54

Di

Editore: Einaudi (Einaudi Tascabili.Stile Libero, 948)

4.1
(3333)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 673 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8806162039 | Isbn-13: 9788806162030 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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  • 4

    ma quante cose son successe nel '54?!

    Rilettura, come per i classici, anche perché uno dei nipoti, a cui l'ho regalato, mi ha detto che era proprio bello. Un excursus molto vivace su eventi che hanno svoltato la storia del secolo, attrave ...continua

    Rilettura, come per i classici, anche perché uno dei nipoti, a cui l'ho regalato, mi ha detto che era proprio bello. Un excursus molto vivace su eventi che hanno svoltato la storia del secolo, attraverso la narrazione di storie di personaggi che la storia la fanno, anche se non sembra. Vero che all'epoca avevo solo 9 anni, ma non mi sono accorta di tanti intrecci finché non l'ho letto.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo interessante, scorrevole, lo si legge con piacere.
    Firma stilistica del Wu Ming è la sapiente miscela di realtà e finzione letteraria all'interno dei loro lavori.
    A mio giudizio non è il migli ...continua

    Romanzo interessante, scorrevole, lo si legge con piacere.
    Firma stilistica del Wu Ming è la sapiente miscela di realtà e finzione letteraria all'interno dei loro lavori.
    A mio giudizio non è il miglior libro del collettivo bolognese ma resta comunque un'opera valida.
    Il finale esageratamente "spara tutto" mi ha lasciato un po' perplesso

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo bolognese fino all'osso

    Per chi pensa che il dopoguerra in Italia fosse tutto rose & fiori, o che il boom economico sia iniziato nel '46... Un romanzo ritmato, curioso, divertente, e senza fronzoli - insomma, un romanzo bolo ...continua

    Per chi pensa che il dopoguerra in Italia fosse tutto rose & fiori, o che il boom economico sia iniziato nel '46... Un romanzo ritmato, curioso, divertente, e senza fronzoli - insomma, un romanzo bolognese fino all'osso! Un bel mix di partigiani, baristi, delinquenti, e professori - la sintesi degli italiani del dopoguerra - alle prese con un'Italia ancora da costruire ed un'Europa in pieno fermento!

    ha scritto il 

  • 5

    Libro assolutamente da rileggere. Una concatenazione perfetta, agganci improvvisi e fatti in modo impeccabile; lasciando perdere la vagonata di nozioni con cui si viene a contatto. L’incontro finale i ...continua

    Libro assolutamente da rileggere. Una concatenazione perfetta, agganci improvvisi e fatti in modo impeccabile; lasciando perdere la vagonata di nozioni con cui si viene a contatto. L’incontro finale in Messico tra i Capponi e l’”Avvocato” mi ha fatto piangere. Come un cerchio che si chiude o meglio, un filo sottile che tutto congiunge e ancora non ha trovato il suo capo.  Sempre più soddisfatta di questi autori

    ha scritto il 

  • 4

    Per questo voluminoso romanzo uscito nel 2002, il collettivo Wu Ming riprende la struttura di storia a intarsio popolata di numerosissimi personaggi che già caratterizza l’esordio ‘Q’ firmato Luther B ...continua

