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2666

By Roberto Bolaño

(5)

| Paperback | 9788535916485

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Book Description

203 Reviews

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  • 4 people find this helpful

    2666: Un nuovo pilastro per la letteratura sudamericana

    Recensire un’opera come 2666 è sempre un’impresa ardua. Si pone subito un problema: cercare di elaborare una critica oggettiva provando a mettere in luce l’affascinante intreccio, il leggero ed elegante stile, la profonda filosofia di cui l’opera è i ...(continue)

    Recensire un’opera come 2666 è sempre un’impresa ardua. Si pone subito un problema: cercare di elaborare una critica oggettiva provando a mettere in luce l’affascinante intreccio, il leggero ed elegante stile, la profonda filosofia di cui l’opera è impregnata, l’abile costruzione dei personaggi, oppure arrendersi subito all’impossibilità di rendere così giustizia a quel solido e apparentemente inspiegabile equilibrio su cui si reggono le 950 pagine di questo romanzo, per cui accontentarsi di una modesta rassegna d’impressioni snocciolate durante la lettura? Mi accontenterò della seconda scelta lasciando ai più esperti il ben più arduo compito della prima.

    Quando un caro amico mi prestò questo volume elogiandolo come un esempio della buona letteratura targata terzo millennio, non fui pienamente convinto. Perché spendere buona parte del mio tempo libero nell’impresa di scalare questa voluminosa opera (voluminoso sicuramente è il primo aggettivo che attribuii a questo libro per nulla tascabile), con poi la possibilità di imbattersi in una nuova moda letteraria del tutto passeggera? Così il libro restò sullo scaffale per qualche mese in attesa di tempi migliori. Quando, alla fine, trovai il coraggio e il tempo per dedicarmi all’impresa mi resi conto che, come spesso succede, le mie impressioni erano palesemente errate.
    Le vicende dei “critici” che accompagnarono le prime ore di lettura mi avevano convinto. Questo libro meritava già solo nella sua prima parte (“Parte dei Critici” appunto) tutti gli elogi che il mio amico mi aveva riferito e a cui ero rimasto restio. Le vicende del misterioso scrittore tedesco Benno von Arcimboldi, gli intrecci personali dei critici, la psicologia di personaggi così complessi e quindi così umani e vivi lasciano un segno, intrattengono e divertono, fanno soffrire e porsi interrogativi, creano rabbia e ci pongono di fronte all’impossibilità di comprendere.
    2666 è un libro/mondo in cui il lettore non naufraga, ma naviga per rotte complesse rimpallando tra l’Europa e l’America centrale, s’imbatte in parate di personaggi, nelle loro vicende e nei loro sogni e incubi, si sposta lungo tutto il ventesimo secolo sino a giungere all’apertura del nuovo millennio. Passando per l’elaborazione delle passioni degli amanti di mezzo secolo, i delitti seriali moderni e le stragi della guerra, la malattia e la morte. Roberto Bolano ci consegna una trama che è una matassa che si sbroglia e si riannoda sino a concludersi in un appagante finale; ma questa è solo la superficie del bagaglio emozionale di quest’opera e l’unico modo di scoprirlo fino in fondo è leggerla.

    Delle cinque parti ho preferito sicuramente la prima (parte dei critici) e l’ultima (parte di Arcimboldi), apprezzando anche moltissimo la seconda (parte di Amalfitano). Un po’ sottotono invece la terza e la quarta parte, che rimangono comunque molto valide, con la precisazione però che in alcuni punti la “Parte dei Delitti” mi è sembrata leggermente pedante e a tratti noiosetta.

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    Gianluca_Takk said on Jun 18, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Fantástico, fantástico: la espada del destino le corta una vez más la cabeza a la hidra del azar".

    Los libros que me gustan, felices 1146 páginas para el que se anime.

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    - Berenice - said on Jun 2, 2014 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Senza parole nonostante la lenzuolata!

    Nacqui tonnetta. Paffutella ma agile e astuta. Me la spassavo schivando le fiocine della letteratura “alta” di tutte le latitudini.
    Poi una marea formato PDF con titolo a fronte “2666” mi spinse sempre più giù nel fondale. Mi distesi sul fianco sin ...(continue)

    Nacqui tonnetta. Paffutella ma agile e astuta. Me la spassavo schivando le fiocine della letteratura “alta” di tutte le latitudini.
    Poi una marea formato PDF con titolo a fronte “2666” mi spinse sempre più giù nel fondale. Mi distesi sul fianco sinistro cercando la luce, con entrambi gli occhi puntati in alto, al di là delle tonnellate di acqua che mi avevano trasformato in sogliola.
    Laggiù nella penombra, mi sovvenne Bubis, l’editore di Arcimboldi; facendo come lui, sarei potuta ritornare in superficie.
    ...benché il testo fosse caotico l’impressione finale fu assai positiva, [...] Cos’era allora? Bubis non lo sapeva ma lo intuiva, e il fatto di non saperlo non gli dava il minimo problema, fra le altre cose perché i problemi cominciavano nel saperli...

