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Let the Great World Spin

By Colum McCann

(25)

| Paperback | 9781408801185

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Book Description

It's New York, August 1974: a man is walking in the sky. Between the newly built Twin Towers, the man twirls through the air. Far below, the lives of complete strangers spin towards each other: Corrigan, a radical Irish monk working in the Bronx; Cla Continue

It's New York, August 1974: a man is walking in the sky. Between the newly built Twin Towers, the man twirls through the air. Far below, the lives of complete strangers spin towards each other: Corrigan, a radical Irish monk working in the Bronx; Claire, a delicate Upper East Side housewife reeling from the death of her son; Lara, a drug-addled young artist; Gloria, solid and proud despite decades of hardship; Tillie, a hooker who used to dream of a better life; and Jazzlyn, her beautiful daughter raised on promises that reach beyond the skyline of New York. In the shadow of one reckless and beautiful act, these disparate lives will collide, and be transformed for ever.

254 Reviews

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    “Tutte le vite che potremmo vivere, tutte le persone che non conosceremo mai, o che non saremo, sono ovunque. E’ questo il mondo” (Aleksandar Hemon, The Lazarus Project)

    “L’uomo lassù era come una parola a tutti nota, sebbene nessuno l’ ...(continue)

    “Tutte le vite che potremmo vivere, tutte le persone che non conosceremo mai, o che non saremo, sono ovunque. E’ questo il mondo” (Aleksandar Hemon, The Lazarus Project)

    “L’uomo lassù era come una parola a tutti nota, sebbene nessuno l’avesse mai udita. E lui entrò nel vuoto”

    “Se non sopporti la verità, allora non fare domande”

    “Chi pensa di conoscere ogni segreto, pensa di conoscere ogni cura”

    “-Non hai mai provato la sensazione di aver smarrito qualcosa dentro di te? Non sai che cosa sia, una palla, o una pietra, magari di ferro o di cotone o di erba o di qualsiasi altra cosa, non lo so, ma comunque è lì dentro, da qualche parte. Non si tratta di fuoco o rabbia o altro del genere, E’ solo una grossa palla. E non c’è verso di agguantarla.(ha distolto lo sguardo, e si è picchiato il petto sulla sinistra.
    -Bè, eccola qui. E’ proprio in questo punto.”

    “Raramente capiamo ciò che ci viene detto quando ce lo sentiamo dire per la prima volta, mauna cosa è certa: lo sentiamo come non riusciremo mai più a sentirlo. Torniamo a quel momento rincorrendolo, senza mai riuscire ad afferrarlo davvero. Non resta che una memoria, una vaga impronta di ciò che era, di ciò che significa.”

    “Ci sono momenti ai quali torniamo costantemente. La famiglia è come l’acqua: conserva la memoria di ciò che un tempo ha colmato e tenta sempre di tornare al suo corso originario”

    “Le città lontane sembrano disegnate apposta per capire da dove provieni. Quando partiamo ci portiamo dietro casa nostra. Molto più vivida, spesso, proprio perché l’abbiamo lasciata”

    “I ricordi dei bei giorni a volte tornano per strade tortuose”

    “La libertà non si concede, si ottiene”

    “Arriva un momento in cui, stanco di perdere, decidi di smettere di tradire te stesso, o almeno ci provi, e spari la tua ultima cartuccia”

    “La mente compie dei balzi riparatori: spinge via i ricordi a pugni, proprio così, dentro un cassetto”

    “A volte le cose capitano. A volte le cose si scontrano”

    “Ci sono rocce conficcate tanto in profondità nella terra che, per quanto si scavi, non vedranno mai la superficie. Credo sia paura. Paura dell’amore.”

    “Una volta mi ha detto che la maggior parte delle persone usano la parola amore per dire in un modo diverso che hanno fame.”

    “Forse le nostre storie dovrebbero potersi fermare all’istante, e le cose cominciare e finire lì, nel momento delle risate, ma nulla comincia e nulla finisce in realtà; tutto prosegue, semplicemente.”

    “La gente è buona per intero, o per metà, o per un quarto, e cambia in continuazione, ma anche nel giorno migliore nessuno è perfetto”

    “C’è chi pensa che l’amore sia la fine della strada, e che se si è abbastanza fortunati da trovarlo, ci si ferma lì. Altri dicono che è come un burrone nel quale si precipita. Ma chiunque abbia vissuto almeno un po’ sa che muta con il passare dei giorni, e secondo l’energia che gli si dedica, lo si conserva o ci si aggrappa, oppure lo si perde, ma a volte capita che non sia nemmeno stato lì, fin dall’inizio.”

    “Le persone credono di conoscere quel mistero che è vivere nella pelle altrui. Non è così. Solo colui che la indossa sa cosa significa portarne il peso.”

