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2666

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Publisher: Farrar, Straus & Giroux Inc

4.4
(731)

Language:English | Number of Pages: 898 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , French , Dutch , Italian , Portuguese , Swedish , German , Czech

Isbn-10: 0374100144 | Isbn-13: 9780374100148 | Publish date:  | Edition First Edition

Translator: Natasha Wimmer

Also available as: Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Travel

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Book Description
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  • 0

    La vita in Messico non vale niente e finalmente qualcuno ha parlato di questo

    I macelli in Messico non sono notiziati perché ce ne sono troppi. Bisogna proprio esagerare, come nel caso recente dei 40 studenti, perché se ne parli. Bisogna strafare. Tipo appendere venti blogger a un ponte dopo averli decapitati. Le centinaia di donne ammazzate ogni anno a Ciudad Juarez nessu ...continue

    I macelli in Messico non sono notiziati perché ce ne sono troppi. Bisogna proprio esagerare, come nel caso recente dei 40 studenti, perché se ne parli. Bisogna strafare. Tipo appendere venti blogger a un ponte dopo averli decapitati. Le centinaia di donne ammazzate ogni anno a Ciudad Juarez nessuno le conosce. Mi chiedo come abbia fatto lui a descrivere decine di scene del crimine e cadaveri in serie, forse aveva qualche verbale di polizia da cui copiare? Tecnicamente, mi sembra un atto di grande maestria. Non riesco a capire come lo si possa fare semplicemente inventando.

    said on 

  • 5

    "... mio padre. Un padre affettuoso e colto che è arrivato fino all'età di 93 anni. Un uomo fondamentalmente buono. Un uomo che credeva, inutile dirlo, nel progresso. Povero padre mio. Credeva nel progresso e, come è naturale, credeva nella bontà intrinseca dell'essere umano. Anche io credo nella ...continue

    "... mio padre. Un padre affettuoso e colto che è arrivato fino all'età di 93 anni. Un uomo fondamentalmente buono. Un uomo che credeva, inutile dirlo, nel progresso. Povero padre mio. Credeva nel progresso e, come è naturale, credeva nella bontà intrinseca dell'essere umano. Anche io credo nella bontà intrinseca dell'essere umano, ma questo non significa nulla. Un assassino, in fondo, è buono. Noi tedeschi lo sappiamo bene. E allora? Posso passare una serata a bere con un assassino e forse, mentre contempliamo insieme l'aurora, ci potremmo mettere a cantare o a canticchiare un pezzo di Beethoven. E allora? L'assassino può piangere sulla mia spalla. E'normale. Essere un assassino non è facile. Lei e io lo sappiamo bene. Non è per niente facile. Esige purezza e volontà, volontà e purezza. La purezza del cristallo e una volontà di ferro. E io posso addirittura mettermi a piangere sulla spalla dell'assassino e sussurrargli parole dolci come "fratello", "camerata", "compagno di sventura". In quel momento l'assassino è buono, visto che è intrensicamente buono, e io sono un idiota, visto che sono intrensicamente un idiota, e siamo entambi sentimentali, perché la nostra cultura tende in maniera irrefrenabile alla sentimentalità. Ma quando il brano finirà e io sarò da solo, l'assassino aprirà la finestra della mia stanza ed entrerà con i suoi passettini da infermiere e mi sgozzerà lasciandomi senza neppure una goccia di sangue".

    said on 

  • 5

    Arcano, oceano, vitale.

    Che dire, un libro sicuramente molto impegnativo e non facile, ma se ci si lascia andare, trasportare dalle parole, avvolgere dalle cose dette e soprattutto da quelle non dette, be allora tutto cambia. Le storie, che poi è una storia unica, avvolgono il lettore facendolo entrare in un gioco spira ...continue

    Che dire, un libro sicuramente molto impegnativo e non facile, ma se ci si lascia andare, trasportare dalle parole, avvolgere dalle cose dette e soprattutto da quelle non dette, be allora tutto cambia. Le storie, che poi è una storia unica, avvolgono il lettore facendolo entrare in un gioco spiraliforme fatto di rimandi continui, di allusioni senza tempo, di citazioni incessanti. Arriva un momento che senti il bisogno di constatare se un certo personaggio, di cui stai leggendo la storia ,sia già apparso in un racconto precedente, se quella stessa narrazione collimi con un'altra ascoltata in precedenza da uno dei molteplici attori che affollano le pagine di questo oceano-libro. Insomma una tensione continua verso l'ignoto, alla ricerca incessante della fonte da cui scaturiscono tutte le storie e che come tutte le storie – e come tutte le fonti– girano sempre intorno a se stesse, sempre costantemente collegate dal flusso circolare del tempo da cui tutto nasce e in cui tutto si dissolve per poi rinascere di nuovo. Arcano, oceanico, vitale.

