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Il caso Maurizius

By Jakob Wassermann

(27)

| Hardcover

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Book Description

14 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Legge e giustizia, si sa, sono due cose ben diverse. L'applicazione delle norme, il rispetto delle procedure, l'uso della logica deduttiva, la valutazione delle probabilità, non garantiscono il raggiungimento della verità. Ciò che rimane nascosto, ci ...(continue)

    Legge e giustizia, si sa, sono due cose ben diverse. L'applicazione delle norme, il rispetto delle procedure, l'uso della logica deduttiva, la valutazione delle probabilità, non garantiscono il raggiungimento della verità. Ciò che rimane nascosto, ciò che non può essere detto, o che potrebbe esserlo pagando un prezzo che non si è disposti a pagare: sono queste cose che contano di più, e a volte conducono alla realizzazione di profonde ingiustizie. Come nel caso del signor Maurizius, condannato dal meccanico e imperturbabile sistema giudiziaro ad anni e anni di carcere. Fu il procuratore Andergast a istruire il caso contro di lui, e non ha mai avuto dubbi sull'esattezza delle sue conclusioni. Ma ad incrinare le sicurezze su cui poggia una vita possono arrivare l'innocenza, la purezza, l'idealismo, la cocciutaggine di un giovane: suo figlio. Il disfacimento della personalità di Andergast padre mi sembra il tema centrale di questo romanzo che cresce pagina per pagina; attorno ad esso ruotano parecchi corposi temi secondari, tutti di notevole interesse e sviluppati in maniera problematica: la condizione sempiterna degli appartenenti a una minoranza (quella ebraica), ad esempio; l'umiliazione dell'essere umano da parte dei poteri costituiti; la sicurezza interiore di chi ha subito un torto contrapposta alla sicurezza solo esteriore di chi l'ha commesso; e altro ancora. Soprattutto i capitoli finali tirano magistralmente i fili della trama così sapientemente sviluppata da Wasserman, ed ogni personaggio trova una dimensione di compiutezza. Non si può dire che la giustizia trionfi, ma questo mondo è necessariamente imperfetto e prenderne atto può aiutarci a renderlo migliore.

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    Boris said on Nov 22, 2013 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/11/06/il-caso-m… “Tutta l’ingiustizia e la sofferenza di questa terra derivano dal fatto che le esperienze non hanno modo di essere trasmesse. Tutt’al più raccontate. L’intero tragitto ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/11/06/il-caso-m…

    “Tutta l’ingiustizia e la sofferenza di questa terra derivano dal fatto che le esperienze non hanno modo di essere trasmesse. Tutt’al più raccontate. L’intero tragitto dell’esperienza va dalla pena inflitta a un peso divenuto ormai insopportabile, e lo si può percorrere sempre e soltanto da soli. Così come si muore da soli, ognuno della propria morte, e nessuno sa descriverla, questa morte. Non è poi così tremendo...no. Per un lungo periodo si è portati a pensare: non è poi così tremendo. Se solo non si venisse completamente distrutti moralmente, intellettualmente, civicamente, socialmente, come essere umano, come figlio, come padre e come marito, il resto non sarebbe poi così tremendo”.
    (Jakob Wassermann, “Il caso Maurizius”)

