1984

Di

Editore: Mondadori (Oscar Classici Moderni, 19)

4.5
(32436)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 328 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Russo , Chi semplificata , Chi tradizionale , Portoghese , Tedesco , Norvegese , Catalano , Olandese , Giapponese , Svedese , Ungherese , Polacco , Sloveno , Greco , Basco , Galego , Ceco , Danese , Indiano (Hindi) , Turco

Isbn-10: 8804325739 | Isbn-13: 9788804325734 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gabriele Baldini ; Illustrazione di copertina: Elizabeth Franzheim

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Politica , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
L'azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l'anno 1984) in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c'è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un'esistenza "sovversiva". Scritto nel 1949, il libro è considerato una delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo.
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  • 3

    Un classico con il quale sono scesa ai patti dopo anni di tentennamenti.
    Agghiacciante la lungimiranza di Orwell, che ha ideato la perfetta sintesi di tutte le dittature novecentesche.
    C'è una nota di ...continua

    Un classico con il quale sono scesa ai patti dopo anni di tentennamenti.
    Agghiacciante la lungimiranza di Orwell, che ha ideato la perfetta sintesi di tutte le dittature novecentesche.
    C'è una nota di fondo, però, che mi ha reso il libro sgradevole. Non dal punto di vista del pensiero- no, non è quello, non credo si possa dare contro ad Orwell e a quello che Orwell cerca di spiegare, oggi, proprio no. Credo che riguardi il cinismo. O forse il finale, che chiude la storia ma forse no, boh, mi ha lasciata perplessa.
    C'è poi il fatto che è un romanzo scritto nel passato, ma ambientato nel futuro, che rispetto a noi è già passato, insomma... Collocazione temporale piena di incertezza.
    Nel complesso: un classico senza tempo (è proprio il caso di dirlo), ma non mi sento nè di rileggerlo nè di osannarlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Ricordo che la prima volta lessi questo libro da adolescente, quindi poco meno di quarant'anni fa, in tempi non sospetti, quando ancora il format TV con questo titolo era molto di là da venire; trova ...continua

    Ricordo che la prima volta lessi questo libro da adolescente, quindi poco meno di quarant'anni fa, in tempi non sospetti, quando ancora il format TV con questo titolo era molto di là da venire; trovai il romanzo incredibilmente moderno se consideriamo che l'autore lo scrisse nel 1948, immaginando schermi, telecamere, trasmettitori. Visionario nella sua “premonizione” di un futuro dove tutti sono controllati, la libertà è solo una parola desueta, da ogni muro ammicca il volto immaginario ma incredibilmente reale di un uomo che GUARDA, il Grande Fratello appunto, e comanda i gesti, le parole, i pensieri, le anime della popolazione di Oceania. Il protagonista ha il compito di “scrivere” la Storia, così come stabilito dai suoi superiori giorno per giorno.
    Ora da adulta mi rendo conto che Orwell descrive una realtà che è quella che viviamo ora, con le notizie studiate a tavolino dai potenti, la maggioranza dei cittadini soggiogati dalle moderne droghe tecnologiche, la libertà sempre controllata da qualcuno. Uno scenario desolante.
    Sì, forse c'è un sottotesto di protesta ed un riferimento politico preciso nelle parole dell'autore, ma io ho apprezzato il romanzo per la pura alchimia della storia, dove fantascienza, dramma, genialità si intrecciano e formano una trama senza tempo.

    ha scritto il 

  • 5

    Consigliato, aiuta a riflette sul nostro mondo

    Un libro bellissimo che ognuno dovrebbe leggere almeno una volta nella vita. Scritto nel 1948 ma ancora oggi attuale, la sua lettura dovrebbe mettere in guardia da certi modi di pensare populisti e da ...continua

    Un libro bellissimo che ognuno dovrebbe leggere almeno una volta nella vita. Scritto nel 1948 ma ancora oggi attuale, la sua lettura dovrebbe mettere in guardia da certi modi di pensare populisti e da chi pensa che si vivrebbe meglio con qualche limitazione in più.
    Sicuramente una lettura non semplice ma 1984 merita di essere letto e compreso in ogni sua pagina visto gli anni che stiamo vivendo; fa paura scoprire alcune frasi che rispecchiano anche il nostro mondo.

