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Il mio nome è Rosso

By Orhan Pamuk, Gezgin Hanife S. (Translator), M. Bertolini (Translator)

(2133)

| Others | 9788806157999

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Book Description

Istanbul, 1591. Tra i miniaturisti del Sultano si nasconde un assassino. Per smascherarlo, Nero è disposto a tutto, anche a rischiare la vita. Perché se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella Seküre, non ci sarà l'amore che ha sognato per dodici anni.
Un romanzo corale, che restitui Continue

Istanbul, 1591. Tra i miniaturisti del Sultano si nasconde un assassino. Per smascherarlo, Nero è disposto a tutto, anche a rischiare la vita. Perché se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella Seküre, non ci sarà l'amore che ha sognato per dodici anni.
Un romanzo corale, che restituisce la ricchezza e la malinconia di un mondo al tramonto e conferma l'eccezionale talento narrativo e la grande sensibilità poetica del premio Nobel Orhan Pamuk.

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  • Lasciatemi un'immagine da ricordare : Quando Nero esce dalla comoda magione di zio Effendi e fermo sul suo cavallo, davanti ad un albero vede aprirsi la finestra dell'amata Sekure che non vede da 12 anni e i loro occhi si incontrano per attimi che non sono quantificabili, perché mi sembrano apparten ... (continue)

    Lasciatemi un'immagine da ricordare : Quando Nero esce dalla comoda magione di zio Effendi e fermo sul suo cavallo, davanti ad un albero vede aprirsi la finestra dell'amata Sekure che non vede da 12 anni e i loro occhi si incontrano per attimi che non sono quantificabili, perché mi sembrano appartenere ad un tempo bloccato, tempo eternizzato come in una di quelle splendide miniature in cui Sirin guarda il ritratto di Cosroe e se ne invaghisce.
    Al di là dei tanti significati e dei tanti livelli di lettura stratificati in questo corpo esotico - non un esotismo furbesco di facciata, ma sostanziale presa di possesso di una civiltà diversa - è difficile pensare che l'autore non abbia voluto omaggiare, divulgare e stornare dall'oblio l'arte della miniatura islamica.
    La tecnica della catalogazione e dell'enumerazione pare essere cifra stilistica tipica di un temperamento affine alla rappresentazione visiva quale quello di Pamuk, e allora aneddoti e apologhi sul mondo della miniatura hanno tanto spazio quanto la descrizione di tecniche, soggetti tipici, vicende e personaggi storici, legati a quel mondo.
    Il tutto è tenuto insieme da un'intelaiatura giallistica poco convinta, ma necessaria a mantener desta l'attenzione del lettore, e soprattutto ad illustrare il conflitto principe del romanzo : quello dell'arte pittorica europea alla fine del 500' e quello della coeva miniatura di origine persiana,
    quello fra umanesimo e teocrazia, fra occhio umano e occhio di Allah, quello fra realismo rappresentativo e mondo archetipico.
    Ma anche in questo caso, spostarsi nel passato trattando una disciplina esoterica agli occhi dei più, è per l'autore un espediente per affrontare temi di perenne attualità e per aumentare la chiarezza e la forza di un pensiero, che l'attualità e la contingenza potrebbero rendere ambiguo e temerario.
    Al contrasto che la sanguinosa vicenda mostra fra integralisti e modernisti aperti a influenze figurative europee, si risponde con un illuminante versetto del corano :" Ad Allah appartengono l'Oriente e l'Occidente. Allah ci protegga dai desideri di colui che è puro e non si è mescolato".
    Questo è esattamente l'ambito artistico in cui si muove lo stesso Pamuk,cultore del romanzo e uso a trattare con tecniche narrative occidentali, tematiche proprie del mondo islamico.
    Questo è anche e soprattutto il ruolo storico di Costantinopoli-Bisanzio-Istanbul, da sempre avamposto dell'occidente e baluardo estremo dell'Oriente (o viceversa), sempre e comunque terra di contaminazioni.
    Oliva, Farfalla e Cicogna, i tre grandi miniaturisti e artefici più o meno consapevoli, più o meno consenzienti del libro proibito commissionato dal sultano per il doge, ci si rivolgono bucando pagine e secoli, ci manifestano dubbi, timori e tentazioni artistiche (ai loro occhi più perigliose e peccaminose di qualche assassinio) e aprono un dibattito interno che oltrepassa il mondo della miniatura e coivolge l'arte tutta: i maestri europei vantano uno stile individuale, la religione islamica invece lo rigetta, ma quanto reale è uno stile?
    Per i miniaturisti di scuola persiana, solo difetti trascurabili (gli orecchi della dama) possono denunciare l'identità dell'autore, e sono dovuti a fattori quasi inconsci, particolari recepiti chissà quando e da quale maestro portatore di remote tradizioni. I pittori veneziani ed europei sono invece depositari di una maniera maturata nel corso di secoli, che il "povero" Oliva, genio della stilizzazione, non riesce a improvvisare, per quanti tentativi compia, nel realizzare il proprio ritratto.
    Cos'è allora, per l'artista essere se stesso? Abbandonarsi a pulsioni creative fuori schema che non lo portano da nessuna parte, o seguire modi e stilemi assimilati fin dall'infanzia? Esiste la libertà in ambito artistico?

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    Teofano said on May 28, 2012 | Add your feedback

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