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2666

(56)

| Hardcover | 9780374100148

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Book Description

205 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Sì, ma che c'entra?

    Ecco, questa domanda me la sono posta spesso leggendo questo libro.

    Indubbiamente è scritto bene, l'autore aveva talento.

    Però troppo palloso. Troppo.
    Poi veramente troppi avvenimenti slegati, inutili.
    E per piacere, PER PIACERE, non è che questa v ...(continue)

    Ecco, questa domanda me la sono posta spesso leggendo questo libro.

    Indubbiamente è scritto bene, l'autore aveva talento.

    Però troppo palloso. Troppo.
    Poi veramente troppi avvenimenti slegati, inutili.
    E per piacere, PER PIACERE, non è che questa valanga di 5/5 gli è stata data perché "usa le parolacce"? Dai eh.

    Potrei capire se aveste 15-16 anni: "Ehi, ha scritto sborra! deve essere un genio della letteratura!", allora sorvolerei.

    Ma, per esempio, mi spiegate PERCHÉ il tizio miope, quando salva XXX (sennò spoilero), deve farsi una sega prima di addormentarsi?
    Cioè, come si concilia con il resto del racconto? Boh.

    Poi, veramente, non si capisce dove voglia andare a parare a volte.
    Le storie nelle storie nelle storie possono essere carine sì va bene, ma sono fini a se stesse (occupano qualcosa come il 50% dell'ultimo volume).

    Ero indeciso tra due e tre stelle. Do tre stelle perché se il libro viene visto come più libri diversi, e non come un unico malloppo, allora un minimo di senso i racconti totalmente a caso dei singoli libri, ce l'hanno.

    Però, ripeto. Che palle.

    (E ho letto Guerra e Pace e Infinite Jest eh).

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    Andrea Mercatelli said on Aug 1, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    2666: Un nuovo pilastro per la letteratura sudamericana

    Recensire un’opera come 2666 è sempre un’impresa ardua. Si pone subito un problema: cercare di elaborare una critica oggettiva provando a mettere in luce l’affascinante intreccio, il leggero ed elegante stile, la profonda filosofia di cui l’opera è i ...(continue)

    Recensire un’opera come 2666 è sempre un’impresa ardua. Si pone subito un problema: cercare di elaborare una critica oggettiva provando a mettere in luce l’affascinante intreccio, il leggero ed elegante stile, la profonda filosofia di cui l’opera è impregnata, l’abile costruzione dei personaggi, oppure arrendersi subito all’impossibilità di rendere così giustizia a quel solido e apparentemente inspiegabile equilibrio su cui si reggono le 950 pagine di questo romanzo, per cui accontentarsi di una modesta rassegna d’impressioni snocciolate durante la lettura? Mi accontenterò della seconda scelta lasciando ai più esperti il ben più arduo compito della prima.

    Quando un caro amico mi prestò questo volume elogiandolo come un esempio della buona letteratura targata terzo millennio, non fui pienamente convinto. Perché spendere buona parte del mio tempo libero nell’impresa di scalare questa voluminosa opera (voluminoso sicuramente è il primo aggettivo che attribuii a questo libro per nulla tascabile), con poi la possibilità di imbattersi in una nuova moda letteraria del tutto passeggera? Così il libro restò sullo scaffale per qualche mese in attesa di tempi migliori. Quando, alla fine, trovai il coraggio e il tempo per dedicarmi all’impresa mi resi conto che, come spesso succede, le mie impressioni erano palesemente errate.
    Le vicende dei “critici” che accompagnarono le prime ore di lettura mi avevano convinto. Questo libro meritava già solo nella sua prima parte (“Parte dei Critici” appunto) tutti gli elogi che il mio amico mi aveva riferito e a cui ero rimasto restio. Le vicende del misterioso scrittore tedesco Benno von Arcimboldi, gli intrecci personali dei critici, la psicologia di personaggi così complessi e quindi così umani e vivi lasciano un segno, intrattengono e divertono, fanno soffrire e porsi interrogativi, creano rabbia e ci pongono di fronte all’impossibilità di comprendere.
    2666 è un libro/mondo in cui il lettore non naufraga, ma naviga per rotte complesse rimpallando tra l’Europa e l’America centrale, s’imbatte in parate di personaggi, nelle loro vicende e nei loro sogni e incubi, si sposta lungo tutto il ventesimo secolo sino a giungere all’apertura del nuovo millennio. Passando per l’elaborazione delle passioni degli amanti di mezzo secolo, i delitti seriali moderni e le stragi della guerra, la malattia e la morte. Roberto Bolano ci consegna una trama che è una matassa che si sbroglia e si riannoda sino a concludersi in un appagante finale; ma questa è solo la superficie del bagaglio emozionale di quest’opera e l’unico modo di scoprirlo fino in fondo è leggerla.

    Delle cinque parti ho preferito sicuramente la prima (parte dei critici) e l’ultima (parte di Arcimboldi), apprezzando anche moltissimo la seconda (parte di Amalfitano). Un po’ sottotono invece la terza e la quarta parte, che rimangono comunque molto valide, con la precisazione però che in alcuni punti la “Parte dei Delitti” mi è sembrata leggermente pedante e a tratti noiosetta.

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    Gianluca_Takk said on Jun 18, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Fantástico, fantástico: la espada del destino le corta una vez más la cabeza a la hidra del azar".

    Los libros que me gustan, felices 1146 páginas para el que se anime.

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    - Berenice - said on Jun 2, 2014 | Add your feedback

  • 10 people find this helpful

    Senza parole nonostante la lenzuolata!