    ha scritto il 

  • 2

    Di questo libro mi è rimasta in testa solo una gran confusione. Si può parlare di romanzo dispotico? A leggerlo ora, notiamo come molte cose che vengono denunciate da Orwell siano ormai radicate in no ...continua

    Di questo libro mi è rimasta in testa solo una gran confusione. Si può parlare di romanzo dispotico? A leggerlo ora, notiamo come molte cose che vengono denunciate da Orwell siano ormai radicate in noi e nella nostra società, anche se nel libro sono portate all'estremo. Non riesco bene a seguire il filo logico del discorso, perché parla di un passato che in realtà è un futuro, quindi nulla combacia ed è un mondo difficile da immaginare. Sicuramente c'è una denuncia non troppo velata, anche se a differenza del suo altro romanzo letto, la fattoria degli animali, l'ho trovato molto più caotico e anche più difficile da seguire. Forse non ero pronta per questo libro, forse non so davvero cosa significhi sottostare così tanto alla volontà di una società che ti annienta, forse semplicemente questo genere di romanzi non fanno per me. E' un libro che va letto, per prendere coscienza di quello che accade, di come la società ci preferisca miti e sottomessi, per riuscire magari ad aprire un pochino gli occhi ed evitare di riscrivere la storia con le stesse parole del passato. Però per me rimane un libro da due stelline, perché non sono riuscita a seguirlo con piacere.

    ha scritto il 

  • 5

    Geniale

    Pubblicato nel 1949 parla parla di geopolitica come se fosse in un futuro prossimo 1984 con la prospettiva di una futura società del 2050... questo libro più invecchia e più si avvicina alla realtà.
    L ...continua

    Pubblicato nel 1949 parla parla di geopolitica come se fosse in un futuro prossimo 1984 con la prospettiva di una futura società del 2050... questo libro più invecchia e più si avvicina alla realtà.
    La totale cancellazione del passato, il controllo della mente tramite i media, fare in modo che il popolo resti sempre mediocre tenendo un livello culturale basso cosicché il potente abbia sempre più potere. E poi il geniale intuito della neo lingua che semplifica il linguaggio, un modo anche questo per non far ragionare tanto ed è quello che succede oggi guardando e leggendo i messaggi che si scrivono su i vari social network che piano piano diventa linguaggio comune.

    ha scritto il 

  • 5

    Una visione dolorosa e disperata

    E' uno di quei libri di cui si conosce l'importanza e la veggenza per sentito dire, e che alla fine ci si decide a leggere. E leggerlo non è lo stesso che immaginarlo, è molto peggio. Che già nel 1948 ...continua

    E' uno di quei libri di cui si conosce l'importanza e la veggenza per sentito dire, e che alla fine ci si decide a leggere. E leggerlo non è lo stesso che immaginarlo, è molto peggio. Che già nel 1948 sia stato per Orwell (Blair), nonostante il suo percorso di ideali e di impegno, così lucido e preveggente il destino dell'umanità e l'evoluzione dei sistemi di potere sembra quasi impossibile. Eppure è già tutto lì, nel racconto disperato di Winston e della sua illusoria lotta segreta, fino alle sue partite a scacchi dove il bianco vince sempre. Lucida disperata rappresentazione di mille battaglie inutili. Chapeau, e triste turbato inchino.

    ha scritto il 

  • 5

    Messaggio non troppo implicito della denuncia delle dittature del'900 con descrizione delle persecuzioni che richiamano alla shoah. Un libro di fantascienza che anticipa un aspetto reale della nostra ...continua

    Messaggio non troppo implicito della denuncia delle dittature del'900 con descrizione delle persecuzioni che richiamano alla shoah. Un libro di fantascienza che anticipa un aspetto reale della nostra società quando gli individui sottomettono il proprio pensiero a quello collettivo fino a sfociare nel cospirazionismo, che spesso i mass media contribuiscono a diffondere. Così le persone perdono il proprio spirito critico, l'individualità e la capacità di pensare intesa come sviluppo di un processo mentale cosciente basato sulla memoria storica che l'ignorante disconosce. Chissà se le torture hanno ispirato la violenza di Arancia Meccanica (entrambi sono definiti "distopici") e i quartieri dei prolet i distretti di Hunger Games; sicuramente Il Truman Show di Peter Weir ne è una rilettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Ottimista

    Di distopia non potremmo nemmeno parlare se il mondo descritto in questo romanzo è fatto di così tanti elementi già radicati a fondo nel nostro presente: il controllo fisico e psichico, la costante p ...continua

    Di distopia non potremmo nemmeno parlare se il mondo descritto in questo romanzo è fatto di così tanti elementi già radicati a fondo nel nostro presente: il controllo fisico e psichico, la costante presenza di telecamere, la cancellazione della memoria collettiva e individuale e la riscrittura costante della storia come strumento di propaganda politica, la costrizione a vivere nella violenza e nel controllo reciproco.

