2666

Publisher: Farrar, Straus & Giroux Inc

4.4
(803)

Language: English | Number of Pages: 898 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , French , Dutch , Italian , Portuguese , Swedish , German , Czech

Isbn-10: 0374100144 | Isbn-13: 9780374100148 | Publish date:  | Edition First Edition

Translator: Natasha Wimmer

Also available as: Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Travel

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Book Description
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    Un romanzo fondamentalmente è una serie di informazioni che l'autore struttura col suo stile personale in maniera da raccontare una serie di avvenimenti, i personaggi che li vivono e gli ambienti in c ...continue

    Un romanzo fondamentalmente è una serie di informazioni che l'autore struttura col suo stile personale in maniera da raccontare una serie di avvenimenti, i personaggi che li vivono e gli ambienti in cui si svolgono.

    "2666" asciugato all'essenza del romanzo così definito occuperebbe una trentina di pagine. Tutto il resto, le altre 970 pagine e rotti, è costituito da informazioni non essenziali che non aggiungono niente né ai personaggi, né alla storia, né agli ambienti.

    Si può leggere un libro così? No e infatti non so come abbia fatto a resistere centocinquanta pagine.

    Una grande tritata di palle. Almeno, questo è il mio punto di vista, poi....

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  • 0

    Due aspetti mi hanno invogliato ad iniziarne la lettura, desiderata da almeno un anno. Il primo è il mirabile incipit, con cui avevo avuto modo di confrontarmi, col suo incastro di personaggi e di sto ...continue

    Due aspetti mi hanno invogliato ad iniziarne la lettura, desiderata da almeno un anno. Il primo è il mirabile incipit, con cui avevo avuto modo di confrontarmi, col suo incastro di personaggi e di storie, di narrazioni e di vite, così sentimentale e senza sentimentalismo, che si muove lungo un orizzonte che è quasi quello di un genere a sé, ossia il racconto di quell'ambiente tutto particolare che è l'habitat universitario, accademico. Il secondo è dovuto al titolo, o meglio, ad una determinata interpretazione, in cui mi sono imbattuto del senso di un numero, 2666. L'anno 2666, l'anno dal quale ci giunge, forse, quest'intreccio che si svolge negli ultimi anni del XIX secolo. Il 2666 come punto di vista del romanzo. Un anno di cui non sappiamo nulla - come potremmo? "Tu dici che è proprio così come con occhio e campo visivo. Ma l’occhio in realtà non lo vedi. E nulla nel campo visivo fa concludere che esso sia visto da un occhio". Cito da Wittgenstein. Un eco del futuro, certo, ci giunge ugualmente, da alcune descrizioni bizzarre, da un certo soffermarsi stranamente su particolari banali, da un dubbioso silenzio che passa sopra il titolo di una delle opere teatrali di Schiller - perché non citarlo, come si fa col Werther di Goethe, poche righe sopra? Ma molto più ci tocca uno sguardo diverso sulla nostra contemporaneità, il distanziamento che questo ipotetico, appena intuito, sfasamento temporale ci permette di porre in atto. Il mondo diventa meno scontato, ci aspettano delle sorprese dietro gli angoli più impensati e nei momenti più noiosi della quotidianità. E' così che iniziano le storie.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Si avverte chiara tra le pagine di 2666 tutta l’urgenza del racconto, la necessità di scrivere per comprendere nella letteratura il mistero del male.

    Continuatore e innovatore di Borges, già con quel ...continue

    Si avverte chiara tra le pagine di 2666 tutta l’urgenza del racconto, la necessità di scrivere per comprendere nella letteratura il mistero del male.

    Continuatore e innovatore di Borges, già con quel poderoso esempio di autofiction rappresentato da "I detective selvaggi" Bolaño aveva attuato quell’intreccio fra letteratura e vita auspicato dall’argentino e da lui condotto su altri territori. Allo stesso modo, anche in 2666 motore dell’azione è un uomo di lettere (lì il gruppo del realismo viscerale, qui lo sfuggente Benno von Arcimboldi), sebbene a conti fatti la traiettoria degli eventi narrati se ne distacchi per lunghi tratti in maniera considerevole, generando una varietà di personaggi e relative sottotrame che sulla scia del postmodernismo prova a dar ragione della struttura complessa del reale.

    Ne è riprova la divisione del romanzo in cinque parti, ciascuna focalizzata su una visione in un certo senso periferica del quadro generale e la cui uniformità va in ogni caso pian piano disgregandosi. Ideate in origine per essere pubblicate separatamente e lette secondo un ordine arbitrario, comunque le si componga le cinque sezioni mantengono la non linearità del racconto, quasi fossero un groviglio di cavi annodati ma attorno ad un unico tema centrale: l’orrore del ventesimo secolo.

