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5 in condotta

Tutto quello che bisogna sapere sulla scuola

By Mario Giordano

(86)

| Mass Market Paperback | 9788804590095

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    5 in condotta
    Tutto quello che bisogna sapere sul disastro della scuola
    di Mario Giordano, e-book Mondadori 2009

    L'ultimo libro della Bibbia? La pocalisse. Tiepolo? Il fratello di Mammolo. Vasco de Gama? Circoncise l'Africa. E l'Infinito di Leopard ...(continue)

    5 in condotta
    Tutto quello che bisogna sapere sul disastro della scuola
    di Mario Giordano, e-book Mondadori 2009

    L'ultimo libro della Bibbia? La pocalisse. Tiepolo? Il fratello di Mammolo. Vasco de Gama? Circoncise l'Africa. E l'Infinito di Leopardi? Leopardare. Benvenuti nella scuola italiana, che è ultima nei rapporti Ocse sulla preparazione degli studenti, che in dieci anni nelle superiori ha promosso nove milioni di alunni (tanti quanti la popolazione della Svezia) con lacune gravissime, che porta in quinta elementare un bambino su due con problemi di lettura e manda all'università giovani convinti che il Perù sia un biscotto al cioccolato, magari confinante con il Togo, Pinochet un vino italiano e il prodromo una pista dove si corre la Formula Uno.
    Un'analisi della scuola italiana in chiave semi-seria. Attraverso casi comici accaduti realmente nella scuola italiana. Ragazzi semi-analfabeti, quindicenni con difficoltà a leggere un testo in italiano, ignoranti in qualunque campo, voti regalati, professori incompetenti, spese incredibili della scuola per corsi extra-scolastici inutili.
    Analisi veritiera, purtroppo, ma noi aspettiamo uno che proponga qualcosa di realizzabile. Ci sono già mille libri di “critica della scuola”, non ne serve un altro.
    Troppo facile criticare soltanto.

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    Talas said on Apr 8, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Tragico ma vero. Il declino della scuola è vero ed è soprattutto nel primo grado di scuola. Che invece tutti dicono essere il migliore. Sarà un grosso problema per il futuro.

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    Udesideri said on Jun 14, 2011 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'ultimo libro della Bibbia? La pocalisse. Tiepolo? Il fratello di Mammolo. Vasco de Gama? Circoncise l'Africa. E l'Infinito di Leopardi? Leopardare. Benvenuti nella scuola italiana, che in dieci anni nelle superiori ha promosso nove milioni di alunn ...(continue)

    L'ultimo libro della Bibbia? La pocalisse. Tiepolo? Il fratello di Mammolo. Vasco de Gama? Circoncise l'Africa. E l'Infinito di Leopardi? Leopardare. Benvenuti nella scuola italiana, che in dieci anni nelle superiori ha promosso nove milioni di alunni (tanti quanti la popolazione della Svezia) con lacune gravissime, che porta in quinta elementare un bambino su due con problemi di lettura e manda all'università giovani convinti che il Perù sia un biscotto al cioccolato. Benvenuti in questa scuola che cade a pezzi (20.000 edifici a rischio su 42.000, 240 alunni feriti ogni giorno), che si fa soffocare a volte dall'ideologia, a volte dalla pignoleria, e quasi sempre dalla burocrazia (2 circolari da leggere in media per ogni giorno di lezione). Mario Giordano ci accompagna in un viaggio, dai risvolti sorprendenti, dentro un disastro che non possiamo più sopportare, ma anche dentro quel "miracolo che si ripete ogni giorno", grazie al quale la scuola "resta in piedi, nonostante tutto, contro tutto": insegnanti che, con passione e tenacia, resistono in trincea e non hanno alcuna intenzione di arrendersi; istituti d'eccellenza e studenti brillanti, che trionfano alle olimpiadi di matematica e ai certamen di latino. Con la speranza che, di qui, possa iniziare un futuro diverso. Perché un'Italia migliore può nascere solo da una scuola migliore.

