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I viceré

Ediz. integrale

By Federico De Roberto

(118)

| Paperback | 9788854119079

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Book Description

Con "I Viceré" De Roberto raggiunge la pienezza e la forza espressiva del capolavoro. In questo romanzo storico, paragonabile per impianto e grandezza a "I Buddenbrook" di Thomas Mann, l'autore crea un equilibrio perfetto fra la rappresentazione del Continue

Con "I Viceré" De Roberto raggiunge la pienezza e la forza espressiva del capolavoro. In questo romanzo storico, paragonabile per impianto e grandezza a "I Buddenbrook" di Thomas Mann, l'autore crea un equilibrio perfetto fra la rappresentazione del "decadimento fisico e morale d'una stirpe esausta" e le vicende dell'unificazione italiana. Il libro racconta la saga di una grande famiglia aristocratica siciliana di ascendenza spagnola, gli Uzeda. A partire dalla fatidica morte della capostipite, le vicende familiari si dipanano sullo sfondo di una Sicilia feudale e borbonica; e d'altra parte, la storia della Sicilia e dell'Italia entra, a poco a poco ma inarrestabile, nel recinto familiare.

328 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    "In questa casa chi fa il rivoluzionario e chi il borbonico; così sono certi di trovarsi bene, qualunque cosa avvenga!"

    Più leggo romanzi classici e più sono dell'idea che dovrei leggerli tutti :-)
    "I Viceré" di De Roberto è entrato nella mia libreria quasi per caso, non l'avevo mai sentito nominare prima, ma l'ho acquistato a scatola chiusa appena la Newton Compton l ...(continue)

    Più leggo romanzi classici e più sono dell'idea che dovrei leggerli tutti :-)
    "I Viceré" di De Roberto è entrato nella mia libreria quasi per caso, non l'avevo mai sentito nominare prima, ma l'ho acquistato a scatola chiusa appena la Newton Compton lo ha pubblicato nella nuova versione "mini mammut" ad un prezzo conveniente e in un formato bello e resistente, un affare!
    Non sapevo praticamente nulla di ciò che mi attendeva e sono rimasta piacevolmente colpita dallo stile di scrittura arguto e intenso dell'autore, che nonostante il secolo e più che ci distanzia e nonostante la complessità degli elementi esposti, riesce ad essere attualissimo e scorrevole.
    Non dico che "I Viceré" non sia un romanzo impegnativo, anzi lo è molto e ora che l'ho finito sono convinta che per coglierne al meglio tutte le innumerevoli sfumature di particolari e tutta la vastità della tematica trattata sarebbe da rileggere una seconda volta. Eppure, se avessi saputo in anticipo a grandi linee di cosa narrava mi sarei aspettata un "mattone" molto peggiore.
    "I Viceré" altri non è che un romanzo di genere storico e saga famigliare della famiglia siciliana Uzeda di Francalanza, una nobile stirpe discendente da Viceré spagnoli. (Io già che non amo le saghe famigliari e che di romanzi storici ne ho una cultura molto esigua non pensavo che potessi apprezzare uno così, ma invece mi è piaciuto e pure tanto!) Tramite le vicissitudini di questa famiglia reale, al cui interno l'autore descrive con sagacia e fine umorismo tutte le vicende dei suoi membri, il lettore viene a conoscenza di tutti i terribili difetti che affliggono la società dell'epoca narrata, ma che sono tristemente e incredibilmente attuali anche rispetto alla società odierna. Tutto è in repentino movimento, nulla rimane immutato, le usanze si evolvono, la politica cambia (il romanzo è ambientato nel pieno del risorgimento e dell'unificazione italiana, quindi lo sfondo storico è colmo di cambiamenti di tutti i tipi), ma le persone rimangono le stesse, con tutti i loro difetti di avidità, sete di potere, corruzione, odio e meschinità.
    “No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa” ecco una frase chiave del romanzo che chiarifica in tutto e per tutto il concetto sopra descritto, l'autore è inoltre strabiliantemente abile nel descrivere i suoi personaggi, risultano vividi e realistici come non mai, ed è al tempo stesso abilissimo nel descrivere il contesto storico narrato, fornendone uno spaccato preciso e facilmente intellegibile anche per chi come me non ha mai amato e studiato la storia. Da leggere!

