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Perturbamento

By Thomas Bernhard

(972)

| Others | 9788845911743

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Book Description

Un medico condotto della Stiria, accompagnato dal figlio, fa un giro di visite: insieme a loro, dalla prima frase fin oltre l’ultima, siamo presi in un «perturbamento» che avvolge tutto come uno scirocco metafisico. Una vibrazione di malattia e di tr Continue

Un medico condotto della Stiria, accompagnato dal figlio, fa un giro di visite: insieme a loro, dalla prima frase fin oltre l’ultima, siamo presi in un «perturbamento» che avvolge tutto come uno scirocco metafisico. Una vibrazione di malattia e di tristezza emana dalla psiche e dalla natura. La campagna, qui, è il luogo prediletto della brutalità: dal caldo opprimente dei fienili, dove i bambini hanno paura di morire soffocati, al gelo segregato di un castello, a picco su una gola ostile alla luce: ovunque si percepisce un invito alla distruzione, un incoraggiamento all’ansia suicida. Le porte si aprono ogni volta su qualcosa di atroce: la moglie di un oste malmenata a morte, senza ragione, dagli avventori del locale; una vecchia maestra in agonia, con «il sorriso delle donne che si destano dal sonno sapendo di non avere più speranza»; una fila di uccelli esotici strangolati, perché i loro lamenti sono assordanti.
In uno stile asciutto, protocollare, Bernhard elenca i relitti del dolore, finché la scansione inflessibile, martellante dei fatti lascia il posto all’immane delirio dell’ultimo infermo: il principe Saurau, raggelato da un eccesso di lucidità, scosso da un continuo frastuono nella testa, abbandonato ormai a una «micidiale tendenza al soliloquio». Nelle sue parole incessanti confluiscono e si dilatano i frammenti dell’orrore che già abbiamo traversato. Ma qui essi vengono scalzati dalla loro fissità e presi in un vortice, il moto perpetuo del «perturbamento».

92 Reviews

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  • 5 people find this helpful

    ✰✰✰✰ molto buono – La mia vita è fatta di tentativi per non essere scoperto.

    Una delle critiche più frequenti a un libro è che il testo manca d’introspezione o la stessa non è sufficiente.
    A questo punto non comprendo perché Bernhard non abbia il decuplo dei lettori. Qui c’è tutta l’introspezione che si vuole.
    E il morto? E ...(continue)

    Una delle critiche più frequenti a un libro è che il testo manca d’introspezione o la stessa non è sufficiente.
    A questo punto non comprendo perché Bernhard non abbia il decuplo dei lettori. Qui c’è tutta l’introspezione che si vuole.
    E il morto? E l’assassino? E il mostro? E il folle? Volete tutta questa roba? Be’, qui c’è anche questo.
    Allora, che differenza c’è con terapisti, psichiatri, demoni del male vari?
    E’ che qui, miracolo, c’è la letteratura.
    Non quella rosa, nera, gialla, di consumo: insomma letteratura, senza aggettivi.

    Non è neppure quella scrittura che mira all’immedesimazione del lettore. Attività pericolosissima come Emma Bovary e Don Chisciotte possono testimoniare.
    L’obiettivo di Bernhard è farci vedere come siamo, come potremmo essere e in quale mondo viviamo o potremmo vivere.
    Certamente qui non ci sono fanciulle che mettono un cuoricino sulle i invece del puntino.

    Un medico, di quelli che girano per la campagna, vedovo con due figli, femmina e maschio, con tutte le preoccupazioni che un uomo oberato ha per i figli e nel gestire il difficile rapporto con loro, si porta dietro il ragazzo in una giornata di lavoro.
    Vuole che il ragazzo veda il mondo com’è, nelle difficoltà della vita, della malattia e della morte.
    Lui si rivela al figlio come un uomo solo ed impotente, mentre il ragazzo comincia a rimisurare la fiducia nelle proprie capacità intellettuali: solo la ragione può essere argine alla disperazione.

    E poi Bernhard si diverte a popolare la sua isola del dottor Moreau, il suo gabinetto di mostri:

