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Tutto Sherlock Holmes

Uno studio in rosso-Il segno dei quattro-La valle della paura-Il mastino dei Baskerville-Le avventur…

By Arthur Conan Doyle, Nicoletta Rosati Bizzotto (Translator)

(1620)

| Mass Market Paperback | 9788854104426

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Book Description

Il 1887 rappresenta una data storica nella letteratura poliziesca. Nasce infatti in quell'anno il più celebre detective di tutti i tempi: Sherlock Holmes. Senza, all'inizio, molto clamore, a dire la verità. Infatti Uno studio in rosso, il primo romanzo della serie, passò praticamente inosservato. QuContinue

Il 1887 rappresenta una data storica nella letteratura poliziesca. Nasce infatti in quell'anno il più celebre detective di tutti i tempi: Sherlock Holmes. Senza, all'inizio, molto clamore, a dire la verità. Infatti Uno studio in rosso, il primo romanzo della serie, passò praticamente inosservato. Qualche anno dopo però Il segno dei quattro fu accolto con un favore di pubblico tale da rimanere celebre nella storia letteraria. Per quarant'anni Doyle continuò a inventare storie sul celebre detective, creando un modello destinato a esercitare un'influenza decisiva su tutta la letteratura poliziesca. Uno studio in rosso è il primo romanzo nel quale compare Sherlock Holmes. Attraverso il racconto del dottor Watson, impariamo a conoscere i singolari metodi di indagine di questo infallibile detective che nel Segno dei quattro passa dalla grigia e nebbiosa Londra in un caldo arcipelago dell'Oceano Indiano: le Isole Andamane. Nelle Avventure di Sherlock Holmes il celebre investigatore si confronta con un caleidoscopio di casi sempre più complessi per salvare la vita di un uomo o il patrimonio di una banca, e si travestirà da prete, da marinaio o da mendicante. Le memorie di Sherlock Holmes continua la serie di fantastiche avventure del famoso detective. Nell'ultima di esse Doyle, ormai stanco del personaggio, ne decreterà la morte facendolo precipitare in un abisso. Sarà poi costretto dalle proteste del pubblico a farlo resuscitare.
Nel Ritorno di Sherlock Holmes il detective ricompare in gran forma dopo la sua presunta morte. Non si limiterà a indagare sui crimini che avvengono nell'immensa metropoli londinese o nella sonnolenta provincia inglese, ma si adopererà per risolvere intricati casi nei paesi di mezza Europa. L'ultimo saluto di Sherlock Holmes raccoglie quattro straordinarie storie dell'investigatore, ancora in ottima forma nonostante gli anni. Nel Taccuino di Sherlock Holmes le vittime o gli assassini appartengono all'aristocrazia o sono comunque di elevata condizione sociale. Tra maggiordomi, tappeti persiani e preziosi servizi da tè, Sherlock Holmes ritrova tesori, chiarisce misteri, salva onori minacciati da gravissime onte.

Critics

  • TUTTO SHERLOK HOLMES

    Il 1887 rappresenta una data storica nella letteratura poliziesca. Nasce, infatti, in quell'anno il più celebre detective di tutti i tempi: Sherlock Holmes. Senza, all'inizio, molto clamore, a dire la verità. Infatti "Uno studio in rosso", il primo r ... (read full critics)

    librierecensioni published on Fri, 3 Dec 2010

10 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    Io non metto in dubbio che leggere uno o due libri di Sherlock Holmes a distanza di un paio di lustri l'uno dall'altro possa essere piacevole, ma leggere TUTTO Sherlock Holmes, e tutto di filato, è un'esperienza esasperante*. Diventa, infatti, evidente la serialità dei racconti, la loro grande unifo ... (continue)

    Io non metto in dubbio che leggere uno o due libri di Sherlock Holmes a distanza di un paio di lustri l'uno dall'altro possa essere piacevole, ma leggere TUTTO Sherlock Holmes, e tutto di filato, è un'esperienza esasperante*. Diventa, infatti, evidente la serialità dei racconti, la loro grande uniformità, la trita ripetizione di cliché, personaggi e, addirittura, interi brani.
    Non mancano, comunque, aspetti sorprendenti. Questo campione del ragionamento deduttivo e dell'approccio 'scientifico' all'indagine criminale, è secondo me, quanto di più antiscientifico possa esistere. E' come se la sua patina di razionalità servisse all'autore per spingere sempre più in là la soglia dell'incredibile, dell'assurdo. Paradossi della scrittura. Ma, in generale, che palle...

