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Il fabbricante di eco

By Richard Powers

(344)

| Hardcover | 9788804579786

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Book Description

Karin Schluter non pensava che avrebbe percorso ancora così presto le strade del Nebraska, lasciate alle spalle senza rimpianti anni prima, ma suo fratello Mark, rimasto vittima di un grave incidente stradale, è tutto quello che le resta della sua fa Continue

Karin Schluter non pensava che avrebbe percorso ancora così presto le strade del Nebraska, lasciate alle spalle senza rimpianti anni prima, ma suo fratello Mark, rimasto vittima di un grave incidente stradale, è tutto quello che le resta della sua famiglia, e ha bisogno di lui. Quella che Karin tuttavia si troverà ad affrontare non è solo una difficile e dolorosa convalescenza. Mark infatti si è risvegliato dal coma con la sindrome di Capgras, un disturbo cerebrale che provoca una sorta di disconnessione tra la parte razionale ed emotiva del cervello. Il giovane riconosce le persone intorno a lui, ma spesso i sentimenti di cui le investe sono diversi, a volte anche in modo radicale. In Karin riconosce così la sorella, eppure allo stesso tempo non riesce più a provare per lei alcun sentimento di affetto. La vicenda complessa e commovente di un legame familiare che deve ritrovare un linguaggio e un terreno comuni, si intreccia così a una serie di inquietanti eventi che sembrano legare l'incidente a un minaccioso fondo di segreti: chi è l'autore di un misterioso biglietto lasciato sul letto di Mark? È vero che Mark potrebbe essersi trovato coinvolto in una trama di speculazioni edilizie e intrighi?

84 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    onestamente l'ho trovato spesso verboso e ridondante. Ma la storia è bella, avvincente e molto commovente.

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    Keaton 66 said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Troppe aspettative

    L'ho lasciato decantare sullo scaffale a lungo prima di decidere che era arrivato il suo momento.
    Come un adolescente che finalmente riesce ad ottenere un appuntamento con una bellissima ragazza, avevo grandi aspettative su questo incontro. Ma propri ...(continue)

    L'ho lasciato decantare sullo scaffale a lungo prima di decidere che era arrivato il suo momento.
    Come un adolescente che finalmente riesce ad ottenere un appuntamento con una bellissima ragazza, avevo grandi aspettative su questo incontro. Ma proprio come una coppia di adolescenti ci siamo scrutati, piaciuti, amati e resi insopportabili, fino ad invocare la tanto abusata 'pausa di riflessione' nella speranza (poco convinta) che un po' di distacco potesse fare bene. Nulla da fare, la storia si è trascinata stancamente e distrattamente fino al liberatorio epilogo.
    Non eravamo fatti l'uno per l'altro.

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    lanubepurpurea said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non so come ho fatto a finirlo

    E' un mio difetto. Finisco tutti i libri che inizio. Peccato, perchè questo mi ha rubato tanto di quel tempo che ne avrei potuti leggere altri cento.
    Davvero il peggior libro mai letto.

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    Galessandra408 said on May 13, 2014 | Add your feedback

  • 16 people find this helpful

    Ogni linea curva del mondo è linguaggio


    Richard Powers è uno scrittore con smodate ambizioni. Massimalista e con una precisione scientifica quando parla di svariati argomenti, dalla conservazione delle gru alla neuroscienza. Cerca sempre di scrivere un romanzo/mondo, che contenga tutto e ...(continue)


