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2666

La parte dei critici - ­La parte di Amalfitano­ - La parte di Fate

Di

Editore: Adelphi (Fabula, 188)

4.3
(442)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 433 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845922081 | Isbn-13: 9788845922084 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ilide Carmignani

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Le prime tre parti del romanzo dell'autore ispanoamericano: un libro con i personaggi più diversi (un misterioso scrittore, i quattro studiosi che lo cercano in giro per il mondo, un pittore che si è tagliato una mano e vive in un manicomio svizzero, una donna bella e folle, un giornalista nero che capita per caso in Messico e si trova coinvolto in una inquietante vicenda di delitti seriali), un labirinto di luoghi, di segni, di incontri, di libri, di quadri, di sogni, di storie che generano altre storie.
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  • 4

    Usato per 3/4 come narcotico naturale, mi ha regalato splendidi sonnellini però, per quanto sia pieno di digressioni quanto mai inutili e con una trama non proprio coinvolgente, bisogna ammettere e re ...continua

    Usato per 3/4 come narcotico naturale, mi ha regalato splendidi sonnellini però, per quanto sia pieno di digressioni quanto mai inutili e con una trama non proprio coinvolgente, bisogna ammettere e rendere merito alla scrittura dell'autore. Buona, molto buona mentre la gran parte dei libri è noiosa senza pietà. E basta.

    ha scritto il 

  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/01/08/2666-la-parte-dei-critici-la-parte-di-amalfitano-la-parte-di-fate-roberto-bolano/

    “Il sole però ha una sua utilità, a questo ci arriva chiunque abbia un ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/01/08/2666-la-parte-dei-critici-la-parte-di-amalfitano-la-parte-di-fate-roberto-bolano/

    “Il sole però ha una sua utilità, a questo ci arriva chiunque abbia un po’ di cervello, disse Seaman. Da vicino è l’inferno, ma da lontano è bello e utile, solo un vampiro lo negherebbe. Poi cominciò a parlare delle cose che una volta erano utili, sulle quali c’era consenso, e che ora invece ispiravano sfiducia, come i sorrisi per esempio, negli anni Cinquanta, disse, un sorriso ti apriva tutte le porte. Ora un sorriso ispira diffidenza. Una volta, se eri un venditore ed entravi in qualche posto, la cosa migliore era fare un gran sorriso. Lo stesso se eri cameriere o manager, segretaria, medico, sceneggiatore o giardiniere. Gli unici che non sorridevano mai erano i poliziotti e le guardie penitenziarie. Quelli sono rimasti uguali. Ma gli altri, cercavano tutti di sorridere. Fu il momento d’oro dei dentisti negli Stati Uniti. I neri, naturalmente, sorridevano sempre. I bianchi sorridevano. Gli asiatici. Gli ispanici. Ora sappiamo che dietro un sorriso può nascondersi il tuo peggior nemico. O, detto in altro modo, non ci fidiamo più di nessuno, a partire da quelli che sorridono, perché sappiamo che cercano di ottenere qualcosa da noi. Eppure la televisione americana è piena di sorrisi e di dentature sempre più perfette. Vogliono farci credere che sono brave persone, incapaci di fare del male a una mosca? Nemmeno. In realtà non vogliono nulla da noi. Vogliono solo mostrarci le loro dentature, i loro sorrisi, senza chiederci niente in cambio salvo la nostra ammirazione. Ammirazione. Vogliono che li guardiamo, tutto qui. Le loro dentature perfette, i loro corpi perfetti, i loro modi perfetti, come se si stessero perennemente staccando dal sole e fossero pezzi infuocati, frammenti d’inferno ardente, la cui presenza su questo pianeta obbedisce unicamente alla necessità di essere ossequiati.”
    (Roberto Bolaño, “2666. La parte dei critici. La parte di Amalfitano. La parte di Fate”, ed. Adelphi)

