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Ricordi dal sottosuolo

By Fedor M. Dostoevskij

(3584)

| Softcover | 9788877102638

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13 Reviews

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  • 1 person find this helpful

    Dopo una decina di pagine avevo l'impressione di essere davanti ad uno specchio.
    San Dostoevskij liberaci dal male.

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    piermaicol said on Feb 13, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Dostoevskij è l'unico uomo a cui permetto di entrare nella mia mente e farci quello che gli pare !

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    Lolita said on Jan 16, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

  • 1 person find this helpful

    Cronaca di un' Ipertrofia della Coscienza

    Si dice che per capire l’ opera di un artista si debba conoscere la sua vita oltre che le sue opere. Se decidiamo di leggere Dostoevskij, trascurare le sue vicende personali diventa quasi un crimine: e lasciare che molti dettagli – a prima vista anche trascurabili, ma in realtà significativi - ci sc ... (continue)

    Si dice che per capire l’ opera di un artista si debba conoscere la sua vita oltre che le sue opere. Se decidiamo di leggere Dostoevskij, trascurare le sue vicende personali diventa quasi un crimine: e lasciare che molti dettagli – a prima vista anche trascurabili, ma in realtà significativi - ci scorrano via inosservati tra le pagine? Negarsi volontariamente la possibilità di comprendere del tutto la grandezza di questo autore?

    Zapiski iz podpolja esce per la prima volta nel 1864 sulla rivista “Epoca”, fondata da Dostoevskij stesso in associazione col fratello. 1864 non è solo una data, è un’ indicazione: ci dice che l’ opera è stata composta dopo il periodo della *povera gente*- dei *piccoli uomini* inghiottiti da una Pietroburgo affetta da elefantiasi burocratica, in cui i piccoli impiegati sono solo miseri ingranaggi di una macchina infernale, calciati ai margini della società e spinti a forza nelle braccia del Sogno - ma pur sempre prima della stagione dei grandi romanzi. Non dimentichiamo però che Delitto e Castigo sarebbe arrivato solo due anni più tardi.

    Il 1864 segna una svolta, e questa svolta si chiama Ricordi dal sottosuolo . Il ventottenne scrittore che alle quattro del mattino del 23 aprile 1849 viene arrestato e condotto alla Fortezza di Pietro e Paolo ha ancora sulle spalle l’ impronta del cappotto di Gogol’, e la mente occupata dal ricordo dei libri stranieri (e proibiti) letti nel salotto di casa Petraševskij. Voi che avete la netta sensazione di essere, nei più profondi recessi del vostro sentire, inesorabilmente dostoevskiani, non dimenticate che il giovane Dostoevskij non era immune dall’ influenza del contesto culturale degli anni Trenta e Quaranta dell’ Ottocento - il periodo fatale in cui si fece sentire in Russia l’ eco frastornante del socialismo utopistico. Com’ era debitore a Gogol’ dell’ interesse per “gli umiliati”, oltre che per gli “ammalati psichici”, così il giovane scrittore doveva a Fourier la convinzione che l’ infernale macchina sociale impedisse la felice realizzazione dell’ individuo, generando solo miseria, oppressione, straniamento. Incapace di ottenere la felicità, l’ oppresso si rifugia nel sogno… o scivola nella pazzia. Ma sono anche gli anni del razionalismo hegeliano, che concepisce l’ uomo come un meccanismo governato da leggi finite, accessibili alla scienza; gli anni dell’ utilitarismo, secondo cui l’ uomo agisce unicamente spinto dai propri interessi – e quindi Bene e Virtù diventano scelte razionali, appena l’ uomo si rende conto che la moralità sola viene incontro ai suoi desideri. Tutte teorie che influenzavano decisamente i giovani intellettuali russi, compreso Dostoevskij.

    Il 24 dicembre del 1849 Dostoevskij parte per Omsk. Da quel momento e per i successivi dieci anni S C O M P A R E. I caratteri tipografici non stamperanno più il suo nome fino al rientro a Pietroburgo nel 1859. Ma quello che torna è un uomo che ha già avuto modo di mettere da parte le suggestioni giovanili (certo non il debito verso Gogol’, quello mai!), un uomo che ha visto l’ inferno – e non mi riferisco al campo di prigionia, bensì all’ autentico Inferno in terra: quello della solitudine e dell’ estraniamento dal consorzio umano, quello del vizio, e della coscienza che inibisce l’ azione. Tutto *questo* - che lui chiama sottosuolo - viene descritto, testimoniato anzi, proprio nei Ricordi . La sensazione che se ne ricava è quella di un pugno nello stomaco. Ci si sente nudi davanti al proprio “umano, troppo umano”.