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    eccentrika said on Jul 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E poi non ditemi che con i classici non si va sul sicuro!
    Questo libro unisce due degli elementi che maggiormente apprezzo in un romanza: saga familiare e Storia (e quindi già aveva dei punti a suo favore). Vi ho poi trovato maestria nello stile e ne ...(continue)

    E poi non ditemi che con i classici non si va sul sicuro!
    Questo libro unisce due degli elementi che maggiormente apprezzo in un romanza: saga familiare e Storia (e quindi già aveva dei punti a suo favore). Vi ho poi trovato maestria nello stile e nel ritmo, grande capacità nel tratteggiare i personaggi (dopo un'iniziale confusione per comprendere i legami fra gli stessi dato che sono numerosissimi) e un intreccio interessante.
    Se dovessi trovare un sottotitolo mi verrebbe da dire "Il Gattopardo cattivo"... Davvero tremendi i personaggi: tutti quelli che celano una parvenza di bene soccombono o sono destinati alla frustrazione!
    Insomma, non voglio farla troppo lunga: quando ci si trova davanti alla Letteratura un motivo di apprezzamento c'è sempre.

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    Ncy It said on Jul 27, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    “No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa” (Consalvo Uzeda)

    Il romanzo è uno spaccato, molto articolato e solido, di storia siciliana del secondo ottocento filtrata attraverso le vicende di una famiglia dell’alta nobiltà borbonica.
    Dal punto di vista letterario si rivela un romanzo di puro impianto naturalist ...(continue)

    Il romanzo è uno spaccato, molto articolato e solido, di storia siciliana del secondo ottocento filtrata attraverso le vicende di una famiglia dell’alta nobiltà borbonica.
    Dal punto di vista letterario si rivela un romanzo di puro impianto naturalistico che non sfigura nei confronti delle opere delle più celebrate letterature europee, per l’ampiezza della concezione corale e per il respiro storico in grado di evocare con efficacia, anche oggi dopo 150 anni, lo spessore sociale e civile di una società alle prese con i rivolgimenti politici e militari del Risorgimento italiano.

    Su questo sfondo storico, l’autore pone in primo piano la stirpe degli Uzeda che sembra condannata dalla stessa sua natura di casta avida, arrogante, corrotta (nel corpo da legami consanguinei e nell’anima da una secolare abitudine all’abuso del potere), lacerata da infiniti e interminabili conflitti interni immancabilmente mirati all’appropriazione e all’accumulo di ricchezza e potere.

    Ma il percorso narrativo iniziato con la morte della vecchia onnipotente duchessa, la cui fine sembrava prefigurare la decadenza definitiva della famiglia, si conclude col trionfale comizio di Consalvo, ultimo discendente del casato, che, malgrado la sua storia e le sue idee, verrà eletto deputato (di sinistra…) dalla folla acclamante dimostrando di avere brillantemente appreso la sottile arte del trasformismo e, tanto per parafrasare l’opera che mostra i legami più evidenti con questo romanzo, del “gattopardismo”.

    E a sottolinearne l’abilità nell’assimilare le lezioni della storia (e della vita) De Roberto sembra giustapporre al trascinante discorso pubblico il monologo privato del “vero” Consalvo all’attonita zia dove, con perfetta lucidità e calcolato cinismo, egli sembra enucleare dall’analisi delle singole vicende la filosofia del potere degli Uzeda, o del potere tout court.

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    Ubik said on Jul 25, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Lettura riparatrice

    Del romanzo di De Roberto avevo letto solo pagine antologiche. Adesso sono contenta di aver colmato una grave lacuna. La lettura è stata per me piacevole anche se a tratti pesante per la dovizia di particolari.Ho cercato anche di capire perchè questo ...(continue)

    Del romanzo di De Roberto avevo letto solo pagine antologiche. Adesso sono contenta di aver colmato una grave lacuna. La lettura è stata per me piacevole anche se a tratti pesante per la dovizia di particolari.Ho cercato anche di capire perchè questo autore ai suoi tempi non ha avuto successo. Si muoveva attorno a Verga e ai rappresentanti del Verismo e forse più degli altri ha messo in atto i canoni di questa corrente letteraria: il documento umano, l'impersonalità dello scrittore.Ecco, per me, questo gli ha impedito di raggiungere quella poesia che troviamo in alcune pagine del Verga.