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    Roberto said on May 13, 2011 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Intraprendere la lettura di questo saggio è stata un’esperienza.
    Non tanto perché l’autore sveli qualche particolare sconosciuto prima della pubblicazione: semplicemente vedere tutto insieme fa davvero mettere le mani nei capelli.

    Già nel sottoti ...(continue)

    Intraprendere la lettura di questo saggio è stata un’esperienza.
    Non tanto perché l’autore sveli qualche particolare sconosciuto prima della pubblicazione: semplicemente vedere tutto insieme fa davvero mettere le mani nei capelli.

    Già nel sottotitolo si capisce come non sarà un plotone voltato solo da una parte.
    “Tutto quello che bisogna sapere sul disastro della scuola”.
    La Scuola.
    Alunni, genitori, professori, bidelli, provveditorati, Ministero: nessuno escluso.
    Tante pagine dove si descrivono le pecche di tutti, insieme al rammarico di vedere come, ormai, a far notizia siano più il grottesco, il negativo, lo sfascio che non invece le piccole e grandi realtà che arrancano per emergere nel nostro Paese.

    Ma chi l’ha detto che i nostri ragazzi non hanno voglia di fare niente? Semplicemente, fanno altre cose…

    Quando ero io sui banchi di scuola, le materie erano quelle classiche. E quelle si dovevano studiare.
    Chi desiderava seguire qualche corso extra lo poteva fare dopo le lezioni: lezioni di lingue straniere, di chitarra, di canto, scultura e pittura…spesso gratuiti ed organizzati dagli stessi Istituti.
    Ma durante le ore mattutine si passava dalla matematica alla religione, passando per lettere ed educazione fisica.
    Ed io ho trentadue anni: non parlo del Paleolitico.
    La tendenza attuale è quella del troppo.
    Si tengono lezioni sull’ambiente e l‘alimentazione, si progettano e costruiscono prototipi di veicoli e congegni per la casa, si mette in scena una mini assemblea per far comprendere il funzionamento delle Nazioni Unite o della FAO…tutto bellissimo ed importante.
    Ma dovrebbe arrivare dopo le lezioni canoniche, per poter dare agli studenti una base solida sulla quale assemblare poi man mano tutte queste (spesso lodevoli) iniziative.
    L’altro giorno guardando il telegiornale ho ascoltato alcuni ragazzi delle Superiori riuniti a Roma, sotto il patrocinio del Ministero per le Politiche Giovanili: inventori in erba che esponevano le loro ideazioni. Alcune era anche particolarmente acute ed interessanti. Peccato che giovanotti e signorine non abbiano azzeccato un congiuntivo che fosse uno, ed anche con i pochi termini pronunciati in inglese la situazione non migliorava.
    Ma è solo un esempio.
    Penso ricorderete tutti dell’esame per entrare in Magistratura di un annetto fa: tanti e tali errori di grammatica da far cadere i bulbi oculari.

    Ma gli studenti son tutti pelandroni?
    No, per fortuna!
    Però sono quelli dei quali più si parla: per il vandalismo, gli attacchi fisici e verbali contro i professori, la strafottenza. E poi anche per l’immenso risalto che riescono ad avere grazie ad internet. Perché gli stupidi ed i casinisti in classe ci sono sempre stati, tutti noi ne abbiamo avuto almeno uno in classe. Ma esistevano anche dei limiti.
    Adesso è come se gli argini si fossero rotti, ed ognuno si sente libero di fare quel che vuole. E questo “tutto” è sempre accuratamente ripreso via cellulare e sguinzagliato via pc. Ed è allora che molti si fanno avanti per emulazione, commettendo atti ancora peggiori perché al limite può arrivare la sospensione di tre giorni, ed al massimo un risarcimento danni che pagano i genitori.