    said on 

  • 5

    Questo è un capolavoro, ma:
    non leggetelo se prima non avete letto qualcos'altro di suo (tipo I detective selvaggi)
    ci sono parti che creano un vero disagio,
    potreste anche detestarlo profondamente ma qua dentro ci sono mille storie, divagazioni, divertissement, mitologia, un Berlusconi e la ric ...continue

    Questo è un capolavoro, ma: non leggetelo se prima non avete letto qualcos'altro di suo (tipo I detective selvaggi) ci sono parti che creano un vero disagio, potreste anche detestarlo profondamente ma qua dentro ci sono mille storie, divagazioni, divertissement, mitologia, un Berlusconi e la ricetta dell'anatra all'arancia, la seconda guerra mondiale, moltissime donne, soprattutto giovani uccise brutalmente, un gruppetto di critici letterari che aiuto! L'unico personaggio reale del libro è Sergio Gonzales, del quale consiglio caldamente la lettura di Ossa nel deserto. Bolano si è divertito più dei suoi lettori, chissà, mi piacerebbe fosse vivo per chiederglielo.

    said on 

  • 0

    Derive

    Finisco la lettura di 2666. Lettura mutilata, per ragioni editoriali, per ragioni esplorative. Per le necessità. Ho per le mani l’edizione Adelphi del 2004, quella con solo 3/5 libri. La parte dei critici, La parte di Amalfitano e La parte di Fate. Ogni libro/sezione una soglia, un mondo che si a ...continue

    Finisco la lettura di 2666. Lettura mutilata, per ragioni editoriali, per ragioni esplorative. Per le necessità. Ho per le mani l’edizione Adelphi del 2004, quella con solo 3/5 libri. La parte dei critici, La parte di Amalfitano e La parte di Fate. Ogni libro/sezione una soglia, un mondo che si auto-oscura e deflagra incontenibilmente. A chiusura di ogni parte una dissolvenza, un buco nero prismatico del buco nero che è l’intero romanzo, metafore astronomiche, bulimia letteraria. C’è un’urgenza misteriosa alla base della prova di forza dello scrittore cileno. Bolaño fa in narrativa quello che Lynch fa al cinema, ma con più forza, più consapevolezza (la critica che polverizza ogni finto naif e previene cadute di stile manieristiche: “percepiva la simmetria con il film, gli sembrava di capire che entrambi partivano dagli stessi postulati e che se il film che aveva visto era il film vero, l’altro, quello del sogno, poteva essere un commento, una critica ragionata, e non necessariamente un incubo”, p. 294) e soprattutto lo fa moltiplicato per mille. Ogni falsa pista è un nastro di Moebius. Ci sono troppi piani narrativi che cozzano l’un l’altro con movimenti tellurici, troppi scossoni visibili. Queste non sono derive percettive, non sono scarti minimi. Qui è metamorfosi orografica: sono blocchi geologici che traghettano da un oceano all’altro. Sono biblici e astronomici subbugli delle viscere terrestri, tutto prodigiosamente nello spazio claustrofobico di un kinetoscopio. Si percepisce l’influenza di Bolaño in ogni pagina; uno scrittore come Antonio Moresco non sarebbe “nato” senza il sodale ispano-americano. In altre parole: Bolaño sparisce dentro un labirinto sontuoso che sparisce dentro un’ombra. Respiri oceanici nel più minimo soffio.

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  • 3

    Sì, ma che c'entra?

    Ecco, questa domanda me la sono posta spesso leggendo questo libro.


    Indubbiamente è scritto bene, l'autore aveva talento.


    Però troppo palloso. Troppo.
    Poi veramente troppi avvenimenti slegati, inutili.
    E per piacere, PER PIACERE, non è che questa valanga di 5/5 gli è stata data perc ...continue

    Ecco, questa domanda me la sono posta spesso leggendo questo libro.

    Indubbiamente è scritto bene, l'autore aveva talento.

    Però troppo palloso. Troppo. Poi veramente troppi avvenimenti slegati, inutili. E per piacere, PER PIACERE, non è che questa valanga di 5/5 gli è stata data perché "usa le parolacce"? Dai eh.

    Potrei capire se aveste 15-16 anni: "Ehi, ha scritto sborra! deve essere un genio della letteratura!", allora sorvolerei.

    Ma, per esempio, mi spiegate PERCHÉ il tizio miope, quando salva XXX (sennò spoilero), deve farsi una sega prima di addormentarsi? Cioè, come si concilia con il resto del racconto? Boh.

    Poi, veramente, non si capisce dove voglia andare a parare a volte. Le storie nelle storie nelle storie possono essere carine sì va bene, ma sono fini a se stesse (occupano qualcosa come il 50% dell'ultimo volume).

