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Moby-Dick o La balena

By Herman Melville, Giuseppe Natale (Editor)

(4138)

| Paperback | 9788802081595

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Book Description

Se questo mondo fosse un piano infinito e navigando a oriente noi potessimo sempre raggiungere nuove distanze e scoprire cose più dolci e nuove di tutte le Cicladi o le Isole del Re Salomone, allora il viaggio conterrebbe una promessa. Ma, nell'inseguire quei lontani misteri di cui sogniamo, o nellaContinue

Se questo mondo fosse un piano infinito e navigando a oriente noi potessimo sempre raggiungere nuove distanze e scoprire cose più dolci e nuove di tutte le Cicladi o le Isole del Re Salomone, allora il viaggio conterrebbe una promessa. Ma, nell'inseguire quei lontani misteri di cui sogniamo, o nella caccia tormentosa di quel fantasma demoniaco che prima o poi nuota dinanzi a tutti i cuori umani, nella caccia di tali cose intorno a questo globo, esse o ci conducono in vuoti labirinti o ci lasciano sommersi a metà strada.

7 Reviews

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  • Epico

    Vi è una gran forza nelle parole, nelle metafore e nelle allegorie di questo viaggio, all'incessante ricerca della balena bianca, tanto invincibile e tanto più cercata con ossessione da Achab, capitano in versione eroe tragico, il cui peccato di hýbris è dar la caccia alla sua stessa nemesi

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    Zooz92 said on May 26, 2012 about the Others edition | Add your feedback

  • Dal momento che su Moby Dick si sono spese voci e penne più competenti delle mie; dal momento che tutto è stato detto, scritto e congetturato; ma soprattutto, dal momento che questo libro per me è stato un travaglio, che solo il povero Starbuck accoglierebbe senza remore, oggi facciamo un gioco.
    Gi ... (continue)

    Dal momento che su Moby Dick si sono spese voci e penne più competenti delle mie; dal momento che tutto è stato detto, scritto e congetturato; ma soprattutto, dal momento che questo libro per me è stato un travaglio, che solo il povero Starbuck accoglierebbe senza remore, oggi facciamo un gioco.
    Giochiamo a perdere la mia identità, assoggettandola a quella di un altro. E quindi fingiamo che io non sia più io, ma un bambino di undici anni. Uno di quei bambini come non ne fanno più, che gioca a fare il pirata, il cavaliere di ventura, alleato ad uno squadrone di soldati barbari, impersonati dai cani dello zio e dai gatti della nonna. Uno di quei bambini che va a dormire con una scopa legata alla coscia, perché una balena gli ha tranciato la gamba all'altezza del ginocchio. Quindi fingiamo che io sia uno di quei bambini che si nutre di storie avventurose e Nesquik, che il capitano Nemo sia il mio migliore amico e che il povero Robinson Crusoe un naufrago da salvare dalle intemperie di una mostruosa isola inabitata. E' attraverso questa eroica infanzia che il nostro undicenne consuma una passione selvaggia per un libro vecchio secoli, nascosto tra Stevenson e Defoe, abbandonando le sue scorrerie giornaliere per gesta notturne, riscaldate da una torcia e antiche pagine polverose. E' così che il bambino, dapprima vivace bipede, violentato dalle sue fantasie, si trasforma in un coscenzioso baleniere. "Chiamami Ismaele" ordinò alla madre. Ma le stranezze si moltiplicarono quando ordinò al padre di appendere alla cima del letto una monetina da 50 centesimi che noi, assieme a lui, fingeremo essere un preziosissimo doblone d'oro. "Fissalo bene, babbo, e se dovessi vedere per primo la balena, quel doblone sarà tuo!". Ma le migliori ore spese per i suoi giochi, erano quelle sui banchi di scuola, banchi stretti e costipati, dove il giovane bambino muoveva in coordinazione braccia e gambe, fingendo di remare verso lidi sconosciuti ed esotici. I guai furono seri quando la maestra lo scoprì intagliare sul legno del banco una scritta sconosciuta: PEQUOD. "Faccio parte del coraggioso equipaggio di questa leggendaria imbarcazione".
    Le pagine scorrevano obese di dettagli, tanto da permettere al bambino di riprodurre fedelmente la testa rugosa di Moby Dick, incollando alle pareti della camera da letto le immagini del mostro contro cui urlava per scuotere il buon vecchio Achab. In ginocchio, ai piedi del letto, indicava con il braccino sottile gli spruzzi costanti del grande animale che avvistava da lontano. Gridava ai suoi muti compagni di stoffa di avvisare i ramponieri, di gettare le barche in mare e di farsi carico delle lance. Si interrompeva solo per leggere il seguito. Era una bella recita, viva, rispettosa, anche migliore di quella volta con i moschettieri. Poi il libro finì e al bambino servirono diversi minuti per capacitarsene. Quindi decise di fare di testa sua, di sconfessare il nichilismo di Melville, adottando un assolutismo da undicenne, imponendo nuove regole e una ricerca infinita, che diventa più di una missione perché si trasforma in un destino.
    Moby Dick è molto più di un gioco, molto più di un libro, è la biblica lotta tra l'uomo e Dio, tra x e X, per questo conviene leggerlo con lo spirito di uno di quei bambini come non se ne fanno più.

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    Librando_Bens said on May 26, 2012 | Add your feedback

  • "Know ye now, Bulkington? Glimpses do ye seem to see of that mortally intolerable truth; that all deep, earnest thinking is but the intrepid effort of the soul to keep the open independence of her sea, while the wildest winds of heaven and earth conspire to cast her on the treacherous, slavish shor ... (continue)

    "Know ye now, Bulkington? Glimpses do ye seem to see of that mortally intolerable truth; that all deep, earnest thinking is but the intrepid effort of the soul to keep the open independence of her sea, while the wildest winds of heaven and earth conspire to cast her on the treacherous, slavish shore?

    But as in landlessness alone resides highest truth, shoreless, indefinite as God--so, better is it to perish in that howling infinite, than be ingloriously dashed upon the lee, even if that were safety! For worm-like, then, oh! who would craven crawl to land! Terrors of the terrible! is all this agony so vain? Take heart, take heart, O Bulkington! Bear thee grimly, demigod! Up from the spray of thy ocean-perishing--straight up, leaps thy apotheosis!"

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    AllTheSeaWasCoal said on Apr 22, 2011 about the Hardcover edition | Add your feedback

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