    Non è un’ opera facile: due parti, di cui la prima un lungo monologo (o confessione?), la seconda una narrazione vera e propria. Ad ogni modo sarebbe un errore prenderle separatamente, dato che l’ una scaturisce dall’ altra, è l’ esatto completamento dell’ altra. Il sottosuolo viene declinato in due modi – che si rivelano poi due facce della stessa medaglia. La prima parte costituisce una testimonianza del sentire dell’ uomo del sottosuolo, e allo stesso tempo una violenta invettiva contro quello stesso positivismo e determinismo scientifico in cui lo stesso Dostoevskij aveva creduto in gioventù. A chi spera di poter amputare l’ intrinseca negatività dell’ uomo, il suo essere profondamente irrazionale e bestiale , alla luce del mito della Ragione, l’ uomo del sottosuolo contrappone la libera volontà di sentire ed agire, di fare addirittura il male, giacché anche la scelta del vizio ha qualcosa di nobilitante – ed è il libero esercizio della propria Volontà. La Ragione non può rendere conto del perché le cose accadono, e perché accadono in un determinato modo e non in un altro, o il senso stesso del vivere viene meno. L’ ultimo mito, la Ragione, è stato distrutto: ma allora perché vivere? Quale scopo, quale fine ultimo nella propria esistenza? L’ uomo del sottosuolo sente tutto questo con dolorosa lucidità, ed è la Condanna. Ogni inclinazione ad agire è inibita, rimane solo l’ abisso del proprio egoismo. Lo sradicamento è inevitabile, la solitudine irrimediabile.

    Nella seconda parte vediamo il protagonista tentare di creare un qualche reale rapporto umano e ri-scivolare pateticamente nel sottosuolo. Ma succede qualcosa d’ importante: perfino nella Pietroburgo più bassa, sordida e squallida, può sopravvivere un fiore d’ innocenza. E’ Liza, la prostituta angelica, una delle più riuscite e commoventi tra le figure femminili dostoevskiane. E’ anche il preannuncio di quella tematica fondamentale nella produzione di Dostoevskij che emergerà trionfalmente due anni più tardi in Delitto e Castigo , mentre qui viene *solo* annunciata. Che solo l’ Amore, e l’ amore in Cristo, autentica perfezione di bellezza, la bellezza che salverà il mondo!, può risolvere l’ antinomia di fondo dell’ uomo moderno e portarlo alla sua piena e felice realizzazione.

    La donna diventa “tramite” di questo amore – perché le donne di Dostoevskij, pur così miti e passive (nella maggior parte dei casi, almeno), sono custodi di una verità che inevitabilmente attrae gli uomini più forti ed inquieti. Non a caso Sonja sarà il tramite per la redenzione per Raskol’nikov.

    Liza, però, non può salvare l’ uomo del sottosuolo… la “soluzione” è ancora solo auspicata.

    Per questo i Ricordi costituiscono una svolta ed un momento di passaggio nella produzione di questo grande scrittore. I due nuclei essenziali, il sottosuolo e la salvezza nell’ amore cristiano, sono stati individuati ed annunciati: saranno i grandi romanzi, tutti successivi al 1864, a svolgere completamente – e trionfalmente – entrambe queste tematiche.

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    Queenofthewoods said on Jan 6, 2012 about the Others edition | Add your feedback

  • *** This comment contains spoilers! ***

    Dovevo proprio leggerlo questo “Ricordi dal sottosuolo”, di Dostoevskij, già, era una necessità che aspettava fuori dalla porta. Avevo bisogno di scandagliare lo schifo che si veste d’anima, che noi tutti abbiamo tanta cura di nascondere dagli occhi indiscreti. E già. Poi con tutta la neve fradicia ... (continue)

    Dovevo proprio leggerlo questo “Ricordi dal sottosuolo”, di Dostoevskij, già, era una necessità che aspettava fuori dalla porta. Avevo bisogno di scandagliare lo schifo che si veste d’anima, che noi tutti abbiamo tanta cura di nascondere dagli occhi indiscreti. E già. Poi con tutta la neve fradicia che cadeva anche qui, come non specchiarsi e ritrovarsi in luoghi malsani che prima o poi ci toccherà frequentare, per tenere il passo dentro realtà opprimenti e piene, troppo piene, di sentimenti. Vabbè, in fondo il gusto dell’affondare un giorno sì e uno pure non mi è mai mancato; abitudine perversa anche questa.
    Questo libro durante la lettura spesso appare prevedibile, ma non per questo noioso, anzi, è avvincente il suo scorrere familiare. Sarà che questo libro ci appartiene al di là della sua frequentazione? Sarà che tutti l’hanno usato un po’ come un bignami dell’anima per spiegare meglio i tormenti che ci capitano? Sarà.

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    Peppesta said on Feb 13, 2012 about the Others edition | Add your feedback

  • 5 stelle, ma solo perchè non posso darne 6. Un capolavoro di introspezione psicologica su cui ogni commento risulterebbe banale e insulso.
    Fidatevi e leggetelo. (o non fidatevi, fate vobis)

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    Holmes said on Feb 6, 2012 about the Paperback edition | Add your feedback

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