    Per questo voluminoso romanzo uscito nel 2002, il collettivo Wu Ming riprende la struttura di storia a intarsio popolata di numerosissimi personaggi che già caratterizza l’esordio ‘Q’ firmato Luther Blissett, ma al posto di un cupo intreccio di tradimenti sullo sfondo della Controriforma presenta la combinazione di tre narrazioni di genere che danno al tutto un carattere nettamente più ‘pop’. Visto il risalto sin dalla copertina, va prima di tutto citata la commedia brillante con un tocco di ‘Intrigo internazionale’ che vede protagonista Cary Grant nel ruolo di se stesso nonchè la partecipazione straordinaria del maresciallo Tito; segue il noir che unisce storia (Lucky Luciano) e finzione con più di una strizzata d’occhio a Ellroy anche attraverso la violenza esplicita di alcuni passi (stavo per scrivere ‘sequenze’ e non a sproposito, si veda l’episodio di Sospel); infine, a legare il tutto, il romanzo di formazione che segue l’evoluzione del giovane (Robes)Pierre da re delle balere bolognesi a uomo che osa rischiare in proprio per liberarsi da un’esistenza che non vuole accettare. In mezzo, nel breve volgere dell’anno di cui al titolo, ci sono pure i moti di Trieste, il contrabbando tra il nord e il sud della penisola, la contrapposizione tra partito (comunista) e militanti, un amore rubato, una dramma familiare segnato da un profondo cinismo, degli efficientissimi piccioni viaggiatori e pure un televisore in qualche modo senziente che tutto riassume e tutto riflette. Il risultato è un libro che alterna in scioltezza i vari registri - tra il comico (basti pensare al ‘sostituto’ di Grant), il grottesco come nella caricaturale figura di Salvatore Pagano detto Kociss, capace di prendere Hitchcock per Churchill, e il tragico già a partire dalla vita randagia del padre di Pierre – dando compattezza al susseguirsi delle pagine malgrado la frammentazione delle vicende. L’altra faccia della medaglia è una certa mancanza di profondità specie nel disegno di alcuni personaggi che restano sospesi tra il semplice abbozzo e lo stereotipo, ma se di una narrazione di genere si tratta questa è una delle regole del gioco: accettandole, ci si diverte parecchio scorrendo queste quasi settecento pagine e, seppur alcuni passaggi non risultino riusciti, il semplice fatto che un simile tomo scorra con leggerezza è testimonianza di come il giochino funzioni fino alla fine o quasi, visto che proprio gli ultimi capitoli risultano tra i meno convincenti per colpa di coincidenze che si moltiplicano sino a giungere a una sorta di happy ending un po’ forzato. Una menzione a parte merita la ricostruzione dell’Italia del secondo dopoguerra, fotografata in un momento di trasformazione verso la società dei decenni a venire (non sembra casuale l’insistenza sul caso Montesi, il primo scandalo ‘mediatico’ dell’età repubblicana): pare quasi di entrare nella Bologna di allora – riassunta negli avventori del bar Aurora – riscoprendo un mondo e un modo di vivere che ormai è stato completamente dimenticato, si tratti della filuzzi o delle passioni di uomini con il mito della ‘Resistenza tradita’, ma più banalmente interessati alla Sisal o all’acquisto del televisore per guardare i mondiali di calcio. Così, l’unico aspetto che dà davvero fastidio è il vezzo di utilizzare i titoli originali per i film citati nel corso della narrazione persino quando a parlare sono degli italiani: al netto del fatto che non tutti sono obbligati a conoscerli, la stonatura che ne scaturisce è evidente.

    ha scritto il 

  • 4

    Un anno di storia "minore" descritto in maniera innovativa e accattivante attraverso un universo di fatti e personaggi reali e immaginari.Probabilmente perché scritto a più mani, è un insieme incredib ...continua

    Un anno di storia "minore" descritto in maniera innovativa e accattivante attraverso un universo di fatti e personaggi reali e immaginari.Probabilmente perché scritto a più mani, è un insieme incredibile di aggettivi. Colto in maniera sottile, irriverente e intenso,amaro ed esilarante. E soprattutto, di grande umanità.

    ha scritto il 

  • 0

    devo ammettere che non mi ha preso subito. ma ho dato fiducia alle pagine per poi scoprire che tutto prendeva, mano a mano, la sua forma perfetta. prova superata.

    ha scritto il 

  • 4

    Lontano dal bove ( nieter carne und nieter pesce)

    Mesto e inebetito, gemebondo dopo l'ennesima sbornia di notizie provenienti dal nostro mondo fluorescente e striscestellato, mi chiedevo cosa avrei mai potuto leggere di cosi tanto distraente per allo ...continua

    Mesto e inebetito, gemebondo dopo l'ennesima sbornia di notizie provenienti dal nostro mondo fluorescente e striscestellato, mi chiedevo cosa avrei mai potuto leggere di cosi tanto distraente per allontanare un po' il mio nostalgico e ricorrente desiderio di tornare laggiù, e abbandonare questa *culla sospesa tra un'eternità e l'altra*.