    Qualche tempo fa pubblicai un articolo nel quale esprimevo le mie impressioni positive su “I dispiaceri del vero poliziotto”, opera postuma e incompiuta che mi aveva fatto conoscere Roberto Bolaño. In quel romanzo, l’autore rievocava diversi personaggi che erano già stati protagonisti dei suoi libri, operazione che egli era solito fare, come spiegato anche nell’intervista alla tv cilena che ho riportato su questo blog, e che pure è antecedente alla stesura di “2666”, il monumentale e magnifico romanzo che sto leggendo e che, in effetti, ha come protagonisti o come comparse collaterali personaggi che io avevo già trovato nell’unico finora letto.
    La tecnica di sviluppare una storia partendo da un personaggio collaterale presente in un’altra narrazione, Bolaño la adotta anche all’interno di “2666” che è, infatti, suddiviso in cinque romanzi che potrebbero anche essere letti indipendentemente l’uno dall’altro, ma che si legano assieme grazie all’abilità di narratore e costruttore dell’autore cileno. Il titolo del mio articolo è volutamente lungo perché segnala che finora ho letto solo tre delle cinque storie comprese in “2666”. La casa editrice Adelphi, infatti, ha pubblicato, negli anni, sia la versione complessiva, in un unico volume di oltre 900 pagine, sia una versione a due volumi, uno contenente le tre parti elencate nel titolo, l’altro con le rimanenti. È solo per motivi “occasionali” (reperibilità immediata del testo) che ho scelto di leggere prima un volume e poi l’altro; peraltro, credo che a breve comprerò anche il tomo più corposo, con tutti e cinque i romanzi.
    A prescindere da ciò, Bolaño si è confermato, ai miei occhi, un grande scrittore, tanto che mi sono deciso a leggere anche tutti gli altri romanzi, pur consapevole che non è facile che abbiano la stessa statura di “2666”, libro che mi ha fatto apprezzare la tensione narrativa che Bolaño riesce a mantenere sempre alta, la sua abilità nell’intrecciare l’azione dei suoi personaggi alle riflessioni che gli stessi, oltre che il narratore, fanno sull’arte del narrare. La scrittura di Bolaño è avvolgente, il gioco di scatole cinesi nel quale sembra farci disperdere, impegnati come siamo a inseguire i personaggi che a loro volta inseguono altri protagonisti, non ci appare stucchevole o un mero esercizio di stile, perché Bolaño riesce anche a colpirci al cuore, scrivendo della violenza, degli incubi, di esilio, del rapporto tra il potere e gli intellettuali, della scoperta di sé.
    “La parte dei critici” è incentrato sulla figura di un immaginario e anziano scrittore tedesco, Benno von Arcimboldi, che sembra essersi smaterializzato nel nulla dopo una brillante carriera. Quattro critici e suoi ammiratori si mettono sulle sue tracce, dopo essersi conosciuti nell’ambito di conferenza sulla letteratura, che offrono a Bolaño l’opportunità di inserire le proprie riflessioni. In apparenza, non c’è azione, almeno non all’inizio, quando Bolaño ci presenta i singoli protagonisti, ma la lettura non è mai noiosa, perché in realtà l’azione c’è sempre, in Bolaño l’atto del pensare è già azione, i cervelli dei protagonisti sono sempre attivi, i loro dialoghi o monologhi catturano il lettore e lo conducono lungo percorsi non sempre semplici da seguire, ma molto appaganti, specie per chi ama i rimandi ad altri scrittori o artisti in genere, oltre che ad avvenimenti storici.
    I quattro critici sono il francese Pelletier, l’italiano Morini, lo spagnolo Espinoza e l’inglese Norton, una donna presto al centro di una relazione triangolare con due dei nominati. Arcimboldi è il fantasma della storia, colui che pure non apparendo mai sulla scena tiene insieme il tutto. La sua enigmatica biografia trova ulteriore fonte di mistero nella sua presunta fuga in Messico, laddove i critici vanno a cercarlo, e dove incontrano un malinconico e solitario professore universitario, cioè Amalfitano, colui che sarà il protagonista della seconda parte del romanzo. Cileno, emigrato in Spagna e poi in Messico, abbandonato dalla moglie Lola, Amalfitano vive con sua figlia Rosa, e in giardino ha appeso a un filo un trattato scientifico. Amalfitano, in Messico, cerca di rifarsi un’esistenza, e avrà modo di scoprire anche una parte di sé che non conosceva. Intanto, attorno a lui e alla figlia, misteriosi delitti si susseguono nello stato messicano del Sonora. Una violenza latente sembra pronta a esplodere, e Amalfitano lo sente, anche se è preso soprattutto da una voce interiore che lo disturba e gli fa percepire di essere sull’orlo della follia.
    Nella terza parte, invece, il protagonista è Oscar Fate, giornalista che è inviato a Santa Teresa, città messicana che il lettore già ha incontrato in precedenza, in teoria per seguire un incontro di boxe, ma che in pratica si ritroverà a seguire misteriosi delitti che avvengono nella città, che saranno meglio sviscerati nella quarta parte, “La parte dei delitti” appunto, sulla quale però non posso scrivere alcunché perché si trova nell’altro volume, assieme a “La parte di Arcimboldi”, che già dal titolo mi rimanda al protagonista fantasma della prima parte, già letto. Non appena pubblicata questa prima incompleta e inadeguata descrizione del primo volume, mi recherò in libreria per comprare il secondo o, ancora meglio, il tomo contenente tutte e cinque le parti.
    Roberto Bolaño è un autore che sto ancora scoprendo, come detto sono solo al suo secondo romanzo letto, ma ho già la sensazione che sia uno di quei romanzieri sui quali mi riesce difficile scrivere, più di quanto non mi riesca farlo in generale. Ho la sensazione di aver detto troppo e troppo poco, ma sorvolo e mi auguro di poter incuriosire qualcuno e spingerlo a leggere le sue opere, proprio com’è successo a me, che fino a tre anni fa non lo conoscevo e poi, grazie a suggerimenti altrui, sono giunto ad ammirarne la scrittura.