    Iniziai dal nome: Benno Von Arcimboldi, il protagonista, romanziere tedesco invisibile, che in gioventù partecipa alla seconda guerra mondiale e in vecchiaia risiede nella città maledetta di Santa Teresa, “costituendo un trait d’union fra nazismo e femminicidio, i due buchi neri della vicenda, il doppio satanico, il doppio 666 del titolo”.
    Nome del pittore italiano, barocco nella misura in cui sono barocchi tutti i post-moderni di ogni epoca:

    http://www.summagallicana.it/lessico/a/Arcimboldi%20bib…

    Con quest’immagine di un uomo che è solo un’impalcatura di libri dall’equilibrio precario, riemersi pian piano e ridivenni tonnetta abile a nuotare nelle acque superficiali, non sicure ma rassicuranti per la mia limitatezza.

    Non poteva essere un caso né una suggestione che avesse scelto quel nome per il protagonista invisibile ed enigmatico, come Kurtz, per tre quarti del lunghissimo romanzo (in realtà cinque romanzi legati dall’ombra dello spilungone, biondissimo, “ragazzo alga” tedesco) che compare in carne, poca, e le ossa lunghissime di Chisciotte, gemello diverso di Oskar Matzerath – il nano del Tamburo di Latta- nell’ultima: La parte di Arcimboldi.
    Benno Von Arcimboldi, al secolo Hans Reiter, non sarebbe nulla senza i quattro critici, tre cavalieri e una pulzella, che si mettono sulle tracce dei suoi libri per tutta Europa per poi approdare a Santa Teresa, l’inferno delle donne.
    Si dubita della sua esistenza e la pervicacia dei quattro sembra solo un vezzo letterario postmodernista di Bolano, teso a guardare con distacco la sua pulsione a scrivere, infantilismo da soddisfare con il mettere su un’opera vuota ma stilisticamente perfetta.
    E invece lui, l’Arcimboldi, esiste, e attraversa senza pathos ottant’anni di storia del secolo breve perché “la storia è una puttana molto semplice, che non ha momenti cruciali ma è una proliferazione d’istanti, di attimi fugaci che competono tra loro in mostruosità” dice.
    Senza pathos fa fuori il suo compagno di cella, un grigio funzionario che si era “liberato” del fastidioso ingombro di cinquecento ebrei tedeschi spiaggiati nel suo territorio.
    Senza pathos Benno ama la tisica folle Ingeborg Bauer; senza pathos fa sesso con la ninfomane baronessa Von Zumpe, un altro di quei personaggi che vanno e vengono in questo romanzo apparentemente slegato, ma assolutamente coeso dal male che ha segnato il novecento per l'eternità storica.
    A causa di questo MALE non c’è posto per il sentimento negli scrittori a meno di rischiare l’accusa di oscenità.

    Ma Bolano, non so dire quanto consapevolmente, non annulla la realtà rubricando il male come ineluttabilità della vita, cristallizzato nell’orrore.
    Per uno scrittore di formazione “rivoluzionaria” (fu troskista e imprigionato nelle carceri di Pinochet, quello che si affacciò dal balcone assieme al santo fresco fresco, Karol Wojtyla) aderire alla realtà è “narrare”, annullando l’io alla maniera di Cervantes.
    È stigmatizzarlo, il male, opponendogli la pietà per gli esseri umani, uno per uno e non per la generica umanità.

    Lo splendido “ La parte dei delitti” (quarto romanzo in ordine di scrittura) diventa l’inferno dantesco, dove centocinquanta nomi di donne (forse di più, non so) si staccano dalle lapidi diventando persone con la loro vita proletaria spesa per pochi soldi nelle fabbriche delocalizzate americane o suoi marciapiedi di Santa Teresa, finite squartate, segate, decapitate, eviscerate da ignoti, riconoscibilissimi, assassini. Diventano vite degne di essere vissute. Per almeno altri quattro secoli, tanto quanto durerà il fastoso romanzo.

    P.S. Grazie ad Alea che mi ha inviato il “macigno” PDF.

    N.B. L’ordine di lettura delle cinque parti non è necessariamente quello d’impaginazione!

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    Maria Francesca e basta said on May 7, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Elvira mi ha chiesto, pensi sia possibile amare più entità nello stesso momento? Io le ho detto di no che non è possibile. E allora lei credo ci abbia pensato su e poi mi ha chiesto, e in un'esistenza al di là dello spazio e del tempo?

