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Il conte di Montecristo

2 volumi

By Alexandre Dumas (padre)

(4473)

| Mass Market Paperback | No ISBN

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32 Reviews

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  • 7 people find this helpful

    A differenza di quanto avviene nella distillazione della grappa, il meglio sta nella testa e nella coda...

    (ebook)

    Antefatto: durante la lettura...
    Dio mio, ci sto perdendo le notti e gli occhi. E' fantastico. Anche se Dumas copiò spudoratamente (quasi del tutto) e rielaborò (nemmeno troppo) la storia "I diamanti e la vendetta", di Jacques Peuchet, che nelle sue "Mémoires" estrapolò ... (continue)

    (ebook)

    Antefatto: durante la lettura...
    Dio mio, ci sto perdendo le notti e gli occhi. E' fantastico. Anche se Dumas copiò spudoratamente (quasi del tutto) e rielaborò (nemmeno troppo) la storia "I diamanti e la vendetta", di Jacques Peuchet, che nelle sue "Mémoires" estrapolò decine di vicende tratte dagli archivi della polizia di Parigi.
    Ma Dumas ne ha tratto qualcosa che toglie il fiato, che impedisce di abbandonare la storia, che obbliga a leggere la frase successiva (e poi quella dopo, e poi quella dopo...) anche se il sonno fa abbassare le palpebre e obnubila i sensi, e ti fa chiedere ossessivamente "e adesso? cosa diamine potrà ancora accadere, adesso?"...

    Dopo averlo finito (la recensione)

    Non è mica uno scherzo, fare una recensione di un tomo del genere...

    Allora, proviamo a partire con un profilo dei personaggi?

    Edmondo Dantes, AKA Conte di Montecristo, AKA Abate Busoni, AKA armatore Zaccone, AKA lord Wilmore...
    Prima giovane e valente marinaio, poi galeotto destinato alla putrefazione, poi miliardario misterioso e raffinato con lunga esperienza in Oriente, poi - finalmente - angelo vendicatore, poliedrico mutante a metà tra Fantomas, Petrolini e Brachetti, arma finale della Provvidenza, che punisce i malvagi e li rovina senza nemmeno toccarli (che in effetti gli fanno abbastanza schifo, ed in casa loro non ci mangia e non ci beve).
    Uomo che può avere, da un certo punto della sua vita, tutto quel desidera, eccetto quel che gli è stato rubato quando non poteva difendersi: e deve quindi accontentarsi della vendetta.
    Amante dei lussi, dei cavalli, dell'arte, dei piaceri dell'hashish, ma sobrio nel vestire e nell'eloquio, proprietario di una grotta da Alì Babà nell'isola di Montecristo, quando va in giro per il mondo mette su casa e la disfa nel giro di pochi giorni: ai tempi nostri, sarebbe stato costretto ad evadere l'IMU per evitar la rovina.
    Ha a sua disposizione un team spettacolare (in primis un contrabbandiere corso ed una specie di Lothar - il braccio destro di Mandrake sembra perfettamente modellato su Alì!-, poi un'intera genie di banditi romani) ed un autentico servizio di Intelligence da far paura al Mossad.
    Dai dettagli che racconta sembra esser stato dappertutto ed aver partecipato a tutti gli intrighi della sua epoca: spesso dà l'impressione di essere un po' uno sborone, assomigliando curiosamente al Numero Uno del Gruppo TNT.
    Promuove, con sapienza, discretissime ma inesorabili macchine del fango, che funzionano a pieno regime nella pettegolissima capitale francese.
    Alla fine della storia, viene ricompensato della perdita irreversibile dell'amor di gioventù con una giovane principessa figlia di un pascià disposta ad essere amante e schiava (e scusate se è poco).

    Mercedes.
    Splendida catalana, povera e intelligente, oggetto di sfrenato desiderio nella Marsiglia popolare in cui ha inizio la storia. Quando Dantes scompare per 14 anni - alla vigilia delle nozze, in catene, e senza nemmeno un successivo invio di sms - si attacca a colui che, da sempre pazzo di lei, pur dandole ricchezza e nobiltà si rivela alla fine un autentico "omm e' merd" (non è un'espressione francese:-)). Si riscatterà abbandonando ogni bene - e prima di sapere che il conte di Montecristo le avrebbe risolto ogni problema di contributi e pensionamento.