    Questo mondo infarcito di tecnologia e così familiare, già ci soffoca, ci inghiotte.

    Mi sembra anche che non sia esatto parlare di fantascienza, quanto piuttosto - in uno stile imbastito sulla semplicità di un tono puramente narrativo, inserito tra le righe e quasi sottobanco per ingannare il Grande Fratello - un saggio sul linguaggio, sulla relazione tra linguaggio e pensiero, tra linguaggio e coscienza.

    La neolingua, la deprivazione premeditata costante e progressiva del lessico, l'introduzione di neologismi costruiti ad arte, le abbreviazioni e gli accorpamenti improbabili, è innegabile, ci stanno con il fiato sul collo.

    Ed è proprio la neolingua la vera arma utilizzata nella storia, forse più efficace e disumanizzante delle torture, se è vero ciò che afferma Orwell, che senza parole sufficienti e adeguate non è possibile esprimere un pensiero articolato, e che eliminando intere sezioni dal vocabolario, l'uomo sarà progressivamente impossibilitato non solo ad enunciare concetti di una certa complessità ma anche a pensare in modo difforme da ciò che le poche parole a sua disposizione sono in grado di descrivere.

    L'epilogo è già tra noi. A un vocabolario da chat già ci siamo già adeguati, e sul Grande Fratello Orwell si è rivelato addirittura ottimista. Lo abbiamo non solo accettato, ma amato fin dal principio, e senza bisogno di torture.

    ha scritto il 

  • 0

    Romanzo tosto, tostissimo, stratosto, il più cupo, disperato e crudele che abbia letto da anni a questa parte.
    Questa roba fa VERAMENTE paura, altro che hollywoodiani zombi putrefatti e schizzi di san ...continua

    Romanzo tosto, tostissimo, stratosto, il più cupo, disperato e crudele che abbia letto da anni a questa parte.
    Questa roba fa VERAMENTE paura, altro che hollywoodiani zombi putrefatti e schizzi di sangue a colpi di seghe a catena!
    Ma procediamo con calma ed ordine.

    * L'opera più famosa di Orwell può essere intesa in molti modi: un racconto di fantascienza sociologica (... non casualmente di stretta scuola inglese), una denuncia della brutalità dei totalitarismi (fascismo e nazismo in primis), una descrizione di fantasia (... ma nemmeno troppo lontana dalla realtà) ispirata alla degenarazione stalinista del comunismo sovietico (...era ventanni in anticipo per descrivere la Rivoluzione Culturale della Cina degli anni '60 ma si sarebbe sorpreso a vedere quanto ci fosse andato vicino), un'indagine sulla violenza psicologica, una pura horror story.

    E se quest'ultima interpretazione non vi convince, confrontate i sentimenti e le sensazioni che vi suscita, per esempio, l'"Inferno" di Dante (che, a rigore, oltre ad essere un capolavoro ecc. ecc. è una vera e prorpra galleria degli orrori) con quelli di "1984"; vi sarà evidente che nel primo gli orrori sono funzionali ad un'esame etico, politico e storico della contemporaneità del poeta, e forse per questo motivo l'orrore sfiora appena il lettore, mentre nel secondo l'orrore E' allo stato puro, è voluto e ricercato. L'orrore si propone come sentimento protagonista del racconto allo stesso livello della "questione politica" (sto pensando a come è descritta la storia della sorellina e le battute conclusive della "rieducazione" di Smith) ed è per questa sua centralità che sconvolge il lettore.
    Perciò, ed anche questa è una mia personalissima opinione, con Orwell siamo agli antipodi di Macchiavelli o degli Utopisti o di Dante e dalle parti di Lovecraft e, forse ancor più, di Poe e di King.
    Detto questo, posso essere completamente d'accordo sul fatto che qui si parli prevalentemente di politica, anzi di cattiva politica e che sia considerato da molti un vero e proprio pamphlet contro i totalitarismi.

