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2666

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Publisher: Farrar, Straus & Giroux Inc

4.4
(750)

Language:English | Number of Pages: 898 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , French , Dutch , Italian , Portuguese , Swedish , German , Czech

Isbn-10: 0374100144 | Isbn-13: 9780374100148 | Publish date:  | Edition First Edition

Translator: Natasha Wimmer

Also available as: Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Travel

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Book Description
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  • 5

    Geniale e assoluto, totalizzante e mastodontico, onirico e realistico, confuso e limpido…in pratica non classificabile. È semplicemente un lungo, interminabile viaggio da cui lasciarsi trasportare con ...continue

    Geniale e assoluto, totalizzante e mastodontico, onirico e realistico, confuso e limpido…in pratica non classificabile. È semplicemente un lungo, interminabile viaggio da cui lasciarsi trasportare con fiducia e docilità. A volte si perde l’orientamento ma presto si capisce che niente è lasciato al caso, tutto studiato con lucido ingegno. Impossibile farne un’esegesi, impossibile dargli un titolo, una definizione, un’etichetta qualsiasi. 2666 rompe ogni diga di buonsenso. Uno di quei libri che riconcilia con il talento puro: esiste e scrivere libri non è un gioco d’improvvisazione, non un divertissement per incapaci e vanagloriosi. Scrivere è scienza e arte, è dono e sapienza.

    said on 

  • 5

    Roberto Bolaño

    Mastodontico capolavoro della letteratura contemporanea, 2666 si compone di 5 parti che formano un puzzle adimensionale, senza principio e senza fine, ma pur sempre in qualche modo circolare e ricorsi ...continue

    Mastodontico capolavoro della letteratura contemporanea, 2666 si compone di 5 parti che formano un puzzle adimensionale, senza principio e senza fine, ma pur sempre in qualche modo circolare e ricorsivo. L’ambientazione ruota attorno all’immaginaria città di Santa Teresa (gemella della famigerata Ciudad Juárez) e ai femminicidi che oscurano le vite dei suoi abitanti. In particolare, sono le tre parti centrali (La parte di Amalfitano, La parte di Fate e la devastante Parte dei delitti) a portare il lettore nello stato messicano del Sonora, investigandone le atrocità in toni quasi noir che si fanno sempre più bui con lo scorrere delle pagine; la metafisica del Male che sfiora Amalfitano diventa l’indagine di Fate, ma entrambe le avventure sublimano nell’orrore ripetuto all’infinito dei delitti, che metterà a dura prova la resistenza lettore.

    Il primo capitolo, La parte dei critici, ha una dimensione più lieve che vede i suoi accademici viaggiare tra Italia, Spagna, Francia e Inghilterra, e il tassello conclusivo, La parte di Arcimboldi, rimbalza ancora in Europa tra le guerre mondiali, a dire e non dire quale sia il mistero dello scrittore inseguito dai critici nella prima parte. Ma inesorabilmente, ogni personaggio sarà condotto dal destino a Santa Teresa.

    Perché questo libro, considerato il più importante di Bolaño, divide i lettori tra fan accaniti e detrattori che si sentono defraudati?
    Prima di iniziare la lettura di romanzi grandi, per dimensioni, aspirazioni, poetica e fama, dobbiamo domandarci che cosa ci aspettiamo da un libro e per quale motivo abbiamo deciso di avvicinarci ad esso. Cosa chiediamo a questo testo? Di motivarci con la rassicurante presenza di un assassino da cacciare? Di fornire risposte ai grandi interrogativi dell'esistenza? È questo il senso della lettura di 2666? O piuttosto lo leggiamo per varcare una soglia? La Parte dei Delitti apre parentesi su parentesi. Da ogni dettaglio germoglia una storia; l’introduzione di un nuovo personaggio, protagonista magari di pochissime pagine, ne porta con sé innumerevoli altri. Entriamo in contatto con tutto questo, con l’infinità delle storie e delle persone. Le trame di 2666 sono tutte egualmente importanti. Solo perdendosi in ciascuna di esse, anche nella più breve, percependo che sono tutte fondamentali, si può accedere al quadro completo del romanzo. Questa è la sua natura. Attraverso la frammentazione, tende a una completezza impossibile. Ovvero, tende all’infinito.

    Ed è questo che dobbiamo domandare alla grande letteratura. Di non chiudersi, di usare la parola per scardinare l’impressione che abbiamo di una realtà rigorosa, che rigorosa in verità non è e non sarà mai. L’arte deve farci uscire dall’illusione di un mondo finito e trascinarci oltre la soglia delle nostre percezioni. E questo è ciò che Bolaño ha fatto, usando la sua poesia sugli orrori reali di passato, presente e futuro.

