Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

L'estasi dell'influenza

By Jonathan Lethem

(34)

| Paperback | 9788845269974

Like L'estasi dell'influenza ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

Quale è il ruolo dello scrittore - se ha un ruolo - nella cultura contemporanea? Quello della termite o quello dell'elefante? La termite "procede incessantemente a mangiucchiare i suoi confini e, nella metà dei casi, lascia alle proprie spalle segni Continue

Quale è il ruolo dello scrittore - se ha un ruolo - nella cultura contemporanea? Quello della termite o quello dell'elefante? La termite "procede incessantemente a mangiucchiare i suoi confini e, nella metà dei casi, lascia alle proprie spalle segni di un'alacre, industriosa e rudimentale attività". Gli elefanti bianchi si sentono "obbligati ad aggirarsi con fare autorevole, disdegnando ogni occasione di giocosità e distrazione, irrigidendosi in un encausto di spocchia nell'attesa che la giusta giovane termite, che aspira a essere elefante, cominci a sparare loro con un fucile da caccia grossa." Naturalmente i due modelli - la termite e l'elefante - possono sovrapporsi e incrociarsi, anche in uno stesso scrittore e persino nello stesso Jonathan Lethem. Ma non c'è dubbio che - nonostante qualche legittima aspirazione all'elefantismo bianco - Lethem in questa raccolta di saggi definita "una specie di autobiografia", - mostri una passione spiccata per il termitismo, senza celare una certa fascinazione per qualche sporadico elefante. Perché le termiti agiscono "là dove latita il riflettore della cultura"; "possono essere testardi, sciuponi, ostinatamente autoreferenziali, impegnati a fare arte in perdita senza curarsi di quel che ne viene". Ci sono tante passioni di Jonathan Lethem in questo libro: il cinema, la musica, la letteratura, naturalmente. E le pagine compongono un'autobiografia intellettuale che è anche la biografia della nostra cultura.

5 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Se "ogni libro nasconde un libro" questo ne nasconde molti

    Basta osservare il lungo arco di tempo che mi ci è voluto per finirlo - ed io sono lettore onnivoro e veloce - per comprendere come questa raccolta di saggi di Lethem abbia richiesto lentezza e riflessioni. Insomma, questo libro me lo sono centellina ...(continue)

    Basta osservare il lungo arco di tempo che mi ci è voluto per finirlo - ed io sono lettore onnivoro e veloce - per comprendere come questa raccolta di saggi di Lethem abbia richiesto lentezza e riflessioni. Insomma, questo libro me lo sono centellinato come un buon vino e, ora che ho terminato, credo che questa sia stata la scelta giusta. Un po' per l'enorme disparità dei temi trattati, un po' per la diversità dei modi di approccio, un po' per lasciar sedimentare le suggestioni inevitabilmente suscitate dai tanti pezzi che compongono il mosaico. E, devo dire, anche scrivere ora un breve commento non appare del tutto agevole. La verità è che ognuno degli scritti raccolti meriterebbe una sua recensione. Elenco velocememte: il pezzo su Calvino; quello su Roberto Bolaño e il suo 2666; l'incontro con il "pazzo" Dick; Superman. E poi molti pezzetti, poche pagine, folgorazioni, semplici spunti, tanti, talvolta troppi e su argomenti i più disparati: l'estasi dell'abbondanza.
    Lethem è uno che "sta in mezzo", nel senso che non riesce a restare ai margini. Quando DFW, purtroppo, morì, sembrava gli avesse fatto un torto personale. E questo vorrà pur dire qualcosa.

    Is this helpful?

    Ludwig said on Dec 11, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Elefanti bianchi

    L’estasi dell’influenza.
    La stasi dell’influenza.
    L’estate dell’influenza.
    Lo stato dell’influenza.
    Contrariamente a quanto può sembrare, Lethem non è ammalato. O forse, a ben pensarci, è proprio il suo essere ammalato il punto della questione.
    Am ...(continue)

    L’estasi dell’influenza.
    La stasi dell’influenza.
    L’estate dell’influenza.
    Lo stato dell’influenza.
    Contrariamente a quanto può sembrare, Lethem non è ammalato. O forse, a ben pensarci, è proprio il suo essere ammalato il punto della questione.
    Ammalato, probabilmente, di vita.
    Ancora più specificatamente, ammalato di contenuti. Significati. Conseguenze. Fatti.
    Jonatham Lethem è un essere umano complesso, e di conseguenza non può che essere un autore complesso, un complesso osservatore. Il suo è uno sguardo curioso, uno sguardo che non può e non vuole solo “guardare”, ma anche e soprattutto comprendere. O forse, immergersi. Nessun argomento può davvero lasciare indifferenti, se a raccontarcelo è la voce piena di questo autore alla soglia dei 50 anni, figlio di un pittore d’avanguardia e di un’attivista, cresciuto in una comune, in bilico tra ebraismo e protestantesimo, immerso fin da bambino in una realtà multiforme, cangiante, una realtà fatta di più strati, più densità, una realtà che rifiuta il piatto scorrere delle cose per cercare l’ombra sfuggita dietro l’angolo, il riflesso comparso solo per un attimo nella visione periferica.
    Grande amante di Dick (e come poteva essere altrimenti?), lettore avido, affezionato e partecipe di supereroi, cosmonauti e tutto ciò che sta nel mezzo (in uno spazio intermedio – se volete – e se questa espressione vi restituirà un sorriso, allora conoscete Lethem abbastanza bene), spettatore di film, critico in fasce e scrittore egocentrico, Lethem spazia attraverso queste seicento (dense, intensissime) pagine non come un elefante bianco ma come una termite.
    Chi sono, queste creature?
    La termite “procede incessantemente a mangiucchiare i suoi confini e, nella metà dei casi, lascia alle proprie spalle segni di un’alacre, industriosa e rudimentale attività”. Gli elefanti bianchi si sentono “obbligati ad aggirarsi con fare autorevole, disdegnando ogni occasione di giocosità e distrazione, irrigidendosi in un encausto di spocchia nell’attesa che la giusta giovane termite, che aspira a essere elefante, cominci a sparare loro con un fucile da caccia grossa”.

