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Il maledetto United

By David Peace, Pietro Formenton (Translator)

(80)

| Paperback | 9788842814764

Book Description

Nel 1974 l'eccentrico Brian Clough, ex calciatore noto per i suoi tanti successi, accetta di sostituire il leggendario Don Revie e allenare una delle più difficili squadre del campionato di calcio inglese: il Leeds United. Giocatori altezzosi, competitivi, in cima alla classifica, ma aggressivi e scContinue

Nel 1974 l'eccentrico Brian Clough, ex calciatore noto per i suoi tanti successi, accetta di sostituire il leggendario Don Revie e allenare una delle più difficili squadre del campionato di calcio inglese: il Leeds United. Giocatori altezzosi, competitivi, in cima alla classifica, ma aggressivi e scorretti. Disposti a tutto pur di vincere. Clough sa che non sarà semplice far funzionare le cose, eppure non rifiuta l'incarico: spinto da un orgoglio infinito accetta, nella convinzione di poter trasformare il Leeds in una squadra che vince senza imbrogliare. Inizia così la cronaca avvincente e disperata dei quarantaquattro giorni del più carismatico e controverso allenatore del Leeds United. Brian Clough è un uomo ambizioso, incontenibile e, nonostante gli enormi difetti, sostenuto da un fortissimo senso morale. La sua è una lotta quotidiana contro una squadra che odia (peraltro ricambiato), contro fantasmi che non smettono di perseguitarlo nelle notti insonni fra alcol e sigarette.

32 Reviews

  • 23 people find this helpful

    Don't bless, don't blame.

    La storia è quella di Brian Howard Clough, giocatore e poi allenatore, circondato da un’aurea mitica. Partito da una squadra di terza divisione, approdato al Derby, dove ha imposto il suo gioco, la sua ossessione. David Peace racconta, da una parte i quarantaquattro giorni passati come allenatore de ... (continue)

    La storia è quella di Brian Howard Clough, giocatore e poi allenatore, circondato da un’aurea mitica. Partito da una squadra di terza divisione, approdato al Derby, dove ha imposto il suo gioco, la sua ossessione. David Peace racconta, da una parte i quarantaquattro giorni passati come allenatore del Leeds United, già vincitore del titolo nella stagione ’72-’73, dall’altra le tappe del percorso di Clough. L’infortunio che lo ha fermato a 251 goal in 274 partite di campionato. Poi la carriera da allenatore. La scalata verso la prima divisione. La vittoria del campionato con il Derby County. E poi quei quarantaquattro giorni. Però questa non è una storia di figurine e statistiche, di aneddoti e descrizioni. E’ un bollettino di guerra. Peace trascina il lettore nella sua scrittura anfetaminica. Leggo 20 pagine e ne voglio leggere 40. Ne leggo 40 e voglio continuare. Ho finito di lavorare tardi. Sono rientrato alle 11 di sera. Non mi stacco dal libro. Lo poso. E la cadenza della prosa di Peace mi martella il cervello. Nella notte. Attendo l’oblio del sonno. Non posso non ricordare. La stagione è quella del 1973-74. 1974. Un anno. Un titolo. Il primo volume del Red Riding Quartet. E la città. La stessa. Leeds. “Spunta il sole, ma la pioggia non smette. Oggi niente arcobaleno. Non qui.” Il suo primo romanzo lo ricordo. “1974”: un pugno nello stomaco. I volti esangui intorno. Il ritmo telegrafico di Ellroy, la paura di un bambino cresciuto nello Yorkshire, l’epoca scandita dai crimini che lo circondano: qualcosa di terrificante nei rivoli della pioggia, nelle nuvole in cielo. La scossa del whisky a stomaco vuoto. Niente di male. Ma sono le 7 del mattino.

