2666

Publisher: Farrar, Straus & Giroux Inc

4.4
(826)

Language: English | Number of Pages: 898 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Spanish , French , Dutch , Italian , Portuguese , Swedish , German , Czech

Isbn-10: 0374100144 | Isbn-13: 9780374100148 | Publish date:  | Edition First Edition

Translator: Natasha Wimmer

Also available as: Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Travel

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Book Description
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  • 5

    Torrenziale, infinito, bellissimo, fantastico, etc. etc. Ha un solo grande difetto, oltre alla mole, che non svelo per evitare spoiler. Leggetelo!!!!

    said on 

  • 5

    Spaventosamente imperfettibile.

    Il mio romanzo preferito di Roberto Bolaño è e resta “I detective selvaggi”.

    In “2666” Bolaño dimostra di possedere totalmente l’arte della scrittura. La bellezza del romanzo è indubitabile, sarà stat ...continue

    Il mio romanzo preferito di Roberto Bolaño è e resta “I detective selvaggi”.

    In “2666” Bolaño dimostra di possedere totalmente l’arte della scrittura. La bellezza del romanzo è indubitabile, sarà stato il completo dominio che Bolaño ha della sua materia narrativa a non avermi conquistato come mi ha conquistato in “I detective selvaggi”.

    In “2666” c’è un Bolaño a cui non si può insegnare nulla sulla scrittura che tutto può racchiudere, non per questo mettendo fine a qualcosa. In “I detective salveggi” c’è un Bolaño che vuole scoprire fin dove si può sconfinare, con la scrittura.

    E dopo i romanzi generati dalla vita di Benno von Arcimboldi, ora mi resta da immaginare quelli che Bolaño avrebbe potuto generare intorno agli altri scrittori tedeschi inventati. “2777” su Gustav Heller, “2888” su Rainer Khul, “2999” su Wilhalm Frayn, per raccontare ogni luogo e ogni tempo attraverso l’invenzione di uno scrittore.

    Io di mio andrò a scoprire chi sono Anna_Seghers, Lion Feuchtwanger, Johannes Becher, Ricarda Huch, Oskar Maria Graf.

    Gli scrittori spagnoli e tedeschi contemporanei che nomina Bolaño li conosco, i francesi no, quindi leggerò Pierre Michon e Olivier Rolin. Nomi di scrittori italiani non mi sembra ne abbia fatti.

    Benito Juárez, per chi volesse saperlo, è stato il primo presidente indio del Messico e del continente tutto.

    E per chi non ha tempo o non sa trovare la voglia, che legga da pagina 811 a pagina 829 le gesta di Leo Summer, per capire come Bolaño sia riuscito a condannare chiunque non lo legga.

    said on 

  • 5

    La vita, l'universo e tutto quanto

    La prima cosa che voglio dire su questo romanzo è che non finisce. E questo non significa solo che è un romanzo dal finale aperto, ma che l'opera in sé è virtualmente infinita. Bolaño racconta come se ...continue

