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Febbre a 90'

By Nick Hornby

(1207)

| Paperback | 9788877469458

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Book Description

La sorpresa. È questa la sensazione dominante in chi legge anche poche paginedel libro. Sembrerebbe impossibile che un libro sul calcio riesca a contenereuna gamma così ampia di temi e personaggi, a sprigionare una tale carica diemozione ed umorismo. Continue

La sorpresa. È questa la sensazione dominante in chi legge anche poche paginedel libro. Sembrerebbe impossibile che un libro sul calcio riesca a contenereuna gamma così ampia di temi e personaggi, a sprigionare una tale carica diemozione ed umorismo. Raccontando la sua storia di tifoso, Nick Hornby cidescrive i multiformi aspetti di un'ossessione: le abitudini, i riti, i tic diun assiduo frequentatore di stadi.

406 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Terzo o quarta lettura di Nick Hornby.
    Qui emerge tutta la passione per il calcio, per l'Arsenal. Ma è anche la storia di come è stato rovinato questo sport e anticipa di anni quello che poi è successo anche in Italia.
    C'è sempre l'umorismo di Nick, ...(continue)

    Terzo o quarta lettura di Nick Hornby.
    Qui emerge tutta la passione per il calcio, per l'Arsenal. Ma è anche la storia di come è stato rovinato questo sport e anticipa di anni quello che poi è successo anche in Italia.
    C'è sempre l'umorismo di Nick, la sua lettura della vita contemporanea, l'autoironia.

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    Linda T said on Jul 13, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Hornby ha un sacco di qualità: scrive bene, fa ridere, è acuto e riesce a farti capire la sua mania per il calcio senza necessariamente spaventarti. È nato solo nel Paese sbagliato.
    In quanto inglese, o meglio non italiano, egli considera le blande ...(continue)

    Hornby ha un sacco di qualità: scrive bene, fa ridere, è acuto e riesce a farti capire la sua mania per il calcio senza necessariamente spaventarti. È nato solo nel Paese sbagliato.
    In quanto inglese, o meglio non italiano, egli considera le blande misure prese dalla Thatcher contro il fenomeno degli hooligan semplicemente inadeguate. Gli sfugge che tali misure misero da un lato il governo al riparo dall'accusa di lassismo, dall'altro consentirono comunque il fenomeno della violenza negli stadi; il risultato fu l'orientarsi dell'opinione pubblica a favore di una repressione autoritaria. In altre parole, non riconosce un classico esempio di strategia della tensione, e non gliene possiamo fare una colpa perché non era in Italia negli anni '70. Non è in grado di capire che i disordini furono lasciati scoppiare intenzionalmente, e che sostanzialmente la Thatcher (vera artefice dello scempio) agì come la democrazia cristiana nell'Italia post-bellica: provocò terrore per indurre una svolta conservatrice e autoritaria.
    D'altronde il libro è del 1992, cioè ben vent'anni prima che il rapporto Taylor venisse ufficialmente smentito e con esso la colpevolezza dei tifosi del Liverpool e l'apparente leggerezza delle scelte della polizia, dei soccorritori e dei politici. In questo senso la visione di Hornby (che avverte comunque come ci fosse stato qualcosa di più di semplici misure inadeguate, ma non riesce a capire cosa) è fin troppo intelligente.

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    SuonLiOnosNon said on Jul 6, 2014 | Add your feedback

  • 57 people find this helpful

    “Spassoso, vero e profondo”,
    Roddy Doyle, 1992

    "Mr Doyle dice la verità"
    Procyon Lotor, 2009

    E' un romanzo di formazione, la formazione essendo quella dell'Arsenal (antico e famoso football club londinese). Parla quindi di calcio, parla molto di ca ...(continue)

    “Spassoso, vero e profondo”,
    Roddy Doyle, 1992

    "Mr Doyle dice la verità"
    Procyon Lotor, 2009

    E' un romanzo di formazione, la formazione essendo quella dell'Arsenal (antico e famoso football club londinese). Parla quindi di calcio, parla molto di calcio, della passione, in effetti il calcio da' perfino il titolo ai capitoli, nei quali si narra la vita dell'autore, meglio: nei quali si narra la partita del momento e quindi i fatti della vita sempre narrati con wit e humour (quando concesso dall'evento naturalmente).

    Pertanto se detestate i romanzi di formazione, se detestate la passione, non importa da quali radici, se detestate i tifosi benchè non hooligan, se detestate il calcio anche come onesto divertimento popolare, se detestate il wit e l'humour britannico e perfino la birra, questo libro non fa per voi, nemmeno voi per me comunque, per cui addio senza nostalgia.

