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Book Description
Il dolore puro è difficile da raccontare. Ma qui qualcuno ci è riuscito, con una precisione e un'onestà che ci lasciano ammirati, arricchiti. Questo è un libro che riguarda da vicino chiunque abbia avuto nella sua vita un dolore. C.S. Lewis pubblicò nel 1961, sotto lo pseudonimo di N.W. Clerk, questContinue
2 Reviews
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emera said on Jan 9, 2012 about the Leather Bound edition | 3 feedbacks
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Non fermarsi prima della fine...
"Il cielo risolverà i nostri problemi, ma non, credo, mostrandoci sottili riconciliazioni tra tutte le idee che a noi apparivano contraddittorie. Quelle idee ci verranno strappate da sotto i piedi. Scopriremo che non c’era mai stato alcun problema (…) Vedere, in qualche misura, come Dio. Il Suo amor ... (continue)
Alchuinus said on Jan 9, 2012 | Add your feedback
Book Details
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Rating:




(419)
- Libri Italiani
- Mass Market Paperback 85 Pages
- Edition: 16
- ISBN-10: 884590752X
- ISBN-13: 9788845907524
- Publisher: Adelphi
- Pub date: Sep 01, 2007
- Also available as: Leather Bound
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| 9788845907524 | Mass Market Paperback | €8.00 | €7.04 | IBS.IT |
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“Nessuno mi aveva mai detto che il dolore assomiglia tanto alla paura. Non che io abbia paura: la somiglianza è fisica. Gli stessi sobbalzi dello stomaco, la stessa irrequietezza, gli sbadigli. Inghiotto in continuazione.
Altre volte è come un’ubriacatura leggera, o come quando si batte la testa e c ... (continue)
“Nessuno mi aveva mai detto che il dolore assomiglia tanto alla paura. Non che io abbia paura: la somiglianza è fisica. Gli stessi sobbalzi dello stomaco, la stessa irrequietezza, gli sbadigli. Inghiotto in continuazione.
Altre volte è come un’ubriacatura leggera, o come quando si batte la testa e ci si sente rintontiti. Tra me e il mondo c’è una sorta di coltre invisibile. Fatico a capire il senso di quello che mi dicono gli altri. O forse, fatico a trovare la voglia di capire. E’ così poco interessante. Però voglio avere gente intorno. Ho il terrore dei momenti in cui la casa è vuota. Ma vorrei che parlassero fra loro e non a me.
….
Ogni infelicità è in parte, per così dire, l’ombra o il riflesso di se stessa: non è soltanto il proprio soffrire, ma è anche il dover pensare continuamente al proprio soffrire. Io non solo vivo ogni interminabile giorno nel dolore per la sua morte, ma lo vivo pensando che vivo ogni giorno nel dolore….
…
Ho deciso che questo sarà il limite delle mie annotazioni. Non intendo cominciare a comprare quaderni apposta. Come argine al crollo totale, come valvola di sicurezza, questa cronaca è stata di qualche aiuto. Quanto all’altro fine che avevo in mente, ho scoperto che poggiava su un equivoco. Avevo pensato di poter descrivere uno stato, fare una mappa dell’afflizione. Invece ho scoperto che l’afflizione non è uno stato, bensì un processo. Non le serve una mappa, ma una storia, e se non smetto di scrivere questa storia in un punto del tutto arbitrario, non vedo per quale motivo dovrei smettere. Ogni giorno c’è qualche novità da registrare. Il dolore di un lutto è come una lunga valle tortuosa dove qualsiasi curva può rivelare un paesaggio affatto nuovo. Come ho già notato, ciò non accade con tutte le curve. A volte la sorpresa è di segno opposto: ti trovi di fronte lo stesso paesaggio che pensavi di esserti lasciato alle spalle chilometri prima. E’ allora che ti chiedi se per caso la valle non sia una trincea circolare. Ma no. Ci sono, è vero, ritorni parziali, ma la sequenza non si ripete”.
E’ da un bel po’ che questo diario giace volutamente ignorato nel mio reader in attesa del momento giusto per leggerlo. E, finalmente, ho trovato il coraggio. Conoscevo C.S.Lewis solo attraverso le Cronache di Narnia e questo libricino mi ha lasciata senza parole.
E’ vero: il dolore non è uno stato d’animo, ma un lungo processo, un cammino – a volte tortuoso – che termina con una nuova consapevolezza di sé e del mondo che ci circonda.
E’ vero: spesso chi soffre di un dolore simile risulta imbarazzante per gli altri. Molti non sanno come comportarsi, come gestire la tua sofferenza: spesso sono i tuoi stessi familiari a sfuggirti come un lebbroso e a sperare solo che passi del tempo e che di quella brutta cosa non si parli mai più.
E’ vero: il dolore per un lutto non lo puoi estirpare con il Toradol. E’ qualcosa che ti attanaglia le viscere, ti stringe la bocca dello stomaco ti fa vivere in un continuo stato di terrore.
Ma è anche vero che prima o poi se ne esce. Non definitivamente, questo non accadrà mai, ma si riesce nuovamente a respirare, a non vivere costantemente nell’angoscia, a sperare in un po’ di serenità.
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