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Alta cucina

Le strade del giallo n. 32

By Rex Stout, Alessandro Golinelli (Translator)

(286)

| Paperback | No ISBN

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Book Description

"Wolfe fece una smorfia. - Non mi piacciono gli assassini, anche se mi guadagno da vivere con loro."

La biblioteca di Repubblica - Le Strade del Giallo n. 32

2 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Premessa: è il primo libro di Stout ma, soprattutto, su Nero Wolfe che ho letto. Per fortuna, grazie ai suggerimenti di un utente anobii, prima di leggerlo ho "studiato" il personaggio su internet.
    Che dire? Avvincente, pieno di colpi di scena! I dialoghi sono formidabili e Nero Wolfe è un persona ... (continue)

    Premessa: è il primo libro di Stout ma, soprattutto, su Nero Wolfe che ho letto. Per fortuna, grazie ai suggerimenti di un utente anobii, prima di leggerlo ho "studiato" il personaggio su internet.
    Che dire? Avvincente, pieno di colpi di scena! I dialoghi sono formidabili e Nero Wolfe è un personaggio incredibile. Indescrivibile. Sicuramente unico. Un giallo che, oltre al piacere dello scoprire l'assassino, dona anche un divertente spaccato della società Americana nel periodo tra le due guerre.

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    Paranoid Android (La bellezza salverà il mondo) said on Apr 8, 2011 about the Others edition | Add your feedback

  • Classic - 12 feb 12

    Uno dei soliti (quasi) perfetti meccanismi di Stout. Non parlo spesso del grande maestro del Kentucky, perché di Nero Wolfe ho letto (e visto) quasi tutto in gioventù. Non credo che riuscirò mai a dimenticare Tino Buazzelli e Paolo Ferrari nel ruolo dei due protagonisti della saga televisiva (coadi ... (continue)

    Uno dei soliti (quasi) perfetti meccanismi di Stout. Non parlo spesso del grande maestro del Kentucky, perché di Nero Wolfe ho letto (e visto) quasi tutto in gioventù. Non credo che riuscirò mai a dimenticare Tino Buazzelli e Paolo Ferrari nel ruolo dei due protagonisti della saga televisiva (coadiuvati in cucina da Pupo De Luca nei panni del cuoco Fritz Brenner). Andando a spulciare negli archivi RAI, ho visto che in realtà furono realizzati solo dieci episodi (a me sembrarono tantissimi). E l’ultimo, era ispirato proprio a questa cucina di qualità, anche se il titolo originale era “Troppi cuochi”. E non inferiamo sul a me ignoto traduttore. Episodio che avevo rimosso, o che comunque non era troppo presente se non per qualche particolare marginale, e che ho quindi letto e gustato (come non farlo in un libro di gialli e cucina?). È anche uno dei pochi (non credo più di tre o quattro) romanzi in cui Nero si allontana dalla casa di arenaria della 35th Street West di New York. E quando lo fa non si tratta mai per andare a caccia di assassini (che come confessa, non gli piacciono, anche se gli fanno guadagnare la vita): in genere sono congressi di orchidee o, come in questo caso, occasioni culinarie. Qui poi, c’è veramente una ragione speciale. In una località della Virginia Occidentale, realmente basata sulle terme sulfuree di “Greenbrier” dove si recò negli anni Trenta anche il Duca di Windsor e negli anni Sessanta la principessa Grace, si riunisce il club dei migliori cuochi mondiali, per dar vita ad alcune cene memorabili, ed invitando Nero a tenere una conferenza sull’apporto dell’America alla cucina mondiale. Ben inteso, alla cucina di alto livello. Quella che ora sarebbe dei Beck e degli Adrià, e che una volta era degli Artusi o dei Brillat-Savarin. E durante una delle serate viene ucciso uno dei cuochi, bravo, ma che si capisce subito, di un’antipatia più unica che rara, tanto che nessuno sembra realmente dispiaciuto della morte. Nero poi che non vede l’ora di tornare a casa, non ne vuole sapere. Solo per salvare l’onore della cucina (in fondo sapere che ci possa essere un cuoco assassino oltre che un cuoco assassinato) e perché anche lui direttamente colpito da un colpo di arma da fuoco (di striscio), si dà da fare. Ed in un battibaleno (cioè meno di 24 ore), smantella l’impianto accusatorio del procuratore distrettuale e consegna alla giustizia il o i colpevoli (mantengo il mistero altrimenti che giallo sarebbe). Quello che risulta in questo quarto libro dedicato all’investigatore (la prima apparizione di Wolfe è del 1934 e Stout scrive un libro all’anno) è il modo di lavorare (e di pensare) di Nero. E questa dicotomia che unisce i due filoni anglo-sassoni del poliziesco: il discorsivo all’inglese ed il movimentato all’americana. Perché Wolfe sta fermo e pensa (tra l’altro non può certo essere agile con i suoi 150 chili di peso) e la sua mano Archie Goodwin si muove e pensa poco. Ma servono le due componenti per risolvere i misteri cui si trova di fronte di volta in volta. Inoltre, la capacità di Stout è di farci trovare simpatico il belloccio Archie, che è ironico e spesso a caccia di belle donne (oltre che di soluzioni). E di farci ammirare i ragionamenti che il corpulento Nero tira fuori per arrivare ai noccioli delle indagini. Insomma, mi è sempre piaciuto e continua a farlo, anche se mi rendo conto che a volte non ha grandi spessori. Ma qui, tra l’altro, stuzzica un’altra corda cui sono sensibile: la buona tavola. E mi tornano in mente le ricerche che feci a suo tempo, collezionando i libri di cucina di Wolfe, poi di Maigret, poi della Stein e poi cercando ricette nei libri (passando per quel compendio del Pranzo di Babette di Karen Blixen). Una ricerca che meriterebbe essere ripresa (ricordo ancora con piacere la lettura di un giallo ambientato tra i formaggi regalatomi con tanto affetto pochi anni or sono). Al fine, come da Hornby e Volo esco fuori con compilation musicali, qui potrei tirar fuori materiali culinari a iosa, a cominciare dalla descrizione del famoso “prosciutto della Georgia”. Vedremo.

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    Giogio53 said on Feb 13, 2012 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (286)
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    • 1 star
  • Libri Italiani
  • Paperback 230 Pages
  • Publisher: Gruppo Editoriale L'Espresso
  • Pub date: Dec 01, 2004
  • Also available as: Hardcover and Others
  • In other languages:
    • Cover of 'Too Many Cooks'
      Too Many Cooks
      (English Books)
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