    Alcuni articoli su Bolaño:
    The Bolaño Syllabus: A Final Reckoning

    By GARTH RISK HALLBERG

    http://url.ie/i61f

    The Bolaño Myth and the Backlash Cycle

    By GARTH RISK HALLBERG

    http://url.ie/i61c

    Messico e male

    di Helena Janeczek

    http://www.nazioneindiana.com/2014/01/07/messico-e-male-2666-anni-con-roberto-bolano/

    said on 

  • 0

    La vita in Messico non vale niente e finalmente qualcuno ha parlato di questo

    I macelli in Messico non sono notiziati perché ce ne sono troppi. Bisogna proprio esagerare, come nel caso recente dei 40 studenti, perché se ne parli. Bisogna strafare. Tipo appendere venti blogger a ...continue

    I macelli in Messico non sono notiziati perché ce ne sono troppi. Bisogna proprio esagerare, come nel caso recente dei 40 studenti, perché se ne parli. Bisogna strafare. Tipo appendere venti blogger a un ponte dopo averli decapitati. Le centinaia di donne ammazzate ogni anno a Ciudad Juarez nessuno le conosce. Mi chiedo come abbia fatto lui a descrivere decine di scene del crimine e cadaveri in serie, forse aveva qualche verbale di polizia da cui copiare? Tecnicamente, mi sembra un atto di grande maestria. Non riesco a capire come lo si possa fare semplicemente inventando.

    said on 

  • 5

    "... mio padre. Un padre affettuoso e colto che è arrivato fino all'età di 93 anni. Un uomo fondamentalmente buono. Un uomo che credeva, inutile dirlo, nel progresso. Povero padre mio. Credeva nel pro ...continue

    "... mio padre. Un padre affettuoso e colto che è arrivato fino all'età di 93 anni. Un uomo fondamentalmente buono. Un uomo che credeva, inutile dirlo, nel progresso. Povero padre mio. Credeva nel progresso e, come è naturale, credeva nella bontà intrinseca dell'essere umano. Anche io credo nella bontà intrinseca dell'essere umano, ma questo non significa nulla. Un assassino, in fondo, è buono. Noi tedeschi lo sappiamo bene. E allora? Posso passare una serata a bere con un assassino e forse, mentre contempliamo insieme l'aurora, ci potremmo mettere a cantare o a canticchiare un pezzo di Beethoven. E allora? L'assassino può piangere sulla mia spalla. E'normale. Essere un assassino non è facile. Lei e io lo sappiamo bene. Non è per niente facile. Esige purezza e volontà, volontà e purezza. La purezza del cristallo e una volontà di ferro. E io posso addirittura mettermi a piangere sulla spalla dell'assassino e sussurrargli parole dolci come "fratello", "camerata", "compagno di sventura". In quel momento l'assassino è buono, visto che è intrensicamente buono, e io sono un idiota, visto che sono intrensicamente un idiota, e siamo entambi sentimentali, perché la nostra cultura tende in maniera irrefrenabile alla sentimentalità. Ma quando il brano finirà e io sarò da solo, l'assassino aprirà la finestra della mia stanza ed entrerà con i suoi passettini da infermiere e mi sgozzerà lasciandomi senza neppure una goccia di sangue".

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  • 5

    Arcano, oceanico, vitale.

    Che dire, un libro sicuramente molto impegnativo e non facile, ma se ci si lascia andare, trasportare dalle parole, avvolgere dalle cose dette e soprattutto da quelle non dette, be allora tutto cambia ...continue

    Che dire, un libro sicuramente molto impegnativo e non facile, ma se ci si lascia andare, trasportare dalle parole, avvolgere dalle cose dette e soprattutto da quelle non dette, be allora tutto cambia. Le storie, che poi è una storia unica, avvolgono il lettore facendolo entrare in un gioco spiraliforme fatto di rimandi continui, di allusioni senza tempo, di citazioni incessanti. Arriva un momento che senti il bisogno di constatare se un certo personaggio, di cui stai leggendo la storia ,sia già apparso in un racconto precedente, se quella stessa narrazione collimi con un'altra ascoltata in precedenza da uno dei molteplici attori che affollano le pagine di questo oceano-libro. Insomma una tensione continua verso l'ignoto, alla ricerca incessante della fonte da cui scaturiscono tutte le storie e che come tutte le storie – e come tutte le fonti– girano sempre intorno a se stesse, sempre costantemente collegate dal flusso circolare del tempo da cui tutto nasce e in cui tutto si dissolve per poi rinascere di nuovo.
    Arcano, oceanico, vitale.