    La prima cosa che voglio dire su questo romanzo è che non finisce. E questo non significa solo che è un romanzo dal finale aperto, ma che l'opera in sé è virtualmente infinita. Bolaño racconta come se avesse intenzione di narrare ogni cosa, ogni singola cosa del nostro mondo, presente, passato e futuro, ogni oggetto esistente, ogni spazio e luogo. E' cose se qualcuno si fosse fitto in mente di descrivere ad uno ad uno ogni granello di sabbia del deserto.
    Praticamente da ogni momento del romanzo potrebbero generarsi infinite trame, come da un punto si dipartono infinite rette. E l'ambizione mostruosa è quella di raccontare quante più rette sia possibile, ambizione convulsa e affamata. Affamata di realtà, di storie, di mondi, di processi, di vita e di morte, di dolore, disperazione, risate, sesso, sogni, incubi, illusioni...
    Una cosa così potrebbe finire per sfiancare il più paziente dei lettori, e invece dopo quasi mille pagine di narrazioni e digressioni, chiudi il libro e la fame non si è saziata.
    Il fatto è che Bolaño è un mago dalla scrittura ipnotica. A me gli occhi, ti dice, tu lo guardi e sei soggiogato. Ti porta dove gli pare, verso luoghi dove, non solo non sei mai stato, ma dove non saresti mai voluto andare. E invece di esserne nauseato, lo ripeto, ne vorresti ancora.
    Credo che ogni scrittore di romanzi si prefigga segretamente di scrivere un'opera totale, perché il romanzo in fondo vorrebbe essere la forma finita dell'infinito. Naturalmente questa totalità non è che un ideale, a cui ci si può solo indefinitamente avvicinare. 2666 questa totalità la sfiora, non dirò più di qualsiasi romanzo abbia mai letto, ma sicuramente in un modo tra i più originali e visionari. Il fatto è che Bolaño non ci prova neppure a creare una sintesi della complessità del mondo, piuttosto si abbandona ad essa e in essa si immerge, con un coraggio che lascia senza fiato. Ed il miracolo è che non ne viene ingoiato, perché in un qualche modo, assolutamente rocambolesco, la controlla. Lo fa con una scrittura meticolosa e precisa, apparentemente oggettiva, ma che restituisce una realtà deformata, onirica, come immersa in un perenne incubo.
    Tutto questo, però, non è fine a se stesso, intendo che 2666 non è un autocompiaciuto esercizio di stile. E' invece un romanzo profondamente etico, che tratta del male in modo lucido e spietato, e nonostante l'apparente oggettiva freddezza, lo sguardo è disperatamente solidale con l'innocenza violata e il dolore inesauribile del mondo.
    Va bene, non è una lettura amena, non è il libro che consiglierei di leggere sotto l'ombrellone, non solo non è facile, non è neppure lontanamente piacevole. Ma è un'esperienza, estetica ed etica. E vale la pena.

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  • 0

    Un romanzo fondamentalmente è una serie di informazioni che l'autore struttura col suo stile personale in maniera da raccontare una serie di avvenimenti, i personaggi che li vivono e gli ambienti in c ...continue

    Un romanzo fondamentalmente è una serie di informazioni che l'autore struttura col suo stile personale in maniera da raccontare una serie di avvenimenti, i personaggi che li vivono e gli ambienti in cui si svolgono.

    "2666" asciugato all'essenza del romanzo così definito occuperebbe una trentina di pagine. Tutto il resto, le altre 970 pagine e rotti, è costituito da informazioni non essenziali che non aggiungono niente né ai personaggi, né alla storia, né agli ambienti.

    Si può leggere un libro così? No e infatti non so come abbia fatto a resistere centocinquanta pagine.

    Una grande tritata di palle. Almeno, questo è il mio punto di vista, poi....

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Si avverte chiara tra le pagine di 2666 tutta l’urgenza del racconto, la necessità di scrivere per comprendere nella letteratura il mistero del male.

    Continuatore e innovatore di Borges, già con quel ...continue

    Si avverte chiara tra le pagine di 2666 tutta l’urgenza del racconto, la necessità di scrivere per comprendere nella letteratura il mistero del male.

    Continuatore e innovatore di Borges, già con quel poderoso esempio di autofiction rappresentato da "I detective selvaggi" Bolaño aveva attuato quell’intreccio fra letteratura e vita auspicato dall’argentino e da lui condotto su altri territori. Allo stesso modo, anche in 2666 motore dell’azione è un uomo di lettere (lì il gruppo del realismo viscerale, qui lo sfuggente Benno von Arcimboldi), sebbene a conti fatti la traiettoria degli eventi narrati se ne distacchi per lunghi tratti in maniera considerevole, generando una varietà di personaggi e relative sottotrame che sulla scia del postmodernismo prova a dar ragione della struttura complessa del reale.

    Ne è riprova la divisione del romanzo in cinque parti, ciascuna focalizzata su una visione in un certo senso periferica del quadro generale e la cui uniformità va in ogni caso pian piano disgregandosi. Ideate in origine per essere pubblicate separatamente e lette secondo un ordine arbitrario, comunque le si componga le cinque sezioni mantengono la non linearità del racconto, quasi fossero un groviglio di cavi annodati ma attorno ad un unico tema centrale: l’orrore del ventesimo secolo.