    * Dice: chi te l'ha fatto fare? Vabbè, mi serve per un lavoro. Ciò non toglie che rivendico il diritto di vomitare la mia noia!

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    Chicca said on Dec 27, 2011 about the Softcover edition | 2 feedbacks

  • 1 person find this helpful

    «Guardi fuori dalla finestra, Watson. Guardi come le persone si intravedono ogni tanto, vagamente, e poi scompaiono di nuovo in quel muro di nebbia. In una giornata come questa, ladri e assassini potrebbero aggirarsi tranquillamente per Londra, come le tigri nella giungla, invisibili fino all’ins ... (continue)

    «Guardi fuori dalla finestra, Watson. Guardi come le persone si intravedono ogni tanto, vagamente, e poi scompaiono di nuovo in quel muro di nebbia. In una giornata come questa, ladri e assassini potrebbero aggirarsi tranquillamente per Londra, come le tigri nella giungla, invisibili fino all’instante dell’attacco e, anche allora, visibili solo alla loro vittima.»
    «Ci sono stati numerosi furtarelli», dissi.
    Holmes sbuffò sdegnosamente.
    «Questo ampio, fosco palcoscenico merita qualcosa di meglio», rispose. «È una fortuna per la società che io non sia un criminale.»

    da L'avventura dei piani Bruce-Partington

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    Laefe said on Jan 14, 2012 about the Softcover edition | Add your feedback

  • Mi adeguo all'uso comune:
    Uno studio in rosso, finito il 17/01/12: ***
    Il segno dei quattro, finito il 19/01/12: ***
    Le avventure di Sherlock Holmes, finito il 2/02/12: ****
    Le memorie di Sherlock Holmes, finito il 8/02/12: ****
    Il mastino dei Baskerville
    Il rit ... (continue)

    Mi adeguo all'uso comune:
    Uno studio in rosso, finito il 17/01/12: ***
    Il segno dei quattro, finito il 19/01/12: ***
    Le avventure di Sherlock Holmes, finito il 2/02/12: ****
    Le memorie di Sherlock Holmes, finito il 8/02/12: ****
    Il mastino dei Baskerville
    Il ritorno di Sherlock Holmes
    La valle della paura
    L'ultimo saluto di Sherlock Holmes
    Il taccuino di Sherlock Holmes