    * Sul piano politico questo è il racconto dell'utopia centralista e collettivistica dello Stato, in cui la dimensione sociale prevarica completamente quella personale, senza tollerare compromessi di sorta, rifiutando ogni possibilità di armonizzare le due sfere e negando perfino la concreta utilità di un simile confronto.
    E' il trionfo dell'IDEA ASTRATTA, dell'ideale razionale sulla complessità dell'esistente, dell'immaginato sul realtà.
    Progetto allo stesso tempo grandioso e folle, come lo fu il Nazismo, in modo evidente ed estremo, e lo Stalinismo, degenerazione violenta e paranoica del Socialismo Sovietico, in forma altrettanto violenta ma più subdola. E come non ricordare la parabola sanguinaria dei Khmer Rossi di Pol Pot?

    Come detto in precedenza, qui si parla di cattiva politica, di quella politica che, adottata una GRANDE IDEA, mira ad adeguare l'uomo all'idea, eventualmente facendo propio il noto metodo di Procuste: tagliando ed allungando. Metodo che, quando adottato come prassi politica, prima ammazza l'uomo (...ed in genere a grandi numeri) ed immediatamente dopo anche l'idea! Studiare la storia delle grandi utopie, per credere.

    * Sul piano sociale il Potere, nel racconto, ha come scopo manifesto l'ottenimento di una compagine sociale formata da meri "esecutori" e lo persegue attraverso interventi di progressiva incisività e violenza: prima crea un clima che elimini le scelte e le limiti ad automatismi inconsapevoli (la vita grama presenta ristrettissime scelte di vita), poi crea un ambiente in cui l'informazione è "formazione" di consenso e non conoscenza dei fatti (la storia è convenientemente adeguata all'idea e l'informazione è costruita artificialmente e perde ogni contatto con la realtà fattuale), poi agisce applicando una pressione psicologica verso il conformismo più rigido (gli slogan, gli "schermi TV", le sedute collettive di indottrinamento etc.) ed adotta la paura come leva emotiva (paura di essere spiato, denunciato, paura di una sorte nebulosa ma terribile, paura del vicino, del collega, dei familiari).
    Per i pochi che coscientemente od inconsciamente (e Wilson Smith è tra questi) si rifiutano o non riescono ad adeguarsi, c'è un "trattamento" personalizzato.

    Un trattamento che non tanto si prefigge di piegare la volontà dei soggetti ma di sradicarla, eliminarla. Non tanto fisicamente violento quanto emotivamente debilitante e psicologicamente devastante. E qui come non ricordare nei metodi piuttosto che i macellai della Gestapo, gli inquisitori/torturatori comunisti dell'Artur London de La Confessione (Costa-Gavras, 1970).

    * Sul piano umano e personale quella che viene raccontata è la storia di un'amputazione, l'amputazione del "libero arbitrio" e della volontà che lo sostiene, della capacità di scegliere autonomamente un modo di esistere, di dare corpo e sostanza alla propria personalità attraverso l'azione concreta e quotidiana, in definitiva di poter esistere come essere umano e non come automa di carne e sangue.

    In un regime dittatoriale "normale" è richiesto di accettare l'assurdo del "2+2=5" ma è largamente sufficiente un'accettazione esteriore, pubblica che si limiti a non minare l'autorità costituita (...come avveniva "sotto" il Fascismo), in un regime dittatoriale "esasperato" si richiede di credere, è necessaria l'intima convinzione (...come richiedeva il Nazismo), nel regime dittatoriale di "1984" tutto ciò è superato e si chiede di non pensare più al merito della questione, di non porsi nemmeno la domanda se l'asserzione sia vera o fals,a come se questa non fosse più di alcuna rilevanza, è pretesa nulla di meno che l'accettazione supina.

