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Due di due

By Andrea De Carlo

(8110)

| Paperback | 9788804342830

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Critics

  • Due di due

    La trama e le recensioni di Due di due, romanzo di Andrea De Carlo edito da Bompiani. Due di due. Due ragazzi, due modi di essere, la storia dell'amicizia che li unisce e cambia per sempre le loro vite. Pubblicato per la prima volta nel 1989, è diven ... (read full critics)

    Qlibri published on Sun, 28 Nov 2010

13 Reviews

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  • 1 person find this helpful

    Gran libro. Colpisce particolarmente la scrittura "tattile" di De Carlo e l'introspezione psicologica di cui è capace il narratore. Mi sembra impossibile che si riesca a inventare una storia così, con tutti i particolari: deve essergli successo tutto davvero.

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    Ray E. Davies said on Jun 23, 2011 about the Mass Market Paperback edition | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Letto da: Laura.

    Qui De Carlo è all'apice della sua scrittura, successivamente ha sempre scopiazzato se stesso. Ottima e originale la storia, buoni e ben delineati i personaggi. Altra cosa importante: esalta il mito del "lasciamo le città per vivere in un casolare sperduto". Da sogno!

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    PeppeLaura said on Aug 20, 2007 about the Others edition | 1 feedback

  • *** This comment contains spoilers! ***

    "Ma era la mia vita e mi piaceva: me l'ero scelta e costruita io pezzo per pezzo, con molta fatica e molta passione e molto divertimento; non l'avrei cambiata con quella di nessun altro."

    a essere sincera in alcuni momenti non gli avrei dato neanche una stellina, guido mi faceva vivere in uno stato ... (continue)

    "Ma era la mia vita e mi piaceva: me l'ero scelta e costruita io pezzo per pezzo, con molta fatica e molta passione e molto divertimento; non l'avrei cambiata con quella di nessun altro."

    a essere sincera in alcuni momenti non gli avrei dato neanche una stellina, guido mi faceva vivere in uno stato d'ansia continuo e mario mi faceva prudere le mani, avrei schiaffeggiato entrambi fossero stati amici miei...
    però non sono riuscita a staccare gli occhi dalla lettura, e credo che se un libro riesce a creare un sentimento così forte, positivo o negativo che sia, voglia dire che ha colto nel segno, che è riuscito nel suo intento.

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    Pimpi said on Feb 6, 2012 | Add your feedback

  • forse...

    ...erano tempi di adolescenza..ma io mi ci son ritrovata in ogni parola e l'ho amato...

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    Rain said on Jan 29, 2012 | Add your feedback

  • Contrapposizione.

    L'ideale è Guido Laremi, il reale è Mario. Fate voi.

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    Abby said on Jan 27, 2012 about the Others edition | Add your feedback

  • Alla ricerca delle infinite strade possibili. Come un apolide rimane schiacciato dalle strutture fisse della società.

    Pasquino

    Pietro Citati ha definito Guido Laremi "il più bel personaggio della letteratura italiana degli ultimi dieci anni". Forse perchè è intrigante, racchiude in sè tutte le caratteristiche che un giovane vorrebbe avere per affascinare i suoi coetanei e per far presa sulle ragazze. Forse ... (continue)

    Pasquino

    Pietro Citati ha definito Guido Laremi "il più bel personaggio della letteratura italiana degli ultimi dieci anni". Forse perchè è intrigante, racchiude in sè tutte le caratteristiche che un giovane vorrebbe avere per affascinare i suoi coetanei e per far presa sulle ragazze. Forse perchè l'epoca nella quale si svolge il racconto è la più bella dell'ultimo secolo di storia italiana. Un'epoca dalla quale sono scaturite speranze, traumi, vittorie e laceranti sconfitte. Tutte cicatrici che hanno cambiato, nel bene e nel male, una generazione, che nonostante tutto non ha ancora dimenticato. Dalle proteste del mondo studentesco degli anni '60, agli anni di piombo del decennio successivo, fino agli anni '80, caratterizzati dal boom economico.

