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Book Description
"Un saggio polemico ed estremamente intelligente, che rivendica la complessità della parola a fronte della videobanalità, della conoscenza a fronte della mera informazione" (Fernando Savater). La domanda di fondo intorno sulla quale riflette Giovanni Sartori non può essere elusa: davvero il tele-vedContinue
Book Details
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(279)
- Libri Italiani
- Paperback 166 Pages
- Edition: 1
- ISBN-10: 8842061565
- ISBN-13: 9788842061564
- Publisher: Laterza (Economica, 203)
- Pub date: Jan 01, 2000
- Also available as: Others
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| ISBN | Edition | List | Sale | Seller |
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| 9788842061564 | Paperback | €8.50 | €7.48 | IBS.IT |
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Premetto che la tesi di fondo del libro è altamente condivisibile: gli effetti negativi dell'onnipresenza della televisione sulla vita dell'uomo attuale, fin dalla tenera infanzia, fatta di programmi scadenti e priva di qualsiasi forma di controllo e bilanciamento con forme di cultura "vera", tanto ... (continue)
Premetto che la tesi di fondo del libro è altamente condivisibile: gli effetti negativi dell'onnipresenza della televisione sulla vita dell'uomo attuale, fin dalla tenera infanzia, fatta di programmi scadenti e priva di qualsiasi forma di controllo e bilanciamento con forme di cultura "vera", tanto da produrre un mutamento radicale dell'essere umano, da essere in grado di ragionare per concetti, a homo videns in balia di immagini da recepire tal quali e da ritenere vere per partito preso, su cui non è necessario spremersi ulteriormente le meningi. La trattazione di questa tesi, però, non mi convince: 1) Sartori salta a piè pari l'evento cinema, per lui si passa direttamente da una cultura scritta o comunque parlata senza immagini (libro, quotidiano, radio) a quella visiva della tv. Sarebbe stato interessante tener conto del ruolo del cinema, ruolo anche informativo vista l'esistenza dei cinegiornali 2) per sua stessa ammissione, Sartori si interessa soltanto dell'aspetto informativo e delle ripercussioni politiche sui cittadini della condizione pietosa della televisione. Penso che tralasciare l'aspetto di comunicazione sociale e di genere sulla vita di tutti i giorni, non solo sulla vita politica, sia un errore, autrici come Lorella Zanardo non l'hanno fatto. Perciò la soluzione non è 3) rifugiarsi in una specie di Aventino cartaceo, in cui la televisione viene demonizzata in toto e si invita a tenerla spenta. Non è un atteggiamento realistico ritenere che internet vada bene solo per "questioni di vita pratica", ma su questo volendo posso passarci sopra, considerando che il libro è del '98 e l'edizione che ho letto del '99, archeologia virtuale insomma. Non conosco la posizione attuale di Sartori sull'argomento, ma a ogni modo sputare su internet e sulle nuove modalità di comunicazione è una scelta molto pericolosa per uno studioso: bisognerebbe interessarsene, fare proprie queste modalità e rendersi conto che la cultura passa anche dal web, o che perlomeno c'è una forte domanda di cultura e di storia -cui qualcuno dovrebbe rispondere- altrimenti il proliferare di tanti siti amatoriali non si spiegherebbe. 4)Il tono di sberleffo, la messa alla berlina continua, l'accusa di cialtroneria verso chi non la pensa allo stesso modo non mi è piaciuto. Non mi è piaciuto neppure il linguaggio pomposo e arrogante, di una cultura d'elite che si arrocca su se stessa escludendone i più e bollandoli come incompetenti. Non credo negli studiosi chiusi nelle loro stanze dei bottoni, che "complottano" con coloro che ritengono pari, per poi decidere cos'è meglio per le masse, tanto più che qua non vedo porre alternative costruttive ma solo demolizione sdegnata.
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