    Peace non si può descrivere. E’ un autore che assorbe ogni energia. Trascina. Corre. E’ l’opposto di Mazzantini e dei suoi lettori. Di Lilin e dei suoi lettori. Di Canin e dei suoi lettori. Degli scrittori fasulli e delle loro schiere di appassionati. Ossa fragili per sorreggere gangli nervosi in corto circuito. Una folata di vento per abbatterli. Non basta. Sono troppi. Troppo tardi. Un cancro metastatizzato. Abbiamo solo palliativi. Abbiamo solo la vera letteratura. E ancora non basta. E non basterà mai.
    “Il maledetto United” è un romanzo tormentato in ogni riga, il campo è un luogo di guerra. I destini si decidono sopra il manto erboso. Peace non vuole essere epico. Non c’è niente di epico. L’epica è una favola per cervelli bruciati. Brian Clough puzza di brandy e sigarette. Odia la sua squadra. Odia gli arbitri comprati. Odia il gioco sporco “del fottuto, maledetto Leeds”. Appena arriva brucia la scrivania del precedente allenatore, Don Revie. Brucia i dossier sugli arbitri. “Fortuna, allora, che ne abbiamo fatto una copia” gli dice Syd, il preparatore atletico. Don Revie, allenatore dell’anno, scudetti e trofei. Il manipolatore del gioco del Leeds. Il gioco sporco. La sua firma ovunque. “Non la mia squadra” ripete Brian. Solo il fottuto, maledetto Leeds. Come in Ellroy, anche in Peace la ripetizione impone il ritmo. La frase si spezza. La storia mai.
    E con le parole, ormai dal sapore antico, “Coppa dei Campioni”, Peace si sposta nel 1979. Ci ricorda che, sebbene sempre mescolata a una punta di amarezza, la felicita è là. Per Brian. Per David stesso, che accompagna i bambini a scuola, e poi scrive e corre, per noi, sul filo della follia. Per noi, molti o pochi, ma non per tutti: maledetti fottuti idioti.

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    Enzo B said on Sep 29, 2009 | 3 feedbacks

  • 11 people find this helpful

    Premetto che calcio e calciatori mi stan da sempre gagliardamente sulle balle; e lì locati anche gli scritti letterari intorno al calcio, siano essi le logore romanticherie che da Soriano scendono giù giù sino a Darwin Pastorin oppure le scuole moderne di pensiero che vogliono il tifo politicamente ... (continue)

    Premetto che calcio e calciatori mi stan da sempre gagliardamente sulle balle; e lì locati anche gli scritti letterari intorno al calcio, siano essi le logore romanticherie che da Soriano scendono giù giù sino a Darwin Pastorin oppure le scuole moderne di pensiero che vogliono il tifo politicamente corretto alla Hornby e le teste spaccate in allegria di Irvin Welsh. Questo per dire che Il Maledetto United, così a occhio e naso, non avrebbe avuto alcun appeal su di me se non fosse che è farina del sacco del più grande scrittore inglese vivente (e senza alcun contraddittorio, è dato oggettivo, al limite potrebbe giocarsela con l'Amis più scorbutico e cartavetroso, ma quest'ultimo, son sicuro, corromperebbe e ricatterebbe qualunque arbitro del gusto) alle prese col suo libro migliore.

    Qui il Peace, dopo la fedifraga parentesi giapponese (quel Tokio Anno Zero di risibile fattura) ritorna sul luogo del delitto, l'amato/odiato Yorkshire a tessere il mantra interiore della sconfitta di Brian Clough, furastico allenatore socialista, alla guida del Leeds United nell'anno di disgrazia 1974. Nessuno Schiaffino e nessun Maradona allignano in queste pagine, le partite si liquidano in due righe, sputi di cronaca, ma un ambaradan di odio, livore, buste di carta piene di soldi, dossier sugli arbitri, fantasmi lividi che tengon svegli la notte, una cappa appiccicosa dove ogni moto d'umanità resta impigliato. Il Leeds è un laboratorio sociale di feroci trasformazioni di un paese(un mondo) sull'orlo dell'abisso: Margaret Thatcher e le oscure armate del liberismo selvaggio, come ci avverte all'inizio e in coda al testo, son dietro l'angolo...

    A far la differenza, poi, con i tronfi biopic che inzeppano la narrativa fighetta d'oggidì è l'uso sconsiderato di qualunque figura retorica possa balzar fuori dal kit dello scrittore provetto: enumerazioni, accumulazioni, ripetizioni, ogni germe parolaio viene steso sul tappeto per poi essere scarnificato, sacrificato e tornare puro suono. Non ci si affeziona a nessuno dei personaggi qui, si empatizza invece con la vertigine, col vuoto sordo, col suo rumore.

    Il più bel libro di questo mezzo 2009.