    Si sarebbe potuto scrivere un bel romanzo storico, magari inserirlo nella galassia nascente della New Italian Epic. Un romanzo che attraversasse le speranze e le lotte degli studenti, l'anonimato dei terroristi, le ipocrisie della vecchia classe politica italiana. Ma De Carlo ha preferito parlare d'altro. Non ha parlato delle manifestazioni in strada, degli scontri con la polizia, delle lotte tra "rossi" e "neri", delle bombe nelle sedi di partito, degli assassinii politici, del sesso libero nei campi, dei concerti gratuiti, della droga e della musica rock.
    Il romanzo racconta semplicemente la storia di due amici che hanno avuto la fortuna/sfortuna di vivere anni incredibili, ricchi di eventi epocali, traumatizzanti e ricchi di speranze. Gli eventi, però, sono toccati solo di sfuggita, sono come dei coltelli che ti passano accanto e lasciano un piccolo graffio, che col passare del tempo si ingrandisce, diventa una ferita che scava nella profondità e brucia. Ogni anno scorre indiscreto passando attraverso poche decine di pagine, a volte racchiuso in un'unico capitolo. E De Carlo sta parlando del '68 o del '77! Perchè questo silenzio, se di silenzio si può parlare? Perchè l'autore decide di tagliare con un colpo d'ascia tutti gli eventi più importanti di quegli anni, lasciando solo il vago accenno ad un evento come l'attentato di piazza Fontana e l'assassinio di Pinelli?

    Be', perchè De Carlo preferisce concentrarsi sulla ferita più che sul coltello, sul sangue e sulla cicatrice più che sul metallo. Probabilmente perchè la storia è ricca di coltelli diversi, di spade, di fucili e di cannoni, ma in ogni caso la ferita rimane la stessa: prima il taglio, poi il sangue, la rimarginazione e poi la cicatrice. Le armi possono cambiare, gli eventi anche, ma le ferite sono sempre le stesse, di generazione in generazione. È possiamo dire che la scelta dell'autore è stata felice: concentrarsi sulle emozioni, sulle passioni, sui viaggi, sui allontanamenti e sui riavvicinamenti è stato lo strumento vincente con il quale i giovani lettori si sono identificati facilmente nei propri genitori o nei propri nonni.
    E forse adesso capiamo perchè Guido Laremi è un bellissimo personaggio. La storia dell'umanità è ricca di uomini e donne come Guido, con il suo stesso carattere e le sue stesse speranze, con le sue fragilità e le sue delusioni. Ognuno dentro di sè portà una piccola parte di Guido Laremi, nel suo modo adolescenziale di rapportarsi al mondo o nel suo modo adulto di rapportarsi agli altri. Siamo tutti come Guido Laremi, soprattutto se attraversiamo anni difficili e carichi di speranze come questi.

    Per questo Due di due non è un romanzo sul '68 o sul '77, ma è un romanzo sugli studenti, di qualsiasi generazione essi siano, perchè tutti si possono rispecchiare nelle parole di Mario quando afferma: "Ero d'accordo con quasi tutte queste ragioni, ma mi colpiva l'idea che nemmeno si parlasse più di risolvere i problemi con cui eravamo a contatto ogni giorno. Usavamo la scuola come un contenitore di grandi discorsi e la lasciavamo agonizzare nei suoi relitti; marciavamo contro l'intervento americano in Vietnam e nessuno pensava più a come trasformare la nostra città brutta e ostile. [...] Molti che l'anno prima non avevano opinioni ne hanno trovato di già pronte, le hanno adottate con una rapidità incredibile". O quando Guido afferma: "[l'Italia] è un paese vile, che cerca sempre di stare con chi vince" o "Giochiamo a fare i rivoluzionari nei nostri spazi riservati e ci sentiamo pericolosi e importanti e poi alla prima occasione vera torniamo poveri minorenni senza una casa e un lavoro e senza soldi, senza la minima possibilità di incidere sulla nostra vita".