    Villefort.
    Personaggio che a me ricorda molto il Claude Frollo di "Notre Dame de Paris" di Victor Hugo. Procuratore del re, rappresentante della legge, uomo di apparente dirittura morale, nasconde dietro e dentro di sè il disonore di un padre fervente giacobino e bonapartista e una relazione extraconiugale conclusa con un infanticidio (nemmeno ben riuscito, causa coincidente vendetta corsa).
    E' lui, ipocrita paraculo realista, che decide - per evitare minacce alla sua ascesa sociale -di mandare Dantes a marcire a vita,con gli imbarazzanti segreti di cui è inconsapevole portatore, in una fortezza da cui è impossibile scappare. (Per chiunque: ma non per Dantes, ovviamente:-)))

    Fernando, poi Morcerf.
    Ama Mercedes, che lo corrisponde solo di un disperante amore fraterno, e - ça va sans dire - odia di conseguenza Dantes. Farà una brillante carriera militare e politica: quando si saprà pubblicamente che è un "omm e' merd" (e ovviamente qui il motore delle rivelazioni sarà il conte di Montecristo), ne trarrà le debite rovinose conseguenze (e qui al lettore viene la nostalgia di quei bei tempi andati dove il senso dell'onore portava almeno all'autoeliminazione di chi lo perdeva).

    Caderousse.
    E' il tipico rappresentante delle bassezze e delle miserie delle classi popolari: riportato ai giorni nostri, sicuramente voterebbe per la Lega. Vicino di casa di Dantes e - all'inizio - presunto amico, è ad un tempo avido e pavido, e sta benissimo nei panni dell'oste (della malora). Naturalmente sposa una specie di megera corrosa nell'anima. Naturalmente tradisce Dantes più di volta - e sempre più per incuria e debolezza d'animo che per reale cattiveria.

    Danglars.
    All'inizio contabile sulla nave della quale Dantes deve divenire capitano, risulta subito antipatico e lo rimarrà coerentemente fino alla fine della storia. Visto che usando mezzi viscidi diventa banchiere, anche i lettori moderni non trovano nessuna difficoltà nell'odiarlo. Paradossalmente è l'unico che se la cava, anche se perde tutto.

    L'abate Faria.
    Dantes lo incontra nella prigione-fortezza in cui è stato mandato a marcire, perchè il buon uomo ha scavato un tunnel per anni - ma senza piantine decenti nè navigatore, il che lo conduce nella cella del giovine anzichè all'esterno del carcere. Coltissimo, epilettico, ha già trascorso qualche anno a Fenestrelle (e se andate a visitare la Grande Muraglia Piemontese, è bello continuare il gioco letterario e immaginare la sua cella...) e parla di un fantastico tesoro che gli guadagna la fama di pazzo.
    Erudisce Dantes, provocandone la trasformazione da rude marinaio a raffinatissimo uomo di mondo.
    La sua morte è l'occasione per la rocambolesca fuga di Dantes, ed il tesoro è l'arma segreta senza il quale il romanzo finirebbe ad un quarto del suo svolgimento.

    Luigi Vampa.
    Bandito romano e sodale del Conte, la cui banda costuituisce una sorta di esercito al servizio di Dantes in Italia. Costituisce l'elemento noir e ambiguo della vicenda, a metà tra rozzezza contadina e grandezza da conducator, e anche il pretesto per raccontare le pagine più piccanti e morbose del romanzo.

    I Morrel.
    Sono la parte onesta del paese: quella che paga le tasse, non ruba, vive del proprio lavoro di piccolo imprenditore perbene.
    Una famiglia che in Italia nessuno metterebbe in una storia, insomma. Sempre sull'orlo del precipizio e della sfiga, ci pensa Dantes a salvarli ogni volta e a mettere al sicuro la loro felicità e serenità ogni volta che sembra perduta. Qui da noi abbiamo Monti e la Fornero, quindi riambientando qui la storia la famiglia Morrel sarebbe spacciata.

    I personaggi minori.
    Tutta abbastanza insopportabile, questa congerie di contessine/principini più o meno veri, tutti egualmente noiosi, immaturi, pavidi, piagnucolosi. Escono dal coro Andrea Cavalcanti, assassino infamone che beffa tutti i potenti parigini riuscendo perfettamente a spacciarsi per uno di loro, e Eugenie che lascia tutto per inseguire il suo amore saffico e i suoi sogni d'artista.
    Il vecchio Noitier, padre del persecutore Villefort, è un personaggio imponente, ma questa pretesa di fargli fare cose incredibili usando un solo occhio perennemente lagrimante è letterariamente insostenibile.
    Le signore Villefort e Danglars sono due personaggini su cui è opportuno stendere un velo pietoso. Le donne, Mercedes e le giovani a parte, escono malissimo dal romanzo.