    Che si tratti della tragedia del secondo grande conflitto o dello straniamento che avviene nella mente dei singoli individui, della generale marcescenza del tessuto sociale o della particolare piaga del femminicidio che negli anni Novanta rese tristemente famosa Ciudad Juarez (la città di Santa Teresa nel libro), risulta chiaro sin dal titolo come il fulcro della narrazione sia un male apocalittico, una calamità ineludibile per l’essere umano, che striscia ovunque ed esplode in modi clamorosi. 2666 vi affonda dapprima lentamente, nelle prime tre parti ci gira attorno sia pure seguendo una spirale discendente, fino a sprofondare in quello che appare un abisso senza fondo, un susseguirsi di delitti che non cessano di sgomentare il lettore.

    In alcuni punti, i cadaveri vengono rinvenuti al ritmo di uno per paragrafo e non c’è personaggio che riesca a resistere più di tanto in scena, a fare da filo conduttore per chi legge, quasi che il continuo reiterarsi di stupri e omicidi divenga per chiunque una realtà sempre più insensata e disarmante.

    Non siamo davanti ad un thriller o ad un racconto dell’orrore, sebbene la successione dei corpi ritrovati risulti alla lunga stomachevole. Non si tratta di un’inchiesta, nonostante tra i personaggi più o meno ispirati alla realtà ce ne sia uno, il giornalista Sergio González RodrÍguez, realmente esistente, nonché autore di un libro proprio sui delitti di Ciudad Juarez. Bolaño parla anche diffusamente di scrittori e letteratura e comunque il suo non è un trattato di semiotica né un testo di critica letteraria. Qualcuno sostiene a ragione che vi siano echi di Arlt, Bukowski, Cortázar e Márquez, ai quali va senz’altro aggiunta la chiarissima impronta pynchoniana nell’ultima parte. La verità è che 2666 è tanti libri e nessun libro, è alla pari del nostro mondo un diluvio di storie da ogni angolo del globo che la letteratura cerca di comprendere senza la pretesa di imporre un ordine definitivo e salvifico.

    C’è un momento in cui le similitudini fra gli omicidi lasciano sospettare una sfumatura gialla nel romanzo, l’eventualità di un serial killer e dunque una spiegazione facile e univoca del male, la possibilità di separarsene e di estirparlo con un taglio netto: nient’altro che un’illusione, incrinata dai paradossi e distrutta col passare delle pagine.

    Per saperne di più: https://grulloparlante.wordpress.com/

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  • 2

    Mille pagine di puro autocompiacimento letterario, fine a se stesso.
    Prosa e stile di livello ma trame irrisolte, di cui sfugge completamente il senso. L'irrompere dell'irrazionale - che potrebbe cost ...continue

    Mille pagine di puro autocompiacimento letterario, fine a se stesso.
    Prosa e stile di livello ma trame irrisolte, di cui sfugge completamente il senso. L'irrompere dell'irrazionale - che potrebbe costituire un'alternativa feconda all'interpretazione del reale - non trova giustificazioni, se non in quanto mero espediente letterario volto a spiazzare il lettore e a distrarlo da una soluzione coerente.
    Se la prima parte è discretamente godibile, le successive cadono in un vortice autoreferenziale che se non annoia, snerva anche il più paziente dei lettori. Le sorti del libro si riprendono parzialmente nell'ultimo racconto, che si conclude comunque con un finale piuttosto deludente.
    Ovviamente, il tutto è costellato da pagine e pagine di sesso, altrimenti il lettore stramazza.
    Decisamente sconsigliato.

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  • 5

    Un racconto breve, un elenco, un romanzo con un prologo lunghissimo e qualcosa che non ho inquadrato.

    Sono spaesato, disorientato. Ho viaggiato a lungo e non ho davvero idea di dove sia arrivato.

    Le cinque storie di Roberto mi sono piaciute. Anche se non esistono gli estremi per chiamarle davvero tutt ...continue

    Sono spaesato, disorientato. Ho viaggiato a lungo e non ho davvero idea di dove sia arrivato.