    “Il caso Maurizius” giaceva nella mia libreria da qualche anno, da quando mia sorella (in effetti giaceva nella sua libreria, ma sono dettagli) ne acquistò una copia. Come più volte mi è accaduto in passato, mi sono accorto di aver ignorato questo romanzo in maniera colpevole. Non conoscevo Jakob Wassermann, l’autore, ma la descrizione del libro nella retro-copertina mi aveva incuriosito già da qualche tempo, sebbene rimandassi la lettura; nella stessa, infatti, si fa riferimento alla stima che Thomas Mann, quindi non certo l’ultimo dei lettori, aveva nei riguardi di Wassermann, paragonato, per “grandezza”, a indiscussi giganti quali Edgar Allan Poe e Honoré de Balzac. A questo si aggiunga l’ancora più impegnativo paragone con Dostoevskij, che ho riscontrato da qualche parte nel cercare impressioni sul libro e che ci può stare se inteso nel senso che alcuni passaggi del romanzo rimandano, in un’occasione anche esplicitamente, alle meravigliose opere del russo. In ogni caso, a prescindere dai confronti con questi autori, che potrebbero apparire irriverenti o fuorvianti, devo dire che “Il caso Maurizius”, scritto nel 1928, si è rivelato essere un romanzo avvincente e profondo, una splendida sorpresa.
    La vicenda narrata, in breve sintesi, è quella di un errore giudiziario, e poco importa, dal mio punto di vista, che sia ispirata ad eventi realmente accaduti o che sia frutto della fantasia del romanziere (su questo ho letto ipotesi discordanti). Leonard Maurizius si trova in carcere da diciotto anni, condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Elli, nonostante si fosse sempre proclamato innocente. A suo carico, soprattutto la testimonianza di Gregor Waremme. Il pubblico ministero del processo era stato il barone von Andergast, adesso procuratore generale e destinatario delle continue richieste scritte del padre del condannato, mai arresosi, convinto dell’innocenza del figlio e reclamante una revisione del processo o un provvedimento di grazia. Tutto è inutile, finché l’anziano non incontra Etzel, sedicenne figlio del barone von Andergast; il giovane, dopo aver scrutato nelle carte del padre, si convince anch’egli dell’innocenza di Maurizius e comincia una sua persona ricerca, che alla lunga, e specie dopo la sua fuga di casa, coinvolgerà, inevitabilmente, anche l’apparentemente imperturbabile barone. I personaggi principali della storia sono tutti qui, con l’aggiunta di Anna, sorella della vittima e legata al presunto assassino e al testimone da rapporti personali non approfonditi all’epoca del processo.
    Il romanzo, al di là della specifica vicenda processuale, sull’esito della quale non aggiungo nulla per non rovinare la lettura a chi eventualmente volesse leggerselo, è una riflessione su un tema delicato qual è la giustizia. L’aspirazione del giovane Etzel a che la giustizia sia davvero tale e non solo una parola con cui riempirsi la bocca, cozza con l’amara realtà, rappresentata nella sua miseria proprio dal padre, burocrate inflessibile, autoritario, rotella prestigiosa di un meccanismo, quello giudiziario, che può rivelarsi, purtroppo, fallace. Devo dire che il personaggio Etzel mi è parso, considerata la sua età, sin troppo “profondo”, ma ciò non inficia la validità del romanzo; il barone, invece, è magistralmente ritratto da Wassermann nel suo doloroso e lento trapasso dall’assoluta convinzione di aver giustamente condannato un assassino ai feroci dubbi che alla lunga lo attanagliano, costringendolo a rivedere la propria intera esistenza, quindi anche i rapporti familiari, sotto una luce diversa e più oscura. Non mancano, infatti, nel romanzo, piccole e grandi meschinità quotidiane, tradimenti, rapporti intimi celati e ambigui, che non solo rendono più ingarbugliata la matassa processuale, ma svelano un mondo sotterraneo (un “sottosuolo” dostoevskiano, ecco) che sta dietro la facciata di famiglie rispettabili, il tutto descritto da Wassermann con una minuziosa analisi psicologica dei personaggi.
    In definitiva, un romanzo che offre numerosi spunti di riflessione, considerata l’inevitabile perpetua attualità di un tema come la giustizia, o sarebbe meglio dire l’ingiustizia dell’intera esistenza; al riguardo, molto interessanti i dialoghi o i monologhi che Wassermann ci presenta, come quelli in carcere tra il barone e Maurizius, spogli delle loro vesti processuali, o quelli tra il giovane Etzel e l’enigmatico testimone Waremme. Nel consigliarlo vivamente a chiunque passasse di qui, vi lascio a un altro brano, tratto da un colloquio tra il detenuto Maurizius e il barone von Andergast, colui che lo aveva condannato.

    “L’esatta citazione parola per parola di un discorso tenuto tanto tempo prima lo riempiva di stupore e meraviglia, ma la cosa più strana era che niente, in quell’arringa, gli era sembrato familiare - a lui, l’autore della stessa! -, anche se poteva affermare con un certo grado di precisione che Maurizius non l’aveva deformata né modificata; ma si accorse che andava a toccare in lui delle corde dissonanti, ostili, sgradevolmente estranee; gli sembrava esagerata, piena di vuota retorica e troppo ingenua nelle antitesi. Mentre guardava il detenuto raggomitolato su se stesso, l’avversione per il suo stesso discorso, udito dalle labbra di un altro, crebbe fino al ribrezzo fisico, finché alla fine dovette trattenere un conato di vomito, stringendo convulsamente i denti. Era come se le parole strisciassero sui muri come vermi viscidi, incolori, schifosi come lemuri. Se ogni prestazione era così effimera, e a distanza di anni, così discutibile, che senso aveva allora vivere? Se una verità sostenuta un tempo di fronte a Dio e agli uomini, dopo un certo periodo poteva diventare una farsa, qual era allora il vero concetto di “verità”? Oppure era in lui che c’era qualcosa di marcio, qualcosa che aveva corrotto tutto il sistema del suo Io? Com’era minaccioso, sospetto, ambiguo, allora, il semplice essere lì, e tutto quel discorso! Era come un subdolo tentativo di pugnalare se stessi alle spalle”.