    Tutto questo è evidente quando, alla fine, Smith getta in pasto al torturatore O'Brien l'amata Julia e questo significa sì IL tradimento (...e precedentemente Smith descrive quante forme di "tradimento" sia possibile concepire e quale, tra di esse, sia da considerarsi la più grave, effettiva e reale, ed O'Brian mostra di conoscere tale differenza e di accettarla), quanto la rinuncia all'ultima stilla di volontà e di personalità autonoma che gli rimaneva, perchè amare Julia era l'ultima espressione di autonoma volontà, l'ultimo sentimento intimamente personale, cui agganciava se stesso. Nel racconto è chiarissimo come detto ciò, Smith cessi di esistere come persona.
    Ed è veramente un passaggio terribile, cui tende l'intera terza Parte in un progressivo crescendo, anzi, personalmente, è il culmine dell'intero racconto.
    E' un passaggio che, a capirne il significato, fà star male.
    (Tanto male quanto suscita il passo, meno funzionale al sostegno del le tesi del romanzo ma devastante nel suo orrore, in cui è descritta la fame sofferta e l'agonia della sorellina: non mi stupirebbe che di simili scene Orwell sia stato spettatore durante la Guerra di Spagna).

    * Infine mi viene da segnalare come il Potere che governa la società rimanga totalmente occultato nel racconto: non è chiaro chi e come comandi, da quali basi tragga la propria autorità e quali progetti persegua: tutto è impescrutabile quanto lo è ne Il Castello di Kafka. Un potere tanto più terribile quanto più oscuro.

    E' un delirio paranoide in cui è presente e solida la paura ma evanescenti le sue cause: esiste una guerra (...eterna?) che sembra aver fagocitato nei suoi fini e scopi l'essenza di questa società, esiste un arci-nemico esterno perdente ma incombente, esiste un "Grande Fratello" che tutto vede e dispone. D'altra parte, in questa mancanza di senso e di concretezza come non affidarsi all'esperienza, alla saggezza ed alla maturità di un "Fratello Maggiore" (come il traduttore ci spiega che più propriamente dovremmo chiamarlo) che è onnipresente, protettivo, direttivo ma, allo stesso tempo, invisibile, temibile, impescrutabile .
    Una società che pone come obiettivo supremo il mantenimento del potere e che è disposta a pagarne il prezzo in termini di sofferenza psichica ed alienazione, che non vengono risparmiate, sotto forme diverse alle tre classi sociali che la compongono.

    ---------------------------------- oOo -----------------------------------

    Ed ora cerchiamo di dare risposta alla domanda che il lettore contemporaneo non può non porsi:
    - Quanto di "1984" c'è nel 2016? Tutto. Anche se in dosi omeopatiche. -
    Verrebbe da rispondere!

    * Innanzitutto la distribuzione del potere (aka "stratificazione sociale") è grosso modo quella che contraddistingue l'attuale popolazione mondiale, con una contenuta modifica per gli abitanti delle nazioni occidentali ma, si badi bene, ad opera della "crisi" in atto in corso di essere riportata "a norma". Anche i ruoli sociali sono pienamente conformi: il potere è detenuto da pochissimi (l'1% degli Alti), fiancheggiati da una ristretta minoranza di supporter inconsapevoli (il 14% dei Medi) che dominano una sterminata massa di lavoratori (l'85% dei Bassi), contornati da una moltitudine di non-persone che non meritano nemmeno di essere considerate.
    Leggersi le attuali statistiche demografiche, economiche e geopolitiche e trarne le debite conclusioni.

    Sempre in tema di stratificazione sociale avete, immagino, compreso come in "1984" la mobilità non è impedita per legge (il sistema del Grande Fratello NON è un sistema castale!) ma di fatto è sostanzialmente impossibile ed in ogni caso: a) il sistema funziona a numero chiuso (chi è dentro è dentro e chi è fuori lì rimane) b) la risalita da Partito Esterno ad Interno avviene per cooptazione e non per merito (ve lo sognate di entrare se non siete invitati, e che vorreste? un concorso pubblico?!).
    Adesso guardatevi intorno, magari consultate le statistiche ISTAT sulla mobilità sociale in Italia... ed anche negli USA (provate a frequentare una delle prestigiose università della Ivy League, se non avete un dollaro!) e troverete una risposta molto diversa dalla storiella del "paese delle opportunità" e del "diritto alla felicità" .

    * Poi ci sono le crisi, sotto la specie di crisi della finanza e dell'economia "reale" o di austerità "espansiva" e le varie "Primavere arabe" ad orologeria, le guer... ops! le azioni militari di "pacekiping" e gli interventi giustificati dalla liberazione di popoli oppressi da feroci dittature (...solitamente, elette con elezioni non troppo libere ma nemmeno imposte sulla canna dei fucili) e, come se tutto questo non bastasse, la guerra a quell'arcinemico che è il TERRORISMO, magari di stampo religioso, che più lo ammazzi e più risorge vispo e virulento.
    Se tutto questo non vi sembra somigli negli scopi, se non nelle modalità, alla guerra eterna tra le tre megapotenze di "1984", temo che vi siate fumati dell'erba molto forte.

