egli ascoltava soltanto se stesso sibilare nel vento, per lui nulla esisteva fuori che lei, Laide, quella spaventosa precipitazione, e nel vortice egli non poteva neppure vedere il mondo intorno, tutta la restante vita anzi aveva cessato di esistere, non esisteva più, non
    era mai esistita, il pensiero di Antonio era interamente succhiato da lei, da quella vertigine, ed era un patimento era una cosa terribile, mai lui aveva girato con simile impeto, mai era stato così vivo.
    L'amore gli aveva fatto completamente dimenticare che esisteva la morte. Per quasi due anni non ci aveva pensato neppure una volta, tanta era la forza dell'amore.
    E aveva paura di perderla la sua Laide , di non rivederla mai più, la nera Milano antica e tenebrosa l’avrebbe ripresa e inghiottita e fra loro due si sarebbe fatta una distanza sterminata, pianure mari e montagne di mezzo, e il sipario di silenzio e di buio.
    Laide era così come in una malattia che si sa lunga e dolorosa e l'uomo, stanco, si abbandona al soave torpore della morfina, quasi illudendosi di una definitiva guarigione.

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    Cri1967 said on Mar 16, 2011 | Add your feedback

  • Triste, delicato... bellissimo. Un libro che rimane nel cuore, opera di un grande scrittore.

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    Pandora said on Feb 14, 2012 about the Hardcover edition | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Non è da molto che conosco Buzzati...

    ... a scuola mi ero rifiutata di leggerlo (beh, non mi guardate male, l'ho fatto quasi con tutti) ma poi me l'hanno "presentato".

    La maniera di giocare con le parole e con la struttura delle frasi mi ha affascinata da subito. Quei paragrafi infiniti in stream of consciousness in cui una frase segue ... (continue)

    ... a scuola mi ero rifiutata di leggerlo (beh, non mi guardate male, l'ho fatto quasi con tutti) ma poi me l'hanno "presentato".

    La maniera di giocare con le parole e con la struttura delle frasi mi ha affascinata da subito. Quei paragrafi infiniti in stream of consciousness in cui una frase segue l'altra, incalzandola e tu non riesci a smettere di leggere e anzi quando finisce il paragrafo un po' te ne dispiaci, vorresti che andasse avanti, dai ancora un paio di righe, ti prego, era bellissimo, dai ancora un po', che se poi va avanti con questa intensità mi tocca leggere in apnea, per non fare rumore e non interrompere i pensieri.

    Fantastico.

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    Me, My Shelf and I said on Feb 13, 2012 | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Il romanzo appare fin dalle prime righe torbido,grigio,cupo.I protagonisti non fanno nulla per farsi amare dal lettore. Nonostante ciò,non posso dire di detestare Laide e Antonio.Non li trovo simpatici ma nemmeno ripugnanti.
    Mi piace molto lo stile dello scrittore e la sua capacità di descrivere l ... (continue)

    Il romanzo appare fin dalle prime righe torbido,grigio,cupo.I protagonisti non fanno nulla per farsi amare dal lettore. Nonostante ciò,non posso dire di detestare Laide e Antonio.Non li trovo simpatici ma nemmeno ripugnanti.
    Mi piace molto lo stile dello scrittore e la sua capacità di descrivere la frustrazione, la smania,la snervante attesa di Antonio,compresi gli esperimenti con il flusso di coscienza.
    Credo proprio che dietro a questo amore ossessivo ci sia davvero tanto di autobiografico.
    Questo romanzo mi ha dato l'occasione di scoprire un Buzzati che non appare attraverso i racconti. Lo stile è molto interessante,soprattutto gli esperimenti con il flusso di coscienza.
    Il tema dell'attesa angosciosa e della morte,comunque, sono sempre presenti e determinano anche in questo caso il marchio di fabbrica di Buzzati.Mi sono piaciute le ultime pagine di "Un amore",dove tira le somme sulla relazione e sostiene la forza dell'amore,capace di annientare per un po',il pensiero della morte

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    Chiaretta77 said on Jan 27, 2012 | Add your feedback

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