    Che si tratti della tragedia del secondo grande conflitto o dello straniamento che avviene nella mente dei singoli individui, della generale marcescenza del tessuto sociale o della particolare piaga del femminicidio che negli anni Novanta rese tristemente famosa Ciudad Juarez (la città di Santa Teresa nel libro), risulta chiaro sin dal titolo come il fulcro della narrazione sia un male apocalittico, una calamità ineludibile per l’essere umano, che striscia ovunque ed esplode in modi clamorosi. 2666 vi affonda dapprima lentamente, nelle prime tre parti ci gira attorno sia pure seguendo una spirale discendente, fino a sprofondare in quello che appare un abisso senza fondo, un susseguirsi di delitti che non cessano di sgomentare il lettore.

    In alcuni punti, i cadaveri vengono rinvenuti al ritmo di uno per paragrafo e non c’è personaggio che riesca a resistere più di tanto in scena, a fare da filo conduttore per chi legge, quasi che il continuo reiterarsi di stupri e omicidi divenga per chiunque una realtà sempre più insensata e disarmante.

    Non siamo davanti ad un thriller o ad un racconto dell’orrore, sebbene la successione dei corpi ritrovati risulti alla lunga stomachevole. Non si tratta di un’inchiesta, nonostante tra i personaggi più o meno ispirati alla realtà ce ne sia uno, il giornalista Sergio González RodrÍguez, realmente esistente, nonché autore di un libro proprio sui delitti di Ciudad Juarez. Bolaño parla anche diffusamente di scrittori e letteratura e comunque il suo non è un trattato di semiotica né un testo di critica letteraria. Qualcuno sostiene a ragione che vi siano echi di Arlt, Bukowski, Cortázar e Márquez, ai quali va senz’altro aggiunta la chiarissima impronta pynchoniana nell’ultima parte. La verità è che 2666 è tanti libri e nessun libro, è alla pari del nostro mondo un diluvio di storie da ogni angolo del globo che la letteratura cerca di comprendere senza la pretesa di imporre un ordine definitivo e salvifico.

    C’è un momento in cui le similitudini fra gli omicidi lasciano sospettare una sfumatura gialla nel romanzo, l’eventualità di un serial killer e dunque una spiegazione facile e univoca del male, la possibilità di separarsene e di estirparlo con un taglio netto: nient’altro che un’illusione, incrinata dai paradossi e distrutta col passare delle pagine.

    Per saperne di più: https://grulloparlante.wordpress.com/

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  • 2

    Mille pagine di puro autocompiacimento letterario, fine a se stesso.
    Prosa e stile di livello ma trame irrisolte, di cui sfugge completamente il senso. L'irrompere dell'irrazionale - che potrebbe cost ...continue

    Mille pagine di puro autocompiacimento letterario, fine a se stesso.
    Prosa e stile di livello ma trame irrisolte, di cui sfugge completamente il senso. L'irrompere dell'irrazionale - che potrebbe costituire un'alternativa feconda all'interpretazione del reale - non trova giustificazioni, se non in quanto mero espediente letterario volto a spiazzare il lettore e a distrarlo da una soluzione coerente.
    Se la prima parte è discretamente godibile, le successive cadono in un vortice autoreferenziale che se non annoia, snerva anche il più paziente dei lettori. Le sorti del libro si riprendono parzialmente nell'ultimo racconto, che si conclude comunque con un finale piuttosto deludente.
    Ovviamente, il tutto è costellato da pagine e pagine di sesso, altrimenti il lettore stramazza.
    Decisamente sconsigliato.

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  • 5

    Un racconto breve, un elenco, un romanzo con un prologo lunghissimo e qualcosa che non ho inquadrato.

    Sono spaesato, disorientato. Ho viaggiato a lungo e non ho davvero idea di dove sia arrivato.

    Le cinque storie di Roberto mi sono piaciute. Anche se non esistono gli estremi per chiamarle davvero tutt ...continue

    Sono spaesato, disorientato. Ho viaggiato a lungo e non ho davvero idea di dove sia arrivato.