    Lo stesso Lethem ammette di essere – più di una volta – caduto nel gioco dell’elefante bianco, ma si è trattato – forse – di qualcosa che tutti facciamo, prima o poi: indulgere in qualcosa che sappiamo fare molto bene, compiacere noi stessi e il nostro ego, darci quell’attenzione che troppo spesso (e chissà perché, poi!) il mondo ci nega. Per natura, però, Lethem è un personaggio che ama mostrare e non mostrarsi (il suo desiderio, per sua stessa ammissione, era essere uno “scrittore invisibile”), che lascia che le sue creazioni parlino per lui, a partire dalle pubblicazioni giovanili, che navigano sulla corrente di un’intelligenza visionaria e forse un po’ impacciata, per arrivare alle opere della maturità – “La Fortezza della Solitudine” su tutte – che hanno una voce più concreta, la voce di chi può permettersi di indugiare nel sogno, perché conosce anche troppo bene la realtà.
    L’influenza come filo conduttore, come ispirazione, come concetto al quale tornare e dal quale farsi guidare. L’estasi dell’influenza passa attraverso l’amore per chi è venuto prima di noi, per chi ha dato una voce alle nostre inquietudini, alle nostre domande, e ce ne ha consegnate di nuove. Che si tratti di Calvino (per Lethem – e per molti altri, in verità – incapace di scrivere un “brutto libro”) o di Dick, che si tratti di Spiderman o Superman, che lo si faccia passando da articoli di giornale a racconti brevi, con incursioni in capitoli che sono veri e propri memoir (che dire di un trio universitario formato da Lethem, Donna Tartt e Bret Easton Ellis?), che si ironizzi – attraverso uno spettacolare pezzo breve per Playboy – o che si sia incredibilmente seri, nel riflettere sui mali del mondo e l’origine del dubbio, ciò che conta – alla fine – è il saper raccontare. Perché raccontare di ciò che ci ha stupito, guidato, fatto riflettere, raccontare di ciò che ci ha fatto crescere, arrabbiare, ciò che ci ha fatto ridere e dubitare, raccontare di questo è – alla fine, e molto semplicemente – raccontare della parte più profonda e vera di sé, quella parte in costante evoluzione, la parte che si muove – in qualche modo – in sintonia con l’Universo, con i suoi spazi intermedi (sì, di nuovo), e ci rende creature uniche.

    Is this helpful?

    Jolly 78 said on Oct 28, 2013 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    L’ESTASI DELL’INFLUENZA

    Una raccolta di saggi sulla letteratura, il fumetto, il cinema e la musica. Seicento pagine che servono a conoscere meglio la personalità di quest’autore. Alcune curiose, interessanti e stimolanti, altre poco coinvolgenti soprattutto per il lettore n ...(continue)

    Una raccolta di saggi sulla letteratura, il fumetto, il cinema e la musica. Seicento pagine che servono a conoscere meglio la personalità di quest’autore. Alcune curiose, interessanti e stimolanti, altre poco coinvolgenti soprattutto per il lettore non americano.

    Is this helpful?

    Gabriele said on Jun 11, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "negoziando la propria individualità in un mondo di altri sé"

    "Quello che trovo deprimente è che puoi pagare per avere il tuo lurido nome assegnato a una stella o a un cratere sulla luna che non ti hanno fatto mai niente di male e nemmeno hanno mai voltato lo sguardo nella tua direzione"

    "Sotto il tiro incroci ...(continue)

    "Quello che trovo deprimente è che puoi pagare per avere il tuo lurido nome assegnato a una stella o a un cratere sulla luna che non ti hanno fatto mai niente di male e nemmeno hanno mai voltato lo sguardo nella tua direzione"

    "Sotto il tiro incrociato su simboli avulsi dalla nostra identità quotidiana quanto può esserlo una vignetta danese per un iraniano, immagino che ognuno di noi saprebbe elencare alcune delle cose che giacciono tra le rovine: un paradigma liberista che non mostra un briciolo di responsabilità se non nei confronti degli azionisti e che, tuttavia, è refrattario a ogni messa in discussione; l'implicita promessa di una leadership militare alle proprie reclute e alle loro famiglie; un bene comune mercificato e trasformato in canali che propinano i rancori di un predicatore a un coro che autoelegge come tale. Se "è tutto a pezzi" forse ciò dipende dal fatto che, per il momento, preferiamo così. A differenza di altri, non possiedo teorie su chi sia Batman: il Joker, però, siamo noi."

    pensieri sparsi, racconti rimasti indietro, recensioni librarie e cinematografiche, articoli e altre amenità di uno scrittore postmoderno, con una buona capacità di immaginare e far immaginare al lettore quel che verrà e quel che è stato, tutto insieme, come se niente fosse

    Is this helpful?

    Mircalla64 (Free Liu Xiaobo) said on Mar 30, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (34)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 607 Pages
  • ISBN-10: 8845269973
  • ISBN-13: 9788845269974
  • Publisher: Bompiani (Overlook)
  • Publish date: 2013-02-13
Improve_data of this book