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Book Description
Individui spaesati e distratti, in esilio dalle loro origini o da sé stessi;l'incontro inatteso tra un uomo che vive da anni lontano dalla famiglia e lafiglia adolescente della sua ex moglie; il percorso quieto e tortuoso di unfidanzamento senza amore; il piccolo mistero di un bambino non desContinue
Book Details
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| ISBN | Edition | List | Sale | Seller |
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| 9788817016728 | Others | €9.20 | €6.44 | IBS.IT |
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Letteratura di Generi
Iniziato durante un viaggio in treno a Milano. All’andata concludevo che la trovavo “fredda”, al ritorno venivo piano piano contagiata, l’ho terminato quella notte stessa, nella quale, una volta addormentata, ho sognato di perdermi un palazzone disabitato della città di Montreal.
Ultimamente ... (continue)
Iniziato durante un viaggio in treno a Milano. All’andata concludevo che la trovavo “fredda”, al ritorno venivo piano piano contagiata, l’ho terminato quella notte stessa, nella quale, una volta addormentata, ho sognato di perdermi un palazzone disabitato della città di Montreal.
Ultimamente sto selezionando il medesimo tipo di esperienza di lettura, differente da quella del romanzo, della grande trama che si sviluppa dall’inizio alla fine: quello che mi è successo con questi racconti è analogo a ciò che mi è successo con i racconti della Oates, della Hempel, e prima ancora della Munro. Scrittrici differenti tra loro ma con questo comune denominatore: il loro narrare è come un divagare che sotto l’apparenza del disperdere le parole lontano da nuclei narrativi, da personaggi suadenti, da storie centrifughe, liberano una energia centripeta, apparentemente occasionale, che ha il dono misterioso di innescare il meccanismo di un ricordo. Chi legge ascolta una specie di chiacchiera con cui una educata narratrice, seduta con te in un tinello davanti ad un caffè, attraverso libere associazioni e divagazioni evoca labili storie: tu capisci che sono solo finzioni, le cui propaggini arcane si allacciano alle tue diverse esistenze stratificate nello spazio e nel tempo.
I personaggi di questi racconti sono tutti o sagaci o irrimediabilmente lenti, più spesso passivi che non rapaci e proprio mai avventurosi sempre che non si pensi alle tristi avventure di uomini che si lasciano ai margini della società per debolezza o cialtroneria, o di donne che con una vita sessuale disordinata e indipendente riescono a catturare esistenze prima o poi votate a uomini anziani, al tardivo recupero della normalità. Nel loro essere privi di grandi passioni sono in moto verso esistenze tiepide e straordinarie: e nonostante siano prevalentemente personaggi femminili la luce intermittente che emanano contiene la magia di quel banale che ha cambiato le nostre vite, tutte.
Così noi scopriamo che sebbene fosse proprio vero che, alla fine, era tutto solamente normale, conservava una dimensione di mito che finalmente ci viene restituita. Qualcuno ci aveva detto che la chiave di quel mito la si poteva acchiappare solo nell’Avventura, nella Metafora, nella Storia, queste donne ci suggeriscono invece che per recuperarla si può anche scendere nelle proprie viscere.
Non credo proprio che tutto ciò abbia a che vedere con la fenomenologia di una letteratura di genere, altrimenti non si spiegherebbe il richiamo che essa sa esercitare su lettori entusiasti. Significativo è il racconto Meglio lasciar correre , dove l’io narrante è quello di un uomo i cui esili ricordi ruotano attorno a due figure di donne, madre e figlia, che in maniera diversa sono comparse nella sua vita. Mai mi è venuto da chiedere quanto la sua voce, animata da una penna femminile, fosse autenticamente maschile, maschio e femmina sono solo dei pretesti. Voler trovare l’identità di genere in questo racconto è come entrare in una sala degli specchi e pensare di divertirsi uscendone.
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