    “E alla fine tutto cade fra le braccia della musica. L’unica cosa che sia mai riuscita a salvarmi: ascoltare una grande voce. Ci sono anni accumulati in un suono”

    “E’ quello che incespicando facciamo, estraiamo la luce dal buio, e cerchiamo di trattenerla”

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    Babydreams said on Sep 16, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    "La sola cosa per cui valeva la pena intristirsi era sapere che a volte in questa vita c'è più bellezza di quanta il mondo possa reggerne."
    Vero.
    E pensare che a volte non la vediamo nemmeno.
    Eppure è lì. Non solo nella poesia della "camminata" di Pe ...(continue)

    "La sola cosa per cui valeva la pena intristirsi era sapere che a volte in questa vita c'è più bellezza di quanta il mondo possa reggerne."
    Vero.
    E pensare che a volte non la vediamo nemmeno.
    Eppure è lì. Non solo nella poesia della "camminata" di Petit, ma anche nel dolore, nella disperazione, nello squallore di vite che si sfiorano, si intrecciano, si scontrano.
    E' il mondo che gira.

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    La sorella nervosa di Norman Bates said on Sep 11, 2014 | 1 feedback

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    "Il mondo sarebbe perfetto se non ci fosse la gente. Tutto in equilibrio come deve stare. Ma invece la gente c'è , e manda tutto in merda."

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    Valentina said on Sep 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un'immagine, un filo, una poesia tengono insieme tutte le storie

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    Zanellic said on Jul 28, 2014 | Add your feedback

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    Che mi piace molto la letteratura americana, penso si sia capito ormai. Però è quando trovo dei piccoli gioielli come questo che mi ricordo perché la amo tanto: mi sorprende sempre. Non so nemmeno più quando e come "Questo bacio vada al mondo intero" ...(continue)

    Che mi piace molto la letteratura americana, penso si sia capito ormai. Però è quando trovo dei piccoli gioielli come questo che mi ricordo perché la amo tanto: mi sorprende sempre. Non so nemmeno più quando e come "Questo bacio vada al mondo intero" sia arrivato a me, però sono contenta che sia finito nella mia libreria perché mi sarei persa tanto se non lo avessi letto. Questo romanzo racconta tante storie che racchiudono in sé il sogno americano e la sua antitesi, l'amore e la pura di esso, la disperazione e la carità, il razzismo, la prostituzione, la droga, il Vietnam. E poi c'è lui Philippe Petit, un piccolo uomo dai capelli rossi che compie un'impresa memorabile: attraversa lo spazio tra la Torre Sud e la Torre Nord su un cavo d'acciaio con l'aiuto del suo bilanciere. Cammina, corre, si inchina e saluta. E la gente trema e sogna e spera e si dice che tutto è possibile, che allora c'è sempre una speranza se quell'uomo vestito di nero che sembra un moscerino è riuscito in quell'impresa eccezionale e da pazzi. Leggetelo anche voi, per disperarvi e poi tornare a sperare, per avere paura dell'amore e poi imparare ad amare e per visitare New York da una prospettiva corale, unica ed emozionante.

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    Frencina said on Jul 28, 2014 | Add your feedback

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    http://despuesdelnaufragio.blogcindario.com/2014/07/015… Un cable entre dos rascacielos y un funámbulo sobre las calles de Nueva York (una sombra en el cielo y la idea de algo extraordinario), un pu ...(continue)

    http://despuesdelnaufragio.blogcindario.com/2014/07/015…

    Un cable entre dos rascacielos y un funámbulo sobre las calles de Nueva York (una sombra en el cielo y la idea de algo extraordinario), un puñado de personajes bajo el funambulista que intentan sobrevivir en la ciudad, un cura entre prostitutas que vive a través del dolor y la renuncia, unas prostitutas bajo un puente a la espera de que un coche se detenga junto a ellas, un grupo de madres que se reúnen para hablar de sus hijos muertos en Vietnam, una pareja de artistas que quieren subvertir el orden y el tiempo (sus cuadros a la intemperie, que sea la lluvia o el calor quien termine sus obras y las cambie por completo), unas niñas que pierden el único hogar que conocían, unos seres que también son funámbulos.

    Que el vasto mundo siga girando es un rompecabezas de historias y lugares. McCann usa la hazaña de Philippe Pettit, su paseo sobre un cable tendido entre las Torres gemelas de Nueva York, para hablar sobre un puñado de vidas que orbitan alrededor del dolor y la supervivencia. Mientras el funámbulo camina por el cable y se tumba en él o da pequeños saltos, unos personajes desconectados en un principio entre sí caminan entre sueños y miedos por las calles de Nueva York (la ciudad como un personaje más. Está el Bronx, los edificios en ruinas y el abandono, está Park Avenue y los cuadros de Miró colgados de la pared, están los grafitos en los túneles del metro y el centro de negocios. Y sobre todos ellos, la sombra de un hombre en un equilibrio precario, ajeno a todo).