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    Maria Impelluso said on Jul 25, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    "Ora che l'Italia è fatta, bisogna fare gli affari nostri"

    Gran libro. Interessante dal punto di vista storico e desolante se rapportato all'attualità. De Roberto attraverso le storie della famiglia Uzeda ci racconta un pezzo della storia che ha portato all'unità d'Italia. Gli Uzeda, aristocratica famiglia s ...(continue)

    Gran libro. Interessante dal punto di vista storico e desolante se rapportato all'attualità. De Roberto attraverso le storie della famiglia Uzeda ci racconta un pezzo della storia che ha portato all'unità d'Italia. Gli Uzeda, aristocratica famiglia siciliana, sono uniti solo dall'orgoglio di appartenere ad un'antica famiglia di Vicerè, ma per il resto sono meschini, avidi, gelosi gli uni con gli altri, egoisti e boriosi. La storia inizia con la morte di Teresa Uzeda di Francalanza, principessa dispotica e autoritaria. La lettura del suo testamento porta a galla rancori mai sopiti, rivalità e gelosie che la stessa principessa aveva a suo tempo innescato tra i propri figli e che adesso a distanza di anni coinvolgeranno anche nuore, generi e nipoti. Ognuno guarda a se stesso come vittima di un sopruso, nessuno si preoccupa dell'altro. E intanto la Storia fa il suo corso, l'Italia cambia, si unisce, ma gli Italiani restano sempre gli stessi......

    "No, la nostra razza non è degenerata. E' sempre la stessa."

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    Mari said on Jun 28, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Un altro classico italiano dimenticato (a torto: Croce pentiti!) e riscoperto grazie al Gattopardo prima, e alla miniserie poi. Un romanzo che mi ha impegnato un mese e mezzo (anche se non continuato). Un romanzo che, molto più degli altri romanzi ve ...(continue)

    Un altro classico italiano dimenticato (a torto: Croce pentiti!) e riscoperto grazie al Gattopardo prima, e alla miniserie poi. Un romanzo che mi ha impegnato un mese e mezzo (anche se non continuato). Un romanzo che, molto più degli altri romanzi veristi, trasmette il senso di disagio, di rabbia, di delusione postunitario. Federico De Roberto concepisce il romanzo come se fosse un Ciclo intero: è vero che esistono L’illusione - precedente- e L’imperio - successivo; ma nessuno dei due romanzi segue così tanti personaggi contemporaneamente. Ed essendo un Ciclo “compresso” è talmente denso di avvenimenti, di informazioni, di chiacchiere, oltre che di persone, capisco che possa risultate difficile ed ostico. Ma a questo serve l’albero genealogico di Wikipedia, no?

    La storia degli Uzeda comincia nel 1855 e finisce nel 1882 (anche se quella di Consalvo continuerà). Seguiamo le vicende della famiglia discendente dai Viceré spagnoli attraverso quelle che sono le tappe fondamentali dell’Unità d’Italia: lo sbarco dei Mille e la cacciata del Re Ferdinando II; la soppressione dei conventi e la breccia di Porta Pia; le elezioni a suffragio allargato. Tutte queste vicende storiche vissute attraverso le gesta dei personaggi, invischiati nella nuova vita politica italiana o nella Chiesa. Si vedono crollare certezze, ma chi non crolla mai sono proprio gli Uzeda: il loro potere, la loro volontà di sopraffazione è capace di adattarsi ai nuovi tempi e le nuove modalità (che, forse, non sono neanche tanto nuove). Alla fine dei conti, gli equilibri di potere sono sempre gli stessi: solo chi ha i mezzi per adattarsi riesce a sopravvivere e può continuare la vita di sempre.

    Il tema del potere è sicuramente quello più importante tra i tanti del libro: si può discutere dei preti e del loro comportamento; dell’ingiustizia del maggiorasco; dell’avidità; del decadimento fisico e morale (non a caso il libro si sarebbe dovuto intitolare Vecchia razza); sul ruolo dell’amore (un’illusione). A proposito dell’amore nei Viceré, mi torna in mente una frase, tratta da un testo critico: l’amore è “schernito, ribaltato, strozzato”. Non esiste amore: è solo ostinazione, ripicca, vendetta. Oppure, se c’è, viene stroncato sul nascere.
    Di questa famiglia malata e apparentemente decaduta (anche se non nella potenza) non si salva nessuno. Non c’è un personaggio positivo - i pochi che lo sono non appartengono infatti agli Uzeda e vengono disprezzati per questo. Consalvo, poi, si rivelerà essere il peggiore di tutti, perché lucido e freddo nella sua analisi del potere.

    I Viceré è un libro che non può mancare nel bagaglio del lettore italiano. E non vi preoccupate, non vi deprimerà come Verga (nonostante i due fossero amiconi). De Roberto è deluso, amareggiato; ma nello stesso tempo esprime questi suoi sentimenti in una storia che ancora oggi ha molto da dire - purtroppo.
    So che molti lo accosteranno al Gattopardo; io non l’ho ancora letto, ma credo sia giusto precisare che I Viceré è stato scritto cinquant’anni prima.
    Si potrebbe parlarne ore, giorni interi: se non mi credete leggetelo. Poi ne discutiamo.

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    Lucy said on Jun 27, 2014 | Add your feedback

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