Acque morte
Le strade del giallo n. 47
By W. Somerset Maugham, Franco Salvatorelli (Translator)




(40)
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Book Description
"Una notte cadde in mare al largo della costa giavanese. Gli squali avranno fatto il resto, immagino."
La biblioteca di Repubblica - Le Strade del Giallo n. 47
Book Details
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Rating:




(40)
- Libri Italiani
- Paperback 211 Pages
- Publisher: Gruppo Editoriale L'Espresso
- Pub date: Apr 01, 2005
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Classic - 12 feb 12
Per 9/10 del libro il giudizio ed il piacere della lettura si stavano pericolosamente avvicinando agli abissi conradiani. Le ultime pagine, che tirano fila e annodano discorsi, lo portano ad un pur basso livello di gradimento e leggibilità. Ciò non toglie che lo trovo datato e lungo. Non prolisso, c ... (continue)
Per 9/10 del libro il giudizio ed il piacere della lettura si stavano pericolosamente avvicinando agli abissi conradiani. Le ultime pagine, che tirano fila e annodano discorsi, lo portano ad un pur basso livello di gradimento e leggibilità. Ciò non toglie che lo trovo datato e lungo. Non prolisso, che non si perde in inutili spiegazioni (si va per mare ad esempio, ma non si descrivono le arature dei campi alla Steinbeck). Ma poteva ridursi ad un racconto, e ne avrebbe tratto giovamento. Perché tuta la prima parte è una lunga, lunghissima introduzione. Ai personaggi, alle atmosfere, ai luoghi. Ma è fatta con lo spirito degli Anni Trenta, e ne risente molto. Sembra che entriamo in un film con Marlene Dietrich che sbarca in qualche porto dell’Asia. Poi ci immergiamo nel tranquillo americano di Graham Greene, dandoci ogni tanto un’alzata di gomito alla “Sotto il vulcano” di Malcom Lowry. Ma non prende la descrizione del dottor Saunders (che immaginiamo più come Peter Lorre che come Orson Wells) bravo dottore, per oscuri motivi radiato in Inghilterra, oppiomane e cinico. O quella del capitano Nicholls, il farabutto che non conosce il confine tra bene, male e tornaconto personale. O dell’australiano in fuga, un Fred Blake con l’animo di Montgomery Clift senza angoscia. I tre si incontrano e veleggiano per le isole asiatiche, fino a sbarcare su un’ex-colonia portoghese poi olandese ora chissà. Dove incontrano il buon gigante danese Erik e la famiglia Frith, soprattutto la giovane Louise. E veniamo a conoscerne a poco a poco motivi e ragioni della loro vita. Fred che scappa non si sa perché. Erik innamorato di Louise (o della di lei madre morta?). E tanti altri piccoli passi. Ma sempre freddi, esterni. Continuiamo a guardare questa fauna esotica come se facessimo collezione di farfalle. Poi si scatenano le torbide acque dell’intreccio che ci aspettavamo da 180 pagine. Fred seduce Louise (consenziente). Erik lo scopre e si uccide. Fred ne è colpito e riparte per il mare con il capitano, non prima di aver narrato la storia della sua fuga dall’Australia dove ha ucciso un uomo. Alla fine in quel di Singapore, troviamo il dottore (che è stato il personaggio centrale che abbiamo seguito per le più di 200 pagine) che in un bar incontra il capitano che gli narra la morte in mare del giovane. E dov’è il giallo? Il mistero? Certo ci si lascia in sospeso sull’ultima morte. Ma il resto è narrazione, è trama del romanzo senza fronzoli. Niente in contrario se fosse in una collana di narratori, molto se la troviamo nelle strade del giallo di Repubblica. Certo Maugham è prolisso come il suo nome, ma riesce meglio nella concisione della pronuncia (si scrive lungo ma si pronuncia mawm). E certo è un abile costruttore di trame, perché alla fine, come in un bel meccanismo, tutto si incastra. Ma non ha quella fulmineità, come nella bellissima “Lettera” recensita tempo fa. Finiamo con alcuni appunti ed una domanda. La traduzione del titolo, che da angolo stretto, in cui viene messo qualcuno alle corde, si trasforma in acque morte, dove ci si impantana ed affoga. Perché? E perché la prefazione, dello stesso autore, che spiega la genesi dei personaggi, illuminandoci su come nasce soprattutto il capitano. Ma questa descrizione condiziona tutto il romanzo, perché dall’inizio ci aspettiamo quello che accadrà alla fine. Io l’avrei messa come postfazione. Ed infine una domanda di ignoranza: ad un certo punto il dottore si rinfresca, si fa vento, con uno strumento definito come una canna di bambù cava che si mette tra le gambe e tradotto con il nome di “comare olandese”. Non sono riuscito a capire cosa sia né a trovarne traccia. Qualcuno ne sa di più?
“Era un uomo tranquillo, di conversazione gradevole, ma alieno dall’imporla; capace di divertirsi a una sua facezia senza desiderare di farne parte ad altri.” (23)
“Per lei era una soddisfazione pensarlo immerso nei suoi libri, a leggere, scrivere, prendere appunti. Lo riteneva un genio, e pensava che tutto ciò che faceva per lui gli fosse dovuto.” (136)
“Ora so qual è il guaio di quell’uomo… Aveva un sogno e si è avverato. Ciò che dà bellezza a un ideale è la sua irraggiungibilità.” (148)
“Lei è vecchio, non sa com’è. .. Lei ha cinquant’anni.” (167)
“Non ho mai avuto simpatia per l’ascetismo. Il saggio combina i piaceri dei sensi e i piaceri dello spirito in modo da accrescere la soddisfazione che riceve da entrambi. La cosa più preziosa che ho imparato dalla vita è di non rimpiangere niente.” (142)
“Agli sciocchi e ai furfanti generalmente dispiace subire le conseguenze delle loro azioni.” (191)
“Gli uomini assennati sono tutti della stessa religione. E qual è questa religione? Gli uomini assennati non lo dicono.” (195)
“Io sono io. Non voglio sognare un sogno altrui, voglio sognare il mio.” (205)
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