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Nel 1974 l'eccentrico Brian Clough, ex calciatore noto per i suoi tanti successi, accetta di sostituire il leggendario Don Revie e allenare una delle più difficili squadre del campionato di calcio inglese: il Leeds United. Giocatori altezzosi, competitivi, in cima alla classifica, ma aggressivi e scContinue
32 Reviews
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Enzo B said on Sep 29, 2009 | 3 feedbacks
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11 people find this helpful



Premetto che calcio e calciatori mi stan da sempre gagliardamente sulle balle; e lì locati anche gli scritti letterari intorno al calcio, siano essi le logore romanticherie che da Soriano scendono giù giù sino a Darwin Pastorin oppure le scuole moderne di pensiero che vogliono il tifo politicamente ... (continue)
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GloriaGloom said on May 19, 2009 | 3 feedbacks
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4 people find this helpful



La lingua continua a battere dove il dente duole: "Yorkshire. Millenovecentosettantaquattro [...] C'è sempre una guerra in arrivo, e l'Inghilterra sta sempre dormendo".
Chi non ama Peace non troverà qui argomenti per cambiare opinione. Questo romanzo, "ancora una volta una finzione, ancora una vol ... (continue)―
Lebowski said on Aug 3, 2009 | Add your feedback
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GertdelPozzo said on Dec 15, 2009 | Add your feedback
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il maledetto Brian Clough
Consigliato da amici, con la grande passione di un calcio che non esiste più, ho iniziato e divorato questo spaccato di uno dei più grandi personaggi della storia del calcio britannico. Per tutto il libro si vive il parallelismo tra la sua avventura da allenatore del Derby County e i 44 giorni trasc ... (continue)
― DA said on Dec 4, 2009 | Add your feedback
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Ilnumero21 said on Nov 4, 2009 | Add your feedback
Book Details
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Rating:



(80)
- Libri Italiani
- Paperback 408 Pages
- Edition: 1
- ISBN-10: 8842814768
- ISBN-13: 9788842814764
- Publisher: Il Saggiatore
- Pub date: Mar, 2009
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| ISBN | Edition | List | Sale | Seller |
|---|---|---|---|---|
| 9788842814764 | Paperback | €17.50 | €17.50 | IBS.IT |
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Don't bless, don't blame.
La storia è quella di Brian Howard Clough, giocatore e poi allenatore, circondato da un’aurea mitica. Partito da una squadra di terza divisione, approdato al Derby, dove ha imposto il suo gioco, la sua ossessione. David Peace racconta, da una parte i quarantaquattro giorni passati come allenatore de ... (continue)
La storia è quella di Brian Howard Clough, giocatore e poi allenatore, circondato da un’aurea mitica. Partito da una squadra di terza divisione, approdato al Derby, dove ha imposto il suo gioco, la sua ossessione. David Peace racconta, da una parte i quarantaquattro giorni passati come allenatore del Leeds United, già vincitore del titolo nella stagione ’72-’73, dall’altra le tappe del percorso di Clough. L’infortunio che lo ha fermato a 251 goal in 274 partite di campionato. Poi la carriera da allenatore. La scalata verso la prima divisione. La vittoria del campionato con il Derby County. E poi quei quarantaquattro giorni. Però questa non è una storia di figurine e statistiche, di aneddoti e descrizioni. E’ un bollettino di guerra. Peace trascina il lettore nella sua scrittura anfetaminica. Leggo 20 pagine e ne voglio leggere 40. Ne leggo 40 e voglio continuare. Ho finito di lavorare tardi. Sono rientrato alle 11 di sera. Non mi stacco dal libro. Lo poso. E la cadenza della prosa di Peace mi martella il cervello. Nella notte. Attendo l’oblio del sonno. Non posso non ricordare. La stagione è quella del 1973-74. 1974. Un anno. Un titolo. Il primo volume del Red Riding Quartet. E la città. La stessa. Leeds. “Spunta il sole, ma la pioggia non smette. Oggi niente arcobaleno. Non qui.” Il suo primo romanzo lo ricordo. “1974”: un pugno nello stomaco. I volti esangui intorno. Il ritmo telegrafico di Ellroy, la paura di un bambino cresciuto nello Yorkshire, l’epoca scandita dai crimini che lo circondano: qualcosa di terrificante nei rivoli della pioggia, nelle nuvole in cielo. La scossa del whisky a stomaco vuoto. Niente di male. Ma sono le 7 del mattino.
Peace non si può descrivere. E’ un autore che assorbe ogni energia. Trascina. Corre. E’ l’opposto di Mazzantini e dei suoi lettori. Di Lilin e dei suoi lettori. Di Canin e dei suoi lettori. Degli scrittori fasulli e delle loro schiere di appassionati. Ossa fragili per sorreggere gangli nervosi in corto circuito. Una folata di vento per abbatterli. Non basta. Sono troppi. Troppo tardi. Un cancro metastatizzato. Abbiamo solo palliativi. Abbiamo solo la vera letteratura. E ancora non basta. E non basterà mai.
“Il maledetto United” è un romanzo tormentato in ogni riga, il campo è un luogo di guerra. I destini si decidono sopra il manto erboso. Peace non vuole essere epico. Non c’è niente di epico. L’epica è una favola per cervelli bruciati. Brian Clough puzza di brandy e sigarette. Odia la sua squadra. Odia gli arbitri comprati. Odia il gioco sporco “del fottuto, maledetto Leeds”. Appena arriva brucia la scrivania del precedente allenatore, Don Revie. Brucia i dossier sugli arbitri. “Fortuna, allora, che ne abbiamo fatto una copia” gli dice Syd, il preparatore atletico. Don Revie, allenatore dell’anno, scudetti e trofei. Il manipolatore del gioco del Leeds. Il gioco sporco. La sua firma ovunque. “Non la mia squadra” ripete Brian. Solo il fottuto, maledetto Leeds. Come in Ellroy, anche in Peace la ripetizione impone il ritmo. La frase si spezza. La storia mai.
E con le parole, ormai dal sapore antico, “Coppa dei Campioni”, Peace si sposta nel 1979. Ci ricorda che, sebbene sempre mescolata a una punta di amarezza, la felicita è là. Per Brian. Per David stesso, che accompagna i bambini a scuola, e poi scrive e corre, per noi, sul filo della follia. Per noi, molti o pochi, ma non per tutti: maledetti fottuti idioti.
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