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Una cosa divertente che non farò mai più

By David Foster Wallace

(837)

| Hardcover | 9788875212568

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Book Description

Una cosa divertente che non farò mai più è il capolavoro di comicità e virtuosismo stilistico con cui i lettori italiani hanno conosciuto il genio letterario di David Foster Wallace.
Commissionatogli inizialmente come articolo per la prestigi Continue

Una cosa divertente che non farò mai più è il capolavoro di comicità e virtuosismo stilistico con cui i lettori italiani hanno conosciuto il genio letterario di David Foster Wallace.
Commissionatogli inizialmente come articolo per la prestigiosa rivista Harper’s, questo reportage narrativo da una crociera extralusso ai Caraibi – iniziato sulla stessa nave che lo ospitava e cresciuto a dismisura dopo innumerevoli revisioni – è ormai diventato un classico dell’umorismo postmoderno e al tempo stesso una satira spietata sull’opulenza e il divertimento di massa della società americana contemporanea.

648 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    divertente

    Un simpatico divertissement del (forse troppo pompato) compianto genietto Foster Wallace. Un racconto-reportage su un'esperienza di viaggio su una lussuosa mega-nave da crociera americana ai Caraibi. Un ritratto satirico di una umanità che forse rapp ...(continue)

    Un simpatico divertissement del (forse troppo pompato) compianto genietto Foster Wallace. Un racconto-reportage su un'esperienza di viaggio su una lussuosa mega-nave da crociera americana ai Caraibi. Un ritratto satirico di una umanità che forse rappresenta sineddoticamente l'americano medio. Senza pretese ma divertente.

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    Facc8 said on Aug 13, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    David Foster Wallace è stato inviato da una rivista americana a fare un reportage giornalistico su una crociera extralusso di sette giorni nel Golfo del Messico. Tra presunzione, paranoie e fobie varie tutte sue, ci descrive questa sua esperienza con ...(continue)

    David Foster Wallace è stato inviato da una rivista americana a fare un reportage giornalistico su una crociera extralusso di sette giorni nel Golfo del Messico. Tra presunzione, paranoie e fobie varie tutte sue, ci descrive questa sua esperienza con disprezzo e quasi con disgusto. A tratti però è divertente e strappa più di qualche risata. Non so se leggerò altri suoi libri dopo questo. Mi incuriosisce "Infinite Jest".

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    lettorecurioso said on Aug 5, 2014 | Add your feedback

  • 90 people find this helpful

    Privilegi snob

    Non conoscevo praticamente nulla di quest'uomo.
    Quasi tutto derivò da un articolo di un importante quotidiano, fra l'obituary e un coccodrillo dove però le lodi sperticate erano molto simili a una pietra pesantissima come l'orazione di Antonio o com ...(continue)

    Non conoscevo praticamente nulla di quest'uomo.
    Quasi tutto derivò da un articolo di un importante quotidiano, fra l'obituary e un coccodrillo dove però le lodi sperticate erano molto simili a una pietra pesantissima come l'orazione di Antonio o come il blocco che chiude l'accesso al NORAD nelle montagne Cheyenne, sensazione generale di sollievo per la morte di uno zio ingombrante. Sbagliata? Quella fu.

    Uniamola poi alle generiche esaltazioni di adepti per un guru e la frittata maleolente di cicuta stramonio belladonna e digitale era fatta. Alla larga.

    Poi su anobii trovai ben altre suggestioni. Il libro è di piccolo formato e diedi lui una possibilità.

    E' una corrispondenza su una delle tante crociere di lusso, prodotto americanissimo che Wallace recensisce per una rivista.

    Lo stile è assurdo, d'ironia ficcante con tracce di sarcasmo feroce quando solitamente si cerca - come minimo - un temperato e garbato passaggio senza eccessivi desideri conflittuali, ogni tanto è maleducato.
    In ogni paragrafo parla degli affari suoi che tendono a dilagare sul soggetto e ripiglia non sempre senza fatica il filo.
    La narrazione è altalenante fra esaltazione e rammarico, inclusi sipari delle sue personalissime, invadenti e non rare fobie. Si permette ampi giudizi personali su chiunque, spesso identificabile - oltre un limite anche lasco - in un attacco d'antipatia furibonda mirata, la fluidità è costantemente messa a rischio da un esuberante quantitativo di note (solitamente le detesto) che talvolta travalicano la pagina e dilagano a scapito del testo principale; non pago di ciò a una nota ne fa seguire un'altra di stile opposto oppure rivettante la prima a caldo con un'associazione fulminante. Contiene aneddoti e parabole e la generica sensazione di nondescript e inclusioni arbitrarie e brutali di fattoidi.

    Un simile testo contraddice qualsiasi manuale di scrittura, sia narrativa che giornalistica e verrebbe squinternato senza pietà in ogni scuola che si rispetti. Contraddice anche ogni regola che seguo per scegliere ciò che leggo di solito.

    L'effetto è strepitoso, divertente, scandalosamente divertente e vivo come i pesci nel mare e non solo, è nutriente, è una miniera di informazioni realistiche e plausibili.

    L'uomo-occhio va nel mondo per noi e mette a nudo il suo cuore perché possiamo vedere meglio, sia lui che il mondo e dove finisce lui e incomincia il mondo non si sa, non solo, non ci importa più di tanto.