    Le cinque storie di Roberto mi sono piaciute. Anche se non esistono gli estremi per chiamarle davvero tutti romanzi. Ogni unità narrativa che compone 2666 ha i suoi difetti e i suoi pregi (la parte dei delitti, ad esempio, è solo un lungo e noioso elenco di ragazze ammazzate), tutte e cinque, assieme, dipingono più che una storia la sensazione di una città - una non-troppo-fittizia Santa Teresa in Messico - e le sue problematiche e le idiosincrasie che sono comuni alle comunità in cui è la corruzione a farla da padrone.
    In un certo senso si tratta di quattro piccole storie di normale fallimento che gravitano attorno a una più grande storia di parziale fallimento - quella di Arcimboldi, l'unica che riesce a farsi largo in ogni romanzo del romanzo - e che avvengono tutte all'incirca nello stesso luogo e nello stesso momento.
    Scrittura sopra le righe, un grande pensiero dietro, un meraviglioso retrogusto isterico e tutti gli stratagemmi che amiamo della scrittura postmoderna.

    Sulla quarta di copertina c'è scritto che l'autore avrebbe voluto una lettura in ordine casuale dei cinque "romanzi" che compongono questo "coso". È questo che me lo ha fatto comprare, è una cosa curiosa che non avevo ancora visto prima. Allora rientrato a casa col tomo in mano, eccitato dalla stranezza della cosa, ho studiato fin troppo a lungo quale fosse il perfetto ordine casuale da seguire.
    Arrivato però a leggere il mio terzo romanzo (che è 'La parte dei critici', ovvero il primo della edizione Adelphi) mi sono accorto che le premesse che questo gettava erano troppo importanti per la comprensione dei due che avevo già letto ('La parte di Fate' e 'La parte dei delitti'), per non essere letto in prima posizione. Per questo, con un briciolo di delusione, ho ripreso la lettura ragionata dell'edizione e ho avuto ragione nel farlo. La sensazione finale è che 'La parte dei critici' debba essere obbligatoriamente il primo romanzo da leggere e che 'La parte di Arcimboldi' se non è letto in ultima posizione, possa rovinare l'esperienza dei tre romanzi di mezzo - che invece sono squisitamente intercambiabili.
    Io, per aderire a un gioco non perfettamente riuscito, ho rovinato parte della mia esperienza di lettura.
    Peccato, però comunque wow.

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  • 5

    Esperienza straordinaria

    Un libro enorme, in tutti i sensi. Mille e piu' pagine, che spero di vivere abbastanza per rileggere. Ed ogni pagina un nuovo romanzo, mille romanzi retti dal filo dell'esistenza del protagonista, Han ...continue

    Un libro enorme, in tutti i sensi. Mille e piu' pagine, che spero di vivere abbastanza per rileggere. Ed ogni pagina un nuovo romanzo, mille romanzi retti dal filo dell'esistenza del protagonista, Hans-Arcimboldi che in qualche modo, nella sua spettacolare e intima vita, attraversa l'esistenza di tanti personaggi e due continenti che sono teatro di uno dei massimi capolavori della letteratura del nostro tempo. Colossale. Indimenticabile.

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  • 5

    è la prima volta che,dopo aver letto un libro di quasi 1000 pagine,ho voglia di rileggerlo subito.
    credo che non lo farò,ma presto ci sarà un altro Bolano sul mio comodino...forse "detective selvaggi" ...continue

    è la prima volta che,dopo aver letto un libro di quasi 1000 pagine,ho voglia di rileggerlo subito.
    credo che non lo farò,ma presto ci sarà un altro Bolano sul mio comodino...forse "detective selvaggi"!

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  • 3

    Un lungo viaggio da cui si esce storditi, storditi di chiacchiere. Il Messico e il Male, i temi principali, e intorno mille altre storie, alcune compiute, altre appena svelate, come se il lettore, lun ...continue

    Un lungo viaggio da cui si esce storditi, storditi di chiacchiere. Il Messico e il Male, i temi principali, e intorno mille altre storie, alcune compiute, altre appena svelate, come se il lettore, lungo la strada, si distraesse a guardare mille oggetti che gli intralciano il cammino, alcuni in superficie, altri che affiorano appena, ma tutti con qualcosa che valga la pena di essere raccontato. Lo dice lo stesso Bolaño in una delle ultime pagine del romanzo : "la scrittura era chiara e a volte persino trasparente ma il modo in cui si susseguivano le storie non portava da nessuna parte (...)" . Come , forse, non porta da nessuna parte il nostro viaggio nell'esistenza, che è solo una storia che si intreccia a tutte le altre.
    E allora:
    E' un capolavoro? No, decisamente.
    Vale la pena di essere letto? Sì, provateci.