    “E giunti a questo punto bisogna ammettere che ha ragione chi dice che una volta guadagnata la fama, mantenerla costa ben poco, perché la partecipazione, non diciamo il contributo, di Espinoza e Pelletier all'incontro "L’opera di Benno von Arcimboldi come specchio del Novecento" fu nel migliore dei casi nulla, nel peggiore catatonica, come se all’improvviso fossero esauriti o assenti, prematuramente invecchiati o sotto shock, cosa che non sfuggì ad alcuni dei presenti, abituati all’energia che lo spagnolo e il francese erano soliti sfoggiare, a volte addirittura senza troppi riguardi, in questo tipo di eventi, né all’ultima nidiata di arcimboldiani, ragazzi e ragazze appena usciti dall’università, ragazzi e ragazze con un dottorato ancora caldo sotto il braccio che volevano imporre la loro personale lettura di Arcimboldi senza badare ad altro, come missionari pronti a imporre la fede in Dio anche a costo di scendere a patti con il diavolo, gente in linea di massima, diciamo, razionalista, non in senso filosofico ma nel senso letterale del termine, che di solito è peggiorativo, a cui non interessava tanto la letteratura quanto la critica letteraria, l’unico campo secondo loro - o secondo alcuni di loro - in cui era ancora possibile la rivoluzione, e che in un certo qual modo si comportavano non come giovani ma come nuovi giovani, nella stessa misura in cui ci sono ricchi e nuovi ricchi, gente in linea di massima, ripetiamolo, lucida, anche se spesso incapace di fare due più due, ragazzi e ragazze che, pur avvertendo un esserci e un non esserci, una presenza assenza nel loro linguaggio, non furono in grado di percepire la cosa veramente più importante: la noia assoluta dei due studiosi nei confronti di tutto quello che lì veniva detto su Arcimboldi, la loro maniera di esporsi agli sguardi altrui, simile per mancanza di astuzia ai movimenti delle vittime dei cannibali, che i giovani, cannibali entusiasti e sempre affamati, non videro, i volti di quei trentenni imbolsiti dal successo, le loro espressioni che andavano dal tedio alla follia, i loro balbettii cifrati che dicevano una sola parola: amami, o forse una parola e una frase: amami e lasciati amare, ma che nessuno, evidentemente, capiva.”

    ha scritto il 

  • 2

    giudizio transitorio, ma de core

    Come rimpiango I detective selvaggi!
    La lettura procede stancamente. Ho finito ieri sera "Dalla parte di Amalfitano".
    Sin da subito il confronto con I detective è partito inevitabile: pseudobiblia, am ...continua