    * Poi c'è la manipolazione della storia e dei fatti, anche qui se non ci credete vi invito a leggere un qualsiasi quotidiano nazionale (per esempio la Repubblica, che poi è anche fonte di spasso) e poi guardatevi intorno esercitando, anche moderatamente, la vostra capacità critica. Leggete anche alcune paginette di Keynes (cioè di un economista inglese piuttosto conservatore, non di un arruffapopoli come Marx!), scritte post crisi del '29 e fate le dovute, quanto ovvie, considerazione sulla situazione attuale.

    * Contigua alla questione della manipolazione dei fatti, si colloca la distruzione delle capacità critiche degli individui, perseguita riducendo due degli strumenti che la promuovono: linguaggio e scuola pubblica.

    In "1984" la drastica riduzione del numero dei vocaboli e la loro "semplificazione" ossessiva riduce la capacità degli esseri umani di rappresentare la realtà e di elaborare pensieri sofisticati. Nel 2016 non mi sembra casuale che molti adulti siano affetti da "analfabetismo funzionale" di ritorno, cioé che conservino la capacità formale di leggere-e-scrivere ma perdano quella di interpretare il significato di ciò che leggono. Il problema è noto e studiato ma alle documentate denunce ed ai lamenti accorati non segue alcun intervento concreto.

    Quanto all'istruzione pubblica, in "1984" l'istruzione è ridotta al livello più elementare e disincentivato ogni sforzo autonomo di svilupparla, quasi sostituita dalla diffusione capillare di media addomesticati e semplificati.
    Nel nostro 2016, l'istruzione pubblica è in prograssivo smantellamento: si studia per imparare a lavor...ops essere produttivi ed entrare quanto più celermente nel "mondo del lavoro" ("Quale, scusi? Da che parte lo trovo?"), sia mai che si studi per imparare a ragionare e per partecipare consapevolmente alla vita associata.
    Si studia secondo il censo, esattamente come si vivrà il resto della vita (ovvero: se hai i soldi vai nelle scuole migliori, altrimenti parcheggiati dove vuoi e come puoi).
    Infine, la scuola viene ri-organizzata e gestita secondo criteri improntati ad efficacia ed efficienza simil-aziendali.
    Vi siete mai chiesti perchè una "cosa" che non è un'azienda, non produce beni o servizi ma crescita intellettuale, non è nemmeno lantanamente uno strumento per l'incremento del capitale (...non dimenticate che siamo in un'economia capitalista: le aziende servono principalmente a far soldi) abbia convenienza ad adottare criteri e modelli organizzativi aziendali? Sarebbe come dire che il Club degli Scacchi (...od un Circolo di Lettura, per dire) andrebbe organizzato come un Reggimento di fanteria. Geniale, vero?

    * Se poi siete convinti di essere in grado di esercitare sempre, comunque e senza alcuna costrizione occulta il vostro libero arbitrio, vi invito ad svolgere un test molto istruttivo: scrivete sulla parte sinistra di un foglio l'elenco di tutte le "cose" di cui avete uno scarsissimo bisogno ma che siete invitati-convinti-indotti-costretti ad acquistare e sulla parte destra, invece, le cose di cui avreste un disperato bisogno e che non siete messi in grado di procurarvi (non esclusivamente oggetti ma roba realmente utile, per esempio: tempo libero, la sicurezza del futuro, un tetto sicuro...).
    Fatto ciò, se ancora non siete convinti di quanto diperata sia la situazione, allora pensate a chi decide cosa produrre e cosa no e quanto siete in grado di incidere su questa scelta (... e quando è stata l'ultima volta in cui avete PENSATO che in merito AVEVATE il sacrosanto diritto di avere voce in capitolo, che segna il momento di quando avete abdicato a decidere della vostra vita sociale).