    Nacqui tonnetta. Paffutella ma agile e astuta. Me la spassavo schivando le fiocine della letteratura “alta” di tutte le latitudini.
    Poi una marea formato PDF con titolo a fronte “2666” mi spinse sempre più giù nel fondale. Mi distesi sul fianco sin ...(continue)

    Nacqui tonnetta. Paffutella ma agile e astuta. Me la spassavo schivando le fiocine della letteratura “alta” di tutte le latitudini.
    Poi una marea formato PDF con titolo a fronte “2666” mi spinse sempre più giù nel fondale. Mi distesi sul fianco sinistro cercando la luce, con entrambi gli occhi puntati in alto, al di là delle tonnellate di acqua che mi avevano trasformato in sogliola.
    Laggiù nella penombra, mi sovvenne Bubis, l’editore di Arcimboldi; facendo come lui, sarei potuta ritornare in superficie.
    ...benché il testo fosse caotico l’impressione finale fu assai positiva, [...] Cos’era allora? Bubis non lo sapeva ma lo intuiva, e il fatto di non saperlo non gli dava il minimo problema, fra le altre cose perché i problemi cominciavano nel saperli...

    Iniziai dal nome: Benno Von Arcimboldi, il protagonista, romanziere tedesco invisibile, che in gioventù partecipa alla seconda guerra mondiale e in vecchiaia risiede nella città maledetta di Santa Teresa, “costituendo un trait d’union fra nazismo e femminicidio, i due buchi neri della vicenda, il doppio satanico, il doppio 666 del titolo”.
    Nome del pittore italiano, barocco nella misura in cui sono barocchi tutti i post-moderni di ogni epoca:

    http://www.summagallicana.it/lessico/a/Arcimboldi%20bib…

    Con quest’immagine di un uomo che è solo un’impalcatura di libri dall’equilibrio precario, riemersi pian piano e ridivenni tonnetta abile a nuotare nelle acque superficiali, non sicure ma rassicuranti per la mia limitatezza.

    Non poteva essere un caso né una suggestione che avesse scelto quel nome per il protagonista invisibile ed enigmatico, come Kurtz, per tre quarti del lunghissimo romanzo (in realtà cinque romanzi legati dall’ombra dello spilungone, biondissimo, “ragazzo alga” tedesco) che compare in carne, poca, e le ossa lunghissime di Chisciotte, gemello diverso di Oskar Matzerath – il nano del Tamburo di Latta- nell’ultima: La parte di Arcimboldi.
    Benno Von Arcimboldi, al secolo Hans Reiter, non sarebbe nulla senza i quattro critici, tre cavalieri e una pulzella, che si mettono sulle tracce dei suoi libri per tutta Europa per poi approdare a Santa Teresa, l’inferno delle donne.
    Si dubita della sua esistenza e la pervicacia dei quattro sembra solo un vezzo letterario postmodernista di Bolano, teso a guardare con distacco la sua pulsione a scrivere, infantilismo da soddisfare con il mettere su un’opera vuota ma stilisticamente perfetta.
    E invece lui, l’Arcimboldi, esiste, e attraversa senza pathos ottant’anni di storia del secolo breve perché “la storia è una puttana molto semplice, che non ha momenti cruciali ma è una proliferazione d’istanti, di attimi fugaci che competono tra loro in mostruosità” dice.
    Senza pathos fa fuori il suo compagno di cella, un grigio funzionario che si era “liberato” del fastidioso ingombro di cinquecento ebrei tedeschi spiaggiati nel suo territorio.
    Senza pathos Benno ama la tisica folle Ingeborg Bauer; senza pathos fa sesso con la ninfomane baronessa Von Zumpe, un altro di quei personaggi che vanno e vengono in questo romanzo apparentemente slegato, ma assolutamente coeso dal male che ha segnato il novecento per l'eternità storica.
    A causa di questo MALE non c’è posto per il sentimento negli scrittori a meno di rischiare l’accusa di oscenità.

    Ma Bolano, non so dire quanto consapevolmente, non annulla la realtà rubricando il male come ineluttabilità della vita, cristallizzato nell’orrore.
    Per uno scrittore di formazione “rivoluzionaria” (fu troskista e imprigionato nelle carceri di Pinochet, quello che si affacciò dal balcone assieme al santo fresco fresco, Karol Wojtyla) aderire alla realtà è “narrare”, annullando l’io alla maniera di Cervantes.
    È stigmatizzarlo, il male, opponendogli la pietà per gli esseri umani, uno per uno e non per la generica umanità.

    Lo splendido “ La parte dei delitti” (quarto romanzo in ordine di scrittura) diventa l’inferno dantesco, dove centocinquanta nomi di donne (forse di più, non so) si staccano dalle lapidi diventando persone con la loro vita proletaria spesa per pochi soldi nelle fabbriche delocalizzate americane o suoi marciapiedi di Santa Teresa, finite squartate, segate, decapitate, eviscerate da ignoti, riconoscibilissimi, assassini. Diventano vite degne di essere vissute. Per almeno altri quattro secoli, tanto quanto durerà il fastoso romanzo.

    P.S. Grazie ad Alea che mi ha inviato il “macigno” PDF.

    N.B. L’ordine di lettura delle cinque parti non è necessariamente quello d’impaginazione!

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    Maria Francesca e basta said on May 7, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Elvira mi ha chiesto, pensi sia possibile amare più entità nello stesso momento? Io le ho detto di no che non è possibile. E allora lei credo ci abbia pensato su e poi mi ha chiesto, e in un'esistenza al di là dello spazio e del tempo?

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    (skate) said on May 1, 2014 | 1 feedback

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