    Come rimpiango I detective selvaggi!
    La lettura procede stancamente. Ho finito ieri sera "Dalla parte di Amalfitano".
    Sin da subito il confronto con I detective è partito inevitabile: pseudobiblia, amici che condividono l'ossessione per un autore fantasma, il viaggio alla sua ricerca. Nel Sonora, anche qui.
    Ma quanto questo romanzo è più accomodante e lineare nell'ambientazione e nell'intreccio!
    Non c'è la magia, non c'è il sortilegio che ti incanta nei Detective.
    Arriverò fino in fondo, per quanto mi riguarda a caccia del mio personale fantasma, che è quello del Bolano che mi aveva regalato un'estate ipnotica, due anni fa.

    POST SCRIPTUM - Finito qualche giorno fa. Continuo con la lettura del volume successivo. Devo dire che le quotazioni salgono con "Dalla parte di Fate", anche perché è quello dove l'eco dei detective selvaggi si spegne e la bilancia non pende più a favore dell'altro.
    Un'ultima osservazione. Mentre leggevo "Dalla parte di Fate" - e la sensazione continua ancora mentre leggo "Dalla parte dei delitti" - le atmosfere mi ricordavano quelle dell'insuperabile film di Orson Welles, "The touch of evil" (L'infernale Quinlan), ambientato in una piccola città del Messico alla frontiera con gli States. Le assomiglia, questa Santa Teresa del romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Precipitando

    Leggere Bolaňo dà come l'impressione, a volte, di precipitare. Precipitare in un un pozzo di parole, di immagini, di fulgidi campi lunghi di panorami americani (siano essi del Sud o del Nord del conti ...continua

    Leggere Bolaňo dà come l'impressione, a volte, di precipitare. Precipitare in un un pozzo di parole, di immagini, di fulgidi campi lunghi di panorami americani (siano essi del Sud o del Nord del continente), di figure dinoccolate e scolpite nell'ombra, di uomini e donne patetici e tristi oppure animati da passioni feroci, di libri e di amanti di libri, di viaggi e di immobilità polverosa. Ci sono 3 parti in questo romanzo, una più scoppiettante e passionale nel racconto di un ménage à trois (per tacer del quarto) fra critici letterari specializzati dell'oscuro scrittore tedesco Benno von Arcinmoboldi, che è anche una ricerca; la seconda più intima e immobile legata alla figura di Amalfitano e ad un libro di geometria appeso alla corda di un bucato in giardino; e una terza più sangue e autostrade, boxe e omicidi che ha per protagonista un giornalista nero. Ma sapete una cosa? Chi cazzo se ne frega delle tre parti – e di quelle future –, del plot e di tutto il resto. Quello che soddisfa, quello che fa piacere è il precipitare stesso, è l'abbandonarsi al gusto di raccontare di Bolaňo, al suo essere sudamericano nello stile ma al contempo europeo e statunitense, in una sintesi che mi riesce difficile riscontrare altrove. Quello che mi ritrovo ad ammirare è la capacità di questo scrittore di scrivere di incisi e di pieghe nella storia che sembrerebbero inutili e superflue ma che invece si aggiungono al meglio a ciò che è già in moto, alimentandosi da sole come la dinamo della bici mentre pedali. Quello che ti accoglie nel libro è questa voce morbida del narratore, fuori dal tempo, ma soprattutto lontana dalla fretta, dal voler essere precisi e indispensabili. Quello che ti fa piacere è, ripeto, il precipitare così come a volte nei viaggi è il viaggio stesso quello che ti aggiunge qualcosa e così anche il precipitare, allo stesso modo del naufragare per il poeta, può rivelarsi dolce.
    «La mano della ragazza le parve tiepida, una temperatura che evocava altri scenari ma che evocava o comprendeva anche quello squallore.»(pag.402)

    ha scritto il 

  • 3

    Questo romanzo composto da 5 romanzi in due volumi è opera di un bravo scrittore un po' fuori di testa e fuori di testa devono esserlo anche i lettori che, come me, l'hanno letto tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    In attesa dei due libri finali...