    Ero indeciso tra due e tre stelle. Do tre stelle perché se il libro viene visto come più libri diversi, e non come un unico malloppo, allora un minimo di senso i racconti totalmente a caso dei singoli libri, ce l'hanno.

    Però, ripeto. Che palle.

    (E ho letto Guerra e Pace e Infinite Jest eh).

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  • 5

    2666: Un nuovo pilastro per la letteratura sudamericana

    Recensire un’opera come 2666 è sempre un’impresa ardua. Si pone subito un problema: cercare di elaborare una critica oggettiva provando a mettere in luce l’affascinante intreccio, il leggero ed elegante stile, la profonda filosofia di cui l’opera è impregnata, l’abile costruzione dei personaggi, ...continue

    Recensire un’opera come 2666 è sempre un’impresa ardua. Si pone subito un problema: cercare di elaborare una critica oggettiva provando a mettere in luce l’affascinante intreccio, il leggero ed elegante stile, la profonda filosofia di cui l’opera è impregnata, l’abile costruzione dei personaggi, oppure arrendersi subito all’impossibilità di rendere così giustizia a quel solido e apparentemente inspiegabile equilibrio su cui si reggono le 950 pagine di questo romanzo, per cui accontentarsi di una modesta rassegna d’impressioni snocciolate durante la lettura? Mi accontenterò della seconda scelta lasciando ai più esperti il ben più arduo compito della prima.

    Quando un caro amico mi prestò questo volume elogiandolo come un esempio della buona letteratura targata terzo millennio, non fui pienamente convinto. Perché spendere buona parte del mio tempo libero nell’impresa di scalare questa voluminosa opera (voluminoso sicuramente è il primo aggettivo che attribuii a questo libro per nulla tascabile), con poi la possibilità di imbattersi in una nuova moda letteraria del tutto passeggera? Così il libro restò sullo scaffale per qualche mese in attesa di tempi migliori. Quando, alla fine, trovai il coraggio e il tempo per dedicarmi all’impresa mi resi conto che, come spesso succede, le mie impressioni erano palesemente errate. Le vicende dei “critici” che accompagnarono le prime ore di lettura mi avevano convinto. Questo libro meritava già solo nella sua prima parte (“Parte dei Critici” appunto) tutti gli elogi che il mio amico mi aveva riferito e a cui ero rimasto restio. Le vicende del misterioso scrittore tedesco Benno von Arcimboldi, gli intrecci personali dei critici, la psicologia di personaggi così complessi e quindi così umani e vivi lasciano un segno, intrattengono e divertono, fanno soffrire e porsi interrogativi, creano rabbia e ci pongono di fronte all’impossibilità di comprendere. 2666 è un libro/mondo in cui il lettore non naufraga, ma naviga per rotte complesse rimpallando tra l’Europa e l’America centrale, s’imbatte in parate di personaggi, nelle loro vicende e nei loro sogni e incubi, si sposta lungo tutto il ventesimo secolo sino a giungere all’apertura del nuovo millennio. Passando per l’elaborazione delle passioni degli amanti di mezzo secolo, i delitti seriali moderni e le stragi della guerra, la malattia e la morte. Roberto Bolano ci consegna una trama che è una matassa che si sbroglia e si riannoda sino a concludersi in un appagante finale; ma questa è solo la superficie del bagaglio emozionale di quest’opera e l’unico modo di scoprirlo fino in fondo è leggerla.

    Delle cinque parti ho preferito sicuramente la prima (parte dei critici) e l’ultima (parte di Arcimboldi), apprezzando anche moltissimo la seconda (parte di Amalfitano). Un po’ sottotono invece la terza e la quarta parte, che rimangono comunque molto valide, con la precisazione però che in alcuni punti la “Parte dei Delitti” mi è sembrata leggermente pedante e a tratti noiosetta.

    said on 

  • 5

    "Fantástico, fantástico: la espada del destino le corta una vez más la cabeza a la hidra del azar".

    Los libros que me gustan, felices 1146 páginas para el que se anime.

    said on 

  • 5

    Senza parole nonostante la lenzuolata!