    Sappiate comunque che nonostante siano passati diciassette anni dal giorno nel quale questo volume d'enorme successo proiettò Hornby fra gli scrittori di fama internazionale, permettendogli di vivere del suo e di scrivere il resto dei suoi numerosi e meravigliosi romanzi, che giustamente tante sere di felicità ci dispensarono, il volume (del quale allora lessi un solo capitoletto in una rivista) non è invecchiato ed'è fresco come l'uovo che in certi pub vi servono con la birra.

    (Che aborriate l'uovo con la birra vi è concesso)

    ___

    PS. Il mio web-bot mi notifica testè che un signore mi ha definito pittoresco anglofilo e paraculo. Non sono in grado di obiettare allo stesso livello, mi fa male la schiena, ma improvvisamente sento di non aver sprecato la mia vita.

    PPS. Sono un tifoso moderato e televisivo, il libro non mi è piaciuto perché aneli in modo particolare all'atmosfera da stadio, tolto uno svenimento durante Italia-Brasile dell'82, qualche scalata di fontane tridentate nello stesso anno e una catatonia protratta dopo Milan-Liverpool del 2005, interrotta da una solerte cameriera in abito tradizionale aragonese con un possente beveraggio rovente e qualche buona parola in castigliano, non ho aneddoti particolari né scontri cogli avversari da ricordare.

    In ogni caso "La vita non è, e non è mai stata, una vittoria in casa per 2-0, contro i primi in classifica, con la pancia piena di patatine fritte." estratto dal romanzo.

    Colonna sonora:
    The Clash – London Calling

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/49/Mano…

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    Procyon Lotor said on Jul 1, 2014 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Adesso il padre è sveglio, e spaventato si guarda intorno. Va subito all/interruttore della luce e nella fretta sbatte contro il comodino e i due libri posati sul bordo, un giallo e la Bibbia, cadono a terra. Quando il padre accende la luce la voce è ...(continue)

    Adesso il padre è sveglio, e spaventato si guarda intorno. Va subito all/interruttore della luce e nella fretta sbatte contro il comodino e i due libri posati sul bordo, un giallo e la Bibbia, cadono a terra. Quando il padre accende la luce la voce è andata via. Lui è in piedi, palpitante, trema un po/. Non c'è nessuno nella stanza ma lui non si muove. Infine la voce torna, sembra uscire dai muri, dice, ascoltami, tua figlia è destinata a salvare il mondo, ma per adesso è maledetta dal demonio. Il padre, paralizzato dalla meraviglia, riesce solamente ad annuire e improvvisamente ricorda il sogno. Nel sogno una donna ballava con lui e gli diceva che una vita stava per finire e per questo ridono. vai in camera di tua figlia e distruggi le forme del demonio, dice la voce. Il padre è dubbioso ma annuisce un/ultima volta e corre nella stanza della figlia. La sveglia, le dice di stare tranquilla, di rimanere nel letto, mentre lui rivolta la stanza. Infine trova le forme del demonio e le distrugge. La figlia a questo punto è spaventata, e quando il padre esce dalla sua stanza piange. Intanto l/uomo è tornato nella sua camera da letto, ed è di nuovo con la voce, che gli dice tua figlia è ancora maledetta, deve essere allontanata dal mondo. Il padre allora non sa cosa fare, e la voce gli dà delle istruzioni. L/uomo annuisce, esce di nuovo dalla stanza e lentamente, senza farsi sentire, arriva davanti alla porta della camera di sua figlia.

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    (skate) said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Questa volta ci devo riuscire.

    E’ una vita e mezzo che voglio recensire il primo Nick Hornby: “Febbre a 90″ è il tipico volume che mi capita di rileggere di tanto in tanto, che sia per pochi minuti o per un pomeriggio ristoratore su una panchina del ...(continue)

    Questa volta ci devo riuscire.

    E’ una vita e mezzo che voglio recensire il primo Nick Hornby: “Febbre a 90″ è il tipico volume che mi capita di rileggere di tanto in tanto, che sia per pochi minuti o per un pomeriggio ristoratore su una panchina del parco. Eppure, per un motivo che cercherò confusamente di spiegare fra poco, il momento per sedersi davanti ad una tastiera e scrivere di “Febbre a 90″ è sempre stato rimandato. Oggi no, questa volta ci devo riuscire.

    Il punto è che “Febbre a 90″ è pieno, strapieno, gonfio di cose. Ad una lettura superficiale o, ancor peggio, per chi abbia semplicemente visto il film (piccolo cult) o ne abbia sentito semplicemente parlare, beh, quello di Hornby potrebbe apparire “un libro sul calcio”. In realtà, ed è una realtà del tutto evidente se ci si lascia catturare dal suo testo, “Febbre a 90″ è un libro sulla Vita, che incidentalmente tratta di calcio ma che non si può certo limitare allo scaffale della manualistica sportiva.
    Ve ne fornisco le prove, ed inizierò proprio con la prima pagina. Sarò clamorosamente partigiano, ma quello che segue mi sembra uno dei migliori incipit della moderna letteratura inglese:

    “Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.”