    E' un fiume carsico che penetra nelle viscere, poi sale al cuore ed alla fine ti scoppia in testa come una mina devastante.

    Mi limito solo ad una citazione a proposito dell'enigma del titolo.
    "Qui st ...continua

    E' un fiume carsico che penetra nelle viscere, poi sale al cuore ed alla fine ti scoppia in testa come una mina devastante.

    Mi limito solo ad una citazione a proposito dell'enigma del titolo.
    "Qui sta la sapienza.
    Chi ha intendimento conti il numero della bestia,
    poiché è numero d'uomo;
    e il suo numero è seicentosessantasei."
    [ Apocalisse 13.18 ]

    Mi è molto piaciuto.

    ha scritto il 

  • 4

    Scelgo di commentare questa prima parte anche se l'edizione che ho in ebook le comprende tutte e due con i cinque romanzi.
    Inizialmente sono rimasta molto perplessa sul primo "La parte dei critici" ne ...continua

    Scelgo di commentare questa prima parte anche se l'edizione che ho in ebook le comprende tutte e due con i cinque romanzi.
    Inizialmente sono rimasta molto perplessa sul primo "La parte dei critici" nel quale, però, nel proseguimento della lettura degli altri due, mi sono resa conto che l'abilità dell'autore è stata soprattutto quella di narrare fatti che si basano sul nulla: il protagonista non c'è e non si trova, non si conosce il contenuto delle sue opere ed i quattro critici che conducono le vicende non hanno, di fatto, nessuna personalità. Il secondo romanzo "La parte di Amalfitano" viene descritta in qualche review come onirica, mentre a mio parere, è fin troppo iperealistica, non c'è sogno ed è tutto estremamente plausibile. Il terzo "La parte di Fate", forse perché romanzo centrale, è di raccordo agli altri due e, molto probabilmente ai seguenti.

    Avevo già avuto modo di apprezzare lo stile di Bolaño in Stella distante che mi aveva impressionato per la sua freschezza. Questo è, al momento, un po' più cupo, più prolisso e lento, ma sono anche 900 pagine e sono a metà; cinque storie condotte dal filo rosso della sparizione di donne in una cittadina messicana, al momento ben intrecciate, capaci di svelare a poco a poco le interconnessioni, dense di zoomate che innestano romanzi nei romanzi del romanzo.

    Ho seguito la scansione di lettura così come proposta nell'indice che si è rivelata al momento la migliore.

    ha scritto il 

  • 4

    Video Recensione: http://www.youtube.com/watch?v=Wjx9Oo_XPTc

    Facevo qualcosa di utile comunque la si guardi. Leggere è come pensare, come pregare, come parlare con un amico, come esporre le tue idee, ...continua

    Video Recensione: http://www.youtube.com/watch?v=Wjx9Oo_XPTc

    Facevo qualcosa di utile comunque la si guardi. Leggere è come pensare, come pregare, come parlare con un amico, come esporre le tue idee, come ascoltare le idee degli altri, come ascoltare musica (sì, sì) come contemplare un paesaggio, come uscire a fare una passeggiata sulla spiaggia.

    ha scritto il 

  • 4

    2666. Cosa rappresenta il titolo? Mi sono fatto la opinione che sia 2x666, ovvero due volte il numero della bestia. Un numero che ossessiona da sempre Bolaño. Questo prima parte del suo romanzo (i pri ...continua

    2666. Cosa rappresenta il titolo? Mi sono fatto la opinione che sia 2x666, ovvero due volte il numero della bestia. Un numero che ossessiona da sempre Bolaño. Questo prima parte del suo romanzo (i primi tre racconti) è strana ed accattivante. A volte sembra un po' perdersi e sciogliersi nel nulla ma subito dopo riprende vivissima. Non un libro facile ma certo molto interessante. In particolare mi è piaciuto moltissimo La parte dei critici. Buona lettura.

    ha scritto il 

  • 0

    Forse non è il momento. Oppure è il mio limite.

    Centinaia di pagine per dire niente. Scrittura fine a se stessa. Va bene. Bravo. Finisce qui. Ti abbandono, Un giorno chissà, potrei riprenderti. E magari cambiare idea. Ora no. Punto.

    ha scritto il