    said on 

  • 5

    Questo è un capolavoro, ma:
    non leggetelo se prima non avete letto qualcos'altro di suo (tipo I detective selvaggi)
    ci sono parti che creano un vero disagio,
    potreste anche detestarlo profondamente ma ...continue

    Questo è un capolavoro, ma:
    non leggetelo se prima non avete letto qualcos'altro di suo (tipo I detective selvaggi)
    ci sono parti che creano un vero disagio,
    potreste anche detestarlo profondamente ma qua dentro ci sono mille storie, divagazioni, divertissement, mitologia, un Berlusconi e la ricetta dell'anatra all'arancia, la seconda guerra mondiale, moltissime donne, soprattutto giovani uccise brutalmente, un gruppetto di critici letterari che aiuto!
    L'unico personaggio reale del libro è Sergio Gonzales, del quale consiglio caldamente la lettura di Ossa nel deserto.
    Bolano si è divertito più dei suoi lettori, chissà, mi piacerebbe fosse vivo per chiederglielo.

    said on 

  • 0

    Derive

    Finisco la lettura di 2666. Lettura mutilata, per ragioni editoriali, per ragioni esplorative. Per le necessità. Ho per le mani l’edizione Adelphi del 2004, quella con solo 3/5 libri. La parte dei cri ...continue

    Finisco la lettura di 2666. Lettura mutilata, per ragioni editoriali, per ragioni esplorative. Per le necessità. Ho per le mani l’edizione Adelphi del 2004, quella con solo 3/5 libri. La parte dei critici, La parte di Amalfitano e La parte di Fate. Ogni libro/sezione una soglia, un mondo che si auto-oscura e deflagra incontenibilmente. A chiusura di ogni parte una dissolvenza, un buco nero prismatico del buco nero che è l’intero romanzo, metafore astronomiche, bulimia letteraria. C’è un’urgenza misteriosa alla base della prova di forza dello scrittore cileno. Bolaño fa in narrativa quello che Lynch fa al cinema, ma con più forza, più consapevolezza (la critica che polverizza ogni finto naif e previene cadute di stile manieristiche: “percepiva la simmetria con il film, gli sembrava di capire che entrambi partivano dagli stessi postulati e che se il film che aveva visto era il film vero, l’altro, quello del sogno, poteva essere un commento, una critica ragionata, e non necessariamente un incubo”, p. 294) e soprattutto lo fa moltiplicato per mille. Ogni falsa pista è un nastro di Moebius. Ci sono troppi piani narrativi che cozzano l’un l’altro con movimenti tellurici, troppi scossoni visibili. Queste non sono derive percettive, non sono scarti minimi. Qui è metamorfosi orografica: sono blocchi geologici che traghettano da un oceano all’altro. Sono biblici e astronomici subbugli delle viscere terrestri, tutto prodigiosamente nello spazio claustrofobico di un kinetoscopio. Si percepisce l’influenza di Bolaño in ogni pagina; uno scrittore come Antonio Moresco non sarebbe “nato” senza il sodale ispano-americano. In altre parole: Bolaño sparisce dentro un labirinto sontuoso che sparisce dentro un’ombra. Respiri oceanici nel più minimo soffio.

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  • 3

    Sì, ma che c'entra?

    Ecco, questa domanda me la sono posta spesso leggendo questo libro.

    Indubbiamente è scritto bene, l'autore aveva talento.

    Però troppo palloso. Troppo.
    Poi veramente troppi avvenimenti slegati, inutili ...continue

    Ecco, questa domanda me la sono posta spesso leggendo questo libro.

    Indubbiamente è scritto bene, l'autore aveva talento.

    Però troppo palloso. Troppo.
    Poi veramente troppi avvenimenti slegati, inutili.
    E per piacere, PER PIACERE, non è che questa valanga di 5/5 gli è stata data perché "usa le parolacce"? Dai eh.

    Potrei capire se aveste 15-16 anni: "Ehi, ha scritto sborra! deve essere un genio della letteratura!", allora sorvolerei.

    Ma, per esempio, mi spiegate PERCHÉ il tizio miope, quando salva XXX (sennò spoilero), deve farsi una sega prima di addormentarsi?
    Cioè, come si concilia con il resto del racconto? Boh.

    Poi, veramente, non si capisce dove voglia andare a parare a volte.
    Le storie nelle storie nelle storie possono essere carine sì va bene, ma sono fini a se stesse (occupano qualcosa come il 50% dell'ultimo volume).

    Ero indeciso tra due e tre stelle. Do tre stelle perché se il libro viene visto come più libri diversi, e non come un unico malloppo, allora un minimo di senso i racconti totalmente a caso dei singoli libri, ce l'hanno.

    Però, ripeto. Che palle.

    (E ho letto Guerra e Pace e Infinite Jest eh).

    said on 

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