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Book Description
Attraverso la storia del più famoso ponte della Bosnia, Andric´ (1892-1975), premio Nobel per la letteratura nel 1961, evoca le vicende di questa regione dalla fine del XV secolo alla Prima guerra mondiale. Un grandioso romanzo epico che ha per sfondo una terra segnata da un destino tragico.
3 Reviews
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Penelope alla guerra said on Oct 10, 2011 | Add your feedback
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La storia non mi ha appassionato, anzi ho trovato difficoltà a seguirla perchè mi distraevo spesso, ma lo stile è davvero notevole; la ricchezza di linguaggio e le costruzioni complesse e curate mi hanno reso comunque la lettura piacevole al punto che proverò a leggere un'altro romanzo per vedere se ... (continue)
Anna said on Jun 16, 2011 | Add your feedback
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Michaela said on Feb 27, 2010 | Add your feedback
Book Details
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Rating:




(580)
- Libri Italiani
- Paperback 403 Pages
- Edition: 11
- ISBN-10: 880449302X
- ISBN-13: 9788804493020
- Publisher: Mondadori
- Pub date: Jan 01, 2001
- Also available as: Mass Market Paperback, Hardcover and Others
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|---|---|---|---|---|
| 9788804493020 | Paperback | €9.50 | €7.60 | IBS.IT |
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Concordo con chi afferma che non si possono comprendere i Balcani senza aver prima letto questo romanzo/non romanzo corale che ripercorre gli ultimi 500 anni di Visegrad e del suo ponte: dico Visegrad perché qui vi è ambientato il romanzo ma sarebbe potuto essere il racconto di una qualunque cittad ... (continue)
Concordo con chi afferma che non si possono comprendere i Balcani senza aver prima letto questo romanzo/non romanzo corale che ripercorre gli ultimi 500 anni di Visegrad e del suo ponte: dico Visegrad perché qui vi è ambientato il romanzo ma sarebbe potuto essere il racconto di una qualunque cittadina bosniaca o dell’intera Bosnia.
Questa piccola cittadina diventa un centro strategico grazie al ponte fatto edificare dal più illustre dei sui figli: Mehmed Paşa Sokolovič, bosniaco e quindi cristiano in terra ottomana e in quanto tale sottratto alla famiglia d’origine (lui come tanti altri bambini di confessione non islamica) per essere educato come giannizzero alla corte di Solimano il Magnifico, di cui in seguito diventerà gran visir. Un ponte che per la prima volta unirà due comunità apparentemente divise su tutto e da tutto: quella cristiana e quella musulmana, ciascuna insediata sulla propria sponda.
Sul ponte si avvicenderanno decapitazioni e impiccagioni, nasceranno tresche e amori, si combineranno matrimoni e affari, si incroceranno vite e destini, si scambieranno chiacchiere e segreti, si alterneranno generazioni, eserciti e governi.
Attraverso gli episodi collettivi e le storie dei singoli, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un’unica comunità, arricchita più che minacciata, dalle sue diverse componenti culturali e politiche. E’ emblematico l’episodio nel quale l’imano, il rabbino e il pope di Visegrad attendono l’arrivo dell’esercito dall’impero austroungarico a cui, dopo la sconfitta della Turchia da parte della Russia, è stata affidata l’amministrazione della Bosnia: nell’attesa, i tre ministri di culto, nella loro veste di rappresentanti della cittadina, condivideranno timori e speranze, molti interrogativi e un solo interesse, quello delle persone che in quel momento rappresentano.
Sotto l’amministrazione asburgica la cittadina conquisterà un benessere e una stabilità mai conosciuti e amplierà i propri orizzonti sociali e culturali: dal multietnico impero asburgico arriveranno funzionari governativi e commercianti, le loro mogli e i loro figli, ciascuno con la propria lingua, con il proprio bagaglio di convinzioni e tradizioni, influiranno e saranno influenzati; verrà costruirà la ferrovia che se da una parte decreterà il declino del ponte, dall’altro accorcerà le distanze e Sarajevo e il resto del mondo diventeranno improvvisamente più vicine; nasceranno e circoleranno nuove idee, qualcuno comincerà a parlare di indipendenza e orgoglio nazionale, a rispolverare qualche martire del passato e a riesumare qualche torto subito e mai vendicato. E si ha già il sentore che la fine si stia avvicinando, che la comunità stia lentamente ma inesorabilmente avvicinandosi alla disgregazione e al baratro.
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