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    (skate) said on May 1, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    La prima volta che ho visto fare i [pop corn] è stato nel 1989. Dovevo ancora compiere 6 anni. Era la festa delle donne e le donne erano andate tutte a festeggiare. Io ero in casa con un mio amichetto e con mio padre e mio padre dice, [pop corn]? Que ...(continue)

    La prima volta che ho visto fare i [pop corn] è stato nel 1989. Dovevo ancora compiere 6 anni. Era la festa delle donne e le donne erano andate tutte a festeggiare. Io ero in casa con un mio amichetto e con mio padre e mio padre dice, [pop corn]? Quella è stata la prima volta che ho visto la magia dei [pop corn]. Mio padre ci ha preso in braccio a tutti e due e ci ha fatto assistere al miracolo dello scoppio. Purtroppo mio padre non è mai stato un bravo insegnante. La mia prima volta con i [pop corn] è stata nel 1995. Avevo da poco compiuto 12 anni e ero solo in casa. Ho bruciato la pentola. È stato un problema era la pentola bella che mamma adorava ma me la sono cavata perché non sapevo che *è possibile adorare una pentola. Purtroppo ne ho bruciata un'altra e un'altra ancora. Non una di seguito all'altra ma ne ho rovinate molte, ora che sono adulto posso dirlo. Un paio le ho buttate proprio le ho fatte sparire. Ricordo i misteri, dove è la pentola?, è sparita la pentola!, una volta è stata accusata la donna delle pulizie. Ho imparato la lezione *le tue stronzate possono costare il posto a persone innocenti. La prima volta che ho fatto dei [pop corn] strepitosi è stato a 18 anni compiuti. I miei erano in vacanza io ero solo in casa e quando non c'era la mia ragazza mangiavo [pop corn], bevevo tè freddo al limone e giocavo a Final Fantasy 7. In quel periodo ho cominciato a sperimentare nuovi modi, differenti pentole, ho sviluppato una tecnica per oliare, ho provato diversi condimenti. Ma tutto abbastanza pigramente e i risultati sono stati incostanti. Ma l'obiettivo era chiaro e in testa avevo l'idea dei miei [pop corn] ideali. Mi sono ritrovato poi a Londra per un mese, verso i 20 anni. La ragazza che era con me mi ha chiesto di farle i [pop corn], visto che me ne vantavo, e ho fatto dei [pop corn] ottimi. Come fai, quando hai imparato?, mi chiede. E mi accorgo che ho dimenticato il processo. Mi sembra di saper fare i [pop corn] da quando sono nato. Sono un genio, le dico. Ho un talento innato. Lei che dei [pop corn] non gliene fotteva una mazza ha detto sì sì sei un genio sei proprio un genio e non era ironica semplicemente non gliene poteva fregare di meno. In quel momento ho finalmente svelato il mistero dell'umanità. I geni non esistono, ma dicono che esistono, così noi poveracci neanche ci proviamo.

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    (skate) said on Apr 21, 2014 | 3 feedbacks

  • 7 people find this helpful

    Lo scrittore e l'apocalisse

    Ho letto che Bolaño era malato quando ha scritto questo romanzo, che rimandò un trapianto di fegato per continuare a lavorarci, e che poi morì lasciando l’opera incompiuta.

    Rimango quindi molto impressionata quando leggo:
    “I malati, del resto, sono ...(continue)

    Ho letto che Bolaño era malato quando ha scritto questo romanzo, che rimandò un trapianto di fegato per continuare a lavorarci, e che poi morì lasciando l’opera incompiuta.

    Rimango quindi molto impressionata quando leggo:
    “I malati, del resto, sono sempre più interessanti dei sani. Le parole dei malati, compresi quelli che sono capaci soltanto di balbettare, sono sempre più importanti delle parole dei sani. Del resto, ogni persona sana è una futura persona malata. E la nozione del tempo, ah, la nozione del tempo dei malati: un tesoro nascosto in una caverna del deserto. I malati, del resto, mordono davvero, mentre le persone sane fanno finta di mordere ma in realtà si limitano a masticare aria. Del resto, del resto, del resto.”

    E di cose interessanti in effetti ne dice Bolaño…. c’è un po’ di tutto dentro quest’opera composta di cinque parti, legate tra loro da concatenazioni piuttosto esili ma comunque sempre presenti, ciascuna parte composta da un intrico di storie ed episodi.

    La parte dei critici

    Alcuni critici si incontrano e si frequentano grazie alla passione comune per un misterioso scrittore: l'atmosfera è insieme intrigante e rarefatta, straniante, come di sogno di cui non si afferri il significato. Indubbiamente ci sono pagine divertenti, anche se a tratti lo straniamento mi ha un po' confuso.
    I critici intraprendono un viaggio in Messico alla ricerca dell'ineffabile scrittore tedesco, e la loro storia si conclude nella città di Santa Teresa, vicino alla frontiera con gli Stati Uniti, che si intuisce in preda a forza oscure.