    * Nell'ambito delle scelte politiche nel nostro 2016 è garantita la più ampia possibilità di esprimere le proprie posizioni ed anche di dimostrare pubblicamente a loro supporto (... va da sé sempre senza esagerare od intralciare il "manovratore" di turno!) ma, in quanto alla possibilità di scelte che incidano sulla realtà, il grado di libertà è invece scarsissimo e si va progressivamente restringendo.
    Il bipolarismo, l'uniforme allineamento ideologico dei rappresentanti politici, le progressive modifiche del sistema elettorale in senso maggioritario e quelle in senso autoritario della Costituzione, lo smantellamento dei partiti-massa e la loro trasformazione in comitati elettorali (e di affari), tutto ciò contribuisce a rendere la partecipazione del cittadino difficile quando impossibile; comunque, poco incisiva quando totalmente inefficace.
    Insomma, non esattamente il Partito Unico ed un paternalistico e mitico Grande Fratello, tuttavia una via bella larga e tutta in discesa verso l'infantilizzazione politica dei cittadini.

    * Quanto ad uno degli elementi focali di "1984", ovvero il controllo esercitato a livello del singolo individuo, non mi sorprende che Orwell l'abbia dato per scontato e abbia inventato strutture (come la Psicopolizia) e strumenti (come le TV spia e direttive): ai suoi tempi tutti i grandi regimi dittatoriali questo avevano tentato di realizzare, dedicandovi attenzione, fantasia, tempo e risorse. Ed anche nel corso della Guerra Fredda i tentativi di irregimentare la popolazione furono condotti con determinazione e senza risparmio; si pensi alla tedesca STASI ed alla sua capillare rete di delatori e di "spioni". Per lui dev'essere stato naturale espandere il concetto ai suoi estremi limiti.

    Nel nostro 2016 la necessità di nascondersi alla Tv di casa o di essere redarguiti on-line è tanto remota da sembrare si preoccupante ma anche ridicola.
    E avremmo ragione anche se qualche motivo di apprensione dovremmo, tuttavia, nutrirlo.
    Perché? Bene, il controllo sistematico a livello della singola persona, nel caso si debba affrontare una popolazione di decine di milioni di individui, si è dimostrato costosissimo e complesso al limite dell'impossibilità MA anche non necessario. Ciò che il Potere ha necessità di assicurarsi è il controllo di un gruppo sociale e non degli individui che lo compongono: uno specifico intervento che possa influire su di un singolo, probabilmente avrà il medesimo effetto su tutti quelli che abbianno caratteristiche analoghe. E come non è necessario che l'azione sia progettata a livello del singolo, così il controllo (la rilevazione degli stati d'animo, delle preferenze, etc.) è sufficiente che sia esercitato con modalità "statistiche", per "gruppi".
    Quindi se io fossi il Grande Fratello certamente vorrei il Socing, gli Schermi, la Psicopolizia e tutto l'ambaradam del vero dittatore ma farei anche buon uso dei Blog, dei "social", dei "Like" di Facebook, di un buon motore di ricerca e di un computer tanto potente da spazzolare assiduamente tutto il web. Detto questo, quanto vi sentite invisibili adesso?

    ---------------------------------- oOo -----------------------------------

    Certo nel nostro mondo l'oppressione politica, la dominazione economica e la manipolazione psicologica sono infinitamente meno brutali e totali di quelle in "1984", ed anche assai meno di quanto lo fossero ne la Germania nazista, l'Unione Sovietica stalinista, il Cile pinochettiano o l'Argentina dei colonnelli, ma sono QUALITATIVAMENTE diverse?

    Tra "1984" e 2016 emerge un unico, chiaro e sostanziale punto di contatto: per il Potere NON è razionale ed utile considerare gli esseri umani delle PERSONE.

    In definitiva, quella di Orwell non è che la descrizione tanto cruda da essere sconvolgente, tanto esasperata da sembrare un urlo, tanto cupa da essere totalmente e irrimediabilmente pessimista di quello che vide accadere intorno a sé e che non riuscì ad impedire, anche rischiando la propria vita.
    Ed è anche la profezia della strada su cui si sarebbe incamminato il mondo poco dopo la breve parentesi del Trentennio Felice, poco prima del suo fatidico 1984.

    (p.s.: questa recensione l'ho davvero tirata alle lunghe.
    Peggio per voi "Bel Gruppo di Lettura", così imparate a sfrucugliarmi su questi temi.
    E potevate avere un filo di pietà per l'amica che non ama leggere di politica, guerra e violenza. Bello scherzo le avete fatto!)

    ha scritto il 

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