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Book Description
Due uomini e due donne, professionisti di successo e amici da sempre, partonoda Milano insieme a un agente immobiliare per visitare alcune case di campagnache intendono acquistare e ristrutturare in Italia centrale. Quasi arrivati adestinazione, si perdono lungo strade sterrate tra colline coperte dContinue
5 Reviews
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Lorenzo da Baskerville said on Jan 19, 2012 | Add your feedback
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kovalski said on Dec 17, 2011 | Add your feedback
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Devo ammettere una cosa: De Carlo si lascia leggere volentieri, al di là del contenuto che cambia di consistenza in base all'età di lettura ( e le mie vecchie recensioni provano a spiegarlo), non stanca e si fa apprezzare per la cura con cui ogni cosa alla fine si ricollega all'altra creando un'intr ... (continue)
Francesco Paternesi said on Dec 15, 2011 | Add your feedback
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ChetanSara said on Sep 24, 2007 | Add your feedback
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As a long-time reader of De Carlo's novels I did appreciate Giro di Vento as one of the best. The story is about a group of trendy Milanese professionals who gets lost in a wood in central Italy and is forced to live for a few days with a group of anti-industrial folks. I found the characters ver ... (continue)
Steppenwolf said on Jun 14, 2007 | Add your feedback
Book Details
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Rating:




(1397)
- Libri Italiani
- Others 320 Pages
- ISBN-10: 8845233030
- ISBN-13: 9788845233036
- Publisher: Bompiani
- Pub date: Jan 01, 2004
- Also available as: Mass Market Paperback, Paperback and Hardcover
- In other languages: other languages
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| ISBN | Edition | List | Sale | Seller |
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| 9788845233036 | Others | €16.00 | €5.60 | IBS.IT |
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Dopo “Due di due”, il libro che ho, in assoluto, riletto più volte, il mio secondo rapporto con Andrea De Carlo è stato possibile grazie a “Giro di vento”, scovato quasi per caso nella libreria dei miei genitori.
Inutile negare che le aspettative erano altissime, ed altrettanto stupido sarebbe nasc ... (continue)
Dopo “Due di due”, il libro che ho, in assoluto, riletto più volte, il mio secondo rapporto con Andrea De Carlo è stato possibile grazie a “Giro di vento”, scovato quasi per caso nella libreria dei miei genitori.
Inutile negare che le aspettative erano altissime, ed altrettanto stupido sarebbe nascondere come esse siano state decisamente disattese.
Per carità: è un libro piacevole. D’altronde, si sa che De Carlo sa scrivere, e anche in questo caso lo scrittore milanese non si smentisce. Però non riesce ad esplodere. Qua e là si ha il sentore che la storia potrebbe diventare interessante, che i personaggi sono ben delineati (anche se poco piacevoli), che l’ambientazione “c’è”, che le tematiche sono moderne e che potrebbero decollare. Ma purtroppo non lo fanno, e restano intrappolate dentro una ragnatela di luoghi comuni (tipici, per l’autore, gli stereotipi del personaggio televisivo in bilico tra squallore e depressione, oppure il marito separato che prova a rifarsi una vita). Il tema della città contro la natura (già presente in Due di due), ad esempio, pur essendo di per sè pericolosamente scontato, potrebbe aprire il cancello a riflessioni profonde. Veramente facciamo quello che ci piace? Siamo soddisfatti della nostra vita? De Carlo dà l’impressione di tentare un approccio con questi temi, ma subito abbandona il tentativo. Evita accuratamente di schierarsi da una delle due parti, cercando di rimanere obiettivo nei confronti dei diversi punti deboli dei due approcci, e si ha come l’impressione che stia rimandando la stoccata al momento conclusivo. Peccato che, invece, con l’approssimarsi della fine, De Carlo imprima una brusca accelerata a tutta la vicenda: i personaggi vengono fatti incontrare e scontrare tra loro (il cittadino e l’agreste, il marito e la moglie…), fino all’apoteosi dell’eccessiva litigata finale. La conclusione risulta così fra le più scontate, drastiche e fiacche che si potessero immaginare. Un finale che lascia l’amaro in bocca, come se l’autore si fosse stufato di scrivere e avesse fretta di consegnare il manoscritto all’editore.
Durante la lettura, ho avuto più volte l’impulso di prendere la matita e sottolineare alcune parti, come mi capita di fare sempre con i saggi, e mai coi romanzi. Evidentemente, sentivo dentro di me il desiderio di isolare le poche perle, che effettivamente ci sono, dal mare di eccessive parole in cui però sono immerse. E le perle sono costituite dalla vera dote di De Carlo: le dense osservazioni sulle piccole dinamiche psicologiche umane. Quelle cose che ti capita di sperimentare anche nella vita di tutti i giorni, ma che finché non trovi scritte sulla carta da qualcuno più bravo di te, non riesci ad identificare.
Tecnicamente, è da segnalare l’uso inconsueto del tempo presente, che inizialmente lascia molto perplessi, ma a cui via via ci si abitua. I capitoli, i cui titoli sono sempre la prima frase del paragrafo, si alternano tra i punti di vista dei quattro personaggi principali.
Non si possono certo biasimare tutti i recensori inferociti a causa della prevedibilità di De Carlo. Uno di loro, ad esempio, ha scritto: “Ormai il prossimo libro di De Carlo potrei scriverlo io. Vediamo… Umbria? Anarchia? Natura incontaminata? Pseudo-Anarchia? Personaggi femminili molto maschili e personaggi maschili molto femminili? Ok, fatto!”. Anche lo stile di De Carlo è il solito (lo stesso che, d’altronde, lo ha reso famoso). C’è la consueta fuga (consapevole o meno) dalla vita routinaria, l’introspezione dei protagonisti e lo scanner sulle loro vite/manie/frustrazioni. Tuttavia, non credo che saper identificare i tratti tipici della scrittura di un autore sia necessariamente un indizio di colpevolezza nei confronti della sua opera, ma piuttosto una dimostrazione della buona capacità critica del lettore. Così come tra l’identificare questo stile e il replicarlo c’è un abisso. Un abisso che comunque porterebbe ad una copia, non all’originale. Insomma, non vedo tutto questo problema.
Per questi motivi, penso che “Giro di vento” sia da inquadrare come un libro minore nella produzione di Andrea De Carlo, inserito perfettamente sul solco delle altre sue opere. Non si tratta di un libro con cui approcciarsi a questo autore (come invece potrebbero essere “Uccelli da gabbia e da voliera” o “Due di due”), se si vuole rimanere ammirati, ma di un libro da consigliare a chi già lo conosce ed ama in ogni caso il suo stile e la sua capacità di rappresentare le insicurezze, i dubbi e le false certezze della sua generazione.
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