    La parte di Amalfitano

    La sensazione di straniamento aumenta, tanto che non sono riuscita ad apprezzare molto questa parte. E' ambientata a Santa Teresa, e viene confermata l'idea che in questa città stanno accadendo cose orribili, di cui però non si riesce ancora ad apprezzare la portata.

    La parte di Fate

    La narrazione riprende ritmo (o forse io mi sto abituando a questo strano ritmo), e si immerge nelle nefandezze di Santa Teresa, anche se mostrandocele solo come a un visitatore, un turista. Qui il protagonista è un giornalista americano nero che viene inviato nella città di frontiera messicana per seguire un incontro di pugilato. Con lui ci si rende conto che nella città stanno accadendo fatti gravissimi.

    La parte dei delitti

    La violenza e l'orrore, preparati a anticipati nelle precedenti quasi quattrocento pagine, esplode. Comincia un lunga, sterminata, allucinante sequenza di ritrovamenti di cadaveri di donne barbaramente uccise, violate, torturate. L'orrore è amplificato dal freddo distacco con cui sono descritti i ritrovamenti dei cadaveri insieme all'indifferenza della polizia e del mondo circostante, dominato dalle organizzazioni mafiose dei narcotrafficanti.
    E' una fotografia di un mondo violento e sessista, una violenza che sembra nascere dall'intimo di ogni persona, dalla quotidianità; a un certo punto due intere pagine di barzellette sessiste raccontate tra poliziotti che fanno colazione - un autentico pezzo di bravura - svelano l'agghiacciante atteggiamento nei confronti delle donne e dei delitti.

    La città in cui si svolge l'azione è immaginaria, ma si basa sui fatti realmente accaduti a Ciudad Juarez, città di frontiera anch'essa, a partire dal 1993 fino a oggi. Tra l'altro uno dei personaggi, un giornalista che indaga sui delitti, si chiama Sergio Gonzales, come Sergio Gonzales Rodriguez, autore di "Le ossa nel deserto", un inchiesta sui fatti criminosi di Ciudad Juarez, a cui Bolano si è ispirato per quello che si rivela essere un reportage mascherato da romanzo.

    Anche se, in effetti, la verosimiglianza non è decisamente ciò che caratterizza questo romanzo, piuttosto è vero il contrario.
    E' onirico, allegorico, astratto. Eppure contiene qualcosa di profondamente vero, autentico, che va al di là della verosimiglianza.

    La scrittura di Bolaño è preziosa: vi sono incastonate innumerevoli gemme. Riflessioni, aneddoti, storie annidate nella trama principale (se c'è una trama principale), storie annidate dentro altre storie - e annidate ancora dentro altre storie - allusioni, rivelazioni, sogni, umorismo velato o manifesto, poesia.

    La parte di Arcimboldi

    Questa è la storia dello scrittore misterioso che compare nella prima parte. Qui gran parte dell’azione si svolge in uno scenario di guerra, la seconda guerra mondiale, dove il protagonista combatte sul fronte orientale tedesco.

    “Lo stile era strano, la scrittura era chiara e a volte persino trasparente ma il modo in cui si susseguivano le storie non portava da nessuna parte”

    In realtà, direi che le storie *sembrano* non portare da nessuna parte, ma contengono molto di più che una trama articolata e coerente. C’è un episodio in particolare che mi si è scolpito dentro, la storia di un funzionario tedesco a cui vengono “assegnati”, per “errore”, cinquecento ebrei destinati a un campo di concentramento, e lui deve “disfarsene”. L’intera raccapricciante storia è inverosimile e quasi onirica, eppure è emblematica di tutti gli orrorri del nazismo, della seconda guerra mondiale, e probabilmente di altri ancora. Ecco, si, c’è il raccapriccio e c’è l’orrore, e c’è un uomo che questo orrore non lo accetta, nella sua inutile piccolezza, con la sua inutile, insignificante vita, assolutamente senza sentimentalismi, e forse senza neppure saperlo, eppure a quell’orrore si contrappone, ci si confronta. E’ forse questo il ruolo dello scrittore per Bolaño?

    Ma cercare di chiudere così semplicisticamente in un’interpretazione (peraltro arbitraria) un’opera così monumentale è pretenzioso, oltreché futile e ozioso.

    Mi basta dire, banalmente, che questa lettura mi è rimasta profondamente impressa, ancora di più rispetto a “I detective selvaggi”.

    Un’altra curiosità che mi è rimasta riguarda il titolo del libro, dato che il numero 2666 non compare da nessuna parte. Credo che Bolaño ami i misteri e gli enigmi, e ci abbia lasciato questo da sciogliere…
    http://www.archiviobolano.it/bol_2666_intro_titolo.html

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    zumurruddu said on Apr 16, 2014 | 5 feedbacks

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