    Ho provato a farlo con un libro che racconta la storia di un orfano che è stato adottato e un giorno ha scoperto l'identità della sua madre biologica (cit) e scava che ti scava nel suo passato gli viene il sospetto che il padre biologico (cit) sia stato il celebre e inquietante e mai catturato Zodiac Killer.
    Il Killer dello Zodiaco era, come suggerisce il suo nome, un killer seriale che uccideva coppie appartate nei boschi ma anche tassisti e persone a casaccio nel nord della California il cui culmine delle sue gesta coincise con la stagione dell'amore, nata proprio li', nella Baia di San Francisco sul finire degli anni sessanta.
    Lo stesso periodo in cui anche Charles Manson e la sua Family compirono quel massacro uccidendo tra gli altri la bella e giovane e incinta attrice di 8 mesi e mezzo Sharon Tate, moglie di Roman Polanski, regista un tantino sopravvalutato.
    Pare proprio che la stagione dell'Amore nata in opposizione da reflusso alla guerra del Vietnam ,dalla controcultura osannata il cui sfogo visibile alle masse avveniva durante i mega-concerti da cui nacquero tra gli altri, I Jefferson Airplane, Jimi Hendrix e Janis Joplin, abbia prodotto un contraccolpo di violenza cieca, di esaltazione mistica, di arte applicata al contrario, per cui la California oltre a Brautigan, a Kerouac e ai Beach Boys ebbe pure un signor Serial Killer e un celebre pluriomicidio ideato da un aspirante rock star, mediocre ma assai carismatico.
    Lo Zodiac Killer è divenuto celebre perché dopo i suoi delitti sfidava la polizia inviando lettere cifrate e alcune di esse non sono ancora state decriptate. Poi questo orfano è però riuscuto a risolverne una, trovandovi nascosto il nome e cognome completo del suo padre biologico (a dir la verità fu più facile per lui poiché sapeva cosa cercare).
    In definitiva un libro assurdo, noioso nei lunghi brani stucchevoli in cui l'orfano parla della sua mamma adottiva e di quella biologica, del padre (presunto) serial killer e sepolto in messico senza lapide ma che però sente di amare lo stesso, e di certe tesi un filuccio forzate per tentare a tutti i costi di dimostrare al mondo intero che suo padre non era uno sfigato qualsiasi, ma Zodiac Killer.
    Così ho lasciato perdere e ho provato a leggere un saggio sul Male, nientemeno, che ho abbandonato subito e mi sono ritrovato a leggere un Wu Ming d'annata: 54.
    Cos'è 54? E' un anno. Il 1954.
    Di cosa parla? di alcuni fatti storici noti e poco noti avvenuti nel 1954, tra cui, i disordini di Trieste, all'epoca Territorio libero nè italiana nè jugoslava e militarizzata dagli inglesi e dagli americani.
    Di Cary Grant che quell'anno non interpretò misteriosamente alcun film e venne ingaggiato dai servizi segreti per andare in Jugoslavia a incontrare Tito, perché americani e paesi vincitori della seconda guerra mondiale volevano che la Jugoslavia, comunista ma non filo-sovietica si avvicinasse all'Europa libera e democratica.
    Parla anche del mafioso Lucky Luciano, nel suo esilio in Italia, liberato dagli americani perché pare abbia aiutato durante lo Sbarco in Sicilia fornendo contatti al governo statunitense. Parla degli avventori di un bar bolognese, alle prese con discorsi sulla politica e sul delitto di Wilma Montesi, avvenuto a Roma durante quell'inverno, oltre che di balli e di corna.
    E tra i personggi c'è anche un televisore, che forse simboleggia l'informazione, trasformatasi da bocca in bocca a tubo catodico in bocca, (anche se il televisore pare alla deriva e magari i Wu Ming volevano suggerire altro).
    Ah, parla anche un po'del cazzo di Rasputin. (Non sono volgare io, parla proprio del "cazzo di Rasputin")
    Un romanzo storico molto scorrevole, accurato per quanto possa esserlo un qualsiasi scritto storico e ironico e sopra le righe ma senza esagerazione, come mi era capitato invece di leggere nei precedenti romanzi del gruppo Wu Ming.
    Non ho nient'altro da aggiungere. Ho allungato il brodo finché era possibile farlo senza annoriare.
    Sto seriamente conducendo una lotta estrema contro la noia.

    ha scritto il 

  • 2

    Un grande "fumettone" e come tale esaspera alcuni incontri casuali ma, soprattutto, le contrapposizioni alto (gerarchia dei partiti) contro il basso (militanti, reduci e disillusi). Ecco, io non ci cr ...continua

    Un grande "fumettone" e come tale esaspera alcuni incontri casuali ma, soprattutto, le contrapposizioni alto (gerarchia dei partiti) contro il basso (militanti, reduci e disillusi). Ecco, io non ci credo.

    ha scritto il 

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