    Richard Powers è uno scrittore con smodate ambizioni. Massimalista e con una precisione scientifica quando parla di svariati argomenti, dalla conservazione delle gru alla neuroscienza. Cerca sempre di scrivere un romanzo/mondo, che contenga tutto e tutti. La trama di questo romanzo è di per se semplice. Karin torna al suo piccolo paese in Nebraska per prendersi cura di suo fratello Mark, quasi ucciso in un misterioso incidente stradale. Quando Mark riprende conoscenza, insiste che Karin non è la sua vera sorella e la tratta come un impostore. Nel tentativo di curare Mark dal suo delirio Karin contatta il dottor Weber , un neurologo sul modello dello scrittore Oliver Sacks, e gli chiede di esaminare il fratello. . Powers usa la sindrome di Capgras (il disturbo neurologico che causa l'incapacità di riconoscere quelli più vicini a lui, mentre percepisce gli altri con precisione) per esplorare questioni filosofiche sulla memoria, la fragilità umana, e il vago riconoscimento del cervello umano. Scava nella coscienza, la reciprocità, parla della valvola a due vie tra la testa e il cuore, e la divisione tra il mondo umano e naturale. Il tema è anche il dualismo famiglia contro straniamento, e come riecheggia nelle nostre percezioni il rapporto con la nostra famiglia e il nostro ambiente, sia personale che ecologico. Mark si sente esiliato da sua sorella Karin, che egli non riconosce più, e Karin a sua volta si sente esiliata da suo fratello, e tutto va in frantumi in modo che questa malattia simboleggia la separazione dal proprio sé e dal mondo intorno a loro. Il linguaggio e le metafore sono potenti e misteriose, è interessante seguire l’evolversi della malattia di Mark ed il mistero di come è avvenuto l’incidente, ma l’altra sotto trama, l’umiliazione pubblica dello scienziato cognitivo e l’improbabile dipanarsi del suo matrimonio semplicemente suonano false. Non hanno senso per me. Credo che ciò che non mi piace di Powers sia il modo in cui voglia dimostrare come è bravo e quante nozioni conosce. E questo in alcuni punti va a discapito della storia che sta narrando. Peccato.

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    Luca G said on Mar 13, 2014 | 10 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    pag. 38

    Numero uno: tu non c'entri. Numero due: il mondo non ha i tuoi stessi programmi. Numero tre: la mente è capace di rendere l'inferno un paradiso e il paradiso un inferno.

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    Mr Shankly said on Mar 10, 2014 | Add your feedback

  • 11 people find this helpful

    La lingua perduta delle gru.

    «Siamo tutti potenziali fossili che recano ancora nel corpo le asperità delle esistenze precedenti, i segni di un mondo in cui le creature viventi scorrono da un'era all'altra senza molta più consistenza delle nuvole.» - Loren Eisley, The immense ...(continue)

    «Siamo tutti potenziali fossili che recano ancora nel corpo le asperità delle esistenze precedenti, i segni di un mondo in cui le creature viventi scorrono da un'era all'altra senza molta più consistenza delle nuvole.» - Loren Eisley, The immense Journey, "The Slit"

