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Lettera a un bambino mai nato

By Oriana Fallaci

(6407)

| Paperback | 9788817150101

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Book Description

Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l'età né l'indirizzo: l'unico riferimento che ci viene dato per immaginarla è che vContinue

Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l'età né l'indirizzo: l'unico riferimento che ci viene dato per immaginarla è che vive nel nostro tempo, sola, indipendente e lavora. Il monologo comincia nell'attimo in cui essa avverte d'essere incinta e si pone l'interrogativo angoscioso: basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Piacerà nascere a lui? Nel tentativo di avere una risposta la donna spiega al bambino quali sono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza è violenza, la libertà un sogno, l'amore una parola dal significato non chiaro.

Critics

  • LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO

    Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l'età né l'indirizzo: l'unico rif ... (read full critics)

    librierecensioni published on Fri, 3 Dec 2010

15 Reviews

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  • 3 people find this helpful

    ... Vorrei che tu fossi una donna ... battersi è molto più bello che vincere ...


    Le donne hanno questa innata capacità di porsi continuamente dubbi, analizzare ogni dettaglio e cambiare opinione continuamente. Molto più di noi. Mettersi costantemente in gioco, mischiando le carte con rabbia e passione.
    Noi uomini siamo molto più semplici, più decisi, apparentemente. Che poi le ... (continue)


    Le donne hanno questa innata capacità di porsi continuamente dubbi, analizzare ogni dettaglio e cambiare opinione continuamente. Molto più di noi. Mettersi costantemente in gioco, mischiando le carte con rabbia e passione.
    Noi uomini siamo molto più semplici, più decisi, apparentemente. Che poi le risposte nella maggior parte dei casi siano sbagliate ... questa è un'altra storia ...
    Io con la Fallaci ci litigherei probabilmente. Ho come quest'impressione. Ma di gusto. Perciò 4 stelline.

    "In fondo il coraggio è ottimismo. Io non ero ottimista perché non ero coraggiosa"

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    Plasson said on Dec 14, 2011 about the Hardcover edition | 2 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    Sopravvalutatissimo!

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    Luy said on Jun 28, 2011 about the Hardcover edition | 1 feedback

  • 1 person find this helpful

    Credo di aver letto questo libro sul finire delle medie, trovato tra i libri di mia madre. Lei mi consentiva di leggere anche cose da adulti ma solo adesso, da adulta, sono riuscita a capire cosa c'era dietro questo libro sulla libreria.

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    Brujitaguapa said on May 29, 2011 about the Hardcover edition | Add your feedback

  • E' più forte di me... chiedo perdono agli amanti della Fallaci.

    Patetico, lacrimevole, scontato, banale...che fatica finire questo libro. Una puntata di "C'è posta per te" mi avrebbe annoiato di meno.

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    Hoppilisa said on Feb 9, 2012 | Add your feedback

  • Un libro che va dritto al cuore. Sarà che sono appena diventata mamma, ma ho vissuto queste parole, quei momenti come se fossero stati miei. Il voler FARE a tutti i costi...quasi non rendendosi conto di quello che sarebbe potuto succedere. Mi ci sono ritrovata in pieno.
    Fortunatamente con un finale ... (continue)

    Un libro che va dritto al cuore. Sarà che sono appena diventata mamma, ma ho vissuto queste parole, quei momenti come se fossero stati miei. Il voler FARE a tutti i costi...quasi non rendendosi conto di quello che sarebbe potuto succedere. Mi ci sono ritrovata in pieno.
    Fortunatamente con un finale diverso.
    Libro imperdibile, tutte le donne dovrebbero leggerlo.

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    Chisherlock said on Feb 1, 2012 | Add your feedback

  • Lettera ad un bambino mai nato : opinione.

    Questo pomeriggio ho appena finito di leggere un libro d’amore e di dolore, un libro ragionato ma scritto col cuore. Una lettera aperta a se stessi e agli altri. Ho letto, Lettera ad un bambino mai nato. Dico ho letto, ma sarebbe più realistico dire che ho vissuto. Questo libro.
    Sarò sincera. Ho sem ... (continue)