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    GloriaGloom said on May 19, 2009 | 3 feedbacks

  • 4 people find this helpful

    La lingua continua a battere dove il dente duole: "Yorkshire. Millenovecentosettantaquattro [...] C'è sempre una guerra in arrivo, e l'Inghilterra sta sempre dormendo".
    Chi non ama Peace non troverà qui argomenti per cambiare opinione. Questo romanzo, "ancora una volta una finzione, ancora una vol ... (continue)

    La lingua continua a battere dove il dente duole: "Yorkshire. Millenovecentosettantaquattro [...] C'è sempre una guerra in arrivo, e l'Inghilterra sta sempre dormendo".
    Chi non ama Peace non troverà qui argomenti per cambiare opinione. Questo romanzo, "ancora una volta una finzione, ancora una volta basata su un fatto", tratta dei 44 giorni - o meglio della guerra lampo - dell'allenatore Brian Howard Clough al Leeds United, squadra da lui detestata. Argomento che Peace utilizza per tornare su temi familiari: la lotta dell'individuo contro gli elementi contrastanti della propria psiche e contro la collettività ostile, e la crisi dell'intera società inglese. Il campo di calcio è infatti, non diversamente dall'indagine poliziesca, prima di tutto un campo di battaglia dove il protagonista e narratore Brian Clough si trova a fare i conti con le diverse componenti della propria personalità: se da un lato è un moralizzatore, alla Peter Hunter di 1980, dall'altro è un vanitoso, molto attratto dai soldi e dalla fama; è al tempo stesso un vincente e un uomo assediato da incubi e insicurezze.
    Questo senso di disgregazione soggettiva è un riflesso della minaccia incombente su una società che sta vivendo un periodo di ombre, un Purgatorio di espiazione per il quale l'autore, nero profeta di sventura, usa i suoi toni più cupi e furenti, e permea anche lo stile: due narratori che si incrociano - una prima persona vicina al flusso della coscienza di Clough, e una seconda persona che svolge le vicende che hanno portato Clough a Leeds nel '74 - alternati a passaggi in versi che suonano come maledizioni bibliche; frasi brevi che si ripetono continuamente in una martellante liturgia; nessuna parentesi distensiva.
    Non si può dire che Peace sia piacevole, anzi a volte fa l'effetto di un chiodo conficcato nel cranio, per citarne un'immagine. In genere lo apprezzo di più a lettura conclusa, ripensandoci, che mentre lo leggo. Questo romanzo non fa eccezione, pur essendo per qualche aspetto leggermente più soft di altri - la trama è piuttosto chiara nello svolgimento e, a livello di contenuti, il quadro non è del tutto negativo (la famiglia per esempio è portatrice di amore e valori positivi).
    E' vero anche che il suo stile resta lo stesso nelle varie opere, e che può alla lunga venire a noia, ma non si può negare la forza e la personalità della sua voce. Non poco, in un momento in cui i romanzi di molti autori sembrano scritti dalla stessa persona.

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    Lebowski said on Aug 3, 2009 | Add your feedback

  • "Avrai la tua vendetta.
    E' cosi che dovrai vivere.
    Al posto di una vita, la vendetta."

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    GertdelPozzo said on Dec 15, 2009 | Add your feedback

  • il maledetto Brian Clough

    Consigliato da amici, con la grande passione di un calcio che non esiste più, ho iniziato e divorato questo spaccato di uno dei più grandi personaggi della storia del calcio britannico. Per tutto il libro si vive il parallelismo tra la sua avventura da allenatore del Derby County e i 44 giorni trasc ... (continue)

    Consigliato da amici, con la grande passione di un calcio che non esiste più, ho iniziato e divorato questo spaccato di uno dei più grandi personaggi della storia del calcio britannico. Per tutto il libro si vive il parallelismo tra la sua avventura da allenatore del Derby County e i 44 giorni trascorsi nel più titolato club inglese di allora, il Leeds United. Il libro vive piani di lettura diversi, che vanno dall'animo dell'uomo Brian, allo spaccato storico del periodo pre-Thatcher.
    Un libro per chi ama il calcio fatto di passione, sudore, campi fangosi, interventi oltre il regolamento, lacrime e di un uomo che è riuscito in cose impensabile nonostante il suo carattere da schiaffi, ma con una estrema convinzione dei suoi mezzi.
    Per chi non avesse voglia di leggere il libro, scopro ora che a breve sarà nei cinema il film, che già dal trailer pare essere molto fedele all'animo del libro (http://www.youtube.com/watch?v=G_QiKT-6hlo).
    Must read!

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    DA said on Dec 4, 2009 | Add your feedback

  • Tutto insieme, la biografia di un uomo, l'affresco di un'epoca, il ritratto di una nazione, e di cio' che sta attorno al suo sport nazionale. Il calcio prima della Premiere League, col fascino di Davide contro Golia.

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    Ilnumero21 said on Nov 4, 2009 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Libri Italiani
  • Paperback 408 Pages
  • Edition: 1
  • ISBN-10: 8842814768
  • ISBN-13: 9788842814764
  • Publisher: Il Saggiatore
  • Pub date: Mar, 2009
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