    l’omone ubriaco che dà un pugno in testa all’ostessa e quelli che la portano sul letto manco si accorgono dello sbattere della testa contro la ringhiera; per una serie di stupidità il medico verrà chiamato dopo tre ore, anche se non avrebbe fatto gran differenza.
    il maestro accusato di pedofilia, forse sifilitico;
    la vecchia che affronta sola il proprio male: ha un figlio, ma è venuto male. Grosso e un po’ tonto, lavora in una conceria, ha moglie e figli, ma la vecchia rinuncerebbe volentieri a quella parentela che la mette sempre davanti ai propri fallimenti.
    Il miliardario filosofo alla ricerca del concetto perfetto che vive nella solitudine più completa, circondato da invisibili guardiani che hanno ucciso tutti gli animali del bosco per mantenere il silenzio, assistito da una sorellastra quasi invisibile ed ormai abbandonata dal ben dell’intelletto.
    La famiglia del mugnaio costretta dal destino a vivere in una gola senza sole. Qui l’immaginario si scatena: madre idropica, padre diabetico, chiusi in una stanza con un cane pazzo di prigionia; i figli hanno solo la compagnia di decine di uccellini esotici multicolori, impazziti dopo la morte dello zio e strozzati dai due ragazzi che rivogliono il silenzio. Il turco loro aiutante che non parla e non capisce il tedesco.
    Lo storpio che vive con la sorella all’ombra del castello, un tempo bambino prodigiosamente dotato nella musica ed ora chiuso nel suo letto coperto da una grata.

    E infine il grande masturbatore, il principe Saurau, l’uomo rinchiuso nel castello di Hockgonernitz con due sorelle e due figlie. Cosa ha sgretolato il cervello del principe? Che la parola non basti ad esprimere il pensiero, che il figlio si tenga lontano in un muto rifiuto, che questi alla sua morte trionfi nel lasciar marcire la grande proprietà, che la natura dalla quale è circondato non sia di alcun aiuto all’esistenza, che la modernità politica e sociale sia estranea e inaccettabile? Che nulla serva ad eliminare i rumori nella testa, dolore che sente sono lui, non condivisibile?
    Ottimo monologo per un grande attore, magari sullo sfondo i fantasmi evocati dal principe.

    Il suicidio ritorna così spesso (anche la sorella si barcamena tra pensare al suicidio e provarci) da suscitare quasi una reazione del genere “be’, allora fallo e basta” che sospetto non sia una sorpresa per l’autore.

    Mi è venuto in mente Bosch (olandese e non austriaco) e le sue figure deformi di contadini beoni e beoti, di mal nascosta violenza, le figurine grottesche e ridicole di demoni torturatori di dannati a loro volta grotteschi e ridicoli, l’apparente caos del mondo rappresentato.
    Padre e figlio compiono un viaggio tra l’ignoranza e la brutalità del popolo, il senso di colpa, una maternità frustrata dalla natura, la potenza industriale che tiene lontano chi la fa vivere e assorbe l’anima di chi la serve, la marcescente comunità che sacrifica la bellezza alla morte, l’anima artistica piegata in un corpo storpio e deriso, su verso il regno dei ricordi inutili e dell’incapacità di vivere, il castello del principe.

    Dal gioco dei mostri sembrano restare intoccati la famigliola con il ragazzino caduto nell’acqua bollente e la figura di Bloch, agente immobiliare, non molto ben visto, datosi che è ebreo. Uomo di successo professionale e di cultura, è il compagno di chiacchierate del dottore, il suo prestatore di libri, l’unico momento di soddisfazione intellettuale.

    08.07.2014

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    Anina e "gambette di pollo" said on Jul 8, 2014 | 5 feedbacks

  • 10 people find this helpful

    Un viaggio nel grottesco affondare di un’umanità perturbata, consumata, putrefatta, sempre furiosamente o lucidamente folle. Un libro terminale, senza speranza, che scava nel profondo della nostra scelleratezza e che culmina nella totale squalifica d ...(continue)

    Un viaggio nel grottesco affondare di un’umanità perturbata, consumata, putrefatta, sempre furiosamente o lucidamente folle. Un libro terminale, senza speranza, che scava nel profondo della nostra scelleratezza e che culmina nella totale squalifica del mondo presente.

    Permane nell’aria l’incombere della morte, e il malinconico ricordo di un glorioso, imponente passato, il cui lascito noi, eredi falliti, abbiamo ottusamente dilaniato.

    Non rimane che desolazione.

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    Manuel Gugole said on May 21, 2014 | 1 feedback

  • 3 people find this helpful

    questo libro ha rafforzato una delle mie più intime convinzioni: il pensiero, la riflessione, l'utilizzo feroce dei sensi applicati a sé e al mondo esterno, non possono che portare a una qualche forma di follia - che ci affligge tutti, in qualche man ...(continue)

    questo libro ha rafforzato una delle mie più intime convinzioni: il pensiero, la riflessione, l'utilizzo feroce dei sensi applicati a sé e al mondo esterno, non possono che portare a una qualche forma di follia - che ci affligge tutti, in qualche maniera e misura.
    il principe descritto da bernhard ha pensato ogni cosa e il suo contrario, e non tace alcun passaggio di questa sua marcia anaerobica attraverso l'umanità (propria e altrui). saremo continuamente d'accordo e in disaccordo con ogni sua conclusione, lo ameremo, lo odieremo, proveremo compassione, soprattutto, poseremo il libro con la certezza che potremmo finire esattamente come lui.
    bello, un libro che comincia come una passeggiata e sfocia in una corsa che ci imprigiona, inermi, fino all'ultima pagina.