    Sherlock Holmes è diventato un personaggio così famoso e stereotipato, che non avevo mai preso in considerazione l'idea che potesse essere diverso dal "classico detective". Sherlock Holmes è spesso poco più della silhouette rappresentata sulla copertina di questo volume: naso aquilino, berretto e mantella, pipa in bocca e lente in mano (con il busto doverosamente chinato). Sherlock Holmes sarà pur sempre un detective come gli altri, ma questa è un'informazione scontata, che neanche arriva al livello di coscienza. Sherlock Holmes è in realtà molto diverso da Jessica Fletcher o da qualsiasi personaggio c(h)ristiano, che arrivano alla soluzione del problema tramite un'intuizione, una svolta nel modo di vedere la vicenda, dopo un periodo relativamente lungo di ignoranza meditativa. Questi investigatori danno la dovuta soddisfazione al lettore, che viene fornito di ogni indicazione per risolvere il caso autonomamente, essendo reso completamente partecipe della vicenda; resta inoltre un'ammirazione per il genio intuitivo, che vediamo come una sorta di dono, di bacio celeste, che o hai o non hai, poche storie, ma che non è necessariamente scontato, dato che mai questi personaggi "nascono imparati".
    Sherlock Holmes non è niente di tutto ciò. Se la parola chiave della mia concezione di detective è intuizione, quella che rappresenta Holmes è deduzione. Avrei dovuto capirlo dalla lente! Quando mai Poirot si è accucciato per terra a seguire delle tracce come un segugio? Probabilmente, data la sua mole, non sarebbe fisicamente in grado. Questo Holmes, invece, è un ottimo pugile, ma esercita la sua poderosa forza solamente con i criminali, mai per vero sport o piacere. Sa tante cose, ma esclusivamente pratiche, che potrebbero servirgli nel lavoro: riconosce i tipi di terreno provenienti dai vari quartieri di Londra, ma non sa che la Terra gira intorno al Sole. Arriva alla soluzione del problema dopo pochissime pagine, con l'unica necessità di visitare il luogo del delitto alla ricerca di prove. I suoi modi sono estremamente scientifici ed antispeculativi: può arrivare con un'occhiata ad una conclusione apparentemente slegata dall'osservazione originale, solamente registrando certe minuscole caratteristiche ed analizzandole tramite rigorosi processi logici e sequenziali. Prerequisito, come accennato, una grande conoscenza del mondo pratico, dai tipi di graffi su un orologio alle differenti ceneri di tabacco. Qualcuno diceva "fatti, non pugnette!" e quel qualcuno sarebbe potuto essere il sig. Holmes, completamente avulso dal magico mondo speculativo della psicologia e dell'intuizione.
    Neanche a dirlo, risulta abbastanza odioso. Il lettore resta spettatore, perché, non essendo un libro a fumetti, non ha idea di che colore e consistenza abbia il fango in fondo alla gamba destra del tale, ammesso che saprebbe identificarne la provenienza una volta saputolo, né ha idea del tempo atmosferico avuto a Birmingham nella mattina del 17 gennaio 1887. Va bene, Holmes, sai tutto tu! Ma tanto, anche se scopre il colpevole alla quinta pagina, non si degna di dirtelo, perché prima lo deve acciuffare di persona. Ed ecco l'altra faccia della medaglia, l'uomo d'azione. Non sempre il colpevole è tra i personaggi conosciuti (altra perdita di divertimento per il lettore), ma va ricercato attivando la rete informativa dei monelli di strada ed interpretando personaggi fittizi con tanto di barba finta e travestimento. Niente di più pratico, niente di meno poetico.
    Per carità, nella sua Scienza della Deduzione è geniale, direi; non tutti riuscirebbero a fare due più due in quel modo (probabilmente perché in genere le persone sono più complesse e fantasiose di Holmes... seriamente non mi spiego come un graffietto sull'orologio possa univocamente essere indice di trascuratezza, in quanto OVVIAMENTE tenuto insieme ad altri oggetti in tasca). Gli va il merito di discernere le informazioni importanti da quelle fuorvianti, ordinando i propri cassetti mentali con sequenzialità. Però, chiaramente, si tratta di una genialità meno attraente, al punto che lui stesso se ne lamenta ogni volta (<<Sa, Omne ignotum pro magnifico e, se continuerò ad essere così candidamente sincero, la mia modesta reputazione andrà a farsi benedire.>>, dopo aver svelato i propri “trucchi”).
    Ne ho scritto peste e corna, perché appartengo allo schieramento dell'intuizione, ma, una volta compreso il personaggio ed entrati nel meccanismo, diventa una lettura abbastanza piacevole. Certo, non adatta per chi si vuole immergere in romanzi pregni di sostanza! Ma sicuramente consigliabile per chi vuole un po' svagare la mente o divertirsi a inventarsi critiche sull'aria fritta.
    Anzi, una cosa che invece mi aspettavo davvero era l'atmosfera fumosa di Londra incupita dai delitti, qualcosa come quella che fa da sfondo a Mr. Hyde o a Jack lo Squartatore. Chi ha letto qualcosa di Sherlock Holmes si farà a questa mia rivelazione delle sonore risate, esattamente come io stessa sorrido al ricordo di quel pensiero ingenuo. Questi libri sono di una leggerezza a dir poco disarmante; la sigla della Signora in Giallo e molto più inquietante!