    McCann habla de personajes desarraigados, de vidas en el abismo, del dolor que llevamos dentro y que a veces es una carga y a veces da sentido a nuestra existencia, de ir más allá de nuestras fuerzas como renuncia a una vida plácida, de la muerte como motor de un cambio, de nuestras raíces y recuerdos. Y lo hace de manera sencilla, pausada, una mirada desde la altura de un funámbulo, miradas fragmentadas que forman un todo, el día donde un hombre caminó en el cielo, una furgoneta volcó en la autopista, una mujer intenta hacer visible el dolor por la pérdida de su hijo.

    Siento Que el vasto mundo siga girando una novela irregular, la sensación de algo ya leído, la tensión de algunas partes se deshace en otras, parece una pequeña montaña rusa. Hay buenos momentos, el cura que se debate entre su dios y la vida, que hace del dolor un camino a seguir. O el grupo de madres que se reúne para recordar ausencias. O el propio funámbulo, que entrena alejado de la ciudad su paseo entre las torres. Personajes e historias que se cruzan a lo largo de la novela hasta que confluyen en un punto.

    En la calle Church. Liberty. Cortlandt. La calle West. Fulton. Vesey. Era un silencio que se oía a sí mismo, atroz y hermoso. Al principio algunos pensaron que se trataba de un fenómeno luminoso, una forma casual debida a la manera en que caían las sombras. Otros imaginaron que era la perfecta broma de la ciudad; detenidos y señalando hacia arriba, los transeúntes se congregaban, alzaban las cabezas, asentían, afirmaban, todos miraban arriba, a nada en absoluto, como si esperasen el final de un gag de Lenny Bruce. Pero cuanto más se prolongaba la espera, más seguros estaban. Él se encontraba en el borde mismo del edificio. Su silueta oscura chocaba contra el gris de la mañana. Tal vez era un limpiador de ventanas. O un trabajador de la construcción. O alguien que iba a lanzarse al vacío.
    Allá arriba, a ciento diez pisos de altura, completamente inmóvil, un juguete oscuro contra el cielo nublado.
    Sólo se le podía ver desde ciertos ángulos, de manera que los espectadores tenían que detenerse en las esquinas, encontrar un hueco entre los edificios o zigzaguear desde las sombras para poder ver sin las obstrucciones de cornisas, gárgolas, balaustradas y bordes de tejados. Nadie había comprendido todavía qué era la línea que se extendía a sus pies desde una torre a la otra. Más bien la forma humana era lo que los retenía allí, las cabezas hacia atrás, divididos entre la promesa de una catástrofe y la decepción de lo normal y corriente.
    Se les planteaba el dilema del espectador: no querían esperar a cambio de nada, un idiota en el borde del precipicio de las torres, pero tampoco querían perderse el momento en caso de que resbalara, lo detuvieran o se lanzara al vacío con los brazos extendidos.

    ( ... )

    Lo que Corrigan quería era un Dios plenamente creíble, como sólo se puede encontrar en la mugre de lo cotidiano. El consuelo que le daba la verdad desnuda (la suciedad, la guerra, la pobreza) era que la vida podía ser capaz de ofrecer pequeñas bellezas. No le interesaban los relatos gloriosos de la otra vida o las ideas de un cielo lleno de dulzura. Para él eso era un vestuario del infierno. Más bien se consolaba con el hecho de que, en el mundo real, cuando observaba atentamente la oscuridad, podía hallar la presencia de una luz, anémica, pero una lucecita de todos modos. Sencillamente, quería que el mundo fuese un lugar mejor y tenía la costumbre de esperar a que así fuese. De ahí surgía cierta clase de triunfo que iba más allá de la prueba teológica, un motivo de optimismo contra toda evidencia.

    ( … )

    Imaginé que podría escribir una obra de teatro ambientada en un bar, como si eso no se hubiera hecho nunca, como si fuese una especie de acto revolucionario, de modo que escuchaba a mis compatriotas y tomaba notas. La soledad de aquellos hombres en el bar era una extensión de la que tenían en casa. Se me ocurrió que las ciudades lejanas están diseñadas precisamente para que puedas saber de dónde vienes. Al marcharnos nos llevamos el hogar con nosotros. A veces es una sensación agudizada por el hecho de haber partido. Mi acento se hizo más profundo. Adquirí diferentes ritmos.
    Colum McCann
    Que el vasto mundo siga girando (traducción de Jordi Fibla. RBA)

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    elchicoanalogo said on Jul 28, 2014 | Add your feedback

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