    Le cinque storie di Roberto mi sono piaciute. Anche se non esistono gli estremi per chiamarle davvero tutti romanzi. Ogni unità narrativa che compone 2666 ha i suoi difetti e i suoi pregi (la parte dei delitti, ad esempio, è solo un lungo e noioso elenco di ragazze ammazzate), tutte e cinque, assieme, dipingono più che una storia la sensazione di una città - una non-troppo-fittizia Santa Teresa in Messico - e le sue problematiche e le idiosincrasie che sono comuni alle comunità in cui è la corruzione a farla da padrone.
    In un certo senso si tratta di quattro piccole storie di normale fallimento che gravitano attorno a una più grande storia di parziale fallimento - quella di Arcimboldi, l'unica che riesce a farsi largo in ogni romanzo del romanzo - e che avvengono tutte all'incirca nello stesso luogo e nello stesso momento.
    Scrittura sopra le righe, un grande pensiero dietro, un meraviglioso retrogusto isterico e tutti gli stratagemmi che amiamo della scrittura postmoderna.

    Sulla quarta di copertina c'è scritto che l'autore avrebbe voluto una lettura in ordine casuale dei cinque "romanzi" che compongono questo "coso". È questo che me lo ha fatto comprare, è una cosa curiosa che non avevo ancora visto prima. Allora rientrato a casa col tomo in mano, eccitato dalla stranezza della cosa, ho studiato fin troppo a lungo quale fosse il perfetto ordine casuale da seguire.
    Arrivato però a leggere il mio terzo romanzo (che è 'La parte dei critici', ovvero il primo della edizione Adelphi) mi sono accorto che le premesse che questo gettava erano troppo importanti per la comprensione dei due che avevo già letto ('La parte di Fate' e 'La parte dei delitti'), per non essere letto in prima posizione. Per questo, con un briciolo di delusione, ho ripreso la lettura ragionata dell'edizione e ho avuto ragione nel farlo. La sensazione finale è che 'La parte dei critici' debba essere obbligatoriamente il primo romanzo da leggere e che 'La parte di Arcimboldi' se non è letto in ultima posizione, possa rovinare l'esperienza dei tre romanzi di mezzo - che invece sono squisitamente intercambiabili.
    Io, per aderire a un gioco non perfettamente riuscito, ho rovinato parte della mia esperienza di lettura.
    Peccato, però comunque wow.

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  • 5

    Esperienza straordinaria

    Un libro enorme, in tutti i sensi. Mille e piu' pagine, che spero di vivere abbastanza per rileggere. Ed ogni pagina un nuovo romanzo, mille romanzi retti dal filo dell'esistenza del protagonista, Han ...continue

    Un libro enorme, in tutti i sensi. Mille e piu' pagine, che spero di vivere abbastanza per rileggere. Ed ogni pagina un nuovo romanzo, mille romanzi retti dal filo dell'esistenza del protagonista, Hans-Arcimboldi che in qualche modo, nella sua spettacolare e intima vita, attraversa l'esistenza di tanti personaggi e due continenti che sono teatro di uno dei massimi capolavori della letteratura del nostro tempo. Colossale. Indimenticabile.

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  • 5

    è la prima volta che,dopo aver letto un libro di quasi 1000 pagine,ho voglia di rileggerlo subito.
    credo che non lo farò,ma presto ci sarà un altro Bolano sul mio comodino...forse "detective selvaggi" ...continue

    è la prima volta che,dopo aver letto un libro di quasi 1000 pagine,ho voglia di rileggerlo subito.
    credo che non lo farò,ma presto ci sarà un altro Bolano sul mio comodino...forse "detective selvaggi"!

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  • 3

    Un lungo viaggio da cui si esce storditi, storditi di chiacchiere. Il Messico e il Male, i temi principali, e intorno mille altre storie, alcune compiute, altre appena svelate, come se il lettore, lun ...continue

    Un lungo viaggio da cui si esce storditi, storditi di chiacchiere. Il Messico e il Male, i temi principali, e intorno mille altre storie, alcune compiute, altre appena svelate, come se il lettore, lungo la strada, si distraesse a guardare mille oggetti che gli intralciano il cammino, alcuni in superficie, altri che affiorano appena, ma tutti con qualcosa che valga la pena di essere raccontato. Lo dice lo stesso Bolaño in una delle ultime pagine del romanzo : "la scrittura era chiara e a volte persino trasparente ma il modo in cui si susseguivano le storie non portava da nessuna parte (...)" . Come , forse, non porta da nessuna parte il nostro viaggio nell'esistenza, che è solo una storia che si intreccia a tutte le altre.
    E allora:
    E' un capolavoro? No, decisamente.
    Vale la pena di essere letto? Sì, provateci.

    said on 

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