    Lasciamo le pugnette e passiamo un po' ai fatti. Dato che Sherly è stereotipato fino in fondo, o forse dovrei dire fin dall'inizio, persino dal suo stesso creatore, la struttura delle storie e gli stessi dialoghi sono sempre uguali. Ogni volta veniamo inizialmente deliziati da un piccolo sfoggio deduttivo, seguito dall'immancabile stupore di Watson, che, nonostante gli anni trascorsi a fianco del suo amico, continua a ripetere "è impossibile! Qualcuno deve averglielo detto!" (buongiorno Watson, mi meraviglio che lei sia riuscito a tornare dalla guerra), e naturalmente dalla altrettanto innovativa risposta "lei vede ma non osserva". Segue la presentazione di un caso qualsiasi (nota bene: eccezion fatta per i romanzi, quasi mai si hanno assassinii; divertimento assicurato per il lettore che non vede l'ora di sapere dove si sia cacciato quel pezzo di carta smarrito); "Watson, venga con me, potrebbe servirmi" ogni santa volta, ed ogni santa volta Watson non serve a nulla, nemmeno per un consulto di medicina legale, se non a tenere la porta ad Holmes ogni tanto, forse, non so. Giunti sul luogo del delitto, una sniffata per terra, una pisciatina contro l'albero, ed il segugio e pronto per la sua sboronaggine comprovata, "ma come, non c'è arrivato? Mi pare evidente! Vuoi sapere chi è? Non teee lo diiiico!". Allora via, che parte lo sfruttamento della rete di spionaggio minorile ("potrei agire in altri modi, ma preferisco questo"... perché??), che finalmente trova l'uomo misterioso, permettendo la proclamazione di un'altra battuta epica: "Watson, prenda la pistola; potrebbe essere pericoloso!"....... non la userà mai!
    Oddio, in effetti andrebbe letto anche solo per il divertimento della presa di giro, esattamente come molti adorano vedere Rambo per commentare e ridere del protagonista. Ma vorrei comunque spezzare una lancia in favore di Sherly, ammettendo che questa struttura rigida, ripetitiva e stereotipata è l'ideale per la forma del racconto. In effetti, ho trovato irritanti i due romanzi per ora letti, ma non ho avuto niente da ridire sui raccontini, che ben si prestano a queste ripetizioni schematiche, come gli episodi di un cartone animato (ndasino: il mammut è costituito da quattro romanzi e da cinque raccolte di racconti, che, per intendersi, sono quelle che contengono "Sherlock Holmes" nel titolo). Anzi, forse è proprio grazie alla loro brevità e al loro numero che Doyle ha finito con lo scocciarsi di esasperare il personaggio e col mettere progressivamente da parte i colloqui monotoni e l'ostentazione delle abilita deduttive. Naturalmente, non trattandosi della suddetta Jessica "Portasfiga" Fletcher, non è che si possa avere un morto per ogni puntata! Spesso i clienti vanno a Baker Street solo per una sensazione o una serie di strane circostanze senza evidenti rischi, cosa di cui lo stesso Holmes si lamenta (<<In quanto al mio lavoro, sembra che ormai non sia diventato altro che un’agenzia di ritrovamento di matite smarrite o di consigli per educande.>>, pag. 342). Ma io lo preferisco cosi, a dare consigli alle signorine, senza sfoggi eccessivi.
    Consiglio senz'altro la lettura dei racconti, pur con la consapevolezza che spero aver trasmesso.