    Nacqui tonnetta. Paffutella ma agile e astuta. Me la spassavo schivando le fiocine della letteratura “alta” di tutte le latitudini.
    Poi una marea formato PDF con titolo a fronte “2666” mi spinse sempre più giù nel fondale. Mi distesi sul fianco sinistro cercando la luce, con entrambi gli occhi ...continue

    Nacqui tonnetta. Paffutella ma agile e astuta. Me la spassavo schivando le fiocine della letteratura “alta” di tutte le latitudini. Poi una marea formato PDF con titolo a fronte “2666” mi spinse sempre più giù nel fondale. Mi distesi sul fianco sinistro cercando la luce, con entrambi gli occhi puntati in alto, al di là delle tonnellate di acqua che mi avevano trasformato in sogliola. Laggiù nella penombra, mi sovvenne Bubis, l’editore di Arcimboldi; facendo come lui, sarei potuta ritornare in superficie. ...benché il testo fosse caotico l’impressione finale fu assai positiva, [...] Cos’era allora? Bubis non lo sapeva ma lo intuiva, e il fatto di non saperlo non gli dava il minimo problema, fra le altre cose perché i problemi cominciavano nel saperli...

    Iniziai dal nome: Benno Von Arcimboldi, il protagonista, romanziere tedesco invisibile, che in gioventù partecipa alla seconda guerra mondiale e in vecchiaia risiede nella città maledetta di Santa Teresa, “costituendo un trait d’union fra nazismo e femminicidio, i due buchi neri della vicenda, il doppio satanico, il doppio 666 del titolo”. Nome del pittore italiano, barocco nella misura in cui sono barocchi tutti i post-moderni di ogni epoca:

    http://www.summagallicana.it/lessico/a/Arcimboldi%20bibliotecario.jpg

    Con quest’immagine di un uomo che è solo un’impalcatura di libri dall’equilibrio precario, riemersi pian piano e ridivenni tonnetta abile a nuotare nelle acque superficiali, non sicure ma rassicuranti per la mia limitatezza.

    Non poteva essere un caso né una suggestione che avesse scelto quel nome per il protagonista invisibile ed enigmatico, come Kurtz, per tre quarti del lunghissimo romanzo (in realtà cinque romanzi legati dall’ombra dello spilungone, biondissimo, “ragazzo alga” tedesco) che compare in carne, poca, e le ossa lunghissime di Chisciotte, gemello diverso di Oskar Matzerath – il nano del Tamburo di Latta- nell’ultima: La parte di Arcimboldi. Benno Von Arcimboldi, al secolo Hans Reiter, non sarebbe nulla senza i quattro critici, tre cavalieri e una pulzella, che si mettono sulle tracce dei suoi libri per tutta Europa per poi approdare a Santa Teresa, l’inferno delle donne. Si dubita della sua esistenza e la pervicacia dei quattro sembra solo un vezzo letterario postmodernista di Bolano, teso a guardare con distacco la sua pulsione a scrivere, infantilismo da soddisfare con il mettere su un’opera vuota ma stilisticamente perfetta. E invece lui, l’Arcimboldi, esiste, e attraversa senza pathos ottant’anni di storia del secolo breve perché “la storia è una puttana molto semplice, che non ha momenti cruciali ma è una proliferazione d’istanti, di attimi fugaci che competono tra loro in mostruosità” dice. Senza pathos fa fuori il suo compagno di cella, un grigio funzionario che si era “liberato” del fastidioso ingombro di cinquecento ebrei tedeschi spiaggiati nel suo territorio. Senza pathos Benno ama la tisica folle Ingeborg Bauer; senza pathos fa sesso con la ninfomane baronessa Von Zumpe, un altro di quei personaggi che vanno e vengono in questo romanzo apparentemente slegato, ma assolutamente coeso dal male che ha segnato il novecento per l'eternità storica. A causa di questo MALE non c’è posto per il sentimento negli scrittori a meno di rischiare l’accusa di oscenità.

    Ma Bolano, non so dire quanto consapevolmente, non annulla la realtà rubricando il male come ineluttabilità della vita, cristallizzato nell’orrore. Per uno scrittore di formazione “rivoluzionaria” (fu troskista e imprigionato nelle carceri di Pinochet, quello che si affacciò dal balcone assieme al santo fresco fresco, Karol Wojtyla) aderire alla realtà è “narrare”, annullando l’io alla maniera di Cervantes. È stigmatizzarlo, il male, opponendogli la pietà per gli esseri umani, uno per uno e non per la generica umanità.

    Lo splendido “ La parte dei delitti” (quarto romanzo in ordine di scrittura) diventa l’inferno dantesco, dove centocinquanta nomi di donne (forse di più, non so) si staccano dalle lapidi diventando persone con la loro vita proletaria spesa per pochi soldi nelle fabbriche delocalizzate americane o suoi marciapiedi di Santa Teresa, finite squartate, segate, decapitate, eviscerate da ignoti, riconoscibilissimi, assassini. Diventano vite degne di essere vissute. Per almeno altri quattro secoli, tanto quanto durerà il fastoso romanzo.

    P.S. Grazie ad Alea che mi ha inviato il “macigno” PDF.

    N.B. L’ordine di lettura delle cinque parti non è necessariamente quello d’impaginazione!

    said on 

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