    Già.
    I genitori.
    Nonna (classe 1922) mi racconta che se prendeva delle bacchettate dal maestro faceva di tutto per nasconderle, perché altrimenti a casa ne avrebbe ricevuto un’altra dose.
    Io (classe 1978) quando prendevo un brutto voto andavo in punizione. Che non era stare a letto a riposarsi, ma studiare e fare esercizi fin quando non miglioravo.
    Oggi se un ragazzo si vedere appioppare un giudizio sotto la sufficienza la colpa è tutta ed esclusivamente dell’insegnante.
    Ci sono stati tanti casi limite, dove presidi e docenti sono stati pestati da alunni e parentado vario. Ma i più si rivolgono al TAR.
    Decisamente più sbrigativo che sedersi a parlare o a far studiare i figli.
    Ma ormai

    Siamo pieni di esperti che giustifica, che coprono, che ammantano di parole pseudoscientifiche il fancazzismo studentesco.

    Ed i professori?
    (Nota: godetevi il capitolo “La scuola delle ideologie”)
    Moltissimi, precari o di ruolo che siano, considerano davvero la Scuola come uno stipendificio.
    Non tengono le lezioni, fanno finta di non vedere cosa accade in aula, prendono i permessi per malattia e poi vanno in vacanza. Per non scrivere di quelli che si assentano perché hanno un doppio lavoro.
    Ed allora tocca trovare i sostituti: il sottobosco dei supplenti è ancora più torbido, incasinato e senza regole. Di questo non vi anticipo nulla. Posso dirvi solo che tra le pagine del libro leggerete righe che vi faranno scagliare il volume lontano dalla rabbia.
    Soprattutto se avete avuto insegnanti validi che vi hanno trasmesso con trasporto l’amore per lo studio. E che alle soglie della pensione si vedono surclassati da elementi così viscidi.
    Però, perché possono comportarsi così?
    Perché c’è chi lo permette.
    Da quando ho iniziato le Superiori (quasi diciotto anni fa) sento parlare di riforme nella Scuola.
    Ho visto solo un gran guazzabuglio di nuovi licei sperimentali, taglia e cuci con le scuole professionali ed una bolgia infernale per i docenti.
    Per non parlare dei bidelli o, meglio, dei collaboratori scolastici.
    Come illustra Giordano, con tanto di dati, ci sono quasi tre bidelli per ogni classe. Una punta di (giustissima) polemica: in Italia abbiamo 167.000 bidelli e 118.000 carabinieri.
    Ma i bidelli cosa fanno? Quasi nulla, visto che le pulizie sono date in appalto a ditte esterne, con ulteriori costi.
    Però mancano i fondi, per tutto.
    A cominciare da decoro e sicurezza delle aule: non solo muri scrostati e bagni fatiscenti, ma anche la morte di un ragazzo che rientra in aula dopo l’intervallo e si vede crollare il controsoffitto in testa. Perché qualche fenomeno aveva deciso di usarlo come deposito per i materiali inutilizzati. Ghisa compresa.

    Insomma.
    L’istruzione italiana è alla canna del gas?
    No.
    E non solo perché esistono istituti pubblici di prestigio dove il livello di preparazione di studenti e docenti è altissimo, ma fondamentalmente perché i soldi per far funzionare tutto ci sono ma si perdono per strada, come le canaline per irrigare le fragole. Così a chi vuole davvero studiare arrivano le gocce.
    Sfrondare, sfoltire, tagliare tutto quel che non funziona.
    Dirottare fondi ed energie per coloro che vogliono davvero cambiare questa situazione.
    Difficile?
    No.
    Basterebbe cominciare…

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    Balente said on Sep 14, 2010 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    uno dei pochi libri leggibili sulla scuola in circolazione..
    è un ammasso di dati, divertente ed al tempo stesso impressionante.
    mi è piaciuto.
    e non piacerà certo all'oligarchia/dittatura sessantottina..

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    stizza said on Aug 18, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (86)
    • 5 stars
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    • 1 star
  • Mass Market Paperback 198 Pages
  • ISBN-10: 8804590092
  • ISBN-13: 9788804590095
  • Publisher: Mondadori
  • Publish date: xxxx-xx-xx
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