    E mo', due parole sul librone (che è spesso e lungo, eh...)
    La vicenda si svolge in Francia ed in Italia tra il 1815 e il 1838.
    La storia è travolgente soprattutto all'inizio ed alla fine: il disastro in cui precipita Dantes e la vendetta sono le parti più belle e spettacolari.
    La parte dei 14 anni di galera di Dantes ha già una sua pesantezza, ma il romanzo crolla nella parte italiana, con i due insopportabili giovani nobili francesi che cazzeggiano per Roma con il conte durante il Carnevale: noia pura e distillata, che manifesta il peso degli anni e costituisce il momento di maggior pericolo durante la lettura, perchè vien voglia di mandarli tutti a stendere, conte principini e romanzo...
    Per fortuna quella parte prima o poi finisce, e quando la vicenda si riambienta a Parigi, e si cominciano a costruire le diverse trame che confluiranno nel Vendettone finale, si ritrovano verve e colpi di scena, sangue e morti a volontà, intrighi e tradimenti, e soprattutto la voglia di arrivare alla fine.

    Va letto, senza dubbio, ma richiede una concentrazione ed un impiego di tempo non da poco...
    un'alternativa è leggerselo a puntate, come fecero i lettori primigeni: un capitolo alla volta, ed in un paio d'anno ci si leva la paura.:-)

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    Luposelvatico said on Dec 17, 2011 about the Others edition | 16 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Capolavoro.
    Nonostante la mole, Dumas non si dimostra mai prolisso od eccessivamente descrittivo. Tutte le pagine sono utili, nessun aneddoto è superfluo o trascurabile. Una vendetta studiata sotto ogni punto, preparata per colpire senza eccezioni.
    In questo romanzo, non manca nulla: amore, tradimen ... (continue)

    Capolavoro.
    Nonostante la mole, Dumas non si dimostra mai prolisso od eccessivamente descrittivo. Tutte le pagine sono utili, nessun aneddoto è superfluo o trascurabile. Una vendetta studiata sotto ogni punto, preparata per colpire senza eccezioni.
    In questo romanzo, non manca nulla: amore, tradimento, vittoria, sconfitta, felicità, disperazione, duelli, congetture, pettegolezzi, morte. E soprattutto vendetta.

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    Ai86 said on Dec 18, 2011 about the Paperback edition | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Una sola parola per descrivere questo libro: CAPOLAVORO. Dumas, sei un genio e ti ringrazio per aver lasciato nella storia della letteratura questo favoloso romanzo, e grazie dei mesi passati assieme, è proprio vero quando dicono che quando finisci un libro che ti è piaciuto, senti di aver perso un' ... (continue)

    Una sola parola per descrivere questo libro: CAPOLAVORO. Dumas, sei un genio e ti ringrazio per aver lasciato nella storia della letteratura questo favoloso romanzo, e grazie dei mesi passati assieme, è proprio vero quando dicono che quando finisci un libro che ti è piaciuto, senti di aver perso un'amico. Ma almeno so di averne goduto ed è stato bellissimo. E ricordate tutti: "Attendere e sperare!"

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    BiscottoCapo said on Dec 10, 2011 about the Paperback edition | Add your feedback

  • Difficile definire quest’opera un capolavoro assoluto,impossibile se paragonata ad altri classici ottocenteschi del calibro di Dostoevskij,Tolstoj,Flaubert,Zola,e via dicendo. Indiscutibilmente scorrevole nella prosa,coinvolgente per la passione emotiva,sottile ed elaborato l’intreccio narrativo.Sub ... (continue)

    Difficile definire quest’opera un capolavoro assoluto,impossibile se paragonata ad altri classici ottocenteschi del calibro di Dostoevskij,Tolstoj,Flaubert,Zola,e via dicendo. Indiscutibilmente scorrevole nella prosa,coinvolgente per la passione emotiva,sottile ed elaborato l’intreccio narrativo.Sublime anche se inflazionato il messaggio,una verità fisica, che dalla terra partiamo e ad essa torniamo,che il male che si procura ripaga sempre con la stessa moneta e con gli interessi,che la giustizia divina,almeno auspicabilmente non dorme mai. Ed è proprio il Conte che, dopo essere stato una vittima, veste i panni del giudice divino e diventa il carnefice che condanna e assolve. Manca completamente qualsiasi tipo di introspezione psicologica dei personaggi, però il fatto che me ne sia accorto solo alla fine del libro (e sono 800 pagine e passa) mi fa capire quanto questo non sia una mancanza fondamentale per l'opera. In qualsiasi caso stiamo parlando del libro che ha dato il nome al suddetto sigaro, quindi è bello a prescindere (:

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    alfie said on Feb 7, 2012 about the Hardcover edition | Add your feedback

  • capolavoro...

    ...indiscusso. Più le pagine scorrono più ti viene voglia che non finiscano.
    Bellissima storia d'amore, di onestà, di avventura e di coraggio.

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    Rain said on Feb 2, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • Un grande libro che ti accompagna nelle vite di tanti uomini che iniziano a far parte della tua. Grandi uomini, grandi sentimenti. L'unica parola che mi viene in mente per descrivere quest'opera è grande... in tutti i sensi.

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    Lorenzo Darcaria said on Jan 28, 2012 about the Paperback edition | 1 feedback

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