    Per cercare di capire cosa possa spingere qualcuno in una gelida notte di febbraio a mettersi al volante del proprio furgone e lanciarlo a velocità folle lungo la North Line nei pressi di Kearney, Nebraska, consiglio di aprire Google Maps, e poi Street View, e guardare la North Line, prima, Kearney, poi, e infine iniziare a spostarsi lungo quelle strade che si susseguono geometricamente e ortogonalmente nei centri abitati, che di centro hanno veramente poco, per perdersi nel nulla che da Kearney, lungo la North Line, attraversa il Nebraska, fino a fuggirne per centinaia di miglia che, sempre uguali a se stesse, sembrano non portare mai da nessuna parte, in quelle settimane di aria sottozero incrostata di neve, i venti che si riversavano dal Dakota senza niente a rallentarli per centinaia di chilometri.
    Eppure c'è chi torna in questi luoghi, a dispetto dei tanti che se ne allontanano sperando che sia per sempre; sono le centinaia di gru che ogni anno, e da migliaia di anni fedeli al loro passato, ripercorrono miracolosamente sempre lo stesso itinerario, rispettando un istinto primordiale, che si tramandano sin dalla nascita, che le obbliga a ripercorrere sempre quella stessa strada segnata solo nella loro mente, per arrivare fino a lambire Kearney, una intera città che vive in una continua amnesia retroattiva, a incendiare i cieli che si aprono infiniti sopra il fiume Platte e alle sue acque sempre più povere, per popolare quelle terre, strappate con un trattato truffa oltre cento anni prima ai nativi, ora prese di mira dalla speculazione edilizia locale.
    È qui, in questo scenario, che si svolge la storia di Mark, giovane operaio in una fabbrica, vittima di un misterioso incidente automobilistico lungo la North Line, e di sua sorella Karin, che la ripercorre da Sioux City per tornare in suo aiuto.
    La storia di una malattia, la sindrome di Capgras, che colpisce Mark dopo l'incidente, che impedisce a chi ne viene colpito, di riconoscere le persone più care, fino a sospettare che le stesse, che riesce a riconoscere fisicamente ma non emotivamente, siano state sostituite da impostori, o da robot programmati da chissà chi, o da alieni che si muovono nella sua vita come in un videogames che ha lo scopo di distruggerlo.
    È la storia di Mark, che si perde, e dei circuiti impazziti del suo cervello, ove tutto, all'improvviso, diventa caos, ed è la storia di Karin, che ha provato a mettere ordine nella sua vita, allontanandosi da Kearney, e che invece, risucchiata dal caos della mente del fratello è costretta a tornare per ricominciare ad affondare lentamente nel proprio.
    Ma è anche la storia di Weber, il neuroscienziato scrittore di fama nazionale che torna nel Midwest dopo esserne fuggito tanto tempo prima, che chiamato a cercare di ricollegare le sinapsi bruciate della mente di Mark, scopre lentamente nuovi circuiti mentali, che affollano la propria, capaci di mandarlo in corto circuito.
    È la storia di un ordine geometrico, quello delle strade e di un luogo in cui nulla sembra essere stato costruito in maniera casuale, che si oppone al mistero e alla confusione che sembrano regolare la mente umana, dell'alienazione di vite vissute in case tutte uguali che si scontrano con quelle delle centinaia di uccelli che sembrano tornare dalla preistoria e che scelgono di tornare proprio lì, in quel luogo, per rivendicarne la proprietà e il diritto di appartenenza.
    È un romanzo in cui tutto quello che sembra ordinato, geometrico, rigoroso, perpendicolare, è invece confuso e aggrovigliato, mentre quello che sembra essere apparentemente regolato dalla casualità e avvolto dal mistero, il ritorno delle gru, il cervello umano, i sentimenti che uniscono e allontano gli attori di questa storia, è regolato dagli equilibri della natura che, come un perfetto meccanismo a orologeria del quale si fatica inizialmente a sentire il ticchettio, sincronizza all'unisono verità e bugie, in una sincronia invisibile e incomprensibile a protagonisti e lettori, l'eco di una lingua capace di parlare e di accordare le menti e i cuori.
    Un romanzo ambizioso, questo di Richard Powers, forse ancor più ambizioso del precedente, "Il tempo di una canzone", ma che non è stato in grado di rapirmi ed emozionarmi allo stesso modo, con una scrittura e una storia che alternano momenti di rara bellezza a momenti in cui la storia sembra perdere il ritmo, smarrirsi anch'essa fra i meandri della mente umana, o fra il reticolo delle strade di Kearney, in cui il romanzo, da psiconeurologico drammatico e intimista, cambia natura per diventare quasi un giallo, prima, un'inchiesta e una denuncia ambientalista, poi, per tornare, infine, al suo centro.
    Ma qual era, poi, il centro? Ecco, io mi sono un po' persa, e insieme a me, nonostante tanta bellezza, è caduta una stella.

    Il destino, dici? Cinque centimetri più a sinistra e la tua vita è quella di un altro.

    «Conosci quel verso di Whitman?» le domandò. «"Quando hai esaurito tutto quanto ti offrono gli affari, la politica, la convivialità e via dicendo - quando scopri che niente di tutto questo soddisfa davvero o resiste a lungo - che cosa rimane? La natura rimane".»

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    Piperitapitta said on Feb 10, 2014 | 11 feedbacks

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