    Una mente che fionda dal registro sintetico e analitico con ritmo oscuro melodie talvolta dissonanti ma solo per far pregustare meglio quando il tema ricompare. Non so come fosse con amici o coloro in genere cui voleva bene, o come facesse a piacergli qualcuno. La capacità di questo giovane uomo acuto e pulito di dissezionare fino a dimensioni subatomiche qualsiasi carattere o fenomeno è tale che, se avesse voluto, chiunque di noi avrebbe fatto enorme fatica a piacergli per più di tre minuti. Evidentemente sapeva anche tenerla a bada.

    L'autore è profondamente americano, un rivolo di quegli USA liberi, scanzonati e acuti senza millenari strati di rispetto dovuto che ancora per fortuna in un mondo fra lo ZYG, il brutale e il politically correct scorreva ancora.

    Ossimoricamente, dovendolo detestare e invece essendomi piaciuto, ringrazio d'aver trovato uno che mi da' torto e gli ho dato credito al punto da aver subito preso il suo immenso volume, nel quale mi hanno detto che quei difetti sono cornucopiescamente presenti.

    La recensione è volutamente fredda. Ho una gran paura a farmi scappare la mano con chi si è ammazzato.

    Colonna sonora
    Massive Attack - Blue lines

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    Procyon Lotor said on Jul 31, 2014 | 13 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Ironico e lieve sulla fauna,gli usi e i costumi delle crociere.

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    ele said on Jul 29, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    LA CROCIERA SECONDO D.F.W.

    Rilettura privilegiata, data dal leggere il vangelo secondo DFW, dal ponte di una nave di crociera, quindi dal cuore del fenomeno!
    La riconferma di una cosa che giá so di DFW: la consapevolezza critica di Sé-nel-mondo di Wallace é al tempo stesso c ...(continue)

    Rilettura privilegiata, data dal leggere il vangelo secondo DFW, dal ponte di una nave di crociera, quindi dal cuore del fenomeno!
    La riconferma di una cosa che giá so di DFW: la consapevolezza critica di Sé-nel-mondo di Wallace é al tempo stesso commovente e crudele ( per questo credo che ad un certo punto gli sia stato insopportabile continuare a vivere) e l'ha messa al servizio di questo reportage sulla "Cosa divertente che non fará mai piú".

    La prima cosa che ho capito -perché Wallace l' ha descritta magnificamente- é che la condizione del crocierista é ontologicamente segnata dalla stronzaggine.
    Metti piede su una nave da crociera e "sei" uno stronzo. Non ci si scappa. La differenza sta in che posizione ti collochi lungo il continuum stronzo-STRONZO e stronzo-cortese/stronzo- gentile ecc.
    Tutto é organizzato, fin nei minimi dettagli, per alimentare l'illusione di una rappresentazione pre-copernicana di Sé: tutto ruota attorno al centro del mondo che sei TU. Tutto su una nave da crociera é predisposto perché tu lo possa pensare, manca il senso del limite. Mangi a tutte le ore, praticamente qualsiasi cosa. Produci disordine e sporcizia e come nelle favole, giri le spalle e tutto si é rimesso magicamente a posto. La cabina viene riordinata e pulita in continuazione. Il personale scivola silenzioso con il sorriso di plastica stampato sul viso a qualsiasi ora del giorno e della notte. Appartieni alla grande famiglia degli autistici: ci sei solo tu e nessun altro é importante quanto te. Non importa se sei assieme a quattromila persone: il messaggio é rivolto a te.

    Leggendo il libro scopri che dal 1996, anno in cui é stato scritto, le crociere di tutto il mondo e di tutte le compagnie sono uguali: stessa organizzazione, stessi tic, stesse esagerazioni.
    La nave come grande utero accogliente e tutti gli uteri sono uguali!

    La descrizione del water che risucchia i propri escrementi "trasformandoli in un'astrazione" rimane un pezzo di bravura che conferma DFW quale re Mida delle parole.

    Leggendo la "Cosa divertente...." capisci anche cosa significa nichilismo, senza la compiacenza dei nichilisti d'antan. In DFW la ricerca di senso é spinta cosí disperatamente in alto che alla fine non puó che esserci il nulla.
    Il reportage é uno scritto che sotto l'epidermide dello humor nasconde la realtá disperante, come pochi sono riusciti a descrivere e come Wallace te la depone, sezionata, sul tavolo operatorio che sono le sue opere.

    Da DFW ho capito che la crociera é un mondo di plastica che si impone al di lá della tua volontá, un Truman show, dal quale puoi decidere se uscire dalla porticina in fondo al palcoscenico, o invece rimanerci continuando a pensare che sia vita vera, decidendo quindi di rimanere uno stronzo-STRONZO.

    Ovviamente DFW ha scritto tutto questo nel suo immenso linguaggio e nella sua immensa umanitá.

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    R.B. said on Jul 26, 2014 | 6 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Dimmi qualcosa che non so.

    DFW è senz'altro un grande scrittore, scrive con uno stile delizioso. Però in questo libretto non racconta niente che chiunque si sia accostato al turismo di massa non possa immaginare. Se vuole raccontare che tutti noi non siamo immuni al fascino to ...(continue)

    DFW è senz'altro un grande scrittore, scrive con uno stile delizioso. Però in questo libretto non racconta niente che chiunque si sia accostato al turismo di massa non possa immaginare. Se vuole raccontare che tutti noi non siamo immuni al fascino torbido dell'omologazione, vittime predesignate del Grande marketing al quale non si può sfuggire, non ci riesce fino in fondo. In più, quel sistema di note a piè di pagina, personalmente, mi snerva soltanto. Abbozzato.

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    Borys N. said on Jul 12, 2014 | Add your feedback

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