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    Sisifo77 said on Nov 6, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    la storia di un errore giudiziario diventa la trama dell'eterno scontro tra l'ideale di giustizia e la giustizia in quanto istituzione e il dramma che ne deriva è tanto più cruento per il fatto che il responsabile di quella sentenza è un giudice atte ...(continue)

    la storia di un errore giudiziario diventa la trama dell'eterno scontro tra l'ideale di giustizia e la giustizia in quanto istituzione e il dramma che ne deriva è tanto più cruento per il fatto che il responsabile di quella sentenza è un giudice attento, convinto della necessità di trovare prove precise ed inconfutabili, un abile segugio che riconduce la realtà alle forme giuridiche un esemplare uomo di stato.
    tutto si sgretola davanti all'analisi che lui stesso fa dei limiti dei suoi stessi strumenti e alla devastazione che subisce lo scuotersi del suo stesso senso dell'esistere non può che contrapporre una "soluzione pratica" il compromesso per riuscire nella farraginosa macchina della giustizia se non a restituire qualcosa alla vittima perlo meno a non perpretare nell'errore.
    questoa visione risulta inconcepibile a chi (il figlio e la moglie) abbagliato dalla luce dell'ideale rifiuta ogni forma regola o precetto che la neghi....ma chi di loro è veramente l'uomo coraggioso ? il giudice che accetta la sfida di rivedere tutto ciò in cui crede pur di capire e agire di conseguenza o coloro che da fuori si limitano a sentire come insopportabile l'imperfezione del sistema ?

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    Anna said on Jun 16, 2013 | Add your feedback

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    Ho resistito a fatica al desiderio di abbandonarlo;troppo verboso per i miei gusti.Salvo solo la storia che racconta con pedanteria teutonica un famoso caso di errore giudiziario di inizio novecento. Tra i protagonisti un giovane idealista,un tetrago ...(continue)

    Ho resistito a fatica al desiderio di abbandonarlo;troppo verboso per i miei gusti.Salvo solo la storia che racconta con pedanteria teutonica un famoso caso di errore giudiziario di inizio novecento. Tra i protagonisti un giovane idealista,un tetragono padre-giudice, un simil-Svengali e - per l'appunto - l'eroe (si fa per dire) "eponimo".

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    paolo said on May 15, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Di non facile lettura, o meglio di non facile assorbimento, esteso romanzo che definirei sociologico anziché giudiziario. La vicenda del prigioniero innocente, sacrificato dalle oscure manovre di un ambiguo triangolo sentimentale, non suona nuova. In ...(continue)

    Di non facile lettura, o meglio di non facile assorbimento, esteso romanzo che definirei sociologico anziché giudiziario. La vicenda del prigioniero innocente, sacrificato dalle oscure manovre di un ambiguo triangolo sentimentale, non suona nuova. Inedito invece, almeno per me, il modo di raccontarla: a tratti dickensiano, a tratti come un flusso di coscienza. Ci sono pagine appassionanti, vere invettive contro l'immobilismo e il perbenismo borghese, il vacuo autoritarismo di stampo prussiano, l'impossibilità di reificare alcuna istanza progressista, ecc. Ci sono pagine, però, nelle quali il lettore deve assecondare la prolissità dell'autore, spesso senza scampo o remunerazione... Infine, come il graziato Maurizius si immola a causa della propria estraneità con la società ritrovata al di fuori della fortezza, anche il povero Etzel - eroe sedicenne e ribelle suo malgrado o ineluttabilmente - comprende il dolore della condizione umana e paga col proprio sangue la simbolica, avvenuta perdita dell'innocenza.

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    aleksandr said on Mar 9, 2013 | Add your feedback

  • 10 people find this helpful

    "Non è possibile muoversi altrimenti che con gran lentezza, un passo alla volta; e tra un passo e l'altro ci son tutte le debolezze, tutte le remissioni, tutti gli errori, sia pure nobili, di cui ci macchiamo. Non è una dottrina, non una verità impon ...(continue)

    "Non è possibile muoversi altrimenti che con gran lentezza, un passo alla volta; e tra un passo e l'altro ci son tutte le debolezze, tutte le remissioni, tutti gli errori, sia pure nobili, di cui ci macchiamo. Non è una dottrina, non una verità imponente quella che le sto esponendo ma forse, come le dicevo, è un cenno, un piccolo aiuto... Voglio dire, il bene e il male non si differenziano tanto nelle relazioni degli uomini tra loro, quanto nella posizione dell'uomo di fronte a se stesso."

    Impietoso con le vittime, altrettanto con i carnefici, con i colpevoli e con i giudici, impietoso nell'indagare, nel frugare tra le pieghe nascoste delle anime che tutte, ognuna a suo modo, sono illuminate da una luce, gettano un'ombra, si stagliano nette nella loro consistenza. Che sia un esperimento, un mondo privo di banalità, portato sul tavolo anatomico per essere sezionato e scandagliato? Un autore, per me, imperdibile, di cui non sospettavo l'esistenza.

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    Lilicka said on May 10, 2011 | 3 feedbacks

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