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  • 4

    Saranno state le recensioni positive,sarà stato lo stile dell'autore , la curiosità, non so cosa, fatto sta che, senza rendermene conto, mi sono ritrovata alla fine di questa mastodontica lettura. No ...continue

    Saranno state le recensioni positive,sarà stato lo stile dell'autore , la curiosità, non so cosa, fatto sta che, senza rendermene conto, mi sono ritrovata alla fine di questa mastodontica lettura. Non riuscirei mai a farne un'approfondita recensione, posso solo dire che mi è piaciuto e non poco. Una piacevole sensazione è stata quella di non avere un libro davanti ma una persona che raccontava storie, storie nate da altre,storie che parlano di sogni,tanti sogni, storie che si collegavano ma anche no,ogni appiglio era un'occasione per un altro aneddoto. I cinque libri da cui è composto 2666 sono diversi tra loro e nello stesso tempo hanno elementi in comune, degli elementi che ti portano a tornare indietro per cercarli e poi ricollegarti al punto in cui ti eri interrotto. Si viaggia leggendo, Stati Uniti, Messico,Europa,Germania... ma si finisce sempre a Santa Teresa. Si legge di letteratura, si trovano citati autori come Uwe Johnson, Böll, Grass, Dürrenmatt, Döblin,Hesse...un viaggio interessante fin dall'inizio, raccapricciante ne "La parte dei delitti" e un quasi ritorno ne "La parte di Arcimboldi". Un libro che consiglio sicuramente se... avete tempo e voglia di immergervi in queste 963 pagine .

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  • 5

    Abissi Speculari

    La vergine di Guadalupe emerge dal buio e solleva il drappo rosso sangue che nasconde abissi speculari.
    Il viso olivastro, gli occhi come schegge di lava rappresa, senza tempo, senza età.
    “Curandera ...continue

    La vergine di Guadalupe emerge dal buio e solleva il drappo rosso sangue che nasconde abissi speculari.
    Il viso olivastro, gli occhi come schegge di lava rappresa, senza tempo, senza età.
    “Curandera transumante”su un tappeto di rose.
    Lo spettacolo può cominciare: la parte della morte racconta i vivi.
    Attimi in apnea, tempo fermo, stasi innaturale e poi un rombo sordo, viscerale che inizia come un pianissimo , impercettibile e poi cresce d’intensità, inesorabile e devastante.
    L’abisso si rivela e Bolano scrive. Cammino su un ponte di legno sospeso, assicurato da mani esperte, lanciato nel vuoto da una parte all’altra. Le funi sono corrose dal vento del deserto, le liste di legno scricchiolano, potrebbero rompersi, ogni passo potrebbe essere l’ultimo, in ogni passo la concentrazione diventa vischiosa. Un passo dopo l’altro e la paura inizia a trasformarsi, inizia a tenere il tempo, come una pulsazione regolata dalla velocità e dalla durata.
    Lo sguardo si allarga: sopra di me incroci di costellazioni, buchi neri, movimenti di galassie, un abisso verticale e speculare a un mondo acquatico e oscuro, fluttuante di alghe, di grotte, di montagne, di luci intermittenti, una cattedrale inghiottita.

    “ Le metafore sono il nostro modo di perderci nelle apparenze o di restare immobili nel mare delle apparenze. In questo senso una metafora è come un salvagente. E non bisogna dimenticare che ci sono salvagenti che galleggiano e salvagenti che ti tirano a piombo verso il fondo. E’ meglio non dimenticarlo mai.”

    Cinque parti come le dita della mano, uniche ma interdipendenti.
    Ogni versante come se fosse un feto osservato dai fotogrammi di un’ecografia, che rivela, in alcune parti, tratti di umana mostruosità, fino alla dissoluzione polverosa come la terra del deserto, come metallo in fusione, come spazzatura in putrefazione nella discarica di S.Teresa, territorio del Sonora, stato di confine, sull’orlo dell’abisso, avvolto da un tramonto carnivoro.
    In molte parti un purgatorio d’immagini, una pena prolungata nell’eternità e una rabbia animale, facce digrignanti e insanguinate che diventano sempre più ossessionanti perché emergono dalla scansione della vita quotidiana. Orrore normale, orrore seriale, orrore numerico: 2666 è anche questo. Dalla parte dei carnefici, dalla parte delle vittime, dalla parte dei massacri, dalla parte dell’abisso.

    Benno von Arcimboldi, nome in prestito del “Reiter “, che attraversa i cinque versanti come un’olografia, come un mistero, una leggenda, un richiamo, un fantasma, un pazzo, un genio. Come un uomo, come soldato, un giardiniere, come assassino, come romanziere, come amante, come amato, come un pesce, come un’alga, come una fascinazione, un miraggio.
    Alle spalle un parco di Amburgo e un volo in partenza per il Messico.

    Abissi speculari in trasformazione
    Non posso scrivere fine.

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