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    Greta Rosso said on Apr 21, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Del perturbamento.

    Così, tanto per dire di Bernhard senza dire di Bernhard:

    "Ciascuno di noi è completamente isolato in se stesso, anche se tra noi il legame è strettissimo. La vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci."

    "Quando guardo la ge ...(continue)

    Così, tanto per dire di Bernhard senza dire di Bernhard:

    "Ciascuno di noi è completamente isolato in se stesso, anche se tra noi il legame è strettissimo. La vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci."

    "Quando guardo la gente in faccia, vedo che la gente è infelice. Sono tutte persone che portano per strada il loro tormento e così trasformano il mondo in una commedia, che naturalmente fa ridere. [...] Il vero spettacolo tutta questa gente lo dissimula in quella commedia che è il mondo. Quando si sentono inosservati, sfuggono sempre a se stessi rifugiandosi in se stessi. [...] Questo palcoscenico sperimentale è uno strazio unico e quello che vi si recita non diverte nessuno. Su questo palcoscenico tutto avviene però con grande naturalezza. Ma si cerca sempre un drammaturgo. Quando si alza il sipario, lo spettacolo è finito."

    "Nei momenti migliori tu parli una lingua che tutti comprendono, ma non c'è nessuno che comprenda te. Le somiglianze con me (con tutto) arrivano spesso a un tale punto che io non so più se sono là (dove non posso essere) o qui, dove non sono più."

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    apepam said on Feb 15, 2014 | Add your feedback

  • 6 people find this helpful

    Mi sento assolutamente impotente a procedere ad una recensione o meglio ad una riflessione su quest’opera di Bernhard. So di essere davanti ad un libro di grande spessore, certamente un capolavoro. Vale la pena di leggersi le 100 e più pagine occupat ...(continue)

    Mi sento assolutamente impotente a procedere ad una recensione o meglio ad una riflessione su quest’opera di Bernhard. So di essere davanti ad un libro di grande spessore, certamente un capolavoro. Vale la pena di leggersi le 100 e più pagine occupate dal monologo del principe Sarau per rendersi conto di essere di fronte ad una scrittura forte, esplosiva, certo nervosa e febbrile, radicata tuttavia in un malessere spirituale che non è solo del personaggio, bensì dello scrittore. La scrittura ora impetuosa, precipitosa, ora calma non facilita il lettore né gli permette sempre di seguire con lucidità le riflessioni, spesso nichiliste, punteggiate dalla satira, dall’oltraggio verso la vita, verso i rapporti umani, famigliari, la cultura, la società. Molti sono i temi trattati, solo di passaggio mi vengono in mente il tema della morte, della solitudine, della pazzia, del suicidio, del rapporto tra passato/futuro, tra padre/figlio, tra arte/malattia… Il paesaggio poi spesso ostile, dove dominano l’ombra e le tinte cupe.
    Si esce dalla lettura di Perturbamento certamente frastornati, mi si perdoni, “per-turbati”, oppressi da un senso di malessere generato da quella nausea esistenziale che sembra venir fuori da queste pagine. Bernhard è considerato il miglior scrittore austriaco vivente, e forse lo è; forse sono io che, anche nelle pagine più cupe e disperate della vita, mi aspetto che si intravveda un barlume di luce, quel montaliano “sbaglio di natura” , “quella maglia rotta nella rete” che ci riporti nel mezzo, non dico, della verità, ma di una positività.

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    elettra said on Nov 18, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Suppongo di esser io a non averlo capito, ma a me questo romanzo ha dato poco. Ben scritto, si palpa il lavoro intellettuale che lo anima, si percepisce il passo sicuro della scrittura.
    Ma a me non aggiunge nulla; sarà che non trovo minimamente conso ...(continue)

    Suppongo di esser io a non averlo capito, ma a me questo romanzo ha dato poco. Ben scritto, si palpa il lavoro intellettuale che lo anima, si percepisce il passo sicuro della scrittura.
    Ma a me non aggiunge nulla; sarà che non trovo minimamente consonante la discesa verso la malattia fisica e mentale, o forse che non condivido l'osservazione della lucida decadenza, ma più che farmi pensare questo romanzo mi ha attutito la capacità di analisi.

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    [luca] said on Oct 22, 2013 | Add your feedback

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