    ALLERTA SPOILER (per modo di dire, dato che è un po' come svelare che Adamo ed Eva vengono cacciati dall'Eden, tanto è famosa questa notizia).
    Sono rimasta estremamente delusa da L'ultima avventura (Le memorie di Sherlock Holmes), il racconto in cui muore l'adorato Sherly. Ok, la figura di Moriarty ha assunto con il tempo una valenza molto maggiore rispetto all'originale; ma mai mi sarei aspettata una vicenda così tirata via! Sembra quasi che Doyle, seriamente annoiato dal suo povero figliolo, abbia abbozzato qualche parola a caso per disfarsi del disgraziato, senza curare minimamente l'uscita di scena di un investigatore che evidentemente non tollerava più. Nessuna pietà! Con la scusa che il cronista Watson viene a sapere del caso solo alla sua conclusione, e che è casualmente assente ogni volta succeda qualcosa, Doyle si lava ampiamente le mani di dare ai suoi lettori l'ultimo brivido, lo scontro tra titani. Moriarty dovrebbe essere Il Cattivo per eccellenza, uno Sherlock Holmes del Male, e invece è appena accennato e viene detto molto genericamente che è a capo di una potente organizzazione criminale. Non si sa né perché Sherly gli dia la caccia né in cosa consista la famosa "rete" che dovrebbe intrappolare il misterioso avversario. Non c'è traccia di scontri né di confronti tra i due geniacci; per convincersi che effettivamente Moriarty sia allo stesso livello del nostro eroe, ci si deve fidare ciecamente di Holmes, dato che non lo si vede né lo si sente mai. Per non parlare, poi, della stessa morte di Holmes! Ma che è questo il modo di far morire la propria creatura? In un modo così poco dignitoso, senza un vero caso né un vero cattivo?
    Per un cattivo del genere, per una fine del genere, Holmes avrebbe meritato un romanzo intero, e non un misero racconto di 15 pagine (10 delle quali passate in treno a raccontare a Watson di quanto fosse ganzo Moriarty)! Ahiahiahi, mi è proprio rimasto l'amaro in bocca.

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    l'asino di buridano said on Feb 11, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • *** This comment contains spoilers! ***

    "Uno studio in rosso" Sublime. La figura di Sherlock certo è più libertina ed eccentrica di quello che effettivamente pensavo, ma è di sicuro attraente ed intrigante. Non si può non amare quel cervello, e la storia proposta è di gran lunga di ottimo svolgimento.
    Peccato solo per le scritte in piccol ... (continue)

    "Uno studio in rosso" Sublime. La figura di Sherlock certo è più libertina ed eccentrica di quello che effettivamente pensavo, ma è di sicuro attraente ed intrigante. Non si può non amare quel cervello, e la storia proposta è di gran lunga di ottimo svolgimento.
    Peccato solo per le scritte in piccolo y.y i miei occhi scivolano sulle righe talvolta saltando dei pezzi.

    "Il segno dei quattro". Sicuramente particolare. Credo di aver apprezzato maggiormente il primo caso, che aveva anche una storia di sicuro più commuovente dietro ma Sherlock di certo non delude. Intelligente, astuto e impeccabile. Sottolineerei poi il sorriso che mi spunta al pensare Holmes e Watson che hanno camminato per chilometri dietro a Toby. Memorabile.

    "Uno scandalo in Boemia" Tanto di cappello alle donne con un cervello. Direi proprio che questo personaggio è una rivincita per tutto il genere femminile, affossato crudelmente da tanti letterati -e dal caro detective-. Peccato averle dato così poco spazio, spero davvero di rivedere Irene Adler presto!

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    Claire said on Feb 10, 2012 about the Softcover edition | Add your feedback

  • Il segno dei quattro

    Non è sicuramente stato il mio giallo preferito, ma è questione di gusti personali. L'ho trovato intrigante sino alla scoperta del delitto ed alla sua analisi immediata; dopo, quando Holmes ha cominciato a cercar di acciuffare il colpevole, mi ha un po' deluso. Propendo decisamente di più per il Poi ... (continue)

    Non è sicuramente stato il mio giallo preferito, ma è questione di gusti personali. L'ho trovato intrigante sino alla scoperta del delitto ed alla sua analisi immediata; dopo, quando Holmes ha cominciato a cercar di acciuffare il colpevole, mi ha un po' deluso. Propendo decisamente di più per il Poirot della Christie: più d'intelletto e meno d'azione concreta.

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    FuSer said on Jan 12, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (1620)
    • 5 stars
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  • Libri Italiani
  • Mass Market Paperback 1240 Pages
  • ISBN-10: 8854104426
  • ISBN-13: 9788854104426
  • Publisher: Newton & Compton
  • Also available as: Paperback, Hardcover, Softcover, Others and eBook
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