    Sono 27 parole, e già dicono tantissimo: Hornby coinvolge l’amore, il destino, le delusioni umane, l’imprevedibilità della vita. Sono temi altissimi, su ognuno di essi si potrebbero scrivere (in realtà, si sono abbondantemente scritti) interi trattati. Lo fa citando il calcio e chiarendo fin dall’inizio che sarà il filo conduttore di una riflessione, ovviamente autobiografica, che va ben oltre.

    Altro esempio, leggete un po’ qua:

    “Una volta credevo, anche se adesso non lo credo più, che crescere e diventare adulti fossero due cose analoghe, due processi inevitabili e incontrollabili entrambi. Adesso penso che diventare adulti sia una cosa dominata dalla volontà, che si possa scegliere di diventare adulti, ma solo in determinati momenti. Questi momenti capitano piuttosto di rado – durante i periodi di crisi nelle relazioni, per esempio, o quando si ha la possibilità di ricominciare tutto da capo da qualche altra parte – e si può ignorarli o prenderli al volo.”

    “Con lo sport non puoi sognare come puoi fare se scrivi, se reciti, se dipingi o se fai carriera come dirigente: l’ho capito a undici anni che non avrei mai giocato per l’Arsenal. Undici anni sono davvero pochi per scoprire una così amara verità.”

    Si capisce quello che intendo sottolineare? Poi, oh, certo: se sei un appassionato di calcio, se il tuo umore è in misura più o meno rilevante influenzato dal risultato della tua squadra del cuore, se hai affrontato 400 km di treno per assistere ad una inutile amichevole estiva “giusto per vedere come sono i nuovi acquisti”, beh, il libro di Hornby ti dirà qualcosa in più. Riconoscerai nella sua passione per Gunners il tuo incondizionato sostegno ai colori rossoalabardati (per fare un esempio a caso…), ti accorgerai di aver sperato nel forfait all’ultimo minuto del temuto centravanti avversario (“avevo pregato che Gascoigne non giocasse, il che sottolinea la diversità del calcio: chi comprerebbe un biglietto da un sacco di soldi per il teatro sperando che la prima attrice sia indisposta?”), eccetera.
    Di più: se ami il calcio e adori leggere, ti scoprirai ad annuire energicamente a questa frase:

    “Liam Brady (…) era intelligente. Quest’intelligenza si manifestava principalmente nei suoi passaggi, che erano incisivi e fantasiosi e sempre sorprendenti. Ma si manifestava anche fuori dal campo: aveva facilità di parola, era spiritoso e impegnato [...] man mano che avanzavo negli studi, e sempre più persone sembravano mettere il calcio da una parte e la vita intellettuale dall’altra, Brady sembrò un ponte di collegamento tra questi due mondi.”

    Ancora una volta, il calcio è utilizzato per aprire un altro fronte di riflessione. E per me, se un autore riesce a sollevare quesiti e stimolare pensieri con un libro che narra essenzialmente della sua fede calcistica, beh, non può che essere grande. A prescindere dai romanzi successivi, in larga parte altrettanto convincenti e coinvolgenti.

    - recensione pubblicata su http://www.masedomani.com -

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    Alfonso76 said on May 29, 2014 | Add your feedback

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    Non voglio essere tanto impertinente da catalogare Hornby come un autore sopravvalutato, ma non trovo quali siano i motivi per cui venga considerato un tale fenomeno letterario. Questo libro è interessante e scritto non male. Ma questo basta a farne ...(continue)

    Non voglio essere tanto impertinente da catalogare Hornby come un autore sopravvalutato, ma non trovo quali siano i motivi per cui venga considerato un tale fenomeno letterario. Questo libro è interessante e scritto non male. Ma questo basta a farne un testo tanto celebrato? Dove sono i personaggi? Hornby descrive solo se stesso, e neanche tanto bene. Descrive la sua passione, che io comprendo in quanto, nel mio piccolo, l'ho sperimentata per qualche anno, ma credo che non sia sufficientemente ben descritta da coinvolgere anche un estraneo al mondo del tifo calcistico. E poi dov'è la trama? Un minimo di fiction per rendere questo libro un romanzo e non un trattato sulla sua vita da tifoso avrebbe reso meno noioso il tutto.
    Mi spiace, ma per me è no.

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    Gabriele Mariani said on May 26, 2014 | Add your feedback

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