    Questo pomeriggio ho appena finito di leggere un libro d’amore e di dolore, un libro ragionato ma scritto col cuore. Una lettera aperta a se stessi e agli altri. Ho letto, Lettera ad un bambino mai nato. Dico ho letto, ma sarebbe più realistico dire che ho vissuto. Questo libro.
    Sarò sincera. Ho sempre guardato alla Fallaci con occhio dubbioso. Perché mi sembrava- ora lo ammetto- una scrittrice “di destra”. Senza accorgermi che non esistono scrittori di destra o di sinistra, ma solo persone che mettono nero su bianco i dubbi, le passioni e le angosce della vita. Lasciamo che di destra o sinistra siano i politici, e cerchiamo di vedere prima della fazione politica la persona e valutiamola per quello che è.
    Dalla prima pagina di Lettera a un bambino mai nato capisci che quello che stai iniziando è qualcosa di più di un semplice libro. È la trasposizione di una coscienza. L’esaltazione massima della capacità umana alla riflessione. Un inno alla dignità della persona.
    E sono adirata con tutti coloro che presentandomi il libro mi hanno consigliato di leggerlo perché affronta la tematica dell’aborto. Prima ancora dell’aborto, il testo tratta il tema della vita, dell’individuo, della dignità umana, della condizione femminile. Del diritto alla libera scelta, a non essere condannati dal prossimo, perché a condannarci è sufficiente la nostra coscienza, così come ci mostra la protagonista alle prese col “Tribunale della Vita”, nel quale ogni giurato è un personaggio del libro ma prima di tutto una delle voci della coscienza della donna.
    Un libro carico di dubbi, senza risposte. L’unica che l’autrice si sente di dare è rappresentata da una delle frasi chiavi del libro, ripetuta almeno due volte, all’inizio e alla fine: la verità è fatta di molte verità differenti. È l’unico insegnamento che la donna che pensa si sente di dare al suo bambino, l’unico insegnamento che questo libro, verità dopo verità, contraddizione contro contraddizione, da al lettore. E questo non ha niente a che fare con ciò che è lecito e ciò che non lo è: perché alla fine, prima ancora del giudice istituzionale, ognuno di noi deve affrontare il proprio giudice interiore, proprio come la donna della Fallaci.
    La donna di Lettera a un bambino mai nato non è un personaggio semplice. Non ha una caratteristica distintiva come può accadere per il protagonista di un qualsiasi altro romanzo. La Fallaci ha creato molto di più di un personaggio realistico: il suo è una persona reale, con la sua complessità e le sue contraddizioni. Perché nulla nella vita è semplice, nemmeno noi stessi. Chi vede la vita in modo semplice, ponendosi dei dubbi e trovandovi subito risposta, non è andato molto oltre il punto di partenza. Per la Fallaci, è più importante porsi il dubbio in quanto tale, molto di più che trovarvi una risposta. Proprio perché risposta univoca e chiara non vi è. Vi sono solo tante verità in una verità e tante coscienze in una coscienza, fino ad arrivare all’essenza stessa del genere umano: fino ad arrivare a riconoscere che, sebbene con tutti questi dubbi e riflessioni, l’uomo non sia altro che un animale e che come tale non può sottrarsi al bisogno ultimo di vita. “Nascere è meglio di non nascere”, è la verità che, malgrado tutto l’orrore della vita, la protagonista si trova a dover accettare. Quasi controvoglia all’inizio, per poi crederci sempre con più forza. Ed è proprio l’aver accettato questa grande verità che la porta, verso la fine, a dividersi, a straziarsi sempre più, fino a morire.
    Dietro tutto il pessimismo, dietro tutte queste contraddizioni, si cela pero’ una grande idealista. Sono proprio gli ideali a portarla a scegliere di intraprendere ugualmente un viaggio per scopi lavorativi, nonostante sia stata informata da un medico miope ai suoi bisogni di quanto questa decisione possa essere rischiosa per la vita del bambino che porta in grembo. E questo perché, nella sua condizione di donna di successo single, viene messa davanti alla scelta, atroce, fra la propria vita e il proprio figlio. La donna della Fallaci non è tuttavia disposta ad accettare compromessi: ed è forse questa l’altra grande lezione che da al suo bambino, con le sue azioni prima ancora che con le sue parole. Gli mostra quanto le costi rinunciare alla vita, costringersi a letto immobile sia nel fisico che nello spirito. Trasformarsi, sia pure per breve tempo, in un placido contenitore. Proprio per questo suo amore infinito per la vita, espone se stessa e il bambino ad un rischio così elevato. E forse è proprio per questo che la morte del bambino le risulta così dolorosa: perché in nome del suo amore per la vita ha perso la vita. Sua e del bambino che porta in grembo. Sullo sfondo, l’accusa verso una società che si definisce evoluta ma che porta le donne a trovarsi a dover compiere scelte lesive della dignità stessa della persona, e che allo stesso tempo è la prima a mettere sotto accusa la donna per la sua scelta, quale che sia.
    Questo è quello che fanno i personaggi con cui la donna viene a contatto nei primi tre mesi di gestazione; personaggi che, se da un lato sono proiezioni della coscienza della protagonista, dall’altro sono ciascuno il rappresentante di una corrente di pensiero della società. Tutti, ad eccezione dei genitori, si sentono in dovere di dire alla donna cosa fare, la giudicano e la accusano per qualsiasi scelta compiuta da lei. Il medico, che non vede oltre un utero e un paio di ovaie. Il datore di lavoro, per il quale tutto si gioca sul campo economico. Il padre, eterno bambino bisognoso di una madre. È un universo maschile chiuso verso qualsiasi tipo di empatia, incapace di vedere al di là del proprio campo d’azione, egocentrico e severo verso le azioni altrui. E siccome la società è una società maschile (gli eroi sono uomini, Maria non è altro che un’incubatrice di Gesù, perfino nel linguaggio prevale la componente maschile), le componenti femminili solidali con la donna contano poco. Anzi, anch’esse risultano prive di empatia, quasi non comprendono il dramma della maternità, o se lo comprendono lo accettano a testa bassa. Perché così è sempre stato.

    Scritto da: Eleonora Curreli

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    Almeno noi ci proviamo said on Jan 29, 2012 about the Others edition | Add your feedback

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