    Tutti vorremmo essere come Guido, quando lascia l'Italia e convince Mario a seguirlo in vacanza in Grecia. Non è una normale gita all'estero, ma un volontario esilio in una meta scelta a caso, tra le tante mete possibili. Tutti vorremmo lasciarci trasportare dalla corrente delle mille possibilità di viaggiare in mille posti diversi, scelti all'ultimo minuto, di conoscere decine di persone diverse conosciute per caso in una città a caso, e di condividere esperienze, speranze, gioie, dolori, amori, passioni; in una sola parola: la nostra vita.
    È soprattuto la storia di una città, Milano, che porta alla deriva i suoi abitanti, i suoi giovani e i suoi vecchi, li condanna ad una esistenza noiosa, buia, fumosa, narcotizzata e addormentata nei suoi piccoli quotidiani piaceri ripetuti. Guido non ci sta, la sua anima è un enorme vaso da riempire e non accetta la routine, l'abitudine, la fissità. Guido è un apolide perchè la sua città gli fa schifo, lo intrappola, lo corrode. "Gli faceva paura la tendenza della gente a cercare rassicurazioni e conferme in strutture fisse, in idee stampate nero su bianco e approvate dalla storia da usa come riferimenti obbligati.".

    La Milano degli anni '60 e '70 non è molto diversa da quella odierna o da una qualsiasi altra metropoli italiana. È soltanto il simbolo di una città vacua, all'interno della quale le persone si nascondono per scappare dalla socialità, e la sua struttura, le sue strade, i suoi palazzi incentivano questo nascondino. Guido fugge da Milano come si fugge dalla peste o dalla malaria. Mario, invece, è sempre stato più restio ai cambiamenti, protetto dal suo muro di vetro, si è sempre fidato dell'amico "forte" e deciso, si lasciava convincere facilmente dalle sue idee, ma era troppo abituato a vivere in quelle "strutture" per abbandonarle.
    Tutto questo avviene intorno ai vent'anni, poi qualcosa cambia, va storto, gli ingranaggi prendono a ruotare in senso contrario. Mario abbandonerà la città definitivamente e troverà la felicità nella stabilità del suo rapporto affettivo, nella famiglia, nella dimora e nel lavoro fisso. Tutto risultato della propria volontà, ma anche tutto ciò che l'amico aveva sempre rigettato. E Guido? Continuerà a fare l'apolide alla ricerca dei vari incroci possibili che la vita può metterti davanti, ma nel suo animo qualcosa cambierà. Sarà il risultato del tramonto delle speranze del decennio precedente? Continuerà comunque a pensare che: "gli esseri umani sono fatti per avere scambi molteplici; che il punto non è scappare dalle città ma trasformarle, farle diventare luoghi dove si può vivere in modo piacevole e stimolante, difficile da prevedere in ogni dettaglio da un giorno all'altro e da una stagione all'altra", ma in realtà l'unico a trasformarsi è lui, pur rimanendo lo stesso di sempre.

    Più il racconto va avanti e più la nostra distanza da Guido aumenta, dal suo stile di vita, dalle sue scelte. E forse allora dovremmo rimodulare l'affermazione iniziale. Non è Guido Laremi ad essere il più bel personaggio degli ultimi dieci anni di letteratura italiana. Sono le sue idee, latenti e nascoste in ognuno di noi, e le sue speranze, forti e vive nelle nostre anime, ad essere belle e a dare ancora un senso alle nostre vite, ad allontanarci da "questo mondo anonimo, dove ognuno si può nascondere dietro il suo ruolo e considerarsi solo un ingranaggio nella macchina".

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    Vlasfimia Cameraoscura said on Jan 25, 2012 | Add your feedback

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