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La compagnia dei Celestini

By Stefano Benni

(6635)

| Softcover | 9788807014468

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Critics

  • La compagnia dei Celestini

    Ore sedici e trenta in un orfanotrofio della ricca città di Badessa, nel fiorente stato di Gladonia. E’ ora di cena per gli orfani, che infreddoliti si stringono l’uno all’altro in attesa che Don Biffero elargisca loro una fetente zuppa dove galleggi ... (read full critics)

    mangialibri published on Fri, 17 Feb 2012

  • La compagnia dei Celestini

    La trama e le recensioni di La compagnia dei Celestini, romanzo di Stefano Benni edito da Feltrinelli. Un'oscura e crudele profezia che appare sui muri, scritta da una mano invisibile, incombe sulla ricca e corrotta terra di Gladonia. Anno 1990: Memo ... (read full critics)

    Qlibri published on Mon, 13 Jun 2011

2 Reviews

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  • …e anche Tabucchi - 27 mag 12

    Pensavo, speravo, immaginavo meglio. Per l’affetto verso Benni, la sua scrittura ed il Bar sotto il Mare. Ho letto diversi tipi di suoi testi, ma rimango sempre legato o a quelli immediatamente comprensibili (tipo Bar Sport) o alle sue poesie (la mitica “Dorme il cane nel canile…”). Quando passa a m ... (continue)

    Pensavo, speravo, immaginavo meglio. Per l’affetto verso Benni, la sua scrittura ed il Bar sotto il Mare. Ho letto diversi tipi di suoi testi, ma rimango sempre legato o a quelli immediatamente comprensibili (tipo Bar Sport) o alle sue poesie (la mitica “Dorme il cane nel canile…”). Quando passa a metafore, immagini ed altre acrobazie linguistiche, dopo un po’ mi perdo e non mi appassiono più. Come in questa lunga metafora o profezia sull’Italia ed i suoi guasti. Scritta lì sul margine tra la Prima e la Seconda Repubblica, ma già piena di tutto quanto i successivi venti anni ci hanno proposto. Colpisce, a ritroso, leggere profeticamente del berlusconismo, delle sue manie e delle storture che ha portato, come se fosse scritto anni ed anni dopo. I capelli, le barzellette, le manie, le televisioni (beh, queste forse erano le uniche già ben note). In un racconto che si intreccia, anche lì profeticamente, con il calcio (anche se dall’ottica di Benni, e quindi con qualche idea di speranza) e con la spettacolarizzazione di qualsiasi vicenda pubblica o privata, anche la più nefasta. L’ossatura della vicenda è, al solito di Benni, relativamente semplice. Ci sono degli sfortunati (orfani in questo caso) che vengono vessati in un orfanotrofio religioso. Fuggono per riabilitarsi, e cercano di partecipare (e parteciperanno) al campionato mondiale di pallastrada, l’unico tipo di calcio non ancora asservito allo spettacolo mediatico. In questo aiutati dalla bella bambina Celeste, discendente della fondatrice dell’orfanotrofio. Infatti, Memorino, Lucifero, Alì, Deodato e gli altri sono appunti i “Celestini”. Nella fuga vengono ostacolati dal clero, impersonato dall’esecrabile Don Biffero, dai media guidati dall’orrido Fumicoli e dalle truppe corrazzate del mafioso Buonommo. Tutti, in un modo o nell’altro, legati al grande capo di Gladonia (facile metafora di un’Italia vinta dai massoni del Gladio), il turpe Mussolardi. Su questa ossatura, Benni costruisce la trama principale, con i Celestini alla ricerca di orfani – calciatori ed altre avventure, e tutti i rami laterali ed immaginifici: la storia delle altre squadre di pallastrada, che si intrecciano dal Brasile alla Cina dalla Lapponia all’Africa, le vicende di Don Biffero (con tutta la ferocia anticlericale di cui è capace Benni), la scalata resistibile di Fumicoli (con il sottoprodotto del suo aiutante, una volta partecipante a cortei alternativi ed ora ridotto a registrare con il video le vicende mediatiche), i rapporti tra potere e mafia (dove quest’ultima avrà sempre la meglio). Ogni tanto qualche racconto nel racconto prende per le immagini e/o i sentimenti che può suscitare (il meccanico Alessio su tutti, ma anche le storie contorte di Celeste e dei suoi antenati, nonché quelle del famoso cuoco Passabrodet). Ma sono sprazzi, che tutto è sempre frammisto con travisamenti di nomi, indicazioni di possibili fatti, letture in controluce di situazioni. E seppur ammiro la fertile fantasia di Benni, la sua agilità nello scrivere, nel saltare qua e là e poi tornare al filone principale, tutto questo mi lascia discretamente freddo e distante. Lo guardo, ma non mi coinvolge, come dicevo. E la fatica di decrittare tutto ad un certo punto lascia il campo al sorbire il romanzo così com’è, aspettandone una fine che non può che essere quella che ci aspettiamo. Non consolatoria, non vincono i buoni, e nemmeno i cattivi. Benni sembra dirci che, in fondo, non vince nessuno, se non si cambia qualcosa. E gli unici che possono cambiare sono i bambini, i ragazzi, quelli che fuggono e si salvano prima del naufragio. Ci sarebbe da fare un bel paragone con la storia di Saviano che, cambiando tempi e situazioni, sembra essere simile di concetto, e dove ci si salva solo se ci si ferma prima. Anche perché pure nel racconto di Saviano si parla di calcio giocato in strada, quasi che volesse aggiornare le vicende dei Celestini venti anni dopo. Insomma, Benni rimane sempre un caro amico da leggere quando si può. Non, per me, in queste lunghe performance, ma magari in qualche altra cosa più breve ed immediata.

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    Giogio53 said on May 29, 2012 about the Hardcover edition | Add your feedback

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9788807014468 Softcover -- -- --
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